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La playlist dell’estate 2014

SamSmithPlaylist2014

Pensavo in questi giorni che, nei quasi tre anni del nuovo blog, non ho mai dedicato un post alle mie playlist musicali. Sono un notevole consumatore di musica, ma non l’ho mai condiviso in modo organico con voi lettori.

Eccovi quindi quella che sarà, a meno di improbabili sconvolgimenti musicali, la mia playlist per l’estate 2014. I pezzi sono in ordine crescente di gradimento, sono piuttosto variegati come generi e sono quelli che ascolterò maggiormente nei prossimi mesi. Spero di farvi fare qualche scoperta interessante. :)

12) Lady Antebellum – Bartender
Un po’ di country fa sempre bene alla salute. Visto che quest’anno non si può contare sui Rascal Flatts, che hanno sfornato il peggior album della loro carriera, fortuna vuole che i Lady Antebellum, a solo un annetto dal loro precedente lavoro, abbiano sfornato un nuovo singolo, decisamente più convincente dell’ultimo CD. Si intitola Bartender, è molto accattivante, ha un ritornello perfetto ed entra in testa al primo ascolto. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma se nella playlist deve essere presente un pezzo country, non può che essere questo.

11) Rixton – Me and My Broken Heart
In Gran Bretagna, sull’onda del successo degli One Direction, stanno venendo fuori una serie di band dalle sonorità brit-pop come i Lawson (sconosciuti qui da noi), i The Vamps, i 5 Seconds of Summer (sì, sono australiani, lo so) e i Rixton. Sono però questi ultimi ad avere in mano un pezzo che ti si stampa in testa e non se ne va più via, intitolato Me and My Broken Heart. Se i nostri discografici si svegliano, aspettatevelo in radio in autunno.

10) Pharrell Williams (ft. Daft Punk) – Gust of Wind
Caro Pharrell, ci hai ammorbato tutto l’inverno con la tua Happy (che non mi fece, va detto, una grandissima impressione quando la ascoltai la scorsa estate, ma tutti possono sbagliarsi), ma per fortuna te ne sei uscito con un album che non è niente male. Non condivido però la scelta del secondo singolo, perché al posto di Marilyn Monroe, avrei preferito di gran lunga questa Gust of Wind, che non avrebbe assolutamente sfigurato in un repack di Random Access Memories dei Daft Punk, vista la loro presenza. Lo stile è quello.

9) Cesare Cremonini – Logico #1
L’unica canzone italiana presente nella playlist viene da un artista che fino a qualche anno fa odiavo con tutte le mie forze (un giorno vi racconterò di quando litigai col suo bassista Ballo dopo che, con la sua ragazza di allora, passò più di un’ora a un videonoleggio automatico senza prendere niente, con me e altra gente in coda incazzati come coguari). Il buon Cesare è cresciuto album dopo album e Logico #1 ha sonorità che sembrano venire dalla perfida Albione e non dalla terra dei tortellini, delle torri e delle tet… ehm, oltre a un testo davvero bello. Coraggiosa la scelta di non realizzarne un video musicale, ma i risultati dicono che il pezzo è stato in grado di promuoversi da solo. Io però spero in un ripensamento dell’ultima ora…

8) One Direction – You & I/Little Mix – Good Enough
Queste due canzoni sono a parimerito perché condividono il genere (ballad) e in parte anche gli autori. La prima è l’ultimo singolo degli One Direction, contenuta in un album che, va detto, alla fine della fiera, è meglio di quanto avrei potuto immaginare, mentre la seconda è la traccia più struggente dell’ultimo lavoro delle mie adorate Little Mix, vincitrici dell’X-Factor inglese una manciata di anni fa. Non diventerà mai un singolo, ma è un pezzo davvero forte. Beh, lo sono entrambi.

7) Michael Jackson (ft. Justin Timberlake) – Love Never Felt So Good
Personalmente sono contrario agli album postumi, fatti di scarti di registrazione del passato, perché ritengo che se un artista, quando era in vita, ha rinunciato a pubblicare determinate canzoni avrà avuto i suoi motivi. Poi salta fuori un pezzo di 30 anni fa, scritto dal Re del Pop assieme a Paul Anka, che dopo una passata di bianco da parte di Timbaland, che non ne ha snaturato il groove originale, risulta incredibilmente più credibile e attuale di tutto ciò che hanno fatto i suoi epigoni (Bruno Mars e Pharrell in primis). La parte cantata da Justin Timberlake fa il resto. Instant classic.

6) MNEK – Ready for Your Love (Stripped Version)
Questo personaggio dallo pseudonimo degno di un codice fiscale è un ragazzone inglese di origini nigeriane che ha poco più di 20 anni, ma nonostante questo lavora in studio di registrazione da più di un lustro, cosa che gli ha permesso di mettere le mani su singoli di successo di girlband inglesi come Little Mix (Wings) o The Saturdays (All Fired Up). Dallo scorso anno si è anche messo a cantare come vocalist, per Ready for Your Love dei Gorgon City, pezzo EDM di cui è uno degli autori. Per far capire quanto è bravo, ha rilasciato una versione piano e voce della canzone, in cui sfoggia una voce davvero pazzesca. Il suo primo singolo ufficiale, Every Little Word, è molto bello, ma non è al livello del pezzo sopracitato. Però fidatevi, di MNEK nei prossimi mesi sentiremo parlare davvero molto…

5) Austin Mahone – Secret
Questo simil-Justin Bieber sponsorizzato da Lil’ Wayne ha tirato fuori un EP le cui sonorità arrivano dritte dalle boyband di fine anni ’90. Merito del suo produttore RedOne, che non convinceva così tanto dai tempi delle sue collaborazioni con Lady GaGa. Il singolo che dà il titolo all’EP si intitola Secret e sembra il sequel di Everybody (Backstreet’s Back) dei Backstreet Boys, cosa che lo rende irresistibile. Provare per credere.

4) Ricky Martin (ft. Jennifer Lopez & Wisin) – Adrenalina
Le canzoni ufficiali dei mondiali di calcio, quest’anno, sono tutte mediocri. We Are One di Pitbull non lascia nulla, come Vida (cantata dallo stesso Ricky), mentre Dare (La La La) di Shakira fa lo stesso effetto del noto yogurt che sponsorizza. La vera canzone di Brasile 2014 avrebbe dovuto essere Adrenalina, pezzo in origine dell’artista reggaeton Wisin, ma che nel resto del mondo, per ragioni discografiche, è diventato un pezzo di Ricky Martin in cui Wisin e Jennifer Lopez sono solo featured artist. Ciò non toglie che, in qualsiasi versione, il pezzo sia davvero una bomba. Nelle mie fantasie, mi sono immaginato un’eventuale versione italiana del pezzo, con Laura Pausini e Moreno a fare il featuring (pensateci, non è così campata in aria come idea).

3) Ed Sheeran – Sing
Avevo apprezzato molto X, il primo album di Ed Sheeran: testi intimisti e melodie semplici ma d’effetto. Da quanto ho avuto modo di ascoltare, anche il suo secondo album, Sing, presenterà molte canzoni di questo tipo, ma il singolo usato per annunciarlo è una gigantesca paraculata per impazzare in radio. Il binomio Sheeran-Pharrell sulla carta sembrava preannunciare il disastro, ma il risultato finale, come avrete notato, ha convinto tutti.

2) Ariana Grande (ft. Iggy Azalea) – Problem
Ariana Grande è l’ennesima teen actress prestata alla musica (nonostante sia uno scricciolo, mi fa un sangue tremendo), dopo i successi di Miley Cyrus, Selena Gomez e Demi Lovato. Ha già sfornato un album, andato abbastanza bene oltreoceano, di cui però io ho adorato soltanto Almost Is Never Enough, una ballad piano e voce davvero pregevole. La ragazza sembra molto più talentuosa delle sue tre colleghe, tanto che viene soprannominata mini-Mariah, per l’incredibile capacità vocale (ascoltate questa cover di Emotions per rendervene conto). Problem, prodotta da quel genio di Max Martin, che mischia sax anni ’80, parti sussurrate in stile Ying Yang Twins e un ritornello perfetto, la farà inevitabilmente esplodere a livello mondiale. Questo è davvero il singolo pop del 2014, non c’è molto altro da dire.

1) Sam Smith – Leave Your Lover
Abbiamo imparato ad apprezzare la particolarissima vocalità di Sam Smith la scorsa estate, in pezzi di altri artisti in cui faceva da vocalist, come La La La di Naughty Boy e Latch dei Disclosure. Poi sono arrivati i primi singoli da solista e, infine, l’album, In the Lonely Hour, il migliore del 2014 finora secondo me. Leave Your Lover è il singolo utilizzato per lanciare l’album, una struggentissima ballad con un testo incredibile, che non ci si stufa mai di ascoltare. Il video, oltre ad avere come protagonista femminile quella patata astronomica di Daisy Lowe, è molto ambiguo, tale da lasciare spazio a molteplici interpretazioni (chiarite però dall’artista, che ha fatto ufficialmente coming out qualche giorno dopo). Sam Smith ha davanti a sé un futuro davvero radioso e se lo merita assai.

Per comodità, vi ho fatto anche una playlist Spotify, in cui purtroppo però non compaiono Bartender, Ready for Your Love e Leave Your Lover in quanto non presenti su Spotify (non c’è nemmeno l’album di Sam Smith, senza parole).

Buon ascolto! :)

Il mio 2013: bilanci e speranze

2013

Mancano poco più di 24 ore alla fine dell’anno e, come capita sempre in questo periodo, è il momento di tirare le somme dei 12 mesi appena trascorsi.

Come capita ormai da qualche anno, questi sono anche i giorni dello State of the Union, il lunghissimo post in cui faccio un bilancio dell’anno che sta per finire. Un po’ di auto-analisi che non guasta mai e che, ho notato, ha sempre un ottimo numero di lettori. Lo trovate qui.

Nel frattempo, a me non rimane che augurarvi un buon anno, oltre che di passare un bel capodanno. Ci si rilegge nell’anno nuovo! :)

Tutta la Campagna Social dei Daft Punk (da Wired.it)

DaftPunk

Oggi esce Random Access Memories, il nuovo e attesissimo album dei Daft Punk (recensito in anteprima qui). Si tratta del quarto album per il duo francese (quinto se vogliamo proprio considerare la colonna sonora di Tron Legacy). E’ trascorso quasi un decennio da Human After All, uscito nel 2004 e di acqua sotto i ponti, nel mondo musicale, ne è passata davvero tanta. Il modo in cui gli utenti ascoltano musica è cambiato, come anche il modo di promuoverla. L’utilizzo intelligente del Web è indispensabile per riuscire nell’intento di vendere e la coppia formata da Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem Christo ha dimostrato negli ultimi mesi di sapersela cavare sui social media e di saper sfruttare la rete come pochi altri (grazie all’aiuto di un’agenzia specializzata, Biz3).

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://daily.wired.it/news/internet/2013/05/21/daft-punk-social-media-nuovo-album-247819.html.

Il mio 2012: consapevolezze e bilanci

2012

Beh, siamo così arrivati all’ultimo giorno del 2012. Il mondo non è finito e siamo ancora tutti vivi e vegeti. Devo dire che per il sottoscritto, quest’anno non è andato affatto male.

Raramente parlo della mia vita su questo blog, però voglio sfruttare questo 31 Dicembre e per linkarvi un post che ho scritto sull’altro spazio in rete su cui posto ogni tanto qualche riflessione molto personale, il mio Tumblr.

Come dodici mesi fa, ho scritto un lunghissimo post sul mio 2012, su quel che ho fatto, su quel che ho vissuto, su quel che ho imparato e su quel che ho capito. Se avete voglia di leggerlo, lo trovate qui.

Nel frattempo, a me non rimane che augurarvi un buon anno, oltre che di passare un bel capodanno. Ci si rilegge nell’anno nuovo! :)

Video: Christina Aguilera – Your Body

Gli ultimi anni della carriera di Christina Aguilera non sono stati proprio facilissimi. Mentre quella della rivale di sempre Britney procedeva senza soste, Xtina ha ha trovato sulla sua strada anche Lady GaGa. Ed è forse l’aver cercato una rivalità con Miss Germanotta ad averla particolarmente danneggiata, visto che avrebbe potuto andare avanti per la sua strada ed evitare di scendere su un ring in cui avrebbe inevitabilmente perso. Bionic era un album molto strano, con diverse chicche di un certo spessore (che conservo ancora sul mio iPod). La Aguilera poi aveva visto lontano e si era fatta scrivere parecchi pezzi da Sia, prima che tutti gli altri (Guetta, Flo Rida, Rihanna e compagnia cantante) si accorgessero del suo talento come autrice. Le uniche note stonate erano proprio le canzoni nate per scimmiottare lo stile della Germanotta, come Not Myself Tonight, singolo che non c’entrava davvero nulla con la maggior parte dell’album.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=6cfCgLgiFDM]

Moves Like Jagger e la partecipazione come giudice a The Voice sono servite a riportarla sulla retta via, mentre Your Body, il nuovo singolo, ha tutte le potenzialità per diventare una hit. Prodotto da Max Martin e Shellback, può contare su un beat semplice ma efficace e su un testo alquanto “spinto”, che ci riporta direttamente ai tempi di Dirrty in una dimensione in cui Xtina si muove davvero bene. La voce è quella potentissima di sempre e il pezzo, che in mani altrui avrebbe corso il rischio di sembrare banale, qui diventa trascinante. Il video, invece, è molto GaGa-esque, ma non è affatto un male. Diretto dall’esperta Melina Matsoukas (sì, la stessa di Just Dance e di We Found Love di Rihanna), il clip sembra quasi uno spin-off di Telephone, tra pick-up ed esplosioni rosate, vernice al posto del sangue e un tripudio di colori, contrastati da una fotografia naturale e senza particolari eccessi. Io l’ho apprezzato molto, come la canzone. Ben fatto Xtina, adesso speriamo che l’album sia all’altezza delle aspettative.

Video: Leona Lewis – Trouble

Nonostante l’immensa bravura e l’incredibile talento, la carriera discografica di Leona Lewis ha seguito, negli ultimi due anni, un percorso molto simile a quello di gran parte di coloro che sono usciti da un talent show. Grande successo al primo album, poi flop con il secondo (che brutto non era affatto, semplicemente non aveva singoli trascinanti come Bleeding Love) e quindi totale indecisione da parte della casa discografica su cosa farle cantare. Collide è stato l’esempio di come si possa andare molto vicini a distruggere una carriera in poche mosse. Canzone pessima, assolutamente non adatta alla ragazza inglese, che ha portato al rinvio di quasi un anno del suo terzo album, inizialmente previsto per il 2011. Quasi 12 mesi dopo, sembra che finalmente Leona Lewis sia tornata in carreggiata.

Trouble è il titolo del nuovo singolo, un pezzo dalle influenze trip-hop che Leona ha scritto assieme alla star di questo periodo Emeli Sandé e al suo produttore Naughty Boy (tanto che assomiglia tantissimo a Heaven, hit della Sandé dello scorso anno, in cui la cantante scozzese ricordava tantissimo la Lewis). Il pezzo, che trae ispirazione dalle fasi finali della relazione tra Leona e il fidanzato storico, è davvero bellissimo, entra in circolo al primo ascolto e addirittura il featuring di Childish Gambino (alias Donald Glover, uno dei protagonisti della serie Community) è uno dei rap più azzeccati che mi sia capitato di sentire in un pezzo “pop” da un po’ di tempo a questa parte. Il video, che presenta una versione alternativa della canzone, senza rap, vede la partecipazione di Colton Haynes, attore della serie di MTV Teen Wolf, e veste perfettamente il pezzo. Speriamo che Trouble sia un bell’apripista per Glassheart, il nuovo album, per cui ho grandi aspettative.

Video: The Script (ft. will.I.am) – Hall of Fame

In pochi anni di attività, i The Script hanno saputo ritagliarsi una posizione di tutto rispetto nel mondo del pop. Questa band irlandese, di cui due componenti su tre sono musicist che hanno lavorato per anni negli USA con produttori come Dallas Austin e Teddy Riley, ha colpito per l’ottimo esordio, che conteneva bellissimi pezzi come We Try, The Man Who Can’t Be Moved e Breakeven, facendolo però seguire da un secondo CD in cui parevano persi gli spunti dell’opera prima, per passare a un sound da wannabe-U2, che non gli si addiceva per niente.

Sull’onda dell’apparizione del loro frontman Danny O’ Donoghue come giudice nell’edizione UK del talent show The Voice, la band ha confezionato un validissimo nuovo singolo, che vede la partecipazione di un altro giudice della trasmissione, il prezzemolino will.I.am (ex-Black Eyed Peas). Apripista del nuovo album, #3, in uscita alla fine di questa settimana, il pezzo si intitola Hall of Fame. Basata su un coinvolgente riff di piano, su cui si innestano le tipiche ritmiche ispirate a reggae e R&B del gruppo irlandese, la canzone ha il classico testo “ispirational” che invita a non mollare mai. Il video ha un concept piuttosto semplice, ma efficace e azzeccato, che intervalla scene della band suonante, assieme a un will.I.am incredibilmente non fastidioso, a mini inserti narrativi dedicati a queste persone che devono entrare nella loro personale “hall of fame”. Un bel singolo, che fa sperare per un album all’altezza del loro esordio.

Video: Justin Bieber (ft. Big Sean) – As Long As You Love Me

Se anche Justin Bieber si dà alla dubstep vuol dire che ormai questo genere ha perso tutta quell’aura di unicità che lo rendeva diverso dal resto della musica elettronica. Certo, Skrillex, tanto per fare un nome conosciuto, è tutt’altra cosa, ma di questo passo ci ritroveremo a vedere una collaborazione tra i due, tanto la fascia d’età è più o meno la stessa (Bieber è del 1994, Skrillex del 1988 e io mi sento terribilmente vecchio). Va comunque detto che il secondo singolo tratto da Believe, album che avrebbe dovuto segnare il passaggio alla musica “adulta” per il giovane artista canadese, tutto sommato non funziona nemmeno troppo male.

Prodotta dall’espertissimo Rodney “Darkchild” Jenkins, la canzone, che vede la partecipazione del rapper Big Sean (della scuderia di Kanye West), unisce dubstep e dance ed è dotata di un ritornello che va perfettamente a segno. Il video, diretto da Anthony Mandler (Unfaithful e Disturbia per Rihanna, tanto per citarne un paio), è un cortometraggio, dalla storia piuttosto banale (non ve la spoilero, guardatelo), ma che grazie alla presenza di Michael Madsen, a una regia che prende ispirazione da diversi capolavori clippari del passato (uno su tutti, Badi di Michael Jackson) e un bel montaggio, risulta comunque piuttosto godibile. E adesso vediamo quante Beliebers verranno a leggersi questo post. :)

Video: PSY – Gangnam Style

Ammetto di essere totalmente ignorante sul K-Pop. Sono curioso, è un genere musicale talmente stravagante e ricco di idee che mi verrebbe voglia di approfondirlo, per capire cosa c’è dietro e cosa attira il folto pubblico che lo segue, ma per il momento preferisco starne alla larga (ma prima o poi passerò qualche serata a informarmi, lo so). Uno dei fenomeni musicali/virali di questa estate è stato senza dubbio Gangnam Style di PSY, pezzo electro/dance/rap proveniente dalla Corea del Sud. Il video ha superato i 35 milioni di visite in un mese, generando poi una quantità di UGC davvero notevole, tra video di risposta, gif animate, meme e chi più ne ha più ne metta (vogliamo aggiungerci anche il remix con Hyuna, cantante pop coreana, tra le protagoniste del video originale, fuori da 3 giorni al momento in cui scrivo, che ha già raggiunto i 7 milioni di visite).

Che cos’ha di speciale il pezzo? Assolutamente nulla, soprattutto se non si capisce il testo, che è in coreano. Leggendone la traduzione si capisce che la canzone è dedicata alla “ragazza perfetta”, quella che sa quando starsene tranquilla e quando invece deve dare sfogo a tutti i suoi istinti più primordiali. E che cosa sarebbe poi Gangnam? Semplicemente un quartiere di Seoul in cui il lusso e la moda la fanno da padroni. Nulla di speciale, quindi. E’ però il video a essere  irresistibile, per la sua stravaganza e per il suo essere completamente sopra le righe. Lo stranissimo ballo di PSY, il cantante, è talmente fuori di testa da renderlo perfetto per imitazioni, emulazioni e tutto quel che accade di solito in questi casi. Ho provato a resistere un po’ al video, evitando di vederlo nonostante me lo ritrovassi spesso e volentieri sia sul mio feed Twitter che su Facebook, ma alla fine ho ceduto e ne sono rimasto catturato anche io. Se volete un fenomeno estivo, altroché Gusttavo Lima o il Pulcino Pio. OPPA GANGNAM STYLE e sarete tutti felici e contenti. 😀

Video: Rascal Flatts – Come Wake Me Up

Che i Rascal Flatts siano la mia band country preferita, oltre che uno dei miei gruppi musicali preferiti in assoluto, è una cosa risaputa. Ed è anche un grandissimo peccato che da queste parti praticamente nessuno sappia chi siano, a differenza dei Lady Antebellum o Taylor Swift (con cui condividono casa discografica), che in qualche modo sono riusciti a far arrivare la loro musica al di qua dell’oceano. What Hurts the Most, nella loro versione, è forse il più bel pezzo modern country di sempre e, magari esagero, anche una delle più belle canzoni di sempre (e mi rammarico del fatto che qualcuno conosca la versione dance di Cascada, ma non la loro). D’altronde, qualcosa vorrà dire se il loro tour di quest’anno risulta il terzo, per incasso, negli USA. Mi piacerebbe tantissimo vederli in concerto, anche perché probabilmente canterei da cima a fondo ogni canzone, ma a meno di un viaggio oltreoceano, la vedo alquanto dura.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=ighEKw6RDBQ]

In questa calura agostana esce così il loro nuovo video, Come Wake Me Up, secondo singolo tratto dal loro ultimo lavoro, Changed e, IMHO, pezzo più bello dell’album (quando è uscito, ad Aprile, credo di aver ascoltato la canzone almeno 80/90 volte di fila). Una ballad struggente, piuttosto standard se giudicata oggettivamente, ma che fa parte di quei pezzi che mi mandano letteralmente in sollucchero (magari un giorno scriverò sul Tumblr perché adoro tutte queste ballad tragiche e strappalacrime). Il video ha come protagonista il chitarrista della band, Joe Don Rooney e la moglie, Tiffany Fallon, ex-playmate (e si vede), nei panni di una coppia la cui relazione sta incontrando notevoli difficoltà. Come è inevitabile, qualcuno dei due lascia casa e fa da motore alla trama che viene raccontata. Non vi anticipo nulla, perché voglio che lo guardiate. Diretto da Shaun Silva, già dietro la macchina da presa per svariati video della band (i loro migliori, guardacaso, ossia What Hurts the Most e Here Comes Goodbye, commoventi e struggentissimi), il clip si basa su un treatment abbastanza aderente al testo della canzone, senza quelle sorprese che avevano caratterizzato i video sopraindicati, ma comunque sempre estremamente efficace, grazie a un’ottima regia e a una confezione decisamente valida. Io sono arrivato a rivedermelo 20 volte in un pomeriggio… lo so, non sono a posto, ma amen. Guardatelo perché merita e, se vi piace la canzone, fatevi una cultura sui Rascal Flatts. Mi ringrazierete.