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M-Review: Spy

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Paul Feig è uno di quei registi che forse non diventerà mai così famoso come tanti suoi colleghi, ma è ormai diventato un nume tutelare, dopo Le Amiche della Sposa, del genere commedia. Spy è allo stesso tempo un omaggio ai film di James Bond e a quelli d’azione in generale, ma allo stesso tempo una commedia davvero divertente, con tempi comici estremamente azzeccati, situazioni esilaranti e una regia davvero di prim’ordine. Melissa McCarthy, al suo terzo film con Feig (e un quarto in arrivo, il reboot di Ghostbusters) interpreta un’agente della CIA un po’ sui generis, che ha passato la sua intera carriera a fare da occhi/orecchie dalla sua scrivania agli operativi in missione sul campo. Quando uno di loro, Bradley Fine (Jude Law), suo amore segreto, viene ucciso da una pericolosa terrorista bulgara (Rose Byrne), la donna riesce a convincere i suoi superiori a farsi mandare in missione per sgominare la pericolosa minaccia.

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Quello che va chiarito fin da subito è che Spy non può essere considerato una parodia. Ha una trama che assomiglia tanto a quella di un qualsiasi spy-movie, ma sono i personaggi e i dialoghi a fare la differenza e a generare situazioni in cui l’azione si mischia con la commedia e scatena risate a profusione. La McCarthy è ovviamente una certezza, ma la vera sorpresa del film è Jason Statham, in un ruolo che è invece una vera e propria parodia di quelli che interpreta di solito, che fa sbellicare ogni volta che entra in scena. Ho letto che qualcuno paragonava il suo personaggio all’ispettore Clouseau e col senno di poi devo dire che il paragone è davvero azzeccato. La Byrne è una cattiva azzeccata, Bobby Cannavale non brilla particolarmente, mentre Jude Law è in puro James Bond-mode e viene quasi da chiedersi perché non è mai stato preso in considerazione per interpretare 007 (forse perché è ancora troppo giovane). Spy è una piacevolissima sorpresa per queste due/tre settimane di calma piatta cinematografica, in attesa delle nuove uscite importanti dalla settimana di Ferragosto in poi.

Oggi Cucino Io! #122: Taralli Dolci alla Birra

TaralliI taralli dolci sono biscotti genuini e semplici da realizzare. La ricetta originale, in questo caso, prevedeva l’uso del vino, ma come mi è già capitato in passato per altre ricette, ho deciso di sostituirlo con la birra (in questo caso una Poretti 4 Luppoli). In entrambi i casi il risultato finale è comunque molto valido. Per i taralli dolci alla birra ho usato questi ingredienti:

  • 250 g di farina 00
  • Mezzo bicchiere di zucchero semolato
  • Mezzo bicchiere di birra (Poretti 4 Luppoli)
  • Mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva
  • Mezza bustina di lievito per dolci

Mettete insieme birra e olio e mescolateli con un cucchiaio, poi continuando a mescolare, aggiungete lievito, zucchero e infine la farina.

Prep

Impastate finché non si è creato un panetto morbido e asciutto, che dovrete poi lavorare con le mani.

Impasto

Bagnate un foglio di carta forno e poi strizzatelo, quindi stendetelo su uno stampo.

Stampo

Formate dei salsicciotti di peso pari a circa 10 g l’uno e poi chiudeteli a tarallo, passandoli prima in una ciotola contenente altro zucchero e poi disponendoli sullo stampo che avete preparato.

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Infornate in forno ventilato a 170 °C per circa 20 minuti, poi sfornateli, staccateli immediatamente dalla carta e lasciateli raffreddare.

Finale

Buon appetito! :)

Oggi Cucino Io! #81: Paella Mista di Carne e Pesce

Paella

Per una strana serie di coincidenze, il mese scorso mi sono ritrovato, dopo secoli, a mangiare paella, per ben due volte nel giro di pochi giorni: la prima in Spagna, la seconda a Milano in un ristorante spagnolo. Nessuna delle due mi ha soddisfatto eccessivamente, quindi mi sono messo in testa che avrei dovuto cucinarmene una appena avrei avuto tempo. E così è stato, perché la paella non è un piatto eccessivamente complesso, ma piuttosto lungo da preparare. Gli ingredienti (per 3 persone) usati in questa paella di carne e pesce sono:

  • 300 g di riso parboiled
  • 900 ml di brodo
  • 1 peperone
  • 50 g di fagiolini
  • 1 calamaro
  • 1 seppia
  • 5/6 cozze
  • 4 mazzancolle
  • 2 scampi
  • 1 salsiccia
  • 70 g di lonza di maiale
  • Porro q.b.
  • Due bustine di zafferano
  • Olio, sale, pepe q.b.

Cominciate tagliando il porro a fettine sottili, i fagiolini a pezzettini e i peperoni a tocchi di forma quadrata.

Verdure

Tagliate quindi sia la lonza che le salsicce a pezzetti, mentre calamaro e seppia dovranno essere tagliate ad anelli e strisce molto sottili.

CarnePesce

Nel frattempo, cominciate a preparare il brodo: io ho usato brodo di pesce a cui ho aggiunto qualche grammo di estratto di carne e, alla fine, zafferano per dargli colore. Il rapporto deve essere di 1:3 con la quantità di riso usata (quindi considerate 300 ml di brodo ogni 100 g di riso).

Brodo

A questo punto, fate passire il porro e poi saltate, separatamente, in una padella appena sporca d’olio, sia peperoni che fagiolini, da salare al termine della cottura.

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Fate quindi rosolare i pezzi di lonza e la salsiccia, senza farli arrivare a cottura completa (ci arriveranno assieme alla paella) e fate andare per un tempo molto breve gli anelli di calamaro e le seppie a strisce. Non dimenticatevi di condire ogni ingrediente a dovere.

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Una volta pronti tutti gli ingredienti, prendete una pirofila da forno (sì, ho deciso di cuocerla in forno e non in padella) e metteteceli dentro uno dopo l’altro, distribuendoli uniformemente in tutto lo stampo.

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Dopo le verdure, aggiungete carne e riso, quindi ricoprite il tutto con il brodo, cercando di sommergere completamente il riso. Il pesce andrà inserito a fine cottura.

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Infornate per almeno 12 minuti a 180 °C. Più brodo c’è, più tempo dovrà passare la paella in forno per assorbirlo (dovrà uscire quanto più possibilmente asciutta).

Infornare

Nel frattempo, mettete a cuocere scampi e mazzancolle in una padella, magari bagnandole con un po’ di sherry, aggiungendo soltanto alla fine calamari, seppie e cozze, per un’altra scottata molto veloce.

Pesce

Tirate fuori la teglia dal forno quando il brodo è stato quasi completamente assorbito, quindi aggiungete molluschi e crostacei e infornate nuovamente per al massimo un paio di minuti.

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A questo punto non vi rimane altro che tirarla fuori dal forno definitivamente e servirla, magari accompagnandola con un bel vino tinto spagnolo (io ho bevuto un rosso gran riserva del 2007, comprato all’aeroporto di Barcellona).

InTavola

Buon appetito! :)

Global Game Jam, videogiochi e creatività (da Wired.it)

GGJ

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Martedì 5 Febbraio su Wired.it. Lo trovate anche all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/02/05/global-game-jam-videogiochi-28961.html.

Le game jam sono eventi in cui sviluppatori, artisti, designer e musicisti collaborano per creare veri e propri videogiochi, nati e realizzati sul momento, in un brevissimo periodo di tempo: solitamente due o tre giorni. Una versione moderna delle vecchie gathering, che negli anni ‘90, ma non solo, vedevano riunirsi i più bravi coder e smanettoni del momento, che si cimentavano nello sviluppo di demo ad alto contenuto tecnologico e a bassa occupazione di memoria. La più celebre tra le attuali jam è senza dubbio la Global Game Jam, nata nel 2008 e organizzata ogni anno in un weekend alla fine di gennaio. Si tratta di un evento globale, che si svolge contemporaneamente in numerosi Paesi.
La Global Game Jam 2013 ha visto partecipare ben 63 Paesi, con 321 location diverse impegnate a sviluppare circa 3mila videogiochi (tutti scaricabili dal sito ufficiale), ma non solo. Ogni anno, la GGJ ha un tema diverso, attorno al quale dovrebbero essere creati tutti i giochi: in questa edizione è stato Il battito di cuore a fungere da ispirazione per tutti i jammers. Nel nostro Paese, che ormai da un paio d’anni risulta molto sensibile a queste iniziative, grazie alla presenza di una folta comunità di sviluppatori indie, erano presenti tre sedi: Roma, Catania e Genova. Proprio durante l’edizione 2012 è stato infatti creato l’unico gioco italiano a essere diventato finalista all’Indipendent Game Festival 2013 di San Francisco, quel Mirror Moon realizzato in tandem dai talentuosi Santa Ragione (Fotonica) con il programmatore Paolo Tajé, alias BloodyMonkey.

Quest’anno, Roma è stata senza dubbio la location più produttiva, grazie all’elevato numero di partecipanti che, nei tre giorni della jam, hanno creato 19 giochi. Tra quelli realizzati, brilla The King Is Drunk, un divertente party game cooperativo che, pur essendo abbastanza fuori tema, ha convinto praticamente tutti quelli che lo hanno provato e, secondo noi, se ampliato e rifinito a dovere potrebbe avere ben più di una chance a livello commerciale. Heart Attack è invece un gioco multigiocatore che, nonostante la grafica angelica, è decisamente cattivo: un giocatore impersona un vecchietto che vuole solo riposare, mentre l’altro ha come obiettivo quello di fargli venire un infarto e ucciderlo. Tra gli altri giochi interessanti sviluppati a Roma meritano una segnalazione Visions of Eris, in cui la realtà aumentata la fa da padrona, il platform old-style My Ow Chest, lo stiloso puzzle-platform Steel Daddy, il terrorizzante I Am Fear, in cui il battito del cuore è lo strumento per trovare le proprie prede e Unisound, adattamento molto essenziale di un board game.

Animal Gym

Per quanto riguarda la jam di Catania, meritano una segnalazione il platform bidimensionale old style Kyle and the Crystal of Love, i combattimenti di Core Defenders e l’approccio salutistico di Heart Defence, in cui il giocatore interpreta l’ultimo linfocita rimasto all’interno di un corpo umano. Genova ha prodotto soltanto tre giochi, ma tutti di elevata caratura: con Animal Gym il giocatore deve mantenere stabile il battito cardiaco di un gruppo di animali, Anheuristic è un’affascinante visione su un mondo morente, mentre il terrorizzante Nighty Nighty Honey ti mette nei panni di un bimbo che deve dormire ma ha paura del buio.

Se dovessimo citare tutti i giochi realizzati nelle jam di tutto il mondo che abbiamo trovato interessanti potremmo scrivere un libro, motivo per cui ci limitiamo a segnalarvi quelli che ci hanno colpito di più. Surgeon Simulator 2013, una specie di versione inquietante dell’Allegro Chirurgo è uno di questi, come la discesa verso il cuore di un serpente nel sudamericano Sigurdrs Havoc. 1MinLife è un life simulator proveniente dall’Asia in cui il giocatore si ritrova a dover sopravvivere per l’arco di un’intera vita, You Have One Minute ti mette nei panni di un soldato che ha soltanto un minuto per salvare il mondo e 180 Beats, risultato del lavoro di un gruppo di ragazzi australiani, è un action con grafica dall’alto in cui il protagonista ha soltanto 180 mosse, pari a 180 battiti, da compiere prima di morire.

Chiunque sviluppi videogiochi dovrebbe provare a partecipare a una jam almeno una volta. Si tratta di un’esperienza davvero istruttiva, ma soprattutto creativa, elemento spesso mancante nel tradizionale game development che qui, per fortuna, continua a sopravvivere e prosperare. L’appuntamento, quindi, è alla prossima GGJ, che si terrà dal 26 al 28 Gennaio 2014.

M-Review: Pazze di Me

Pazze di Me

Un paio di settimane fa, mi ritrovo indeciso su cosa andare a vedere al cinema durante l’unica serata che mi era rimasta libera da impegni. Indeciso perché avevo già visto tutte le cose più interessanti e mi restavano poche possibilità. Così, incuriosito anche dal simpatico trailer (che trovate qua sotto), ho deciso di pagare i miei 5 € per la visione di questa commedia italiana. Pazze di Me è l’ultimo film di Fausto Brizzi, regista di Notte Prima degli Esami e del suo sequel, oltre che di altre cose un po’ meno riuscite. Se c’è una cosa di cui bisogna dare atto al regista romano è che, nonostante abbia scritto svariati cinepanettoni, nelle sue prove dietro la macchina da presa ha cercato di proporre copioni più sofisticati e moderni, molto più vicini alle commedia americana che a quella classica italiana. Non è stato il solo a farlo, sia chiaro, ma è innegabile che Notte Prima degli Esami sia stato pioniere in questo. L’idea alla base di Pazze di Me, infatti, è un gioiellino dal punto di vista commerciale: un quasi trentenne, bruttarello e sfigato, la cui vita viene costantemente rovinata dalle sette donne che compongono la sua famiglia, dopo la fuga del padre avvenuta quando era bambino.

Il film, sorprendentemente funziona e, ancora più inaspettatamente, una delle cose che funziona di più è il Nongio protagonista. Sarà che ormai siamo abituati a vederlo quasi esclusivamente nei panni di Ruggero De Ceglie, ma il buon Francesco Mandelli riesce nella difficile impresa di reggere il film sulle sue spalle. Nel cast femminile, sia Loretta Goggi che Chiara Francini (che io sto rivalutando, anche dal punto di vista meramente estetico, film dopo film) hanno una marcia in più, mentre se la cava bene anche Valeria Bilello, ex-compagna di Mandelli nella vita reale, che qui interpreta proprio invece una delle sue fidanzate (e non vi dirò nulla della Bilello, se non che la trovo una delle donne italiane più belle in circolazione). Tanti i cameo celebri, da Flavio Insinna a Luca Argentero, passando per Fabrizio Biggio, l’altro Solito Idiota, che nonostante appaia solo in due scene (che hanno il merito di far tornare indietro la memoria alla MTV italiana dei primi anni 2000), ha un ruolo piuttosto importante nella storia. E quello che non ci si aspetta è anche un finale dal gusto decisamente malinconico, ben lontano dal positivismo imperante che ci si attenderebbe da film simili. Personalmente, Pazze di Me mi ha davvero convinto. Ci sono diversi difetti, che non sono stato a elencare, ma non ci farete molto caso e passerete il tempo a ridere di gusto.

Replay: Back from the Past (Present) #11: Intervento a Chiamate Roma Triuno Triuno del 25/06/2012

Questo Replay è un po’ particolare, perché si riferisce a una cosa accaduta soltanto una settimana fa (e vi fa capire quanto ormai i social media siano importantissimi nella comunicazione, rimpiazzando quello che una volta erano telefono ed SMS). Nella puntata di Lunedì scorso di Chiamate Roma Triuno Triuno, su Radio Deejay, il Trio Medusa chiedeva agli ascoltatori di raccontargli di situazioni in cui ci si è completamente affidati alla tecnologia, ma si è rimasti fregati. Lascio un commento sul post della loro fanpage relativo alla trasmissione e vengo contattato via DM quasi subito da una delle centraliniste. Sono quasi le 7:50 quando, in viaggio verso Milano, ricevo una chiamata dalla radio, pronto per parlare in diretta e raccontare con più dettagli quanto avevo scritto in precedenza (mi scuso per la qualità del “mio” audio, ma l’iPhone mi ha fatto un brutto scherzo). Ed ecco qui i miei “due minuti di gloria”. Buon ascolto. :)