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M-Review: Looper

Di Looper avevo già parlato qualche mese fa, in occasione dell’uscita del primo trailer. Anche in quel caso, come per diversi film di quest’anno, hype a manetta. Un’arma a doppio taglio, perché porta a caricarsi di aspettative che, spesso e volentieri, restano deluse. La pellicola di Rian Johnson, invece, non delude e, anzi, mostra pure alcune carte in più rispetto a quelle presentate inizialmente (tutta la seconda parte del film, infatti, non viene menzionata manco di striscio nel trailer, ma eviterò di spoilerare per non rovinarvi la sorpresa). Come già detto l’altra volta, i looper sono assassini che hanno il compito di uccidere bersagli provenienti dal futuro, dove è possibile, pur essendo illegale, viaggiare nel tempo, ricompensati con una serie di lingotti d’argento attaccati alla schiena della vittima. Il giovane Joe si ritrova ad affrontare un dilemma morale quando scopre di dover uccidere il sé stesso più anziano di circa 30 anni.

Aggiungete a questa intrigante premessa un’ambientazione futuristica plausibile, famiglie con poteri telecinetici, serial killer che portano lo stesso nome di un romanzo di John Grisham e gli ovvi paradossi temporali per capire che ci troviamo di fronte a un mix potenzialmente esplosivo, che può dare origine sia a un capolavoro che a una cagata pazzesca di fantozziana memoria. Fortunatamente, siamo più dalle parti del primo che della seconda, grazie a un ottimo lavoro del cast, in primis Joseph-Gordon Levitt e Bruce Willis, a una trama che regge nonostante qualche piccolissimo e inevitabile buco e a un crescendo finale che soddisfa tantissimo e chiude il film ancora meglio di come era iniziato. Looper è la dimostrazione che Rian Johnson merita di passare a pellicole con un budget più alto, ma in cui deve riuscire a mantenere la sua libertà creativa. Tenete d’occhio questo nome, perché ora ci ha regalato uno dei migliori film sci-fi dal 2000 in poi, in futuro chissà. Looper esce in Italia il 31 Gennaio e immagino che dopo aver letto questa recensione anche l’hype da parte vostra salirà a livelli inenarrabili. Ultraconsigliato.

M-Review: Resident Evil: Retribution 3D

Come al solito, ci avevo visto più o meno giusto. Qualche mese fa, infatti, avevo parlato del trailer di Resident Evil: Retribution 3D, presagendo la “cagatona fotonica, anche se ad alto tasso di intrattenimento”. Il problema è che solo una parte del giudizio si è rivelata corretta e non credo sia difficile immaginare quale. Dopo averlo visto, la speranza è che il film di Paul W.S. Anderson sia il canto del cigno di una serie cinematografica che ormai non ha più nulla da dire. L’unica cosa che potrebbe salvare Resident Evil sul grande schermo è infatti un reboot, più o meno quel che è successo al videogioco (per quanto i puristi non abbiano mai visto di buon occhio la cosa) dal quarto episodio in poi. Il problema di Resident Evil: Retribution è che risulta addirittura difficile riuscire a sintetizzarne la trama, perché non ce ne n’è traccia. Si potrebbe dire che si tratta dell’ennesimo combattimento continuo tra Alice (Milla Jovovich) e la Umbrella Corporation, ma è impossibile entrare nei dettagli.

Si salta infatti di palo in frasca da una sequenza all’altra, quasi come se si trattasse degli intermezzi di un videogioco, senza però uno straccio di collante tra loro. E il risultato finale è davvero fastidioso, perché non si riesce a capire davvero un’acca di ciò che sta succedendo. Anche le sequenze d’azione, a parte il catfight finale tra Alice e Jill Valentine (una Sienna Guillory molto più gnocca di quanto mi ricordassi), la scena iniziale e l’inseguimento nella finta Mosca, sono alquanto banali e vengono a noia abbastanza velocemente. Per quanto riguarda il 3D, nulla di particolare da segnalare: come al solito, infatti, viene utilizzato in maniera piuttosto mediocre, non tale da giustificare l’odiato sovrapprezzo. Questa volta, Anderson è riuscito addirittura a far rimpiangere Aliens vs. Predator e, credetemi, non era affatto facile. Sembra comunque che pure il pubblico abbia accolto in modo piuttosto freddo questo quinto episodio e, nonostante il finale aperto, marchio di fabbrica della saga, una vera conclusione potrebbe non esserci. E non è per nulla un male, anzi…

M-Review: Candidato a Sorpresa

2012: anno di elezioni americane. Un evento importante per tutto il pianeta e, di conseguenza, anche per il mondo del cinema. Abbiamo visto Abramo Lincoln combattere i vampiri e rivedremo la sua storia, raccontata però in modo molto più serio, nel film di Spielberg in uscita a Novembre. Per Jay Roach, regista dei tre Austin Powers, oltre che, tra gli altri, di Ti Presento i Miei e del suo sequel, è stato un anno piuttosto impegnativo dal punto di vista politico. Entrambi i film che ha diretto, infatti, affrontano temi politici, seppur in modo diverso: prima Game Change, pellicola targata HBO sulle elezioni 2008, incentrata sulle figure di John McCain e Sarah Palin, poi questo Candidato a Sorpresa, in cui l’argomento elettorale è trattato in modo comico. Il film racconta della rivalità per conquistare un seggio in North Carolina, tra Cam Brady, deputato del Congresso di lunghissimo corso e Marty Huggins, strano personaggio additato per tutta la sua vita di essere un perdente, ma attaccatissimo al suo territorio e alla sua famiglia.

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Una candidatura dovuta a due loschi industriali, i quali desiderano di poter fare i loro porci comodi sul territorio, cosa che li porta a decidere di finanziare pesantemente Huggins, le cui azioni sono però mosse da ideali sinceri. La campagna elettorale sarà ovviamente senza esclusione di colpi, ricca di azioni sleali e fastidiose sia da una parte che dall’altra. Will Ferrell torna a far divertire dopo diverse prove piuttosto discutibili, mentre Zach Galfianakis si conferma attore dalla grande fisicità e goffaggine, caratteristiche indispensabili per la riuscita dei suoi personaggi. I due portano avanti il film quasi autonomamente, nonostante siano circondati da svariati volti noti (Jason Sudeikis, Dylan McDermott, Brian Cox, Dan Aykroyd, John Lithgow), limitati però a parti piccole, seppur piuttosto significative. Candidato a Sorpresa vola via che è un piacere, anche per la brevissima durata (meno di un’ora e venti senza titoli di coda). Non c’è tempo di annoiarsi, le battute si susseguono una dopo l’altra quasi senza respiro e si ride sempre di gusto. Unica nota negativa, ma forse inevitabile, un finale esageratamente buonista, che stona se confrontato con tutto quel che si è visto prima. Nonostante questo, se volete passare una serata spensierata, il film vale la pena di essere visto. Io mi sono divertito molto.

Trailer: Red Dawn

L’idea della realizzazione di un remake di Alba Rossa non è mai parsa particolarmente esaltante. Vuoi perché l’originale, scritto e diretto dal grande John Milius, oltre a essere un ottimo film, era strettamente legato al periodo storico in cui usciva, in piena guerra fredda, facendo quindi leva su una situazione che, per quanto irreale, risultava comunque plausibile. Per chi non conoscesse la trama, la si può sintetizzare in questo modo: una piccola cittadina americana viene improvvisamente invasa da truppe provenienti dall’Unione Sovietica, con il rischio di scatenare una Terza Guerra Mondiale su un fronte totalmente diverso dalle precedenti. Il remake, almeno inizialmente, sostituiva i sovietici con dei cinesi, mentre il plot rimaneva più o meno lo stesso. Ma a pochi mesi dall’uscita, MGM, che si sarebbe dovuta occupare della distribuzione della pellicola, si accorge che c’è qualcosa che non va.

Eh sì, perché non si può ritrarre i cinesi come acerrimi nemici, soprattutto se si pensa ai potenziali incassi che può portare quel paese. MGM rinuncia quindi a distribuire il film, portando i produttori a pensare a una vera genialata: “E se sostituissimo i cinesi con dei coreani qualsiasi?”. Detto fatto. Nessuna scena viene rigirata, si usa il digitale per modificare tutti i riferimenti alla Repubblica Popolare per farla diventare la meno profittevole Corea (tanto son tutti musi gialli, son tutti uguali). Facepalm a go-go. A guardare il trailer, però, Red Dawn pare addirittura abbastanza accettabile. Diretto dall’ex-stunt Dan Bradley, il film ha un cast che include un sacco di giovani, da un Chris Hemsworth pre-Thor (la pellicola, d’altronde, è stata girata a fine 2009) a un Josh Hutcherson pre-Hunger Games, passando per la televisiva Adrienne Palicki, Conor Cruise (figlio adottivo di Tom), la bellissima Isabel Lucas e il sottovalutato Jeffrey Dean Morgan. Uscita americana prevista per il 21 Novembre, in tempo per il Thanksgiving Day, mentre non si sa ancora nulla di quella italiana.