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M-Review: Die Hard: Un Buon Giorno per Morire

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Ci sono personaggi entrati nella storia del cinema che, a un certo punto, dovrebbero essere lasciati stare e non più tirati in ballo in nessun modo. E’ giusto gli appassionati se ne ricordino nel modo migliore possibile. Quando Bruce Willis è tornato a interpretare il personaggio di John McClane, nel 2007, in Die Hard: Vivere o Morire, non potevo far altro che storcere il naso. Per carità, per quanto oltre il limite del ridicolo, il film era sicuramente piacevole da guardare, ma resta il fatto che scongelare questa icona degli action movie 12 anni dopo la sua ultima e memorabile apparizione cinematografica (il divertentissimo Die Hard: Duri a Morire), sia alquanto discutibile. Lo stesso vale per questo quinto episodio della serie, che marcava malissimo sin da quando è stato annunciato. La trama può essere riassunta in modo molto semplice: il buon John decide di recarsi a Mosca alla ricerca del figlio scomparso, per scoprire che il ragazzo ha deciso di seguire le orme del padre ed è un agente della CIA che sta seguendo una banda di criminali che vogliono portarsi a casa armi nucleari.

Diretto da quell’incapace di John Moore, regista che sembra la ruota di scorta che la 20th Century Fox usa quando non sa a chi far dirigere un film, Die Hard: Un Buon Giorno per Morire è un colpo al cuore per i fan del poliziotto interpretato da Bruce Willis. Botti concentrati all’inizio e alla fine, con tanta noia nel mezzo e la sensazione che qualche dirigente della major abbia fatto un po’ di spending review quando si trattava di mettere in piedi il film, cominciando dal cast. A parte Willis, il quasi debuttante Jai Courtney (che comunque un paio di cose grosse le ha fatte) e un paio di brevissime apparizioni di facce note, il resto è composto da misconosciuti volti provenienti dall’est europeo (anche il fattore gnocca è coperto, grazie alla bellissima Yuliya Snigir, peccato che a parte la scena vista nel trailer, successivamente sia sempre coperta dalla testa ai piedi). Poche ambientazioni, ritmo completamente traballante, regia poco ispirata, interpretazioni annoiate e all’insegna del “quando finiamo di girare?“. Questo ultimo Die Hard è un vero disastro, un film in cui i 92 milioni di $ spesi per mettere in scena il tutto non si vedono per niente in scena e una delusione per tutti quelli che ogni tanto mettono su il DVD di Trappola di Cristallo per vedersi gli action belli di una volta. John Moore e Skip Woods, andate a zappare i campi.

M-Review: I Mercenari 2

In questa recensione cercherò di essere più spettatore e meno critico del solito. Perché non posso negare di essermi divertito tantissimo guardando questo film, il sogno bagnato di tutti gli amanti del genere action, nonostante una serie di difetti giganteschi che distruggerebbero qualsiasi altra pellicola. Sì, perché avere sequenze in cui c’è gente che si picchia a mani nude o all’arma bianca e inquadrarli praticamente sempre a mezzo busto, è più o meno un delitto. Parlare della trama è quasi inutile, visto che è praticamente inesistente: diciamo che c’è un cattivo (Van Damme), che vuole impossessarsi di un discreto quantitativo di plutonio per i suoi piani di conquista del mondo e il team di mercenari guidati da Barney (Stallone) vuole e deve fermarlo a tutti i costi.

Il cast dei “buoni” è più o meno quello del primo episodio, a parte i personaggi morti due anni fa. Jet Li c’è, ma è come se non ci fosse, visto che ha girato le sue scene a parte, spesso con un green screen dietro le spalle (è il motivo per cui è sempre da solo e non compare mai con gli altri). Schwarzy e Bruce Willis hanno un paio di scene in più, abbastanza inutili, ma alquanto divertenti, mentre la new entry Chuck Norris compare in tre scene, cita da solo uno dei tanti meme legati alla sua persona (facendo applaudire il pubblico), ma poi non lascia traccia. Il più efficace tra gli eroi è senza dubbio il buon Jason Statham, visto che anche Stallone non è che faccia poi così tanto. Il buon Sly si redime nel finale, in un combattimento con un Van Damme letteralmente rinato come attore e ancora capace di tirare calci volanti come vent’anni fa (anche se i primi piani sono impietosi). Peccato che Simon West abbia diretto questa scena e tutto il resto del film come un vero cane, cosa che non ci saremmo mai aspettati da un regista che ha diretto quel capolavoro dell’action che è Con Air (ok, ha diretto anche tanta robaccia, ma pure Con Air). Come già detto all’inizio, personalmente mi sono divertito tantissimo, soprattutto nella seconda parte, ma è innegabile che, dal punto di vista artistico, il film sia un’involuzione rispetto al primo episodio. Se amate il genere action, non potete perderlo. In caso contrario, immagino non che vi sia passato nemmeno per la testa di andarlo a vedere.