Tag Archive for russia

M-Review: Jack Ryan: L’Iniziazione

JackRyanPoster

Il personaggio di Jack Ryan, creato dalla penna di Tom Clancy, ha cambiato volto quasi quanto James Bond durante i suoi trascorsi cinematografici: un film per Alec Baldwin, due per Harrison Ford e uno per Ben Affleck, tutti solidi e di buon successo. Era inevitabile che, in un’epoca di reboot, non fosse anche lui oggetto della stessa sorte. Dopo essere diventato il nuovo Capitano Kirk, Chris Pine è stato preso per vestire i panni dell’agente della CIA che, in questa nuova storia, comincia la sua carriera spionistica nel periodo dell’11 settembre e, una decina di anni più tardi, si ritrova a dover affrontare un pericolo proveniente dalla Russia, che minaccia l’ordine attraverso spietate operazioni in ambito finanziario. Il successo di Star Trek ha spinto Paramount a seguire la stessa trafila anche con un’altra delle sue property più valide, scegliendo Kenneth Branagh sia dietro che davanti alla macchina da presa (nei panni del cattivo) e inserendo nel cast due volti noti come quelli di Keira Knightley e Kevin Costner.

Il maggior difetto di Jack Ryan: L’Iniziazione è che si tratta di un film senza infamia e senza lode, che intrattiene per un paio d’ore, ma non ha nulla che lo renda particolarmente memorabile. Chris Pine se la cava discretamente bene, è abbastanza scavezzacollo come il suo quasi coetaneo, all’epoca, Ben Affleck e riesce a conferire al personaggio quell’aria da persona normale che lo ha da sempre caratterizzato. Costner ha più senso come mentore che come action hero (di recente ho avuto modo di vedere anche 3 Days to Kill, prodotto da Besson, ancora inedito qua da noi, davvero da mani nei capelli), mentre la Knightley, col suo inusuale accento americano, risulta addirittura meno antipatica del solito. Branagh dirige con piglio sicuro e se la cava anche nel ruolo del villain. Un paio di scene carine ci sono, ma il problema è che lo script è talmente lineare e prevedibile nel suo svolgimento, senza colpi di scena o capovolgimenti di fronte che, come detto inizialmente, lo rendono un compitino ben realizzato ma che non lascia nulla. Nemmeno il botteghino USA lo ha premiato, tanto che l’uscita al cinema in Italia, prevista inizialmente per Gennaio e poi per Marzo, è stata annullata, per farlo uscire in home video la scorsa settimana. Scelta alquanto discutibile, lasciatemi affermare, considerate certe porcate che arrivano sul grande schermo.

M-Review: Die Hard: Un Buon Giorno per Morire

DieHardHeader

Ci sono personaggi entrati nella storia del cinema che, a un certo punto, dovrebbero essere lasciati stare e non più tirati in ballo in nessun modo. E’ giusto gli appassionati se ne ricordino nel modo migliore possibile. Quando Bruce Willis è tornato a interpretare il personaggio di John McClane, nel 2007, in Die Hard: Vivere o Morire, non potevo far altro che storcere il naso. Per carità, per quanto oltre il limite del ridicolo, il film era sicuramente piacevole da guardare, ma resta il fatto che scongelare questa icona degli action movie 12 anni dopo la sua ultima e memorabile apparizione cinematografica (il divertentissimo Die Hard: Duri a Morire), sia alquanto discutibile. Lo stesso vale per questo quinto episodio della serie, che marcava malissimo sin da quando è stato annunciato. La trama può essere riassunta in modo molto semplice: il buon John decide di recarsi a Mosca alla ricerca del figlio scomparso, per scoprire che il ragazzo ha deciso di seguire le orme del padre ed è un agente della CIA che sta seguendo una banda di criminali che vogliono portarsi a casa armi nucleari.

Diretto da quell’incapace di John Moore, regista che sembra la ruota di scorta che la 20th Century Fox usa quando non sa a chi far dirigere un film, Die Hard: Un Buon Giorno per Morire è un colpo al cuore per i fan del poliziotto interpretato da Bruce Willis. Botti concentrati all’inizio e alla fine, con tanta noia nel mezzo e la sensazione che qualche dirigente della major abbia fatto un po’ di spending review quando si trattava di mettere in piedi il film, cominciando dal cast. A parte Willis, il quasi debuttante Jai Courtney (che comunque un paio di cose grosse le ha fatte) e un paio di brevissime apparizioni di facce note, il resto è composto da misconosciuti volti provenienti dall’est europeo (anche il fattore gnocca è coperto, grazie alla bellissima Yuliya Snigir, peccato che a parte la scena vista nel trailer, successivamente sia sempre coperta dalla testa ai piedi). Poche ambientazioni, ritmo completamente traballante, regia poco ispirata, interpretazioni annoiate e all’insegna del “quando finiamo di girare?“. Questo ultimo Die Hard è un vero disastro, un film in cui i 92 milioni di $ spesi per mettere in scena il tutto non si vedono per niente in scena e una delusione per tutti quelli che ogni tanto mettono su il DVD di Trappola di Cristallo per vedersi gli action belli di una volta. John Moore e Skip Woods, andate a zappare i campi.

Trailer: A Good Day to Die Hard

Sì, lo so, l’immagine qua sopra è un bieco tentativo di attirare l’attenzione anche di coloro che non sono interessati al tema di questo post, nonostante sia tratta dal teaser in questione. Il ritorno al cinema di John McClane e del suo “Yippie-Kay-Yay Motherfucker!” è sempre sentito piuttosto profondamente dagli amanti del cinema d’azione. Sono passati ben 25 anni da Trappola di Cristallo, uscito nel 1988, ma il poliziotto interpretato da Bruce Willis è sempre riuscito a intrattenere il pubblico, anche nei film meno azzeccati (checché se ne dica, Live Free or Die Hard è, IMHO, superiore a 58 Minuti per Morire, pellicola su cui continuo ad avere parecchi interrogativi a distanza di anni). A Good Day to Die Hard è il quinto episodio della serie, la cui uscita è prevista negli USA per il San Valentino del prossimo anno, mentre non si sa ancora nulla riguardo quella italiana.

Questa volta, il buon McClane si trova a volare in Russia alla ricerca del figlio, interpretato dal giovane attore australiano Jai Courtney, che si è cacciato nei guai. Il teaser ci offre esattamente quello che ci aspettiamo da un filmato promozionale di un film del genere. Esplosioni, belle donne (vedi sopra), qualche battuta di Bruce Willis, un paio di immagini del cattivo (Cole Hauser, da Pitch Black) e altro, tutto montato a “ritmo” di musica classica, sulla falsariga di quanto accaduto, se non ricordo male, con Duri a Morire. Nel cast ci sarà anche Mary Elizabeth Winstead, che aveva già interpretato la figlia del protagonista nel precedente film della serie. L’unica cosa che mi perplime al momento è la scelta del regista: dietro la macchina da presa c’è infatti John Moore, l’irlandese che ha diretto Behind Enemy Lines (urgh), Max Payne (groan), il remake di Omen (ahia) e Flight of the Phoenix (forse l’unico del lotto che si salva). Posso dire che non sarebbe stata la mia prima scelta, ma vedremo che saprà fare con un “classico” del genere action.

Trailer: Red Dawn

L’idea della realizzazione di un remake di Alba Rossa non è mai parsa particolarmente esaltante. Vuoi perché l’originale, scritto e diretto dal grande John Milius, oltre a essere un ottimo film, era strettamente legato al periodo storico in cui usciva, in piena guerra fredda, facendo quindi leva su una situazione che, per quanto irreale, risultava comunque plausibile. Per chi non conoscesse la trama, la si può sintetizzare in questo modo: una piccola cittadina americana viene improvvisamente invasa da truppe provenienti dall’Unione Sovietica, con il rischio di scatenare una Terza Guerra Mondiale su un fronte totalmente diverso dalle precedenti. Il remake, almeno inizialmente, sostituiva i sovietici con dei cinesi, mentre il plot rimaneva più o meno lo stesso. Ma a pochi mesi dall’uscita, MGM, che si sarebbe dovuta occupare della distribuzione della pellicola, si accorge che c’è qualcosa che non va.

Eh sì, perché non si può ritrarre i cinesi come acerrimi nemici, soprattutto se si pensa ai potenziali incassi che può portare quel paese. MGM rinuncia quindi a distribuire il film, portando i produttori a pensare a una vera genialata: “E se sostituissimo i cinesi con dei coreani qualsiasi?”. Detto fatto. Nessuna scena viene rigirata, si usa il digitale per modificare tutti i riferimenti alla Repubblica Popolare per farla diventare la meno profittevole Corea (tanto son tutti musi gialli, son tutti uguali). Facepalm a go-go. A guardare il trailer, però, Red Dawn pare addirittura abbastanza accettabile. Diretto dall’ex-stunt Dan Bradley, il film ha un cast che include un sacco di giovani, da un Chris Hemsworth pre-Thor (la pellicola, d’altronde, è stata girata a fine 2009) a un Josh Hutcherson pre-Hunger Games, passando per la televisiva Adrienne Palicki, Conor Cruise (figlio adottivo di Tom), la bellissima Isabel Lucas e il sottovalutato Jeffrey Dean Morgan. Uscita americana prevista per il 21 Novembre, in tempo per il Thanksgiving Day, mentre non si sa ancora nulla di quella italiana.

M-Review: La Leggenda del Cacciatore di Vampiri

Questo 2012 ha visto scoppiare un nuovo amore professionale, quello tra Tim Burton e Seth Grahame-Smith. In cambio dell’aiuto nella sceneggiatura di Dark Shadows, il primo ha deciso di produrre l’adattamento di uno dei libri dell’autore di Orgoglio e Pregiudizio e Zombi, specializzato in queste rivisitazioni horror di grandi classici della letteratura. E va detto che La Leggenda del Cacciatore di Vampiri, titolo italiano che non rende nemmeno un centesimo rispetto all’originale Abraham Lincoln: Vampire Hunter, si fonda su una serie di idee che non sono nemmeno troppo malvagie. Trasformare i vampiri nei responsabili della schiavitù nel Sud degli Stati Uniti e Abramo Lincoln (stendiamo un velo pietoso sull’aver scelto di chiamarlo Abraham anche nell’adattamento italiano) nell’uomo che per liberare gli schiavi decide di combatterli e distruggerli è una variazione sul tema che ha un suo senso, tutto sommato. I problemi, però, risiedono altrove.

E’ infatti la regia del russo Timur Bekmambetov, il regista di Wanted, a essere troppo confusionaria e a rendere la prima ora del film sopportabile a fatica. Un gran peccato, perché tutta la parte finale, con una spettacolare sequenza action che dà l’impressione che siano stati spesi molti più dei 75 milioni di dollari dichiarati come costo, è dotata di ritmo e sembra totalmente diversa da quel che si è visto in precedenza. Il cast è guidato dal misconosciuto Benjamin Walker, decisamente efficace nel suo primo ruolo da protagonista (soprattutto quando fa Lincoln da vecchio), affiancato da un valido gruppo di comprimari che include Mary-Elizabeth Winstead, Dominic Cooper e Rufus Sewell, ormai veterani del cinema che conta. Dopo averlo visto si comprendono anche le ragioni del flop in patria, nonostante film molto peggiori abbiano ottenuto in passato incassi stratosferici. Il 3D funziona un po’ più del solito, ma non vale la pena spendere nemmeno i 9,50 € (zio cane) del biglietto ridotto. Una pellicola a due velocità, quasi schizofrenica, ma che può costituire una valida alternativa alla calura estiva, se vi piace il genere.

Trailer: Abraham Lincoln: Vampire Hunter

Quando si pensa di averle viste tutte, spesso e volentieri ci si sbaglia, perché puntualmente accade qualcosa che ci sorprende. E’ il caso di questo Abraham Lincoln: Vampire Hunter, titolo che sembra perfetto per una produzione Troma/Asylum, ma che in realtà nasconde un film dal budget di 70 milioni di dollari, prodotto da Tim Burton e 20th Century Fox, in uscita americana la prossima estate. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Seth Grahame-Smith, autore di Orgoglio e Pregiudizio e Zombi, rivistazione in chiave horror-demenziale del celebre romanzo di Jane Austen, da cui si sta cercando di realizzare una versione cinematografica, senza esito, ormai da anni.

Diretto dal russo Timur Bekmambetov, lo stesso di Wanted e interpretato dal giovane Benjamin Walker, al suo primo ruolo davvero importante, il film appare davvero stiloso, a quanto si può vedere dal trailer, oltre che alquanto dark e serioso, come il romanzo da cui è tratto. Nel cast troviamo anche due volti noti come Rufus Sewell e Dominic Cooper e la bellissima Mary Elizabeth Winstead. Cagata fotonica o genialata totale? Io propendo per una via di mezzo. Bekmambetov è regista di talento, capace di muovere la macchina in modo molto efficace, ma si è sempre ritrovato ad avere a che fare con sceneggiature piuttosto deludenti. Speriamo che questa volta non sia così, in modo da avere un film divertente, oltre che bello da vedere.