Tag Archive for apocalisse

M-Review: San Andreas

sanandreas

Quando alla fine del 2015 si tireranno le somme su questa stagione cinematografica, probabilmente uno dei pochi veri vincitori sarà Dwayne Johnson, o meglio, The Rock. Certo, Fast & Furious 7 ha incassato tantissimo, ma essendo un film corale, nessuno ha più meriti degli altri nell’aver trascinato il pubblico al cinema (forse solo Vin Diesel e il compianto Paul Walker). Ma se un disastro cinematografico come San Andreas riesce a tirare su 100 milioni di dollari in una decina di giorni, beh, il merito è soltanto di questa montagna umana, che si sta dimostrando l’unico vero erede in circolazione delle action star degli anni ’80, ottenendo risultati ai botteghini che nemmeno loro hanno mai raggiunto. San Andreas ha lo stesso spessore di un film estivo da prima serata su Canale 5, visto che il suo andamento è esattamente lo stesso di quel ciarpame cinetelevisivo, con l’unica differenza che qui ci sono, anche se non sempre, effetti speciali di un certo livello e attori di richiamo, i due elementi che fanno salire il budget a cifre elevate, ma assolutamente nella norma per quel che riguarda Hollywood.

Qui, The Rock è nella sua versione padre di famiglia, in cui mena poco ma compie atti eroici degni di un supereroe, ma che per lui, ovviamente, sono tutt’altro che straordinari. Il casting di Carla Gugino e Alexandra Daddario nei ruoli di madre e figlia è uno dei più azzeccati che si siano visti in un blockbuster hollywoodiano, visto che, almeno per quanto riguarda il lato A, la parentela è assolutamente credibile. Bisognerebbe sottolineare il fatto che la Daddario comincia il film in bikini (sul serio, che spettacolo!), lo passa tutto in una situazione di “bouncing boobs” continuativa e negli ultimi 20 minuti recita in canottiera completamente zuppa d’acqua. E’ un ottimo elemento di distrazione di massa, almeno per il pubblico maschile (io ve lo dico, si avvicina sempre più a Scarlett Johansson nella mia classifica personale), ma non riesce assolutamente a nascondere la pochezza dell’intero film. Se poi ci aggiungiamo un Paul Giamatti totalmente sprecato e tutta una serie di altri volti noti, soprattutto televisivi (Ioan Gruffudd, Colton Haynes, Archie Panjabi), ma non solo (vedi alla voce “cameo di Kylie Minogue“) gettati senza criterio in mezzo alle macerie, allora capite che c’è davvero poco da fare. Se penso che San Andreas rischia di incassare più di Mad Max: Fury Road mi sale davvero il crimine. Fatevi del bene e non contribuite a questo scempio.

M-Review: Facciamola Finita

ThisIsTheEnd

Piccola digressione personale: mi sono ritrovato a vedere questo film in una sala completamente vuota (tralasciamo il fatto che il biglietto sia costato 8,70 €, un piccolo shock per me, che grazie a promozioni varie, tessere fedeltà e affini, non pago più di 5 € ormai da una vita) in una caldissima serata estiva. Affossare una pellicola del genere, facendola uscire in una manciata di sale e con pochissima promozione, è davvero un peccato, visto che Facciamola Finita è indiscutibilmente il film più divertente dell’anno, oltre che una delle migliori commedie degli ultimi tempi. Meta-cinema allo stato puro, con quasi tutti gli attori del cast a interpretare sé stessi in una versione a metà tra la realtà e i personaggi di cui di solito vestono i panni, la pellicola riesce (ed è questo che sorprende) ad approfondire, tra una risata e un evento fuori di melone, i rapporti tra i protagonisti, in modo molto più adulto e coerente di tanti altri film. La premessa alla base del film, ispirato a un corto di qualche anno fa, è la visita di Jay Baruchel a casa del suo amico d’infanzia Seth Rogen, a Los Angeles. I due sono invitati alla tipica festa hollywoodiana a casa di James Franco, durante la quale scoppia il finimondo: gente risucchiata in cielo da raggi azzurri, colline in fiamme, terra che si apre portando con sé chiunque si trovi nei paraggi e chi più né ha, più né metta.

I tre, assieme a Jonah Hill, Craig Robinson e Danny McBride, sono gli unici sopravvissuti a questo disastro apocalittico, che li costringerà a una convivenza forzata, oltre che a lottare per la sopravvivenza. La comicità “over the top” e gli scambi di battute volgari ma estremamente brillanti e divertenti sono senza dubbio i due maggiori punti di forza del film, che può contare anche su una sceneggiatura perfettamente azzeccata, su una caratterizzazione di questi meta-personaggi davvero da urlo, come detto prima, e su un citazionismo continuo, sia alla vita privata degli attori che al mondo cinematografico in generale. Certo, qualche passaggio un po’ forzato c’è e qualche volta capitano cose ingiustificabili anche in situazioni dove, in teoria, tutto sarebbe permesso, ma si chiude tranquillamente un occhio, perché si passano momenti in cui si ride grassamente e in continuazione (la visione in originale è obbligatoria, il doppiaggio avrà troncato la metà delle battute). Non voglio anticiparvi i tanti cameo, soprattutto quelli nel finale, ma vi assicuro che sono davvero esilaranti. Come avrete capito, ho adorato Facciamola Finita e, se dovesse essere ancora in sala quando leggerete questo articolo, il mio consiglio è quello di precipitarvi a vederlo.

M-Review: Warm Bodies

Header

Con nostro grande sollievo, la saga dei Twilight è finita da qualche mese. Niente più Edward, niente più Bella, niente più Jacob, finalmente. Peccato che gli studios hollywoodiani siano già da qualche tempo alla ricerca di storie che possano sostituire quelle scritte da Stephenie Meyer nel cuore delle teenager di tutto il mondo e garantire gli stessi incassi che vampiri e lupi hanno portato nel corso di questi anni (mi riservo di fare una breve digressione su Twilight a fine recensione). Warm Bodies è uno dei tentativi che Summit Entertainment, la stessa casa produttrice della saga sopracitata, ha deciso di fare per conquistare quel pubblico che ha affollato le sale dal 2008 in poi. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Isaac Marion, palesemente ispirata a Romeo e Giulietta e ambientata in un mondo postapocalittico, è quella della strana love story tra “R”, zombie in cui albergano ancora sentimenti umani e Julie, bellissima ragazza figlia di uno dei membri più eminenti della resistenza anti-zombie.

Quando “R” mangerà, durante un attacco, il cervello del ragazzo della giovane, comincerà a sviluppare sentimenti sempre più forti, per un payoff finale che non vi sto a raccontare, ma che probabilmente avete già capito. Diversamente da tutti i Twilight, Warm Bodies è un bel film, piacevole e capace di intrattenere. Il suo punto di forza non è certamente la storia: troviamo una discreta sceneggiatura, con personaggi che si sviluppano coerentemente lungo tutta la pellicola, una buona regia di Jonathan Levine, lo stesso dei validi The Wackness e 50/50, ma soprattutto un ottimo cast, che trova in Nicholas Hoult e Teresa Palmer due protagonisti davvero forti. Che Hoult sarebbe diventato una star lo si era già capito ai tempi di About a Boy (Skins e X-Men First Class non hanno fatto altro che confermarlo), mentre la Palmer fino all’anno scorso era soltanto un bel visino (e un bel corpicino, aggiungerei), invece ora convince anche dal punto di vista recitativo. Tra i comprimari segnaliamo un divertito John Malkovich, nei panni del padre di Julie, e un Rob Corddry in un ruolo che non assomiglia a nessuna delle parti che ha interpretato finora. Mi sento di consigliare Warm Bodies proprio perché, pur essendo mirato a un pubblico specifico, può essere gradito anche da chi non fa parte di quella categoria. A me è piaciuto molto, credo si sia capito.

(La stessa serata in cui ho visto Warm Bodies, quella di San Valentino, ho deciso di vedere anche Breaking Dawn Part 2, ultimo episodio della saga di Twilight. Io davvero non riesco a capacitarmi di come una serie di film del genere, diretti male, sceneggiati e recitati peggio, ma in cui soprattutto non succede una ceppa per l’intera durata, riesca a portarsi a casa miliardi di dollari. Lammerda proprio).

M-Review: Resident Evil: Retribution 3D

Come al solito, ci avevo visto più o meno giusto. Qualche mese fa, infatti, avevo parlato del trailer di Resident Evil: Retribution 3D, presagendo la “cagatona fotonica, anche se ad alto tasso di intrattenimento”. Il problema è che solo una parte del giudizio si è rivelata corretta e non credo sia difficile immaginare quale. Dopo averlo visto, la speranza è che il film di Paul W.S. Anderson sia il canto del cigno di una serie cinematografica che ormai non ha più nulla da dire. L’unica cosa che potrebbe salvare Resident Evil sul grande schermo è infatti un reboot, più o meno quel che è successo al videogioco (per quanto i puristi non abbiano mai visto di buon occhio la cosa) dal quarto episodio in poi. Il problema di Resident Evil: Retribution è che risulta addirittura difficile riuscire a sintetizzarne la trama, perché non ce ne n’è traccia. Si potrebbe dire che si tratta dell’ennesimo combattimento continuo tra Alice (Milla Jovovich) e la Umbrella Corporation, ma è impossibile entrare nei dettagli.

Si salta infatti di palo in frasca da una sequenza all’altra, quasi come se si trattasse degli intermezzi di un videogioco, senza però uno straccio di collante tra loro. E il risultato finale è davvero fastidioso, perché non si riesce a capire davvero un’acca di ciò che sta succedendo. Anche le sequenze d’azione, a parte il catfight finale tra Alice e Jill Valentine (una Sienna Guillory molto più gnocca di quanto mi ricordassi), la scena iniziale e l’inseguimento nella finta Mosca, sono alquanto banali e vengono a noia abbastanza velocemente. Per quanto riguarda il 3D, nulla di particolare da segnalare: come al solito, infatti, viene utilizzato in maniera piuttosto mediocre, non tale da giustificare l’odiato sovrapprezzo. Questa volta, Anderson è riuscito addirittura a far rimpiangere Aliens vs. Predator e, credetemi, non era affatto facile. Sembra comunque che pure il pubblico abbia accolto in modo piuttosto freddo questo quinto episodio e, nonostante il finale aperto, marchio di fabbrica della saga, una vera conclusione potrebbe non esserci. E non è per nulla un male, anzi…