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M-Review: Fast & Furious 7

Furious7

Se c’è una saga cinematografica che ha segnato questa prima parte di 21° secolo, è sicuramente quella di Fast & Furious. Nata come una specie di Point Break a quattro ruote (vi sfido a negare che il primo film non lo ricordasse), ha rischiato di morire per scelte dirigenziali davvero discutibili, ma grazie a Vin Diesel ha saputo rinascere mutando la propria natura e trasformandosi in una saga d’azione a tutto tondo, in cui le auto non sono altro che una scusa per mettere in piedi sequenze action spettacolari. Fast & Furious 7 è ancora più Mission Impossible dei precedenti episodi, grande e fracassone, con i membri principali della banda Toretto in giro per il mondo per recuperare l’Occhio di Dio, dispositivo in grado di poter trovare chiunque nel mondo (una versione realistica del Cerebro degli X-Men) e MacGuffin narrativo utile per dare a buoni e cattivi un obiettivo, ma anche per introdurre nuovi personaggi e mettere un po’ più carne al fuoco. Certo, la sceneggiatura continua a essere il punto debole di questa serie, ma di fronte allo spettacolo visivo messo in piedi dal nuovo regista James Wan (che dimostra così di cavarsela molto bene anche al di fuori del genere horror, dove è considerato uno dei migliori in circolazione), passa immediatamente in secondo piano.

Ci sono un villain estremamente pericoloso (Jason Statham, già introdotto in fondo a Fast & Furious 6), una hacker bella da far perdere la testa (la Nathalie Emmanuel di Game of Thrones), un Tony Jaa in versione scagnozzo dei cattivi la cui agilità su schermo non ha praticamente eguali di questi tempi, ma soprattutto immense sequenze action in cui viene sfidata qualsiasi legge della fisica, con aerei che sputano auto, droni armati fino ai denti che ne inseguono altre per le strade di Los Angeles e chi più ne ha più ne metta. Vin Diesel è il solito leader carismatico, The Rock riesce a essere memorabile pur comparendo soltanto nell’incipit e nel finale, mentre Kurt Russell gigioneggia nei panni di una specie di Nick Fury (di cui scopriremo qualcosa di più nei prossimi episodi, probabilmente). E poi eravamo curiosi di vedere come regista, sceneggiatore e i produttori avessero gestito la questione Paul Walker, morto come tutti sapete in un incidente d’auto fuori dal set a fine 2013, con il film in piena lavorazione. Dal punto di vista tecnico, il risultato è egregio, anche se è piuttosto chiaro quando si tratta del volto CG dell’attore (pochi primi piani, molto movimento, molte inquadrature alle spalle) montato sui suoi due fratelli o su stuntman. E’ impressionante ma allo stesso tempo inquietante tutta la parte ambientata a Dubai, in cui vediamo Walker estremamente attivo, pur sapendo che tutte quelle scene sono state girate dopo la sua morte. E poi c’è il commovente finale, con un veloce montaggio che ripercorre tutta la saga, ma che soprattutto fa uscire di scena il personaggio di Brian O’ Conner nel modo più elegante e appropriato che ci si potesse inventare. Bravi, bravi davvero. Fast & Furious 7 riesce nell’incredibile impresa di essere il miglior film della serie, cosa tutt’altro che scontata quando si è giunti all’episodio n°7 di una qualsiasi saga.

M-Review: Need for Speed

NFS

Per quanto i videogiochi mi abbiano dato da mangiare per molto tempo, non sono mai stato un convinto assertore dei loro adattamenti cinematografici. Per carità, ci sono franchise che avrebbero potuto davvero brillare, se fossero stati trattati come si deve: penso a Silent Hill, ma anche a Max Payne, Resident Evil (ce ne fosse uno decente) o Mortal Kombat (per quanto l’originale sia ancora uno dei migliori film tratti da videogioco). Una licenza come Need for Speed può sembrare un errore madornale, ma in realtà, non essendo legata a personaggi e storie precise, fornisce la massima libertà di adattamento ai produttori e agli sceneggiatori. Nonostante il regista abbia affermato fin dal principio che la sua intenzione era quella di realizzare un B-Movie, sulla lunga distanza Need for Speed fallisce anche da questo punto di vista. Le sequenze in macchina sono da applausi a scena aperta, girate con una maestria che non si vedeva da tempo. Effetti speciali prossimi allo zero e stunt fatti come una volta, senza quei movimenti assurdi di telecamera a cui ci hanno abituato Fast & Furious e compagnia bella.

Il problema è che c’è anche il resto e, purtroppo, ce n’è pure molto. I 132 minuti di durata si sentono tutti e, anche se lo sforzo per approfondire i personaggi dovrebbe essere apprezzato, non ci si riesce, a causa di dialoghi terribili e scene lunghissime e prive di senso, che non portano alcun valore aggiunto. Da lodare, invece, il modo in cui gli sceneggiatori hanno infilato le modalità di gioco più significative: ogni inseguimento o gara rispecchia infatti qualcosa che ci è capitato di vedere nei vari NFS. Quel che sorprende ancor più in negativo, però, è la recitazione dei protagonisti, tra i quali si salva solo Imogen Poots (no, non solo perché è bellissima e quegli occhioni blu sono il viatico verso il paradiso). Aaron Paul è incredibilmente monoespressivo, Dominic Cooper è tutt’altro che convincente come villain, mentre gli altri sono praticamente non pervenuti. Anche il piccolo ruolo di Michael Keaton è così sopra le righe da risultare insopportabile. Dal punto di vista tecnico, nulla da dire: ottimi valori produttivi, sequenze in macchina da urlo (come già ribadito) e confezione di gran classe. Ah, anche il 3D è davvero inutile, visto che il film è stato convertito in post-produzione e la profondità di campo viene considerata soltanto in una manciata di scene. Se vi piacciono i macchinoni, le sequenze a tutta velocità vi cattureranno, ma non vedrete l’ora che tutto il resto finisca a una rapidità ancora più supersonica. Occasione sprecata, sul serio.

M-Review: Fast & Furious 6

Fast&Furious6

Nata all’inizio del nuovo secolo, la serie Fast & Furious si è radicalmente modificata nel corso degli anni. Dopo un ottimo primo episodio e un deludente sequel, i produttori hanno provato a cambiare formula, senza però riuscire a portare a casa grandi risultati. Solo a questo punto hanno capito che bisognava ripartire da zero, scelta perfettamente azzeccata, che dopo un quarto film di transizione ha dato origine a una quinta pellicola addirittura meglio riuscita dell’originaleFast & Furious 6 parte esattamente da dove era terminato l’ultimo episodio, con un Dom Toretto (Vin Diesel) ritirato al caldo e accoppiato con quella ipergnocca di Elsa Pataky e un sergente Hobbs (The Rock), che gli chiede di tornare in attività, rimettendo insieme tutta la sua banda, per fermare un criminale che minaccia di recuperare un ordigno in grado di far morire milioni di persone. E come se non bastasse, pare che il suo grande amore Letty (Michelle Rodriguez), apparentemente morta due episodi fa, sia in realtà viva e collabori proprio con il perfido Shaw (Luke Evans).

Budget immenso, cast praticamente al completo (manca solo Eva Mendes) e aspettative altissime sono le premesse su cui si basa questo sesto capitolo, che sposta l’ambientazione nella vecchia Europa, tra una Londra incredibilmente cupa e un’Andalusia inedita (infatti le scene spagnole sono state girate a Tenerife). Nonostante la durata monstre, pari a circa 130 minuti, il film di Justin Lin, sempre dietro la macchina da presa a partire da Tokyo Drift, intrattiene e non annoia, grazie a sequenze che funzionano (anche se tutto il finale in aeroporto è alquanto confusionario), un cast che è ormai una grande famiglia (uno dei temi del film) e finalmente un villain degno di tale nome, che nel prossimo episodio, previsto per la prossima estate, lascerà il posto a qualcuno ancora più degno (rivelato da un cameo nella scena interna ai titoli di coda). Peccato che F&F6, in generale, sia decisamente meno valido del suo predecessore, a causa di una sceneggiatura un po’ ballerina, dialoghi che fanno rizzare i capelli e una serie di scelte poco ispirate che lo rendono appena sufficiente. I fan della saga, comunque, si sono divertiti come pazzi, cosa dimostrata dagli incassi e si divertiranno ulteriormente con il settimo film, che uscirà fra un annetto e vedrà James Wan (Saw) alla regia. Riassumendo, non ho apprezzato particolarmente Fast & Furious 6, ma devo dire che, nonostante i suoi difetti, porta a casa il risultato. E di questi tempi, fidatevi, è una cosa davvero importante.

Real Racing 3, rivoluzione free-to-play (da Wired.it)

RealRacing3

Quando si parla di giochi di guida per piattaforme mobili, in particolare iOS, il primo nome che viene alla mente è senza dubbio quello di Real Racing. Il simulatore di guida sviluppato dagli australiani di Firemint e uscito nel 2009 ha segnato la storia degli smartphone di casa Apple, come il suo sequel, Real Racing 2, apparso su App Store nel 2010, e – con i suoi 2 milioni di dollari di budget – a lungo il gioco più costoso realizzato per iOS. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, Firemint è stata acquisita da Electronic Arts e, dopo essersi fusa con Iron Monkey, altro sviluppatore australiano responsabile di numerosi porting mobile per conto di EA, ha dato origine a Firemonkeys, che è diventato il riferimento per il megapublisher americano quando si parla di racing game su piattaforme tascabili.

Need for Speed: Most Wanted, uscito qualche mese fa, è stato il primo gioco realizzato dalla nuova software house ed è stato l’antipasto…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/03/06/real-racing-3-simulatore-guida-78365.html.