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M-Review: Il Racconto dei Racconti

TaleOfTales

Che il 2015 sia l’anno in cui il cinema italiano torna a farsi sentire con veemenza anche al di fuori dai propri confini? Il Racconto dei Racconti è un film che non ti aspetteresti di veder arrivare dallo stivale (tanto che è stato finanziato quasi totalmente con capitali esteri), visto che si tratta di un fantasy girato in inglese con un cast davvero ricco, degno di una produzione americana. Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones e John C. Reilly sono i protagonisti di questo adattamento di tre favole di Giambattista Basile, scrittore napoletano del ‘600, che hanno tutte a che fare, nonostante la presenza di draghi, pulci giganti, orchi e sortilegi, con l’amore, anche se nelle sue forme più malate. La napoletanità è forse l’unico elemento in comune tra questo film e le due precedenti opere del regista Matteo Garrone, cioè Gomorra e Reality, visto che per il resto ci troviamo di fronte a un lavoro a metà tra Pasolini e Fellini, dal respiro poetico e con ambientazioni che mozzano il fiato per la loro bellezza (ma che luoghi pazzeschi che abbiamo in Italia!).

Dodici milioni di Euro di budget possono sembrare tanti per la media del cinema italiano, ma per un genere come il fantasy non sono una cifra così elevata (per fare un paragone, sono il costo di un episodio e mezzo di Game of Thones). Se il film risulta soddisfacente dal punto di vista della storia, anche se con qualche lungaggine di troppo e alcuni momenti piuttosto confusi e incomprensibili, dal punto di vista tecnico i limiti di budget sono chiari ed evidenti. Nonostante la fotografia sia del maestro Peter Suschitzky, collaboratore storico di David Cronenberg, il film sembra purtroppo girato come una fiction: la camera è sempre troppo stretta, probabilmente per non essere costretti a modificare in digitale tutto quanto accade attorno. E anche gli effetti visivi sono un po’ posticci, in primis la pulce di cui si parlava all’inizio e la fuga dall’orco nel finale. Ma nonostante questi difetti, c’è un cast che se la cava davvero bene, con la Hayek in stato di grazia e la giovane debuttante Bebe Cave a fare la parte del leone. Nel complesso, si tratta di un film che merita di essere visto, se non altro per dare coraggio ai produttori italiani e fargli capire che anche da noi c’è spazio per prodotti di genere come questo. Bravo Garrone, bravi tutti.

M-Review: Italiano Medio

Scopareeeeeee

Da fan di Maccio Capatonda attendevo con impazienza il suo esordio al cinema, dopo anni di produzioni di vario genere sia per la TV che per il web. Era un momento che prima o poi sarebbe dovuto arrivare, anche perché l’artista chietino ha sempre strizzato l’occhio al grande schermo fin dai primi mitici ed esilaranti trailer, dimostrando comunque di non essere un comico finito dietro la macchina da presa per caso, come capita molto spesso in Italia, ma un professionista che conosce bene la materia (non avrebbe una sua casa di produzione pubblicitaria da anni, probabilmente). Italiano Medio, come tutti sapete, nasce come finto trailer qualche anno fa e il film utilizza proprio lo stesso incipit, che poi è lo stesso di prodotti di successo come Limitless e il più recente Lucy. Solo che in questo caso, la pillola magica non amplifica l’utilizzo del cervello, ma lo riduce dal 20% al 2%, con tutte le conseguenze del caso. Maccio veste i panni di Giulio Verme, personaggio dal nome un po’ fantascientifico, un po’ neorealista, che pare una versione iperbolizzata dello stereotipo grillino, un uomo che ha praticamente smesso di vivere per il rispetto del mondo e di ciò che lo popola.

L’incontro, dopo anni, con l’ex-compagno di classe Alfonzo Scarabocchi, che da piccolo voleva fare l’usciere (con spettatori in lacrime dalle risate per la scenetta che viene dopo), lo porterà a ingerire la pillola di cui sopra, che darà vita a un alter ego per cui le cose più importanti sono la famiglia, la gazosa e la prostituzione, mentre l’unico obiettivo nella vita è, ovviamente, SCOPAREEEEEEE! (e qui al cinema è partito un applauso). Per prima cosa va detto che Italiano Medio è un vero film, non uno sketch allungato. Certo, ci sono alcune cose che non funzionano soprattutto nella risoluzione finale e magari si poteva anche tagliare qualcosa per questioni di ritmo, ma il risultato è assolutamente buono e, soprattutto, davvero divertente. Certo, chi conosce l’opera omnia di Maccio troverà parecchie citazioni ai precedenti lavori e, magari, riderà molto di più di chi si approccia al personaggio per la prima volta. Ma anche i neofiti si divertiranno parecchio, perché l’umorismo nonsense di Maccio, Herbert Ballerina, Ivo Avido e Rupert Sciamenna è cattivissimo, come raramente capita dalle nostre parti, oltre a essere totalmente privo di pietà nei confronti di chicchessia. Nessuno viene salvato: buoni e cattivi, poveri e ricchi sono trattati alla stessa maniera, a pesci in faccia. Nel complesso, però, va detto che ci sono ampi margini di miglioramento, ma siamo sicuri che alla sua prossima prova sul grande schermo (che visti gli ottimi incassi probabilmente non tarderà più di tanto), il buon Maccio riuscirà a non ripetere gli errori di gioventù commessi in questo film e crescerà tantissimo. Se non siete ancora andati al cinema a vedere Italiano Medio, cosa state aspettando? Se avete bisogno di ridere, anche se con un po’ di amarezza (perché il ritratto che viene fatto dell’italiano medio è tristemente piuttosto realistico) questo è il film che fa per voi.

M-Review: Rush

Rush

Quello delle corse è senza dubbio uno dei “mondi” sportivi che più si presta a essere ritratto dal cinema. Le storie di duelli e di battaglie all’ultima curva sono appassionanti nella realtà e possono diventarlo ancora di più sul grande schermo. Rush racconta una storia vera, quella della prolungata rivalità tra Niki Lauda e James Hunt, il primo vera e propria leggenda della Formula 1, il secondo ricordato soltanto per essere stato protagonista della stagione 1976, quella in cui il pilota austriaco rischiò di perdere la vita al Nurburgring, dagli esiti emozionanti e inattesi. E il film, dopo aver introdotto i due personaggi, le loro vite e i loro modi completamente diversi di vivere, si getta a capofitto proprio sulle vicende di quel mondiale, che cambiò in modo irreversibile l’esistenza dei suoi due protagonisti. Se i trailer dipingono Hunt, interpretato da un Chris Hemsworth che dimostra di non essere soltanto Thor, come protagonista (è il marketing, bellezza), la realtà è che Ron Howard si concentra maggiormente  su Niki Lauda, magari non così accattivante per il pubblico, ma sicuramente più importante a livello storico.

A interpretarlo il tedesco Daniel Bruhl, che tutti ricordiamo nel bellissimo Goodbye Lenin risalente ormai a un decennio fa. L’attore è diventato Lauda, sia nell’aspetto che nei modi di fare, ma soprattutto nella voce (in originale sembra di sentir parlare il vero Niki). Anche il nostro Pierfrancesco Favino rende suo Clay Regazzoni, mentre Alexandra Maria Lara dona un’umanità senza eguali a Marlene, bellissima moglie del pilota austriaco (sì, c’è anche Olivia Wilde, ma il suo ruolo è quasi di contorno). Ron Howard dirige in modo praticamente perfetto, senza sbavature, sia nelle numerose sequenze di dialogo che nelle spettacolari scene in pista, dove viene aiutato da una fotografia clamorosamente bella e da effetti speciali di notevole caratura, che hanno trasformato la pista di Brands Hatch nelle varie Monza, Fuji e Paul Ricard degli anni ’70. Rush è un film che fa uscire dal cinema pienamente soddisfatti, ancora di più se si è appassionati di motori o di belle storie. Per me è davvero il miglior film dell’anno, ancora più di Gravity.

M-Review: Pazze di Me

Pazze di Me

Un paio di settimane fa, mi ritrovo indeciso su cosa andare a vedere al cinema durante l’unica serata che mi era rimasta libera da impegni. Indeciso perché avevo già visto tutte le cose più interessanti e mi restavano poche possibilità. Così, incuriosito anche dal simpatico trailer (che trovate qua sotto), ho deciso di pagare i miei 5 € per la visione di questa commedia italiana. Pazze di Me è l’ultimo film di Fausto Brizzi, regista di Notte Prima degli Esami e del suo sequel, oltre che di altre cose un po’ meno riuscite. Se c’è una cosa di cui bisogna dare atto al regista romano è che, nonostante abbia scritto svariati cinepanettoni, nelle sue prove dietro la macchina da presa ha cercato di proporre copioni più sofisticati e moderni, molto più vicini alle commedia americana che a quella classica italiana. Non è stato il solo a farlo, sia chiaro, ma è innegabile che Notte Prima degli Esami sia stato pioniere in questo. L’idea alla base di Pazze di Me, infatti, è un gioiellino dal punto di vista commerciale: un quasi trentenne, bruttarello e sfigato, la cui vita viene costantemente rovinata dalle sette donne che compongono la sua famiglia, dopo la fuga del padre avvenuta quando era bambino.

Il film, sorprendentemente funziona e, ancora più inaspettatamente, una delle cose che funziona di più è il Nongio protagonista. Sarà che ormai siamo abituati a vederlo quasi esclusivamente nei panni di Ruggero De Ceglie, ma il buon Francesco Mandelli riesce nella difficile impresa di reggere il film sulle sue spalle. Nel cast femminile, sia Loretta Goggi che Chiara Francini (che io sto rivalutando, anche dal punto di vista meramente estetico, film dopo film) hanno una marcia in più, mentre se la cava bene anche Valeria Bilello, ex-compagna di Mandelli nella vita reale, che qui interpreta proprio invece una delle sue fidanzate (e non vi dirò nulla della Bilello, se non che la trovo una delle donne italiane più belle in circolazione). Tanti i cameo celebri, da Flavio Insinna a Luca Argentero, passando per Fabrizio Biggio, l’altro Solito Idiota, che nonostante appaia solo in due scene (che hanno il merito di far tornare indietro la memoria alla MTV italiana dei primi anni 2000), ha un ruolo piuttosto importante nella storia. E quello che non ci si aspetta è anche un finale dal gusto decisamente malinconico, ben lontano dal positivismo imperante che ci si attenderebbe da film simili. Personalmente, Pazze di Me mi ha davvero convinto. Ci sono diversi difetti, che non sono stato a elencare, ma non ci farete molto caso e passerete il tempo a ridere di gusto.

Il 2013 degli sviluppatori indie italiani (da Wired.it)

Quest Rush Header

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Lunedì 14 Gennaio su Wired.it. Lo trovate anche all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/01/14/indie-videogiochi-59260.html.

Si parla spesso di industria videoludica italiana, ma la realtà è che la situazione del settore nel nostro Paese è tutt’altro che rosea. Se poi viene paragonata a quella di altri Paesi europei, sia più grandi che più piccoli, il confronto è davvero impietoso. Ci sono solo due aziende che impiegano diverse decine di persone: una è tutta italiana (Milestone), l’altra è la filiale italiana di Ubisoft, entrambe specializzate in determinati generi di videogioco, la prima nei racing games, la seconda ormai nei titoli per Kinect. C’è però un sottobosco composto da piccole/piccolissime imprese e team indipendenti che sono al lavoro su svariati titoli molto interessanti. Magari non sono giochi per PlayStation 3 e Xbox 360, ma solo per PC e mobile, ma si tratta di proposte che pensiamo siano in grado di dire la loro sul mercato internazionale. Diamo quindi un’occhiata a quali sono i titoli indie italiani in uscita nel 2013 che, secondo noi, hanno una marcia in più.

La milanese Digital Tales, dopo il successo del racing game Ducati Challenge (con i suoi 2 milioni di download) ha deciso di proseguire sulla strada tracciata dal loro ultimo gioco, l’RPG cartoonoso Battleloot Adventure (1 milione di download, oltre a diversi premi) e proporrà Quest Rush, titolo che mantiene lo stesso particolarissimo stile grafico del predecessore, mescolando elementi di gioco provenienti da generi diversi. Il mix tra un runner alla Canabalt, tiri di spada e quest da portare a termine, come in un gioco di ruolo, quanto piu rapidamente possibile, sembra un azzardo a prima vista, ma alla prova dei fatti si rivela un’alternativa efficace e originale al monotono gameplay proposto dai titoli alla Monster Dash che hanno affollato l’App Store in questi anni. Ci sono poi una storia, la possibilità di scegliere tra più personaggi e potenziarli, una progressione reale, proprio come in un normale RPG. Il gioco ci ha ricordato, per alcuni tratti, un paio di titoli per PSP, come Patapon e Half Minute Hero e ci ha letteralmente tenuti incollati al device mentre lo provavamo. L’Action-RPG Quest Rush uscirà su iOS e su Android nella primavera del 2013.

Quest Rush

I torinesi Mixed Bag sono invece al lavoro da diversi mesi su Forma.8, un metroidvania sviluppato con Unity, presentato allo scorso E3, dove ha attirato l’attenzione di numerosi publisher. Ma che cos’è un metroidvania? Si tratta di un genere, i cui capostipiti sono ovviamente gli originali Metroid e Castlevania, che mescola elementi di azione, avventura, progressione, trama ed esplorazione, in grado quindi di soddisfare sia chi cerca qualcosa di frenetico, ma allo stesso tempo riflessivo. Forma.8 ha un’ambientazione fantascientifica e uno stile grafico che richiama tantissimo quello di un inarrivabile capolavoro del genere, Another World, oltre che dei titoli della serie Pixeljunk usciti su PlayStation 3. Da quanto abbiamo visto, il gioco promette davvero bene e sembra in grado di poter dire la sua nell’affollato mercato iOS, unica piattaforma per cui al momento è previsto. Cercatelo nella prima metà del 2013.

Forma 8

Un altro metroidvania è invece quello su cui sta lavorando, da diversi anni e nel tempo libero, Fledermaus, nickname sotto il quale si nasconde Michele Caletti, game director di giochi come SBK X, MUD e MotoGP 13 per Milestone. Si intitola The Waste Land e l’ispirazione ai due capostipiti del genere è davvero palese. Lo stile è infatti volutamente retrò e, in un periodo in cui la pixel art è tornata prepotentemente di moda, può essere uno degli elementi che potranno decretarne il successo. Una delle particolarità del gioco, come accennato brevemente in precedenza, è il fatto di essere stato completamente sviluppato in solitaria da Caletti, con GameMaker (come l’acclamato Hotline Miami) durante i viaggi in treno, le pause pranzo in ufficio e le serate a casa, proprio come accadeva un paio di decadi fa. The Waste Land uscirà inizialmente soltanto per PC e dovrebbe essere pronto, se tutto andrà bene, durante la prossima estate.

The Waste Land

Tiny Colossus, piccolo team indipendente guidato da Ciro Continisio, ha invece un primato. Sono infatti gli unici italiani a essere riusciti a farsi finanziare, con poco più di 10mila dollari, un proprio gioco dagli utenti, tramite Kickstarter. Il titolo in questione è poi anche una delle proposte indie italiane più interessanti del 2013, si intitola UFHO 2 e mischia strategia a turni ed enigmi. Dopo aver scelto uno degli alieni protagonisti, dovrai sfidare il tuo avversario su un labirinto 3D a caselle esagonali, sfruttando acume e tattica per dimostrarti più furbo di lui. Il gioco doveva essere pronto lo scorso Ottobre, ma è slittato al 2013, anno in cui lo vedremo sicuramente (LOL 😀 ). Lo troverete per PC, Mac, iOS e Android.

UFHO 2

Dream Chamber è invece il titolo dell’avventura ambientata negli anni ‘30 sviluppata da Darkwave Games, primo episodio di una, si spera, lunga serie. Un vero e proprio noir videoludico, dalla trama ricca di colpi di scena e dallo stile grafico intrigante e quasi artistico. Un gioco che, da quanto abbiamo visto, può tranquillamente rivaleggiare con le più blasonate avventure di Telltale Games, come The Walking Dead e la nuova versione di Sam & Max. L’uscita è prevista per PC, Mac e iPad nella prima metà del 2013.

Dream Chamber

Syder Arcade è già uscito da qualche mese per PC/Mac, dimostrando già tutto il suo valore (anche se si meriterebbe una vetrina di maggiore prestigio, come quella di Steam), ma i bolognesi di Studio Evil sono alacremente al lavoro su una versione per dispositivi iOS, ma non solo. Il team è infatti uno tra i pochi che, al momento, sta lavorando su Ouya, la console Android finanziata con Kickstarter, che si baserà su un modello free-to-play. Una scommessa che potrebbe sortire ottimi risultati.

Syder Mobile

 

M-Review: Il Peggior Natale della Mia Vita

Se c’è un trend positivo nel cinema italiano degli ultimi anni, quello va sicuramente ricercato nell’aumento delle commedie “all’americana“, più sofisticate e meno volgari, magari non così eccellenti come i loro corrispettivi provenienti da oltreoceano, ma comunque divertenti e in grado di intrattenere. La Peggior Settimana della Mia Vita era ispirato a Worst Week of My Life, serie britannica di qualche anno fa, che già aveva visto un remake televisivo americano, intitolato Worst Week, durato però soltanto pochissimi episodi. Il film si era rivelato piuttosto caruccio, ha ottenuto un discreto successo e questo ha portato alla realizzazione pressoché istantanea di un sequel. Il Peggior Natale della Mia Vita si svolge pochi mesi dopo l’originale: la coppia formata da Fabio De Luigi e Cristiana Capotondi è in attesa di un figlio, prossimo alla nascita. La famiglia di lei decide di accettare l’invito a passare le festività natalizie in un castello di proprietà del signor Caccia (Diego Abatantuono), capo del papà (Antonio Catania) della futura madre. Inutile dire che, come è ovvio che sia, ne capiteranno di tutti i colori.

Diretto nuovamente da Alessandro Genovesi, che ne è anche sceneggiatore assieme al bravo comico di Santarcangelo di Romagna, il film ci mette un po’ a ingranare, ma dopo una mezz’oretta comincia a inanellare gag e momenti surreali, capaci di strappare risate in continuazione. De Luigi è protagonista indiscusso, motore di ogni situazione divertente, proprio come nel primo episodio. Abatantuono e Catania sono ottime spalle per il fu-Olmo, mentre i personaggi femminili sono l’anello debole del lotto. La Capotondi e Laura Chiatti (sempre bella come il sole) si impegnano, ma lo script non le aiuta più di tanto. Anche l’esilarante cameo di Ale & Franz, mostrati senza troppi problemi nel trailer, merita di essere segnalato. Per il resto, la regia si dimostra sempre al servizio delle gag e la confezione generale è sicuramente di buona qualità. Che dire, il film mi ha divertito e mi ha fatto passare un’ora e mezza senza troppi pensieri. Se avete voglia di vedere una commedia al cinema, Il Peggior Natale della Mia Vita può senza dubbio fare al caso vostro.

L’invasione dei nuovi pilot (da Wired.it)

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Venerdì 21 Settembre su Wired.it. Lo trovate all’indirizzo: http://daily.wired.it/news/media/2012/09/21/nuove-serie-tv-pilot-85217.html. Questa è la versione “unedited”, senza alcuna modifica. :)

La stagione televisiva americana 2012/2013 è ormai cominciata. Noi di Wired.it abbiamo avuto modo di vedere qualcuno dei nuovi pilot di questa stagione: alcuni sono già andati in onda, altri li abbiamo visti in anteprima. Diamo quindi un’occhiata a cosa ci propongono i network americani per le fredde serate invernali.

Revolution (Nbc, dal 17 settembre, ogni lunedì; Italia: non si sa)
In un futuro molto prossimo, improvvisamente e senza alcun preavviso, il mondo viene privato dell’energia elettrica da un misterioso black-out. Un membro della famiglia Matheson, pare però essere a conoscenza delle ragioni dietro a questo fenomeno. Quindici anni dopo, i due figli, Charlotte detta Charlie (che da graziosissima bimba bionda si è trasformata in una sosia di Scarlett Johansson) e Danny sono a capo del gruppo di persone che hanno come unico obiettivo quello di far tornare tutto alla normalità, grazie al possesso di uno strano oggetto, bramato e desiderato da un sacco di loschi figuri, le cui intenzioni sono tutt’altro che chiare. Creata da Eric Kripke ( Supernatural) e prodotta da J.J. Abrams (non c’è bisogno che lo presenti) e Jon Favreau (regista dei primi due Iron Man), Revolution è una delle serie più ambiziose della nuova stagione. Il pilot è abbastanza atipico, in quanto passa gran parte del tempo a presentare i personaggi, facendo avanzare la storia soltanto quando necessario e chiudendo con un cliffhanger che fa venir voglia di vedere il secondo episodio. Un approccio diverso da quello di molti dei prodotti serializzati degli ultimi anni, che tendevano a cominciare col botto per poi affievolirsi un paio di puntate dopo. Che la cosa sia di buon auspicio? Noi pensiamo proprio di sì.

Previsione di durata: arriva a fine stagione e viene rinnovato per un’altra stagione da 13 episodi, ma poi termina.

Last Resort (Abc, dal 27 settembre, ogni giovedì; Italia: Fox, dall’8 ottobre, ogni lunedì alle 21:00)
Cosa può succedere quando un sottomarino nucleare americano riceve l’ordine di sparare dei missili contro le coste del Pakistan, ma sia il comandante che il suo secondo si rifiutano di eseguire gli ordini? Il sottomarino finirà sotto attacco e il suo equipaggio sarà dichiarato nemico del proprio paese, con conseguenze che non vanno assolutamente rivelate. Se Revolution, con la sua ambientazione post-apocalittica, risultava ambizioso, questo Last Resort lo è ancora di più. Ideata da Shawn Ryan, creatore di The Shield e The Unit, la serie può contare su un pilot col botto diretto da Martin Campbell ( Casino Royale, tanto per citare uno dei suoi film). L’azione non manca, la storia è interessante e i personaggi sembrano essere ottimamente caratterizzati. Anche il cast è di altissimo livello, con volti come quelli di André Braugher ( Homicide), Scott Speedman ( Underworld), Dichen Lachman ( Dollhouse), Autumn Reeser ( The O.C.) e Robert Patrick ( Terminator 2, ma anche The Unit). Il pilot è quello abbiamo apprezzato di più finora, ma un dubbio permane: riuscirà una serie di questo tipo, molto più adatta per un canale via cavo, a resistere nell’affollato giovedì sera su un network generalista? Speriamo proprio di sì.

Previsione di durata: il nostro cuore spera in almeno due stagioni, la realità è che potrebbe far fatica a superare indenne la prima.

The New Normal (Nbc: premiere il 10 settembre, trasmissione regolare ogni martedì dall’11 settembre; Italia: non si sa)
Quest’anno Ryan Murphy ha ben tre serie diverse su tre network diversi. Glee è giunto alla quarta stagione, quel gioiellino di American Horror Story è stato rinnovato per una seconda stagione, che dai teaser si preannuncia a dir poco spettacolare, mentre la novità si chiama The New Normal, sit-com che ha come protagonisti una felice coppia gay di Los Angeles, che desidera disperatamente avere un figlio. Una voglia di normalità che verrà soddisfatta grazie all’aiuto di Goldie, cameriera e ragazza madre, che diventerà la madre surrogata scelta dalla coppia. Quello che delude della serie, creata da Murphy assieme ad Allison Adler (in passato sceneggiatrice di Glee) è il fatto che, nonostante le premesse siano decisamente al passo coi tempi, è proprio il modo in cui viene trattata la coppia protagonista. I due ci sono infatti sembrati delle macchiette e la cosa sorprende molto, visto che Ryan Murphy è gay dichiarato e ha sempre tratteggiato personaggi di questo tipo in modo tutt’altro che macchiettistico (e anche la Adler è lesbica dichiarata, tra l’altro). Per il resto, ci è sembra una serie con un discreto potenziale, ma bisognerà vedere che piega prenderà la scrittura degli episodi per capire quali sono le sue sorti.

Previsione di durata: arriva a fine stagione, ma non viene rinnovata.

Animal Practice (Nbc: premiere il 12 Agosto, trasmissione regolare ogni mercoledì dal 26 settembre, Italia: non si sa)
Un po’ Scrubs, un po’ Community (con cui condivide i produttori esecutivi), Animal Practice è probabilmente la proposta più divertente tra quelle nuove del pavone americano per la nuova stagione televisiva. Ambientata in un ospedale per animali, la serie vede Justin Kirk, dopo 8 anni di Weeds, nei panni di un veterinario che odia i proprietari delle bestie che cura. Ad affiancarlo ci sono Joanna Garcia (Privileged) e Tyler Labine (Reaper). Il pilot, trasmesso originariamente dopo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi strappa diverse risate, oltre ad aver ottenuto ottimi dati d’ascolto. Se la scrittura continuerà ad essere di alto livello come nel primo episodio, la serie potrebbe diventare un ottimo sostituto per Community, 30 Rock e The Office, destinate a chiudere i battenti alla fine di questa stagione.

Previsione di durata: rinnovato a fine stagione, proseguirà per almeno altre due.

Ben & Kate (Fox: dal 25 settembre, ogni martedì; Italia: non si sa)
Quest’anno le cosiddette famiglie disfunzionali sembrano essere le assolute protagoniste della nuova stagione tv americana. Ben & Kate è la storia di un fratello (lo stralunato Nat Faxon, premio Oscar 2011 come sceneggiatore per Paradiso Amaro con George Clooney) e una sorella (l’adorabile Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith), i cui caratteri sono completamente agli antipodi. Il primo è un sognatore, mentre la seconda è una ragazza madre che ha dovuto prendersi pesanti responsabilità sin dall’adolescenza, in seguito a una gravidanza non proprio desiderata. Dopo anni di separazione, i due torneranno a vivere insieme, con l’obiettivo di aiutarsi reciprocamente. Ben & Kate è una sitcom davvero piacevole, molto ben scritta, con due protagonisti irresistibili e un cast di comprimari altrettanto validi. Ci sentiamo di dire che andrà avanti davvero per molto tempo.

Previsione di durata: la serie ha già un ordine fino a fine stagione e verrà sicuramente rinnovata, a meno di colpi di scena a livello di ascolti, per diversi anni.

Elementary (Cbs: dal 27 settembre, ogni giovedì; Italia: non si sa)
Quando i produttori americani apprezzano un film o una serie proveniente da un altro paese, devono necessariamente acquistarne i diritti per realizzare un remake. Se però tutto ciò gli viene negato, allora scopiazzare (avremmo potuto dire “prendere ispirazione”, ma non ci sembrava opportuno) diventa moralmente accettabile. A qualche dirigente CBS deve essere piaciuto così tanto lo Sherlock Holmes moderno targato Bbc, da ritenere che fosse il caso di realizzarne una nuova versione, ambientata a New York anziché a Londra, con un Holmes ancora londinese e, colpo di scena, una Watson in gonnella, cosa che rende facile prevedere come andranno a finire le cose. Tralasciando i giudizi sull’originalità, Elementary sembra il classico crime procedural targato CBS, con due pesi massimi del calibro di Jonny Lee Miller (Trainspotting) e Lucy Liu (Charlie’s Angels) come protagonisti. Il pilot è ben girato, ha ritmo, due protagonisti carismatici e conquisterà sicuramente i telespettatori americani.

Previsione di durata: come accade a gran parte dei procedurali CBS, la serie resterà probabilmente in palinsesto per diversi anni. L’ordine di una prima stagione completa e il successivo rinnovo per almeno un paio d’anni dovrebbero essere nient’altro che una formalità.

Video: The Script (ft. will.I.am) – Hall of Fame

In pochi anni di attività, i The Script hanno saputo ritagliarsi una posizione di tutto rispetto nel mondo del pop. Questa band irlandese, di cui due componenti su tre sono musicist che hanno lavorato per anni negli USA con produttori come Dallas Austin e Teddy Riley, ha colpito per l’ottimo esordio, che conteneva bellissimi pezzi come We Try, The Man Who Can’t Be Moved e Breakeven, facendolo però seguire da un secondo CD in cui parevano persi gli spunti dell’opera prima, per passare a un sound da wannabe-U2, che non gli si addiceva per niente.

Sull’onda dell’apparizione del loro frontman Danny O’ Donoghue come giudice nell’edizione UK del talent show The Voice, la band ha confezionato un validissimo nuovo singolo, che vede la partecipazione di un altro giudice della trasmissione, il prezzemolino will.I.am (ex-Black Eyed Peas). Apripista del nuovo album, #3, in uscita alla fine di questa settimana, il pezzo si intitola Hall of Fame. Basata su un coinvolgente riff di piano, su cui si innestano le tipiche ritmiche ispirate a reggae e R&B del gruppo irlandese, la canzone ha il classico testo “ispirational” che invita a non mollare mai. Il video ha un concept piuttosto semplice, ma efficace e azzeccato, che intervalla scene della band suonante, assieme a un will.I.am incredibilmente non fastidioso, a mini inserti narrativi dedicati a queste persone che devono entrare nella loro personale “hall of fame”. Un bel singolo, che fa sperare per un album all’altezza del loro esordio.

M-Review: La Fredda Luce del Giorno

La maledizione di Hollywood colpisce ancora. Il regista Mabrouk El Mechri aveva dimostrato la sua abilità con JCVD, divertente opera metacinematografica con un Jean Claude Van Damme come protagonista, ma nei panni di sé stesso. Una vera sorpresa, che ha dimostrato che Mr. Muscles from Brussels è in grado, oltre che di recitare, di mostrare un’autoironia di cui non avremmo mai creduto fosse in possesso. Recuperatelo in fretta, se non l’avete mai visto. Il film è piaciuto molto anche oltreoceano e il cineasta franco-marocchino è stato chiamato oltreoceano, qualche anno dopo, a dirigere La Fredda Luce del Giorno, action-thriller sulla carta alquanto promettente, con Henry Cavill, futuro Superman e due certezze come Bruce Willis e Sigourney Weaver. Ecco, io mi chiedo se il regista ha letto la sceneggiatura prima di accettare, se ha accettato perché completamente accecato dai guadagni o se il film ha subito una rivoluzione in fase di montaggio.

Eh sì, perché La Fredda Luce del Giorno può tranquillamente concorrere al titolo di peggior film dell’anno, cosa che i trailer nascondono davvero molto bene. La storia è quella di un giovane americano che giunge in Spagna per andare a trovare la propria famiglia, la quale viene rapita poco dopo per non si sa quale motivo. Dopo aver scoperto che il padre non è un organizzatore di eventi, ma un agente della CIA (oltre a svariati altri misteri telefonatissimi), il ragazzo si trova a dover lottare per restare in vita. Sceneggiatura quasi demenziale, dialoghi che paiono scritti da uno sceneggiatore televisivo italiano, una regia fastidiosa (ma qualcuno che gli facesse vedere un film in cui gli inseguimenti sono ben girati, no?), personaggi che compiono azioni ridicole e casuali, e così via dicendo. Insomma, un tremendo disastro. C’era da intuirlo, considerando che negli USA se ne esce a Settembre (a differenza di Prometheus, per dire…). Credo sia la prima volta, quest’anno, in cui mi sento di poter dire di aver gettato nel cesso 6,70 €. Voi magari fatene a meno.

Replay: Back from the Past #9: AVOC – La recensione in anteprima di Grim Fandango (Agosto 1998)

AVOC, un acronimo, poi diventato un nome vero e proprio (Associazione Videogiocatori Onirica Cervese era difficile da giustificare, che dite?), che suscita in me piacevolissimi ricordi. Era infatti il nome della mia webzine, la seconda a nascere in Italia dopo Ludus, nel lontano 1997. Un progetto durato 3 anni, terminato nel 2000 con una ventina di collaboratori, 1000 e passa articoli, oltre a una marea di news, cheats e chi più ne ha più ne metta. Numeri che oggi possono sembrare ridicoli, ma che allora, agli albori della rete, erano abbastanza impressionanti, soprattutto se si considerava il carattere pseudo-amatoriale del progetto. Grazie ad AVOC ho mosso i primi passi nel mondo videoludico e se lavoro in Milestone oggi è anche grazie ai contatti che ho cominciato a costruirmi ai tempi.

Eravamo piccoli, ma ci facevamo sentire. E quella che vi posto oggi è la prima recensione in anteprima che realizzammo. O meglio, realizzai io, visto che andai dietro personalmente a questa esclusiva per mesi. Si tratta della recensione di Grim Fandango, avventura capolavoro made in Lucasarts, nata dalla geniale mente di Tim Schafer, purtroppo estremamente sottovalutata dal pubblico, che non la premiò a livello di vendite. Un peccato, perché IMHO si tratta del miglior adventure uscito dal 1995 ad oggi. Questa recensione è un articolo di cui vado davvero fiero, sia a livello personale che professionale, perché dimostrava che l’online, in Italia, cominciava finalmente a contare qualcosa per le aziende videoludiche. Buona lettura. :)