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I miei hashtag del 2015

hashtag2015

Mi sembra giusto scrivere un post su quelli che saranno i miei hashtag di riferimento per questo 2015 appena cominciato:

#spendingreview: il re degli hashtag, l’immarcescibile e immortale. Visto che il 2015 sarà un anno in cui bisognerà cercare di mettere sempre più fieno in cascina, lo vedrete come al solito, forse addirittura più spesso.

#spendetelistisoldi: questo hashtag andrà ad accompagnare i miei consigli per gli acquisti, ossia tutto quello che secondo me è meritevole di acquisto da parte vostra (non mia, che devo fare la #spendingreview)

#cristidixit: accompagnerà tutte le mie massime o affermazioni meritevoli di essere tramandate ai posteri

#pagnottella: accompagnerà tutti i tweet, i post e le foto relative a donne che corrispondano ai miei ideali, ossia sotto l’1.60 di altezza e con le curve e la ciccetta nei posti giusti (Scarlett non è l’esempio più lampante di pagnottella, per meglio esplicare il termine vi posto un paio di foto di Jennette McCurdy).

Jennette McCurdy - #pagnottella

Jennette McCurdy - #pagnottella

Se ne potranno aggiungere di nuovi nel corso dell’anno, ovviamente, ma questi sono quelli di riferimento.

#ParrotFlowerPower: il pollice verde tecnologico

Parrot

Il bello della tecnologia è che ci viene soprattutto d’aiuto in quelle cose in cui abbiamo un sacco di difficoltà. Io con le piante non ci ho mai saputo fare, per dire. Diciamo che non mi sono mai interessate più di tanto e, di conseguenza, quelle poche volte in cui ho dovuto star dietro alle piante di casa, ho sempre abbastanza fallito: non so valutare se c’è abbastanza acqua, non so valutare se l’illuminazione che ricevono è corretta e via dicendo. Sì, è un argomento di cui non so proprio una beneamata ceppa (ma d’altronde, mica si può essere tuttologi, no?).

Pianta

Per noi negati nel rapporto con le piante è arrivata in aiuto la tecnologia,  rappresentata in questo caso da Parrot Flower Power. Di che si tratta? Di un sensore wireless (che sembra una fionda senza elastico), che va inserito nella terra della vostra pianticella e grazie al quale, tramite un’applicazione mobile disponibile al momento solo su iOS, potrete ricevere una serie di informazioni utili, che vanno dalla valutazione della quantità d’acqua presente a quella del fertilizzante, dal grado di insolazione alla temperatura.

Globale

Ho ricevuto, assieme al prodotto da testare, una piccola begonia che dopo più di un mese di utilizzo è ancora viva, magari non completamente in salute come all’inizio, ma decisamente in forma. Mi è stato sufficiente aprire l’applicazione regolarmente (ammetto di averlo fatto soltanto nei weekend, cioè quando sono a casa in Romagna, dove ho messo la pianta), ma i vari indicatori mi hanno permesso di tenere sotto controllo tutte quelle cose che, se lasciate al caso, l’avrebbero fatta morire in una settimana o giù di lì.

Menu

La app vi permette di tenere monitorata più di una pianta: per ricevere i dati vi basterà spostare il Parrot Flower Power da un vegetale all’altro e, così, riuscirete ad avere una panoramica di tutte le piante che avete in casa. Che dire quindi? Si tratta di uno strumento che aiuterà sicuramente tutti i più negati a gestire meglio qualsiasi pianta si trovi tra le vostre quattro mura. Personalmente non mi ha cambiato la vita, perché continuo a non provare alcun interesse nei confronti dei vegetali da appartamento (poi, si sa, io sono in continua #spendingreview e le piante costano), ma per chi è davvero negato e volesse provarci, è un aiuto davvero notevole.

BegonieFinal

(Ah, queste sono le begonie dopo più di un mese di utilizzo di Parrot Flower Power).

The Cooking Games: il mio nuovo foodblog

thecookingames.com

Arriva l’estate e arriva anche un nuovo foodblog in rete. Era da tempo che pensavo che sarebbe stato il caso di scorporare le ricette da questo blog, visto che non c’entrano una mazza con tutto il resto e, alla fine, l’ho fatto.

Certo, il dominio era stato comprato più di un anno fa e per tutta una serie di motivi (leggasi: avevo poca voglia) era rimasto parcheggiato in attesa di tempi migliori.

Finalmente, quindi, The Cooking Games ha aperto. Potete accedervi sia dall’indirizzo “ufficiale” http://www.thecookingames.com che da quello “secondario” http://www.giochiincucina.com.

Siccome sono state tutte spostate di là, le vecchie ricette saranno man mano rimosse da questo blog, per evitare problemi di contenuti duplicati ed essere penalizzati in fase di ricerca da Google e affini.

Quindi, buon appetito e buona lettura! :)

Vademecum semiserio sulle piste ciclabili al mare in estate

CerviaCiclabile

Uno dei motivi per cui amo tanto l’estate, oltre al caldo, è per la possibilità di fare lunghe pedalate in bicicletta (sfiga vuole che quest’anno stia passando il primo weekend davvero estivo a letto con la febbre, ma vabbé). Una delle cose per cui siamo molto fortunati al mare è la presenza di numerose piste ciclabili da percorrere, evitando così di stare in strada alla mercé del traffico.

Nei weekend e nelle due settimane centrali d’agosto, il mare diventa più incasinato e caotico di una metropoli, con orde di turisti impazziti che si muovono generando entropia, fottendosene bellamente di qualsiasi norma di comportamento civile soprattutto quando si trovano su una pista ciclabile.

Eppure non è che ci voglia molto: come dice il termine stesso, la ciclabile è un percorso fatto apposta per il transito delle biciclette, su cui dovrebbero essere seguite le stesse norme di comportamento valide per strada. Peccato che, invece, sia una specie di zona franca, dove a subire i maggiori disagi sono proprio i ciclisti che si comportano civilmente.

E a quelli che dicono “Eh, visto che la ciclabile è così, stai in strada”, io rispondo “No cari, in un paese civile le cose dovrebbero funzionare diversamente, non sono io che devo andarmene via visto che è mio diritto passare di lì, ma quelli che non si comportano come si deve”.

Ci sono varie tipologie di personaggi a cui andrebbero insegnate un bel po’ di norme di comportamento. Anche qui, come per strada, dovrebbero fioccare multe se ci si comporta in modo incivile, ma mi rendo conto che è davvero un’utopia.

  • Quelli che procedono uno a fianco all’altro, occupando interamente la ciclabile e impedendo il passaggio a chi arriva più velocemente alle loro spalle. Capisco che vogliate parlarvi, capisco che siate in relax, però l’altra corsia deve essere libera, come accade per strada. Alcuni capiscono che c’è qualcuno in arrivo e si spostano per tempo, ma la maggior parte proprio se ne frega, anzi, sembra addirittura scocciata da chi ha turbato la loro tranquillità.
  • Gli insicuri. Sono quelli che salgono in bicicletta soltanto nella settimana (o più, se sono fortunati) che passano al mare, e si nota subito. Sembra che facciano fatica ad andare avanti, spesso si muovono a zig zag e sono dei veri pericoli pubblici, perché mentre sorpassate c’è il rischio che si spostino verso di voi e, involontariamente, vi facciano cadere. Già accaduto, non è piacevole.
  • I testardi (andrebbero chiamati in un altro modo, ma pazienza). Sono quelli che se ne stanno nel bel mezzo della ciclabile e non si spostano nemmeno se scampanelli continuamente. Non capitano spesso, ma se ne incontrano almeno cinque o sei nel corso di un’estate. Bisogna mettersi in scia e superarli di prepotenza come Marquez in MotoGP, a gomiti larghi se ce n’è bisogno, visto che per qualche strano motivo saranno sempre portati a chiudervi la strada.
  • Gli invorniti. Sarà il fatto di essere in vacanza, non lo so, ma sembra che non appena la gente mette piede sulla ciclabile, manda il cervello in stand-by e non risponde più di quello che fa. Attraversano la strada, poi varcano la ciclabile e improvvisamente non guardano più se sta arrivando qualcuno, magari fermandosi proprio in mezzo, costringendo chi la sta percorrendo a frenare di botto per non investirli. Vi posso assicurare che la maggior parte delle persone che attraversano si comporta così, tanto che quando passo davanti alla zona dei bagni, sia a Cervia che a Valverde/Villamarina di Cesenatico, metto in conto almeno una decina di inchiodate come si deve per non centrare in pieno questa gente che perde improvvisamente l’uso delle proprie capacità mentali.
  • Gli attraversatori. Sono come gli invorniti, con l’unica differenza che non sono a piedi, ma si muovono in bicicletta, in scooter o in moto. Però hanno lo stesso comportamento: appena mettono una ruota del loro mezzo sulla ciclabile, si dimenticano improvvisamente di tutto quel che gli sta capitando attorno, costringendovi all’immancabile frenata con inchiodata per non andargli addosso. Ogni tanto, ma raramente, qualcuno si accorge di aver fatto una cazzata, ma sempre all’ultimo momento, cosa che li porta a pronunciare un flebile “Scusa/Scusi” perché si rendono conto di essere nel torto. Però la volta successiva si comporteranno esattamente allo stesso modo.
  • Gli abusivi. Sono quelli che, nonostante ci sia il marciapiede a fianco completamente libero camminano comunque sulla ciclabile. La cosa si commenta da sé.

Non credo che in nord Europa, dove le ciclabili sono molto diffuse, la gente si comporti in questo modo. Non ci vuol molto a essere civili, sul serio.

Anche voi durante le vostre pedalate estive sul lungomare avete incontrato fauna simile? :)

La playlist dell’estate 2014

SamSmithPlaylist2014

Pensavo in questi giorni che, nei quasi tre anni del nuovo blog, non ho mai dedicato un post alle mie playlist musicali. Sono un notevole consumatore di musica, ma non l’ho mai condiviso in modo organico con voi lettori.

Eccovi quindi quella che sarà, a meno di improbabili sconvolgimenti musicali, la mia playlist per l’estate 2014. I pezzi sono in ordine crescente di gradimento, sono piuttosto variegati come generi e sono quelli che ascolterò maggiormente nei prossimi mesi. Spero di farvi fare qualche scoperta interessante. :)

12) Lady Antebellum – Bartender
Un po’ di country fa sempre bene alla salute. Visto che quest’anno non si può contare sui Rascal Flatts, che hanno sfornato il peggior album della loro carriera, fortuna vuole che i Lady Antebellum, a solo un annetto dal loro precedente lavoro, abbiano sfornato un nuovo singolo, decisamente più convincente dell’ultimo CD. Si intitola Bartender, è molto accattivante, ha un ritornello perfetto ed entra in testa al primo ascolto. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma se nella playlist deve essere presente un pezzo country, non può che essere questo.

11) Rixton – Me and My Broken Heart
In Gran Bretagna, sull’onda del successo degli One Direction, stanno venendo fuori una serie di band dalle sonorità brit-pop come i Lawson (sconosciuti qui da noi), i The Vamps, i 5 Seconds of Summer (sì, sono australiani, lo so) e i Rixton. Sono però questi ultimi ad avere in mano un pezzo che ti si stampa in testa e non se ne va più via, intitolato Me and My Broken Heart. Se i nostri discografici si svegliano, aspettatevelo in radio in autunno.

10) Pharrell Williams (ft. Daft Punk) – Gust of Wind
Caro Pharrell, ci hai ammorbato tutto l’inverno con la tua Happy (che non mi fece, va detto, una grandissima impressione quando la ascoltai la scorsa estate, ma tutti possono sbagliarsi), ma per fortuna te ne sei uscito con un album che non è niente male. Non condivido però la scelta del secondo singolo, perché al posto di Marilyn Monroe, avrei preferito di gran lunga questa Gust of Wind, che non avrebbe assolutamente sfigurato in un repack di Random Access Memories dei Daft Punk, vista la loro presenza. Lo stile è quello.

9) Cesare Cremonini – Logico #1
L’unica canzone italiana presente nella playlist viene da un artista che fino a qualche anno fa odiavo con tutte le mie forze (un giorno vi racconterò di quando litigai col suo bassista Ballo dopo che, con la sua ragazza di allora, passò più di un’ora a un videonoleggio automatico senza prendere niente, con me e altra gente in coda incazzati come coguari). Il buon Cesare è cresciuto album dopo album e Logico #1 ha sonorità che sembrano venire dalla perfida Albione e non dalla terra dei tortellini, delle torri e delle tet… ehm, oltre a un testo davvero bello. Coraggiosa la scelta di non realizzarne un video musicale, ma i risultati dicono che il pezzo è stato in grado di promuoversi da solo. Io però spero in un ripensamento dell’ultima ora…

8) One Direction – You & I/Little Mix – Good Enough
Queste due canzoni sono a parimerito perché condividono il genere (ballad) e in parte anche gli autori. La prima è l’ultimo singolo degli One Direction, contenuta in un album che, va detto, alla fine della fiera, è meglio di quanto avrei potuto immaginare, mentre la seconda è la traccia più struggente dell’ultimo lavoro delle mie adorate Little Mix, vincitrici dell’X-Factor inglese una manciata di anni fa. Non diventerà mai un singolo, ma è un pezzo davvero forte. Beh, lo sono entrambi.

7) Michael Jackson (ft. Justin Timberlake) – Love Never Felt So Good
Personalmente sono contrario agli album postumi, fatti di scarti di registrazione del passato, perché ritengo che se un artista, quando era in vita, ha rinunciato a pubblicare determinate canzoni avrà avuto i suoi motivi. Poi salta fuori un pezzo di 30 anni fa, scritto dal Re del Pop assieme a Paul Anka, che dopo una passata di bianco da parte di Timbaland, che non ne ha snaturato il groove originale, risulta incredibilmente più credibile e attuale di tutto ciò che hanno fatto i suoi epigoni (Bruno Mars e Pharrell in primis). La parte cantata da Justin Timberlake fa il resto. Instant classic.

6) MNEK – Ready for Your Love (Stripped Version)
Questo personaggio dallo pseudonimo degno di un codice fiscale è un ragazzone inglese di origini nigeriane che ha poco più di 20 anni, ma nonostante questo lavora in studio di registrazione da più di un lustro, cosa che gli ha permesso di mettere le mani su singoli di successo di girlband inglesi come Little Mix (Wings) o The Saturdays (All Fired Up). Dallo scorso anno si è anche messo a cantare come vocalist, per Ready for Your Love dei Gorgon City, pezzo EDM di cui è uno degli autori. Per far capire quanto è bravo, ha rilasciato una versione piano e voce della canzone, in cui sfoggia una voce davvero pazzesca. Il suo primo singolo ufficiale, Every Little Word, è molto bello, ma non è al livello del pezzo sopracitato. Però fidatevi, di MNEK nei prossimi mesi sentiremo parlare davvero molto…

5) Austin Mahone – Secret
Questo simil-Justin Bieber sponsorizzato da Lil’ Wayne ha tirato fuori un EP le cui sonorità arrivano dritte dalle boyband di fine anni ’90. Merito del suo produttore RedOne, che non convinceva così tanto dai tempi delle sue collaborazioni con Lady GaGa. Il singolo che dà il titolo all’EP si intitola Secret e sembra il sequel di Everybody (Backstreet’s Back) dei Backstreet Boys, cosa che lo rende irresistibile. Provare per credere.

4) Ricky Martin (ft. Jennifer Lopez & Wisin) – Adrenalina
Le canzoni ufficiali dei mondiali di calcio, quest’anno, sono tutte mediocri. We Are One di Pitbull non lascia nulla, come Vida (cantata dallo stesso Ricky), mentre Dare (La La La) di Shakira fa lo stesso effetto del noto yogurt che sponsorizza. La vera canzone di Brasile 2014 avrebbe dovuto essere Adrenalina, pezzo in origine dell’artista reggaeton Wisin, ma che nel resto del mondo, per ragioni discografiche, è diventato un pezzo di Ricky Martin in cui Wisin e Jennifer Lopez sono solo featured artist. Ciò non toglie che, in qualsiasi versione, il pezzo sia davvero una bomba. Nelle mie fantasie, mi sono immaginato un’eventuale versione italiana del pezzo, con Laura Pausini e Moreno a fare il featuring (pensateci, non è così campata in aria come idea).

3) Ed Sheeran – Sing
Avevo apprezzato molto X, il primo album di Ed Sheeran: testi intimisti e melodie semplici ma d’effetto. Da quanto ho avuto modo di ascoltare, anche il suo secondo album, Sing, presenterà molte canzoni di questo tipo, ma il singolo usato per annunciarlo è una gigantesca paraculata per impazzare in radio. Il binomio Sheeran-Pharrell sulla carta sembrava preannunciare il disastro, ma il risultato finale, come avrete notato, ha convinto tutti.

2) Ariana Grande (ft. Iggy Azalea) – Problem
Ariana Grande è l’ennesima teen actress prestata alla musica (nonostante sia uno scricciolo, mi fa un sangue tremendo), dopo i successi di Miley Cyrus, Selena Gomez e Demi Lovato. Ha già sfornato un album, andato abbastanza bene oltreoceano, di cui però io ho adorato soltanto Almost Is Never Enough, una ballad piano e voce davvero pregevole. La ragazza sembra molto più talentuosa delle sue tre colleghe, tanto che viene soprannominata mini-Mariah, per l’incredibile capacità vocale (ascoltate questa cover di Emotions per rendervene conto). Problem, prodotta da quel genio di Max Martin, che mischia sax anni ’80, parti sussurrate in stile Ying Yang Twins e un ritornello perfetto, la farà inevitabilmente esplodere a livello mondiale. Questo è davvero il singolo pop del 2014, non c’è molto altro da dire.

1) Sam Smith – Leave Your Lover
Abbiamo imparato ad apprezzare la particolarissima vocalità di Sam Smith la scorsa estate, in pezzi di altri artisti in cui faceva da vocalist, come La La La di Naughty Boy e Latch dei Disclosure. Poi sono arrivati i primi singoli da solista e, infine, l’album, In the Lonely Hour, il migliore del 2014 finora secondo me. Leave Your Lover è il singolo utilizzato per lanciare l’album, una struggentissima ballad con un testo incredibile, che non ci si stufa mai di ascoltare. Il video, oltre ad avere come protagonista femminile quella patata astronomica di Daisy Lowe, è molto ambiguo, tale da lasciare spazio a molteplici interpretazioni (chiarite però dall’artista, che ha fatto ufficialmente coming out qualche giorno dopo). Sam Smith ha davanti a sé un futuro davvero radioso e se lo merita assai.

Per comodità, vi ho fatto anche una playlist Spotify, in cui purtroppo però non compaiono Bartender, Ready for Your Love e Leave Your Lover in quanto non presenti su Spotify (non c’è nemmeno l’album di Sam Smith, senza parole).

Buon ascolto! :)

Se non sai vendere te stesso, non potrai mai vendere nient’altro

VendereSèStessi

Una delle discussioni cicliche che faccio spesso, sia nella vita di tutti giorni che in rete, è quella relativa alle capacità commerciali delle persone, sia per quanto riguarda la vendita classica che per quella, forse più importante, relativa al vendere sé stessi.

E’ una discussione che, solitamente, è strettamente legata a una mia teoria, secondo la quale se non si possiede una determinata abilità o una certa skill non sarà possibile impararla. Ci sono skill che scopriamo di avere subito e altre che sono invece “dormienti” e saltano fuori nel momento in cui decidiamo di impegnarci e di applicarci.

A me è successo con la cucina, per esempio, come dimostrano i post che vedete su questo blog ormai da un paio d’anni. Ho scoperto che mi piaceva, mi sono appassionato e i risultati sono venuti fuori. Con gli strumenti musicali, invece, nonostante l’impegno e l’applicazione, non c’è mai stato verso. Ci ho provato, più volte, ma i risultati erano davvero disastrosi. Mi vien quindi da dire, facendo un paragone con i videogiochi, che la skill “cucinare” faceva parte del gruppo di abilità di cui disponevo (ma era solo a livello 1), mentre la skill “suonare uno strumento” non faceva invece parte di questo pool. E, non essendo presente, non era nemmeno imparabile o perfezionabile.

Trovo che la skill commerciale sia proprio una delle tante che mi manca: non sono né un bravo venditore di me stesso, né di qualsiasi altra cosa. La motivazione l’ho spiegata in una serie di commenti a un post su Facebook che parlava proprio di questo argomento:

Io trovo che per vendere sia necessario mentire e che il concetto di “menzogna” sia estremamente personale. Perché per me la menzogna non è soltanto “ti dico A, ma in realtà è B”, ma anche nascondere o omettere rientrano nella categoria.

E per vendere, spesso si enfatizzano i pregi e si omettono o celano i difetti. Non è una vendita “di rapina” perché non stai dicendo balle in senso lato, ma stai puntando sulle cose positive quando magari ciò che stai tentando di vendere ha anche cose negative, che però ometti, nascondi o riduci di importanza, perché altrimenti non riusciresti a vendere.

Faccio due esempi molto semplici:
– Se un’azienda mi dice che un abbonamento costerà 29,90 € al mese e poi in fattura mensile gli Euro mensili diventano 34,90 €, allora ha detto una menzogna bella e buona.
– Se un’azienda mi dice che un abbonamento costerà 29,90 € al mese, però poi non specifica che questo prezzo promozionale durerà soltanto 6 mesi (per passare a, tipo, 39,90 € al mese) e che le spese di disattivazione abbonamento sono pari a 100 €, non mi ha detto una balla vera e propria, però ha omesso una serie di particolari che avrebbero potuto influire sulla mia scelta e spingermi a non procedere. Non è una menzogna, è una omissione, ma per me sono la stessa cosa.

Approfondisco parlando di una cosa personale: io dico sempre che non riesco a vendere me stesso né sul lavoro, né con le persone, perché mi piace essere trasparente fin da subito, per rispetto nei confronti altrui e per carattere.

Ergo, metto sullo stesso piano pregi e difetti, senza enfatizzare né l’una né l’altra categoria. Il problema è che i difetti vengono sempre percepiti in modo molto peggiore dei pregi, mentre per vendere bene me stesso dovrei puntare sui miei punti di forza e omettere/nascondere/celare i punti deboli. Solo che non ne sono capace.

Ci ho provato, ma per un selezionatore o per chiunque sia abituato a giudicare persone, è facilissimo capire dalle mie microespressioni e dal linguaggio del corpo che non sono a mio agio perché non sono trasparente fino in fondo. E in un mondo come quello odierno, tutto basato sull’apparire e sulla perfezione, che ripudia le imperfezioni, è un grosso limite.

Inutile dire che, se non riesco a vendere me stesso, non potrò mai vendere nient’altro. Non ho questa skill, non fa parte del mio carattere. Se ne facesse parte, anche solo in maniera minimale, potrei migliorarla o perfezionarla (come è stato per la cucina, io fino a 30 anni non avevo mai cucinato nulla), ma se non la possiedo, ritengo di non poterla imparare.
E la cosa si complica perché poi va fortemente a cozzare con quelli che sono i miei principi personali, ossia che non so assolutamente mentire.

A questo punto si potrebbe scatenare un dibattito sulla necessità di doversi comportare in un certo modo, nel mondo odierno, per puro senso di sopravvivenza. Ma per come la vedo io, non trovo che sia logico “peggiorarsi” per ottenere dei risultati. Bisognerebbe mirare sempre a migliorarsi, nella mia ottica.

Però mi rendo conto che è una visione estremamente personale.

Ergo, feel free to discuss (quei nei commenti, su Facebook, su Twitter, dove volete). :)

Ti stai lamentando! No, sto facendo una constatazione

Constatazione

Sono una persona abbastanza fumantina, lo devo ammettere. Ma tendo ad arrabbiarmi soprattutto quando qualcuno sostiene che io stia facendo qualcosa che, in realtà, io non sto assolutamente facendo.

Si dice spesso che io mi lamenti, quando in realtà non è così: io nella maggior parte dei casi faccio constatazioni. E visto che qui si continua a confondere constatazione con lamentela, provo a spiegare la differenza tra le due espressioni.

Constatazione -> “quell’aggeggio costa tanto”.
Lamentela -> “quell’aggeggio costa tanto, ladri di merda, non avrete mai i miei soldi” (e via dicendo).

La prima è un “fact“, una definizione asettica, mentre nel secondo caso ho aggiunto una mia considerazione personale, dovuta all’insofferenza e al fastidio nei confronti del prezzo.

Altro esempio:
Constatazione -> “sono single, non ho una donna”.
Lamentela -> “sono single, non ho una donna, me misero, me tapino, sono piccolo e nero, sono Calimero”.

Ogni tanto mi scappano anche frasi del secondo tipo, ma è raro, solo che la quasi totalità delle persone con cui parlo tende a vedere la lamentela anche nel primo tipo di frase, dove invece sto semplicemente indicando un fatto, senza fare altre considerazioni.

Certo, io affermo quasi sempre pensieri che da molti potrebbero essere visti come negativi. Sono molti di più i “non ho” rispetto agli “ho“, ma se nella mia vita capitano più cose relative alla prima categoria, che devo farci?

Nel 99% dei casi sono affermazioni asettiche, in cui non c’è nulla di positivo o negativo. Sto semplicemente dicendo “le cose stanno così“, sto esponendo un fatto e nulla più.

Sgretolare le convenzioni sociali è difficilissimo.

Non c’è peggior fallito di chi voglia fallire #life

FallitoChiVuolFallire

Tutto è cominciato qualche giorno fa, chiacchierando con ex-colleghi e amici. Son tornato a pensare al passato e ai miei rimpianti per certe idiozie con il gentil sesso. Poi, ho annunciato su Facebook che avrei raccontato queste storielle.

Ed eccole qua:

La prima storia è carina, la seconda è molto più divertente (e ridicola).

Buona lettura. :)

Una relazione complicata (a.k.a. Io e il vil denaro)

Money

E così, come promesso qualche settimana fa nello State of the Union 2013, è venuto il momento di parlare di quello che è forse il rapporto più irrisolto e complicato della mia vita, quello con il vil denaro.

Ho pubblicato il post sul mio Tumblr qualche settimana fa. Se vi interessa (attenzione, è lunghissimo), gli potete dare un’occhiata qui: http://mcclanelivefree.tumblr.com/post/75629820886/una-relazione-complicata-a-k-a-io-e-il-vil-denaro :)