Archive for Videogames

M-Review: Big Hero 6

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Da quando Disney ha acquisito Marvel, una delle cose che i fan vorrebbero più di ogni altra cosa è l’unione tra il marchio fumettistico e il mondo Pixar, un connubio potenzialmente esplosivo per ogni appassionato di cinema, animazione o fumetti. Questa opzione, però, non sembra essere nei piani di casa Disney, che ha relegato i principali personaggi Marvel, per quanto riguarda i cartoni, alle svariate serie che manda in onda sui suoi canali satellitari e via cavo

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Lega Nerd all’indirizzo: https://leganerd.com/2014/12/07/big-hero-6-la-recensione/

Alien, tutti i videogiochi ispirati alla saga (da Wired.it)

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La scorsa settimana è finalmente uscito  Alien Isolation, sparatutto pubblicato da Sega e sviluppato dagli inglesi di Creative Assembly, che sembra essere finalmente quello che i fan dei mostri creati da H.R. Giger cercano: uno sparatutto claustrofobico e terrorizzante, con un’atmosfera che ricalca quella del leggendario film di Ridley Scott.

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/videogiochi/2014/10/07/alien-storia-in-videogiochi/

I 10 giochi che avremmo voluto seppellire con E.T. nel deserto del Nevada (da Wired.it)

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Qualche settimana fa, una delle più popolari leggende metropolitane legate ai videogiochi è stata confermata: grazie a Microsoft, che ha finanziato un documentario dedicato a questa operazione, abbiamo scoperto che Atari aveva davvero seppellito delle cartucce di E.T. e di altri suoi dimenticabili giochi dei primi anni ‘80 sotto il deserto del Nevada. Ci siamo quindi divertiti a pensare quali titoli dei decenni successivi avrebbero meritato di essere sotterrati in mezzo al deserto.

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/videogiochi/2014/05/09/i-10-giochi-che-avremmo-voluto-seppellire-assieme-e-t-nel-deserto-del-nevada/.

La playlist dell’estate 2014

SamSmithPlaylist2014

Pensavo in questi giorni che, nei quasi tre anni del nuovo blog, non ho mai dedicato un post alle mie playlist musicali. Sono un notevole consumatore di musica, ma non l’ho mai condiviso in modo organico con voi lettori.

Eccovi quindi quella che sarà, a meno di improbabili sconvolgimenti musicali, la mia playlist per l’estate 2014. I pezzi sono in ordine crescente di gradimento, sono piuttosto variegati come generi e sono quelli che ascolterò maggiormente nei prossimi mesi. Spero di farvi fare qualche scoperta interessante. :)

12) Lady Antebellum – Bartender
Un po’ di country fa sempre bene alla salute. Visto che quest’anno non si può contare sui Rascal Flatts, che hanno sfornato il peggior album della loro carriera, fortuna vuole che i Lady Antebellum, a solo un annetto dal loro precedente lavoro, abbiano sfornato un nuovo singolo, decisamente più convincente dell’ultimo CD. Si intitola Bartender, è molto accattivante, ha un ritornello perfetto ed entra in testa al primo ascolto. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma se nella playlist deve essere presente un pezzo country, non può che essere questo.

11) Rixton – Me and My Broken Heart
In Gran Bretagna, sull’onda del successo degli One Direction, stanno venendo fuori una serie di band dalle sonorità brit-pop come i Lawson (sconosciuti qui da noi), i The Vamps, i 5 Seconds of Summer (sì, sono australiani, lo so) e i Rixton. Sono però questi ultimi ad avere in mano un pezzo che ti si stampa in testa e non se ne va più via, intitolato Me and My Broken Heart. Se i nostri discografici si svegliano, aspettatevelo in radio in autunno.

10) Pharrell Williams (ft. Daft Punk) – Gust of Wind
Caro Pharrell, ci hai ammorbato tutto l’inverno con la tua Happy (che non mi fece, va detto, una grandissima impressione quando la ascoltai la scorsa estate, ma tutti possono sbagliarsi), ma per fortuna te ne sei uscito con un album che non è niente male. Non condivido però la scelta del secondo singolo, perché al posto di Marilyn Monroe, avrei preferito di gran lunga questa Gust of Wind, che non avrebbe assolutamente sfigurato in un repack di Random Access Memories dei Daft Punk, vista la loro presenza. Lo stile è quello.

9) Cesare Cremonini – Logico #1
L’unica canzone italiana presente nella playlist viene da un artista che fino a qualche anno fa odiavo con tutte le mie forze (un giorno vi racconterò di quando litigai col suo bassista Ballo dopo che, con la sua ragazza di allora, passò più di un’ora a un videonoleggio automatico senza prendere niente, con me e altra gente in coda incazzati come coguari). Il buon Cesare è cresciuto album dopo album e Logico #1 ha sonorità che sembrano venire dalla perfida Albione e non dalla terra dei tortellini, delle torri e delle tet… ehm, oltre a un testo davvero bello. Coraggiosa la scelta di non realizzarne un video musicale, ma i risultati dicono che il pezzo è stato in grado di promuoversi da solo. Io però spero in un ripensamento dell’ultima ora…

8) One Direction – You & I/Little Mix – Good Enough
Queste due canzoni sono a parimerito perché condividono il genere (ballad) e in parte anche gli autori. La prima è l’ultimo singolo degli One Direction, contenuta in un album che, va detto, alla fine della fiera, è meglio di quanto avrei potuto immaginare, mentre la seconda è la traccia più struggente dell’ultimo lavoro delle mie adorate Little Mix, vincitrici dell’X-Factor inglese una manciata di anni fa. Non diventerà mai un singolo, ma è un pezzo davvero forte. Beh, lo sono entrambi.

7) Michael Jackson (ft. Justin Timberlake) – Love Never Felt So Good
Personalmente sono contrario agli album postumi, fatti di scarti di registrazione del passato, perché ritengo che se un artista, quando era in vita, ha rinunciato a pubblicare determinate canzoni avrà avuto i suoi motivi. Poi salta fuori un pezzo di 30 anni fa, scritto dal Re del Pop assieme a Paul Anka, che dopo una passata di bianco da parte di Timbaland, che non ne ha snaturato il groove originale, risulta incredibilmente più credibile e attuale di tutto ciò che hanno fatto i suoi epigoni (Bruno Mars e Pharrell in primis). La parte cantata da Justin Timberlake fa il resto. Instant classic.

6) MNEK – Ready for Your Love (Stripped Version)
Questo personaggio dallo pseudonimo degno di un codice fiscale è un ragazzone inglese di origini nigeriane che ha poco più di 20 anni, ma nonostante questo lavora in studio di registrazione da più di un lustro, cosa che gli ha permesso di mettere le mani su singoli di successo di girlband inglesi come Little Mix (Wings) o The Saturdays (All Fired Up). Dallo scorso anno si è anche messo a cantare come vocalist, per Ready for Your Love dei Gorgon City, pezzo EDM di cui è uno degli autori. Per far capire quanto è bravo, ha rilasciato una versione piano e voce della canzone, in cui sfoggia una voce davvero pazzesca. Il suo primo singolo ufficiale, Every Little Word, è molto bello, ma non è al livello del pezzo sopracitato. Però fidatevi, di MNEK nei prossimi mesi sentiremo parlare davvero molto…

5) Austin Mahone – Secret
Questo simil-Justin Bieber sponsorizzato da Lil’ Wayne ha tirato fuori un EP le cui sonorità arrivano dritte dalle boyband di fine anni ’90. Merito del suo produttore RedOne, che non convinceva così tanto dai tempi delle sue collaborazioni con Lady GaGa. Il singolo che dà il titolo all’EP si intitola Secret e sembra il sequel di Everybody (Backstreet’s Back) dei Backstreet Boys, cosa che lo rende irresistibile. Provare per credere.

4) Ricky Martin (ft. Jennifer Lopez & Wisin) – Adrenalina
Le canzoni ufficiali dei mondiali di calcio, quest’anno, sono tutte mediocri. We Are One di Pitbull non lascia nulla, come Vida (cantata dallo stesso Ricky), mentre Dare (La La La) di Shakira fa lo stesso effetto del noto yogurt che sponsorizza. La vera canzone di Brasile 2014 avrebbe dovuto essere Adrenalina, pezzo in origine dell’artista reggaeton Wisin, ma che nel resto del mondo, per ragioni discografiche, è diventato un pezzo di Ricky Martin in cui Wisin e Jennifer Lopez sono solo featured artist. Ciò non toglie che, in qualsiasi versione, il pezzo sia davvero una bomba. Nelle mie fantasie, mi sono immaginato un’eventuale versione italiana del pezzo, con Laura Pausini e Moreno a fare il featuring (pensateci, non è così campata in aria come idea).

3) Ed Sheeran – Sing
Avevo apprezzato molto X, il primo album di Ed Sheeran: testi intimisti e melodie semplici ma d’effetto. Da quanto ho avuto modo di ascoltare, anche il suo secondo album, Sing, presenterà molte canzoni di questo tipo, ma il singolo usato per annunciarlo è una gigantesca paraculata per impazzare in radio. Il binomio Sheeran-Pharrell sulla carta sembrava preannunciare il disastro, ma il risultato finale, come avrete notato, ha convinto tutti.

2) Ariana Grande (ft. Iggy Azalea) – Problem
Ariana Grande è l’ennesima teen actress prestata alla musica (nonostante sia uno scricciolo, mi fa un sangue tremendo), dopo i successi di Miley Cyrus, Selena Gomez e Demi Lovato. Ha già sfornato un album, andato abbastanza bene oltreoceano, di cui però io ho adorato soltanto Almost Is Never Enough, una ballad piano e voce davvero pregevole. La ragazza sembra molto più talentuosa delle sue tre colleghe, tanto che viene soprannominata mini-Mariah, per l’incredibile capacità vocale (ascoltate questa cover di Emotions per rendervene conto). Problem, prodotta da quel genio di Max Martin, che mischia sax anni ’80, parti sussurrate in stile Ying Yang Twins e un ritornello perfetto, la farà inevitabilmente esplodere a livello mondiale. Questo è davvero il singolo pop del 2014, non c’è molto altro da dire.

1) Sam Smith – Leave Your Lover
Abbiamo imparato ad apprezzare la particolarissima vocalità di Sam Smith la scorsa estate, in pezzi di altri artisti in cui faceva da vocalist, come La La La di Naughty Boy e Latch dei Disclosure. Poi sono arrivati i primi singoli da solista e, infine, l’album, In the Lonely Hour, il migliore del 2014 finora secondo me. Leave Your Lover è il singolo utilizzato per lanciare l’album, una struggentissima ballad con un testo incredibile, che non ci si stufa mai di ascoltare. Il video, oltre ad avere come protagonista femminile quella patata astronomica di Daisy Lowe, è molto ambiguo, tale da lasciare spazio a molteplici interpretazioni (chiarite però dall’artista, che ha fatto ufficialmente coming out qualche giorno dopo). Sam Smith ha davanti a sé un futuro davvero radioso e se lo merita assai.

Per comodità, vi ho fatto anche una playlist Spotify, in cui purtroppo però non compaiono Bartender, Ready for Your Love e Leave Your Lover in quanto non presenti su Spotify (non c’è nemmeno l’album di Sam Smith, senza parole).

Buon ascolto! :)

V-Review: Broforce (da fuorigio.co)

BROFORCE

Spesso rifletto su come si è evoluta la storia dei videogiochi e mi ritrovo a pensare che la situazione che si è creata negli ultimi anni era davvero difficile da prevedere. Da una parte giochi con una grafica sempre più fantasmagorica e fotorealistica, mentre dall’altra un ritorno al passato con la pixel art tornata grande protagonista da qualche anno a questa parte, prima su computer e poi, grazie all’avvicinamento tra Sony e gli indie, anche sulle varie console della famiglia PlayStation. E non sono solo coloro che videogiocano da più di due decenni ad aver gradito questo ritorno…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Fuorigio.co all’indirizzo: http://fuorigio.co/2014/05/recensioni/broforce/22685/

V-Review: Leo’s Fortune (da fuorigio.co)

Leo

Leo’s Fortune è uno di quei giochi mobile che, se fossi un publisher, avrei spinto per veder realizzati anche su console. Questo platform degli svedesi di 1337 & Senri è una piccola gemma che unisce un gameplay immediato e una realizzazione tecnica davvero sontuosa, entrambi degni, come già detto, di un titolo per altri tipi di device. Il protagonista si chiama Leo, una palla di pelo baffuta dall’aspetto simpatico che, un giorno, si sveglia e scopre che qualcuno gli ha rubato tutte le sue ricchezze

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Fuorigio.co all’indirizzo: http://fuorigio.co/2014/05/recensioni/leos-fortune/23193/

Videogiochi, il sesso è ancora tabù (da Wired.it).

MassEffect

I videogiochi vengono ancora visti da molti semplicemente come un prodotto per bambini o per adolescenti. Quante volte ci è capitato di sentirci dire cose del tenore diMa perdi ancora tempo a giocare?” o “Sempre lì a giocare. Cresci un po’”. Cose che non succedono, invece, quando si decide di andare al cinema o si è davanti alla TV per guardarsi l’ultimo episodio di una serie. Quali sono le componenti che rendono più “adulto” un videogioco e che non mancano assolutamente nella settima arte?

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/videogiochi/2014/05/02/videogiochi-sesso-tabu/.

V-Review: Joe Dever’s Lone Wolf – Act 2: Forest Hunt (da fuorigio.co)

Jlone

Il mix tra libro game e azione del primo capitolo di Joe Dever’s Lone Wolf, intitolato Blood On the Snow, ci aveva decisamente convinto ai tempi della sua recensione, alla fine dello scorso anno. Un’ottima versione moderna di questo genere che andava tantissimo in edizione cartacea negli anni ’80 e di cui Lupo Solitario era l’esponente più popolare. Forest Hunt è il secondo episodio di questa “prima” serie, disponibile via in-app purchase dalla app originale.

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Fuorigio.co all’indirizzo: http://fuorigio.co/2014/04/recensioni/joe-devers-lone-wolf-act-2-forest-hunt/21939/

Anki Drive, le macchinine che si guidano da sole (da Wired.it)

AnkiDrive

La commistione tra videogiochi e giochi “fisici” è uno di quei trend in costante crescita da qualche anno a questa parte. Skylanders, Disney Infinity, Cupets e compagnia cantante (ne avevamo parlato in estate su queste pagine) sono tra le varie declinazioni di questo mix, che da qualche settimana ha un ulteriore esponente chiamato Anki Drive. Si tratta del primo prodotto di un’azienda con sede a San Francisco, denominata proprio Anki, nata sei anni fa dagli sforzi di un trio di studenti di robotica alla Carnegie Mellon University, desideroso di veder applicata questa scienza anche sul mercato consumer, non solo in ambito industriale e militare…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/accessori/2014/01/14/ces-2014-anki-drive/.

Quanto costa realizzare un videogioco? (da Wired.it)

budget

Il giro d’affari del mondo dei videogiochi è, ormai da anni, superiore a quello cinematografico. Un risultato davvero impressionante per un’industria poco più che trentenne, molto più giovane rispetto a quella della settima arte, da cui però ha ancora moltissimo da imparare. Uno dei dati su cui c’è sempre stata poca trasparenza nel corso del tempo è quello relativo al budget di produzione di un videogioco. Per il mondo del cinema è una consuetudine diffusa e radicata, che permette di capire quanti soldi sono stati spesi e che, raramente, viene nascosta…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/videogiochi/2014/02/07/quanto-costa-realizzare-videogioco/.