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I miei hashtag del 2015

hashtag2015

Mi sembra giusto scrivere un post su quelli che saranno i miei hashtag di riferimento per questo 2015 appena cominciato:

#spendingreview: il re degli hashtag, l’immarcescibile e immortale. Visto che il 2015 sarà un anno in cui bisognerà cercare di mettere sempre più fieno in cascina, lo vedrete come al solito, forse addirittura più spesso.

#spendetelistisoldi: questo hashtag andrà ad accompagnare i miei consigli per gli acquisti, ossia tutto quello che secondo me è meritevole di acquisto da parte vostra (non mia, che devo fare la #spendingreview)

#cristidixit: accompagnerà tutte le mie massime o affermazioni meritevoli di essere tramandate ai posteri

#pagnottella: accompagnerà tutti i tweet, i post e le foto relative a donne che corrispondano ai miei ideali, ossia sotto l’1.60 di altezza e con le curve e la ciccetta nei posti giusti (Scarlett non è l’esempio più lampante di pagnottella, per meglio esplicare il termine vi posto un paio di foto di Jennette McCurdy).

Jennette McCurdy - #pagnottella

Jennette McCurdy - #pagnottella

Se ne potranno aggiungere di nuovi nel corso dell’anno, ovviamente, ma questi sono quelli di riferimento.

M-Review: Big Hero 6

Big_Hero_6

Da quando Disney ha acquisito Marvel, una delle cose che i fan vorrebbero più di ogni altra cosa è l’unione tra il marchio fumettistico e il mondo Pixar, un connubio potenzialmente esplosivo per ogni appassionato di cinema, animazione o fumetti. Questa opzione, però, non sembra essere nei piani di casa Disney, che ha relegato i principali personaggi Marvel, per quanto riguarda i cartoni, alle svariate serie che manda in onda sui suoi canali satellitari e via cavo

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Lega Nerd all’indirizzo: https://leganerd.com/2014/12/07/big-hero-6-la-recensione/

T-Review: Sony Walkman NZ-WS613

SonyNWZWS613

Il Walkman di Sony è stato uno dei prodotti simbolo degli anni ’80 e ’90: portarsi la musica in giro, sia in cassetta che in CD, significava possedere un prodotto della famiglia o, comunque, qualcosa di simile. Il Walkman è stato per la musica “fisica” (passatemi il termine) quello che iPod è stato per la musica digitale. Il lettore portatile della Mela è stato il prodotto che l’ha scalzato dall’immaginario collettivo e che ha costretto Sony a ripensare la propria strategia nell’ambito della “portable music“, portandola a proporre dispositivi dalle caratteristiche molto peculiari, in grado di andare a conquistare nicchie di mercato specifiche dove un prodotto “generalista” come iPod non può arrivare.

L’NZ-WZ613 è il prodotto con cui Sony vuole rivitalizzare il brand Walkman. Si tratta di un auricolare in-ear senza fili, Bluetooth e con una memoria interna di 4 Gb. Qual è la sua peculiarità? Andate in piscina ma vi annoia nuotare sentendo solo il vociare degli altri occupanti oppure il silenzio ovattato di quando siete sott’acqua? Con questo Walkman potrete tranquillamente ascoltare musica mentre nuotate, con la testa sott’acqua. Il dispositivo è completamente waterproof e grazie alla sua conformazione e agli auricolari in-ear, resterà attaccato alla testa, senza muoversi e permettendovi di nuotare senza alcuna preoccupazione, ma con un bel sottofondo musicale.

SonyNWZWS613

Questa sua caratteristica lo rende perfetto anche per i runner come il sottoscritto: non vogliamo tra le scatole i fili delle cuffie mentre corriamo e desideriamo qualcosa che rimanga ben fisso alle orecchie e non debba essere sistemato ogni 10 secondi. Vi basterà indossare l’NZ-WS613 per risolvere il problema.

Come detto prima, il prodotto dispone del supporto Bluetooth, cosa che vi permetterà di collegarlo al telefono e di ascoltare la musica presente al suo interno o in streaming attraverso Spotify, Deezer e compagnia bella. Quando sarete sott’acqua, però, il Bluetooth non funzionerà e dovrete utilizzare la memoria interna (ma tranquilli, in 4 Gb ce ne stanno tantissimi di mp3). Siccome i controlli sulle cuffie non sono propriamente accessibili mentre si è impegnati a nuotare, avrete a disposizione un piccolo telecomando a forma di anello, anche questo subacqueo, che dovrete mettere su un dito della mano e con cui potrete controllare la riproduzione della musica mentre siete in acqua. Bello, no? Inutile dire che vi sarà molto utile anche durante una corsa, con il telefono collegato, visto che i controlli su di esso non sono proprio pratici mentre si corre.

Walkman

Caricare la musica sulla memoria interna è molto semplice: attaccate il dispositivo con il suo cavo USB al computer, poi spostate semplicemente i file all’interno della cartella Music, oppure utilizzate il software (disponibile sia per PC che per Mac) per fare drag ‘n’ drop delle canzoni e vederle spostare automaticamente dove necessario. Per controllare il contenuto da smartphone o tablet, invece, scaricate dagli store (iOS/Android) l’applicazione gratuita SongPal, dalla quale potrete accedere anche a impostazioni avanzate come l’equalizzatore e altri parametri relativi all’audio.

La qualità sonora è veramente buona e le cuffie vi avvolgeranno totalmente i padiglioni auricolari, isolandovi dall’esterno e permettendovi di ascoltare la vostra musica preferita senza rumori e interferenze.

Personalmente, come avrete capito dalla recensione, ho trovato il Walkman NZ-WS613 un prodotto perfetto per le mie esigenze. Non sono un nuotatore (non nuoto né in mare né in piscina ormai dal 1997), ma sono un runner e poter disporre di una cuffia comoda, avvolgente, con un’ottima qualità sonora, che resta fissa alle orecchie e si collega facilmente allo smartphone, mi ha risolto un problema che andava avanti da mesi, quello di avere una cuffia con fili che mi provocava più fastidi che altro.

Certo, non è così economico come un paio di auricolari, ma si tratta chiaramente di un prodotto molto diverso. Se volete farvi un bel regalo di Natale, lo trovate su Amazon con più del 20% di sconto (di listino costa 150 €, adesso è a 112 €).

Alien, tutti i videogiochi ispirati alla saga (da Wired.it)

alienisolation

La scorsa settimana è finalmente uscito  Alien Isolation, sparatutto pubblicato da Sega e sviluppato dagli inglesi di Creative Assembly, che sembra essere finalmente quello che i fan dei mostri creati da H.R. Giger cercano: uno sparatutto claustrofobico e terrorizzante, con un’atmosfera che ricalca quella del leggendario film di Ridley Scott.

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/videogiochi/2014/10/07/alien-storia-in-videogiochi/

M-Review: Lucy

Lucy

A Hollywood vanno pazzi per tutto quello che è high concept, cioè per quanto può essere raccontato con completezza in modo davvero sintetico. Lucy ci è stato venduto dai trailer come la storia di una ragazza che diventa suo malgrado un “mulo” corriere di una potentissima droga, che le finisce inaspettatamente in circolo e la trasforma in una specie di supereroe. E questo è quanto accade nella prima mezz’ora, dal ritmo un po’ altalenante, con parecchi echi dal passato di Luc Besson (Nikita in primis) e tutto sommato divertenti. Poi, però, come la sua protagonista, il film comincia a soffrire del delirio di onnipotenza e deraglia in maniera disastrosa. Se Lucy mantiene una parvenza di guardabilità, il merito è tutto di Scarlett Johansson. Sì, come ben sapete per me lei è la mia donna dei sogni, ma bisogna oggettivamente dire che il film si regge completamente sulle sue spalle e con una protagonista meno carismatica e capace la tentazione di alzarsi dalla propria poltrona e uscire dalla sala sarebbe stata molto forte.

Ciò che funziona è l’evoluzione del personaggio, da ragazza ingenua e caduta in qualcosa di molto più grande di lei a donna sempre più priva di umanità e, di conseguenza, decisa e spietata. Non aspettatevi nemmeno uno sfoggio delle sue abbondanti forme, perché a parte una sequenza da tre secondi in cui si mostra su un letto con addosso un reggiseno nero di pizzo (con conseguenti palpitazioni del sottoscritto), per il resto non c’è altro. Parlo tanto di Scarlett perché, ci tengo a ripeterlo, è l’unica cosa che conferisce un po’ di dignità a questo film. Gli altri momenti migliori sono quelli in cui Besson cita i suoi capolavori, ma forse perché sono le uniche idee decenti dalla mezz’ora in poi. Per il resto, la sceneggiatura sembra scritta aiutandosi con i dadi di D&D, mixando sequenze assurde e buchi giganteschi, fino a un finale talmente ridicolo da risultare involontariamente divertente. Anche Morgan Freeman pare sempre spaesato in questa sarabanda di inutilità. Lucy poteva essere il nuovo Nikita, ma Besson ha scelto di andare a sbattere a tutta velocità contro un muro, a causa di scelte assurde di script e non solo. Un action puro e semplice, senza divagazioni, come nella prima mezz’ora, avrebbe portato a casa il risultato con estrema facilità. Ma nonostante la bruttezza, pare che il film piaccia comunque, visto che i quasi 300 milioni di dollari incassati nel mondo sono il miglior incasso di sempre per il regista francese. E questo è davvero inspiegabile… forse sono davvero tutti fan di Scarlett.

#ParrotFlowerPower: il pollice verde tecnologico

Parrot

Il bello della tecnologia è che ci viene soprattutto d’aiuto in quelle cose in cui abbiamo un sacco di difficoltà. Io con le piante non ci ho mai saputo fare, per dire. Diciamo che non mi sono mai interessate più di tanto e, di conseguenza, quelle poche volte in cui ho dovuto star dietro alle piante di casa, ho sempre abbastanza fallito: non so valutare se c’è abbastanza acqua, non so valutare se l’illuminazione che ricevono è corretta e via dicendo. Sì, è un argomento di cui non so proprio una beneamata ceppa (ma d’altronde, mica si può essere tuttologi, no?).

Pianta

Per noi negati nel rapporto con le piante è arrivata in aiuto la tecnologia,  rappresentata in questo caso da Parrot Flower Power. Di che si tratta? Di un sensore wireless (che sembra una fionda senza elastico), che va inserito nella terra della vostra pianticella e grazie al quale, tramite un’applicazione mobile disponibile al momento solo su iOS, potrete ricevere una serie di informazioni utili, che vanno dalla valutazione della quantità d’acqua presente a quella del fertilizzante, dal grado di insolazione alla temperatura.

Globale

Ho ricevuto, assieme al prodotto da testare, una piccola begonia che dopo più di un mese di utilizzo è ancora viva, magari non completamente in salute come all’inizio, ma decisamente in forma. Mi è stato sufficiente aprire l’applicazione regolarmente (ammetto di averlo fatto soltanto nei weekend, cioè quando sono a casa in Romagna, dove ho messo la pianta), ma i vari indicatori mi hanno permesso di tenere sotto controllo tutte quelle cose che, se lasciate al caso, l’avrebbero fatta morire in una settimana o giù di lì.

Menu

La app vi permette di tenere monitorata più di una pianta: per ricevere i dati vi basterà spostare il Parrot Flower Power da un vegetale all’altro e, così, riuscirete ad avere una panoramica di tutte le piante che avete in casa. Che dire quindi? Si tratta di uno strumento che aiuterà sicuramente tutti i più negati a gestire meglio qualsiasi pianta si trovi tra le vostre quattro mura. Personalmente non mi ha cambiato la vita, perché continuo a non provare alcun interesse nei confronti dei vegetali da appartamento (poi, si sa, io sono in continua #spendingreview e le piante costano), ma per chi è davvero negato e volesse provarci, è un aiuto davvero notevole.

BegonieFinal

(Ah, queste sono le begonie dopo più di un mese di utilizzo di Parrot Flower Power).

I 10 giochi che avremmo voluto seppellire con E.T. nel deserto del Nevada (da Wired.it)

Rambo

Qualche settimana fa, una delle più popolari leggende metropolitane legate ai videogiochi è stata confermata: grazie a Microsoft, che ha finanziato un documentario dedicato a questa operazione, abbiamo scoperto che Atari aveva davvero seppellito delle cartucce di E.T. e di altri suoi dimenticabili giochi dei primi anni ‘80 sotto il deserto del Nevada. Ci siamo quindi divertiti a pensare quali titoli dei decenni successivi avrebbero meritato di essere sotterrati in mezzo al deserto.

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/videogiochi/2014/05/09/i-10-giochi-che-avremmo-voluto-seppellire-assieme-e-t-nel-deserto-del-nevada/.

Vademecum semiserio sulle piste ciclabili al mare in estate

CerviaCiclabile

Uno dei motivi per cui amo tanto l’estate, oltre al caldo, è per la possibilità di fare lunghe pedalate in bicicletta (sfiga vuole che quest’anno stia passando il primo weekend davvero estivo a letto con la febbre, ma vabbé). Una delle cose per cui siamo molto fortunati al mare è la presenza di numerose piste ciclabili da percorrere, evitando così di stare in strada alla mercé del traffico.

Nei weekend e nelle due settimane centrali d’agosto, il mare diventa più incasinato e caotico di una metropoli, con orde di turisti impazziti che si muovono generando entropia, fottendosene bellamente di qualsiasi norma di comportamento civile soprattutto quando si trovano su una pista ciclabile.

Eppure non è che ci voglia molto: come dice il termine stesso, la ciclabile è un percorso fatto apposta per il transito delle biciclette, su cui dovrebbero essere seguite le stesse norme di comportamento valide per strada. Peccato che, invece, sia una specie di zona franca, dove a subire i maggiori disagi sono proprio i ciclisti che si comportano civilmente.

E a quelli che dicono “Eh, visto che la ciclabile è così, stai in strada”, io rispondo “No cari, in un paese civile le cose dovrebbero funzionare diversamente, non sono io che devo andarmene via visto che è mio diritto passare di lì, ma quelli che non si comportano come si deve”.

Ci sono varie tipologie di personaggi a cui andrebbero insegnate un bel po’ di norme di comportamento. Anche qui, come per strada, dovrebbero fioccare multe se ci si comporta in modo incivile, ma mi rendo conto che è davvero un’utopia.

  • Quelli che procedono uno a fianco all’altro, occupando interamente la ciclabile e impedendo il passaggio a chi arriva più velocemente alle loro spalle. Capisco che vogliate parlarvi, capisco che siate in relax, però l’altra corsia deve essere libera, come accade per strada. Alcuni capiscono che c’è qualcuno in arrivo e si spostano per tempo, ma la maggior parte proprio se ne frega, anzi, sembra addirittura scocciata da chi ha turbato la loro tranquillità.
  • Gli insicuri. Sono quelli che salgono in bicicletta soltanto nella settimana (o più, se sono fortunati) che passano al mare, e si nota subito. Sembra che facciano fatica ad andare avanti, spesso si muovono a zig zag e sono dei veri pericoli pubblici, perché mentre sorpassate c’è il rischio che si spostino verso di voi e, involontariamente, vi facciano cadere. Già accaduto, non è piacevole.
  • I testardi (andrebbero chiamati in un altro modo, ma pazienza). Sono quelli che se ne stanno nel bel mezzo della ciclabile e non si spostano nemmeno se scampanelli continuamente. Non capitano spesso, ma se ne incontrano almeno cinque o sei nel corso di un’estate. Bisogna mettersi in scia e superarli di prepotenza come Marquez in MotoGP, a gomiti larghi se ce n’è bisogno, visto che per qualche strano motivo saranno sempre portati a chiudervi la strada.
  • Gli invorniti. Sarà il fatto di essere in vacanza, non lo so, ma sembra che non appena la gente mette piede sulla ciclabile, manda il cervello in stand-by e non risponde più di quello che fa. Attraversano la strada, poi varcano la ciclabile e improvvisamente non guardano più se sta arrivando qualcuno, magari fermandosi proprio in mezzo, costringendo chi la sta percorrendo a frenare di botto per non investirli. Vi posso assicurare che la maggior parte delle persone che attraversano si comporta così, tanto che quando passo davanti alla zona dei bagni, sia a Cervia che a Valverde/Villamarina di Cesenatico, metto in conto almeno una decina di inchiodate come si deve per non centrare in pieno questa gente che perde improvvisamente l’uso delle proprie capacità mentali.
  • Gli attraversatori. Sono come gli invorniti, con l’unica differenza che non sono a piedi, ma si muovono in bicicletta, in scooter o in moto. Però hanno lo stesso comportamento: appena mettono una ruota del loro mezzo sulla ciclabile, si dimenticano improvvisamente di tutto quel che gli sta capitando attorno, costringendovi all’immancabile frenata con inchiodata per non andargli addosso. Ogni tanto, ma raramente, qualcuno si accorge di aver fatto una cazzata, ma sempre all’ultimo momento, cosa che li porta a pronunciare un flebile “Scusa/Scusi” perché si rendono conto di essere nel torto. Però la volta successiva si comporteranno esattamente allo stesso modo.
  • Gli abusivi. Sono quelli che, nonostante ci sia il marciapiede a fianco completamente libero camminano comunque sulla ciclabile. La cosa si commenta da sé.

Non credo che in nord Europa, dove le ciclabili sono molto diffuse, la gente si comporti in questo modo. Non ci vuol molto a essere civili, sul serio.

Anche voi durante le vostre pedalate estive sul lungomare avete incontrato fauna simile? :)

La playlist dell’estate 2014

SamSmithPlaylist2014

Pensavo in questi giorni che, nei quasi tre anni del nuovo blog, non ho mai dedicato un post alle mie playlist musicali. Sono un notevole consumatore di musica, ma non l’ho mai condiviso in modo organico con voi lettori.

Eccovi quindi quella che sarà, a meno di improbabili sconvolgimenti musicali, la mia playlist per l’estate 2014. I pezzi sono in ordine crescente di gradimento, sono piuttosto variegati come generi e sono quelli che ascolterò maggiormente nei prossimi mesi. Spero di farvi fare qualche scoperta interessante. :)

12) Lady Antebellum – Bartender
Un po’ di country fa sempre bene alla salute. Visto che quest’anno non si può contare sui Rascal Flatts, che hanno sfornato il peggior album della loro carriera, fortuna vuole che i Lady Antebellum, a solo un annetto dal loro precedente lavoro, abbiano sfornato un nuovo singolo, decisamente più convincente dell’ultimo CD. Si intitola Bartender, è molto accattivante, ha un ritornello perfetto ed entra in testa al primo ascolto. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma se nella playlist deve essere presente un pezzo country, non può che essere questo.

11) Rixton – Me and My Broken Heart
In Gran Bretagna, sull’onda del successo degli One Direction, stanno venendo fuori una serie di band dalle sonorità brit-pop come i Lawson (sconosciuti qui da noi), i The Vamps, i 5 Seconds of Summer (sì, sono australiani, lo so) e i Rixton. Sono però questi ultimi ad avere in mano un pezzo che ti si stampa in testa e non se ne va più via, intitolato Me and My Broken Heart. Se i nostri discografici si svegliano, aspettatevelo in radio in autunno.

10) Pharrell Williams (ft. Daft Punk) – Gust of Wind
Caro Pharrell, ci hai ammorbato tutto l’inverno con la tua Happy (che non mi fece, va detto, una grandissima impressione quando la ascoltai la scorsa estate, ma tutti possono sbagliarsi), ma per fortuna te ne sei uscito con un album che non è niente male. Non condivido però la scelta del secondo singolo, perché al posto di Marilyn Monroe, avrei preferito di gran lunga questa Gust of Wind, che non avrebbe assolutamente sfigurato in un repack di Random Access Memories dei Daft Punk, vista la loro presenza. Lo stile è quello.

9) Cesare Cremonini – Logico #1
L’unica canzone italiana presente nella playlist viene da un artista che fino a qualche anno fa odiavo con tutte le mie forze (un giorno vi racconterò di quando litigai col suo bassista Ballo dopo che, con la sua ragazza di allora, passò più di un’ora a un videonoleggio automatico senza prendere niente, con me e altra gente in coda incazzati come coguari). Il buon Cesare è cresciuto album dopo album e Logico #1 ha sonorità che sembrano venire dalla perfida Albione e non dalla terra dei tortellini, delle torri e delle tet… ehm, oltre a un testo davvero bello. Coraggiosa la scelta di non realizzarne un video musicale, ma i risultati dicono che il pezzo è stato in grado di promuoversi da solo. Io però spero in un ripensamento dell’ultima ora…

8) One Direction – You & I/Little Mix – Good Enough
Queste due canzoni sono a parimerito perché condividono il genere (ballad) e in parte anche gli autori. La prima è l’ultimo singolo degli One Direction, contenuta in un album che, va detto, alla fine della fiera, è meglio di quanto avrei potuto immaginare, mentre la seconda è la traccia più struggente dell’ultimo lavoro delle mie adorate Little Mix, vincitrici dell’X-Factor inglese una manciata di anni fa. Non diventerà mai un singolo, ma è un pezzo davvero forte. Beh, lo sono entrambi.

7) Michael Jackson (ft. Justin Timberlake) – Love Never Felt So Good
Personalmente sono contrario agli album postumi, fatti di scarti di registrazione del passato, perché ritengo che se un artista, quando era in vita, ha rinunciato a pubblicare determinate canzoni avrà avuto i suoi motivi. Poi salta fuori un pezzo di 30 anni fa, scritto dal Re del Pop assieme a Paul Anka, che dopo una passata di bianco da parte di Timbaland, che non ne ha snaturato il groove originale, risulta incredibilmente più credibile e attuale di tutto ciò che hanno fatto i suoi epigoni (Bruno Mars e Pharrell in primis). La parte cantata da Justin Timberlake fa il resto. Instant classic.

6) MNEK – Ready for Your Love (Stripped Version)
Questo personaggio dallo pseudonimo degno di un codice fiscale è un ragazzone inglese di origini nigeriane che ha poco più di 20 anni, ma nonostante questo lavora in studio di registrazione da più di un lustro, cosa che gli ha permesso di mettere le mani su singoli di successo di girlband inglesi come Little Mix (Wings) o The Saturdays (All Fired Up). Dallo scorso anno si è anche messo a cantare come vocalist, per Ready for Your Love dei Gorgon City, pezzo EDM di cui è uno degli autori. Per far capire quanto è bravo, ha rilasciato una versione piano e voce della canzone, in cui sfoggia una voce davvero pazzesca. Il suo primo singolo ufficiale, Every Little Word, è molto bello, ma non è al livello del pezzo sopracitato. Però fidatevi, di MNEK nei prossimi mesi sentiremo parlare davvero molto…

5) Austin Mahone – Secret
Questo simil-Justin Bieber sponsorizzato da Lil’ Wayne ha tirato fuori un EP le cui sonorità arrivano dritte dalle boyband di fine anni ’90. Merito del suo produttore RedOne, che non convinceva così tanto dai tempi delle sue collaborazioni con Lady GaGa. Il singolo che dà il titolo all’EP si intitola Secret e sembra il sequel di Everybody (Backstreet’s Back) dei Backstreet Boys, cosa che lo rende irresistibile. Provare per credere.

4) Ricky Martin (ft. Jennifer Lopez & Wisin) – Adrenalina
Le canzoni ufficiali dei mondiali di calcio, quest’anno, sono tutte mediocri. We Are One di Pitbull non lascia nulla, come Vida (cantata dallo stesso Ricky), mentre Dare (La La La) di Shakira fa lo stesso effetto del noto yogurt che sponsorizza. La vera canzone di Brasile 2014 avrebbe dovuto essere Adrenalina, pezzo in origine dell’artista reggaeton Wisin, ma che nel resto del mondo, per ragioni discografiche, è diventato un pezzo di Ricky Martin in cui Wisin e Jennifer Lopez sono solo featured artist. Ciò non toglie che, in qualsiasi versione, il pezzo sia davvero una bomba. Nelle mie fantasie, mi sono immaginato un’eventuale versione italiana del pezzo, con Laura Pausini e Moreno a fare il featuring (pensateci, non è così campata in aria come idea).

3) Ed Sheeran – Sing
Avevo apprezzato molto X, il primo album di Ed Sheeran: testi intimisti e melodie semplici ma d’effetto. Da quanto ho avuto modo di ascoltare, anche il suo secondo album, Sing, presenterà molte canzoni di questo tipo, ma il singolo usato per annunciarlo è una gigantesca paraculata per impazzare in radio. Il binomio Sheeran-Pharrell sulla carta sembrava preannunciare il disastro, ma il risultato finale, come avrete notato, ha convinto tutti.

2) Ariana Grande (ft. Iggy Azalea) – Problem
Ariana Grande è l’ennesima teen actress prestata alla musica (nonostante sia uno scricciolo, mi fa un sangue tremendo), dopo i successi di Miley Cyrus, Selena Gomez e Demi Lovato. Ha già sfornato un album, andato abbastanza bene oltreoceano, di cui però io ho adorato soltanto Almost Is Never Enough, una ballad piano e voce davvero pregevole. La ragazza sembra molto più talentuosa delle sue tre colleghe, tanto che viene soprannominata mini-Mariah, per l’incredibile capacità vocale (ascoltate questa cover di Emotions per rendervene conto). Problem, prodotta da quel genio di Max Martin, che mischia sax anni ’80, parti sussurrate in stile Ying Yang Twins e un ritornello perfetto, la farà inevitabilmente esplodere a livello mondiale. Questo è davvero il singolo pop del 2014, non c’è molto altro da dire.

1) Sam Smith – Leave Your Lover
Abbiamo imparato ad apprezzare la particolarissima vocalità di Sam Smith la scorsa estate, in pezzi di altri artisti in cui faceva da vocalist, come La La La di Naughty Boy e Latch dei Disclosure. Poi sono arrivati i primi singoli da solista e, infine, l’album, In the Lonely Hour, il migliore del 2014 finora secondo me. Leave Your Lover è il singolo utilizzato per lanciare l’album, una struggentissima ballad con un testo incredibile, che non ci si stufa mai di ascoltare. Il video, oltre ad avere come protagonista femminile quella patata astronomica di Daisy Lowe, è molto ambiguo, tale da lasciare spazio a molteplici interpretazioni (chiarite però dall’artista, che ha fatto ufficialmente coming out qualche giorno dopo). Sam Smith ha davanti a sé un futuro davvero radioso e se lo merita assai.

Per comodità, vi ho fatto anche una playlist Spotify, in cui purtroppo però non compaiono Bartender, Ready for Your Love e Leave Your Lover in quanto non presenti su Spotify (non c’è nemmeno l’album di Sam Smith, senza parole).

Buon ascolto! :)

V-Review: Broforce (da fuorigio.co)

BROFORCE

Spesso rifletto su come si è evoluta la storia dei videogiochi e mi ritrovo a pensare che la situazione che si è creata negli ultimi anni era davvero difficile da prevedere. Da una parte giochi con una grafica sempre più fantasmagorica e fotorealistica, mentre dall’altra un ritorno al passato con la pixel art tornata grande protagonista da qualche anno a questa parte, prima su computer e poi, grazie all’avvicinamento tra Sony e gli indie, anche sulle varie console della famiglia PlayStation. E non sono solo coloro che videogiocano da più di due decenni ad aver gradito questo ritorno…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Fuorigio.co all’indirizzo: http://fuorigio.co/2014/05/recensioni/broforce/22685/