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F1 Challenge: la prova (da Wired.it)

F1Challenge

Dopo un paio di tentativi decisamente infelici che hanno deluso sia la critica che il pubblico, Codemasters ha deciso di cambiare marcia. F1 Challenge è infatti il primo titolo della software house inglese dedicato al mondiale di Formula 1 a essere realizzato appositamente per smartphone. I primi due Formula 1 mobile usciti negli scorsi anni erano infatti adattamenti low-cost e mal riusciti degli omonimi titoli console, che avevano portato gli appassionati a richiedere a gran voce un gioco sul loro sport preferito di un certo livello

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/11/15/f1-challenge-prova-74382.html.

MXM Project (a.k.a. Il nuovo gioco Milestone) #mxmproject

MXMProject

Non parlo molto spesso del mio lavoro su questo blog, soprattutto perché ogni comunicazione legata ai prodotti su cui lavoro deve essere ovviamente approvata dal reparto marketing/PR dell’azienda. Potrei solo limitarmi a rilanciare comunicati stampa, screenshots e altro materiale ufficiale, ma non mi pare il caso, perché sono già abbondantemente condivisi in rete.

Mi andava però di sfruttare il giorno della vigilia di Natale per segnalare una cosa piuttosto caruccia, del tutto inedita in casa Milestone, che abbiamo fatto negli ultimi giorni. Martedì 11 Dicembre è stato lanciato www.mxmproject.com, teaser site per il nostro prossimo gioco. Sulla landing page trovate un bel countdown, che terminerà a Capodanno. E cosa succederà a quel punto? Eh eh, restate sintonizzati per saperlo, perché al momento non posso davvero dire nulla.

L’unico indizio che posso darvi è che sono lead producer anche di questo gioco, come lo sono stato di SBK Generations. Per saperne di più, attendete il nuovo anno! :)

V-Review: Reckless Racing 2

Ormai, anche su iPhone e iPad, c’è un solo genere di giochi che non mi faccio problemi ad acquistare a prezzo pieno, ovviamente soltanto se il titolo che mi appresto a comprare risulta meritevole, sia chiaro. Si tratta di quello dei racer top-down, quei giochi di guida arcade con grafica tridimensionale, visuale dall’alto a 3/4, spesso e volentieri una bella telecamera mobile e dinamica per seguire attentamente l’azione, che solitamente garantiscono ore e ore di divertimento e mi tengono attaccati ai miei device Apple più di qualunque altro gioco. Un genere che trova il suo capostipite nei leggendari Micro Machines di Codemasters per la prima PlayStation, ma di cui mi sono innamorato grazie all’indimenticato, almeno per me, Ignition, titolo PC di fine anni ’90, pubblicato da Virgin, ma sviluppato dalla piccola software house svedese UDS (che ha purtroppo chiuso i battenti nel 2004). Realizzare racer top-down di qualità deve essere una tradizione nordica, visto anche Reckless Racing 2 arriva proprio dalla Svezia. Il gioco è l’ennesimo successo di Polarbit, developer con sede a Stoccolma che si è fatto notare in questi ultimi anni su iOS con titoli validi come il primo RR, Reckless Getaway e Raging Thunder, oltre che per le versioni Phone di giochi come FIFA 10 e Crash Bandicoot Nitro Kart Racing.

Il primo Reckless Racing, pubblicato da EA a fine 2010, era un gioco divertente ma un po’ scarso in quanto a contenuti. Questo sequel, uscito a Gennaio, migliora quanto c’era di buono nel primo titolo, oltre ad essere ricchissimo di modalità di gioco, veicoli e piste. Certo, si nota fortemente che Polarbit ha tratto grossa ispirazione da Death Rally, altro esponente del genere che ha avuto un gran successo su iOS negli ultimi mesi, ma la mancanza di originalità, in questo caso, non si fa proprio sentire. Alla fine si tratta sempre di un racing game e l’importante è che ci sia la possibilità di correre gare singole, campionati e sfide a obiettivi o giocare in multiplayer, che ci siano tanti veicoli e piste su cui correre. Questa volta sarà possibile anche potenziare i vostri mezzi con upgrade di vario tipo. Il modello di guida è assolutamente perfetto e il sistema di controllo, pur essendo un po’ ostico all’inizio, dopo un po’ di abitudine consente di guidare al meglio i veicoli. Graficamente RR2 è una vera e propria gioia per gli occhi e il supporto per Retina Display sui device che ne sono provvisti migliora ulteriormente le cose. Il gioco, che questa volta Polarbit si è pubblicato da sé, è una Universal App, funzionante sia su iPhone/iPod Touch che su iPad ed è disponibile su AppStore al prezzo di 3,99 € che, dal mio punto di vista, sono ampiamente meritati. A voi decidere se attendere gli inevitabili ribassi di prezzo o acquistarlo subito. :)

M-Review: Drive

Come molti di quelli che mi conoscono da anni sanno benissimo, è molto raro che io vada al cinema. O meglio, questa affermazione è stata valida finché non mi sono trasferito a lavorare a Milano. Da allora, infatti, le serate al cinema sono prepotentemente tornate nella mia vita, perlopiù in lingua originale, ma anche nelle vituperate versioni doppiate assieme agli amici. Alla fine è un ottimo modo per passare una serata, costa relativamente poco e soprattutto permette di non chiudersi nel tugurio (che è il modo “affettuoso” in cui chiamo la mia stanza a Vimodrone) ad annoiarsi. Ma perché tutto questo verboso (e forse inutile) preludio? Semplicemente perché il film oggetto di questo post l’ho visto per ben tre volte al cinema, cosa che non mi era mai accaduta prima d’ora per nessuna pellicola.

Perché Drive è una di quelle opere che ti fa uscire dalla sala completamente soddisfatto di ciò che hai visto, cosa alquanto difficile da un po’ di tempo a questa parte. Progetto passato nelle mani di svariati registi, come spesso capita a Hollywood, il film ha trovato la quadratura del cerchio con la coppia Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling, il primo dietro e il secondo davanti alla macchina da presa. La storia è quella di “Driver” (il personaggio non ha nome), stuntman e meccanico di giorno e abile autista per criminali di notte, che un giorno si invaghisce di Irene, giovane cameriera con figlio piccolo, sua vicina di casa, il cui marito sta per uscire dal carcere. Per l’affetto che prova verso di lei, il silenzioso giovane decide di aiutarlo in un colpo che gli permetterebbe di vivere in pace con la famiglia per sempre. Purtroppo, però, come sempre accade in questi casi, qualcosa va storto.

Che Winding Refn fosse un regista coi controcoglioni lo si era capito dall’immensa trilogia di Pusher e da Bronson (anche Valhalla Rising, nonostante sia decisamente inferiore agli altri, resta un bel film). La forza della sua regia, in Drive, è quella di riuscire a creare scene dal fortissimo significato, che necessitano di pochi dialoghi per comunicare qualcosa. Bastano gli sguardi dei protagonisti, i silenzi, i cambi improvvisi di ritmo a dire tutto quello che c’è da dire. Il film ha un’estetica che si ispira molto agli anni ’80 sin dai titoli e anche la colonna sonora, che alterna musiche originali di Cliff Martinez a pezzi “di repertorio”, prende molto da quel periodo (per dovere di cronaca andrebbe detto che sia A Real Hero dei College che un altro paio di canzoni che si sentono nel film, pur sembrando provenire dagli anni ’80, sono in realtà del 2010).

Il cast dà una fortissima mano al regista. Gosling è semplicemente straordinario, Carey Mulligan ispira dolcezza e tenerezza nel ruolo della giovane cameriera, ma la vera rivelazione è Albert Brooks, in una delle rare volte in cui possiamo vederlo nel ruolo di cattivo. Nel cast ci sono anche Ron Perlman, Bryan Cranston, Christina Hendricks e Oscar Isaac, tutti validi, ma che non colpiscono come i tre sopracitati. Ho avuto la fortuna di vedere Drive in anteprima lo scorso Giugno, durante la rassegna Cannes a Milano, e me ne sono letteralmente innamorato. Quando è uscito ufficialmente in sala qui da noi, un mese fa, sono andato a rivederlo con un amico e la scorsa settimana ho approfittato di nuovo per rivedermelo, sempre al cinema, in lingua originale. Probabilmente cercherò di vederlo ancora almeno un paio di volte prima della fine dell’anno.

Il film di Refn è, logicamente, il miglior film dell’anno, ma anche il migliore dal 2000 (e pure qualche anno prima) a oggi. E’ anche un film che si ama alla follia o si odia totalmente. Io appartengo alla prima categoria e se non riuscite ad apprezzarlo, davvero, mi spiace per voi.