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M-Review: Jupiter Ascending

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Io non riesco a voler male ai Wachowski. A parte i due sequel di Matrix, che trovo imbarazzanti se paragonati al primo episodio, trovo che i due registi americani abbiano sempre realizzato film buoni o molto buoni, che però non hanno mai ottenuto al botteghino i risultati che avrebbero meritato. Penso a Speed Racer, divertente e spensierato (oltre che tecnicamente fighissimo), ma anche a Cloud Atlas, il cui unico difetto era quello di essere troppo complesso per il pubblico medio. Se proprio si deve trovare una colpa da imputare a questi due ex-sceneggiatori di fumetti, è quella di scrivere storie molto ricche, forse troppo per i gusti degli spettatori, che preferiscono cose decisamente più light (se Transformers 4 passa il miliardo di dollari di incassi worldwide, un motivo c’è). Jupiter Ascending è il loro tentativo di avvicinarsi a un genere molto gradito dal pubblico, quello della fantascienza “young adult”, a quale appartengono prodotti come i vari Hunger Games, The Maze Runner e via dicendo. Una sceneggiatura completamente originale, che in questi tempi di sequel e adattamenti è come un miraggio nel deserto, ma che purtroppo presenta i classici problemi di tutti i loro lavori: è troppo complicata, ci sono troppi personaggi, accadono troppe cose. E questo al pubblico, l’abbiamo capito, non va assolutamente a genio.

In soldoni, la storia è quella di Jupiter Jones (Mila Kunis), bella e giovane terrestre che lavora come donna delle pulizie e che scopre, dopo l’arrivo dallo spazio di Caine (Channing Tatum), guerriero intergalattico geneticamente modificato e incrociato con geni canini, di essere l’erede della Terra. Una situazione che la porterà a essere inseguita da cacciatori di taglie provenienti da un altro pianeta, mutaforma dall’aspetto mostruoso e chi più ne ha più ne metta. Il primo aggettivo con cui mi viene da giudicare Jupiter Ascending è “squinternato“: succede tutto e il contrario di tutto, il ritmo è incredibilmente frenetico perché in due ore capita davvero l’impossibile, si passa da un pianeta e da un’astronave all’altra con una velocità che manco nel miglior Star Trek. Poi, certo, va anche detto che la sceneggiatura è un susseguirsi di cliché, ma questo elemento di familiarità rende meno faticoso seguire la trama. Parrebbe un disastro, invece l’ho trovato molto divertente. Merito della mano salda con cui i Wachowski dirigono, di un cast che se la cava discretamente (l’unico fuori parte è un Eddie Redmayne che gigioneggia un po’ troppo) e di una realizzazione tecnica di altissimo livello (e ci credo, con 175 milioni di budget). Non è il film che vi cambierà la vita, ma se vi piace la fantascienza passerete due ore con l’acceleratore a tavoletta, senza annoiarvi mai e forse restandone anche piacevolmente sorpresi.

M-Review: Il Grande e Potente Oz

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Sin dai tempi del primo Spiderman, io sostengo che il buon Sam Raimi debba dirigere film piccoli, magari con uno scope un po’ più grosso rispetto ai capolavori con cui ha iniziato, ma sempre piccoli per gli attuali standard hollywoodiani. Come Robert Rodriguez, per intenderci, che avrebbe potuto fare il grande salto, ma ha sempre deciso di autocontenersi e di realizzare film “artigianali“, se mi si passa il termine. Per quanto Il Grande e Potente Oz sia un discreto passo in avanti rispetto all’immonda trilogia fumettistica, per il sottoscritto resta anni luce dietro, tanto per fare un esempio, a Drag Me to Hell, pellicola magari non riuscitissima, ma che contiene più Raimi di qualsiasi altra cosa realizzata dal regista americano dal 2000 in avanti. Vabbé, terminato lo sproloquio, parliamo del film: la storia è quella di un mago che, dopo la fuga da un gruppo di loschi figuri, si ritrova inaspettatamente in un regno incantato, dove finirà al centro di una lotta di potere tra tre streghe.

Dopo il flop megagalattico di John Carter, Disney ha deciso di rischiare con una pellicola costosissima (si parla di oltre 200 milioni di dollari, marketing escluso) facendola uscire nello stesso periodo in cui, lo scorso anno, lo sci-fi tratto da Burroughs. Questa volta, però, è andata bene, nonostante il film sia, a mio parere, inferiore all’altro kolossal. Come detto inizialmente, questo prequel del Mago di Oz è senza dubbio il miglior lavoro ad alto budget di Raimi, ma da qui a dire che si tratti di un ottimo film, ce ne corre. James Franco si dimostra una garanzia, capace di passare da pellicole indipendenti (vedi alla voce Spring Breakers) al cinema per famiglie. Lo stesso vale per le tre streghe, le bellissime e bravissime Rachel Weisz, Mila Kunis e Michelle Williams. Effetti speciali di pregio e una sceneggiatura con qualche trovata interessante sono gli altri punti di forza del film, piuttosto debole per quanto riguarda la regia. Sì, ok, è meglio dei tre Spiderman, ma quelli per me erano cacca fumante. Se non avete pretese eccessive e volete godervi un discreto intrattenimento, Il Grande e Potente Oz fa sicuramente al caso vostro, mentre se per voi Sam Raimi = La Casa, evitatevi un travaso di bile.

M-Review: Ted

Io non sono assolutamente un fan de I Griffin. Potrei dire che, in generale, detesto tutta quell’animazione lo-fi (stile Simpson, South Park e gli stessi Griffin, per intenderci), cosa che mi rende quasi impossibile la visione di queste serie. So perfettamente che il livello di scrittura e la qualità delle battute è eccelsa, ma essendo cresciuto a pane e Disney, questo tipo di “cartoon” mi è totalmente indigesto. La mia speranza è che, prima o poi, venga realizzato un film tratto dalla serie in questione, come è successo per i Simpson e per South Park, visto che in questi casi la qualità dell’animazione è decisamente superiore. Questo, per I Griffin, non è ancora accaduto, ma Ted condivide molte cose, visto che nasce dalla fervida mente di Seth MacFarlane, con la popolare serie. Ted è un orsacchiotto che prende magicamente vita in una notte di Natale, dopo un desiderio espresso dal suo padrone John, un bambino bistrattato dai coetanei e senza amici. 25 anni dopo, Ted è ancora il miglior amico di John, ma rispetto al passato fuma, beve come una spugna, fa sesso casuale con escort e altre donne e così via dicendo.

John si è invece fidanzato con la bellissima Lori, che accetta la presenza dell’ingombrante (psicologicamente) orsacchiotto, ma che a un certo punto si ritrova a chiedere all’uomo di scegliere tra lei e Ted. Come andrà a finire è piuttosto palese, ma non è assolutamente un problema nell’economia del film. Ted è una pellicola geniale, scritta in maniera quasi perfetta, con continue citazioni e trovate a dir poco spettacolari e originali (l’infatuazione di John nei confronti di Flash Gordon e tutto quello che ne consegue è una cosa a dir poco surreale, ma che caratterizza perfettamente il personaggio), momenti in cui si sbellica dal ridere, personaggi che si evolvono nel corso del film e tante altre belle cose. Certo, si nota che MacFarlane non è un regista, ma soltanto un bravo autore, però anche in questo caso non è un problema. Mark Wahlberg e una Mila Kunis ancora più gnocca del solito fanno da ottime controparti all’orsetto animato in CG, che in originale ha la voce del suo creatore e che assomiglia un po’ troppo a Peter Griffin (e la battuta in cui MacFarlane si autocita è letteralmente da applausi), ma che risulta uno dei personaggi “virtuali” più credibili mai visti al cinema. Di cose che funzionano, nel film, ce ne sono tantissime, ma non posso elencarvele perché è giusto che le scopriate da voi al cinema. Per me, Ted è finora il miglior film del 2012 e se non avete ancora avuto modo di vederlo, precipitatevi al cinema senza esitare.