M-Review: Mortdecai

Mortdecai

Quando vedo film come Mortdecai mi interrogo su quali siano le ragioni che possano avere spinto i produttori a finanziare quello che è un disastro sotto tutti i punti di vista. Nato con l’ambizione di dar vita a un nuovo franchise, sullo stile della Pantera Rosa (OMG!), l’unica ambizione che si ha guardando il film è quella di vederlo finire quanto più velocemente possibile, perché non è soltanto brutto, ma in alcuni momenti addirittura irritante. Il Charlie Mortdecai del titolo è uno squinternato trafficante d’arte che, a causa di giganteschi problemi finanziari, è costretto a tentare il tutto per tutto contrabbandando un Goya autentico in un’avventura che lo porterà in giro per il mondo, da Hong Kong a Los Angeles passando per la Russia e la sua amata Londra.

Mortdecai è anche la dimostrazione che ormai, quando non interpreta Jack Sparrow, Johnny Depp non ne azzecca più una. Sempre sopra le righe, con un accento british stranissimo e spesso incomprensibile, Depp cola a picco con tutto il resto della nave. Certo, la sceneggiatura asfittica e tutt’altro che divertente non lo aiuta, ma vi sfido, dopo 10 minuti di film, a non sperare che gli succeda qualcosa di brutto. Non che gli altri nomi noti, da Gwyneth Paltrow a Ewan McGregor, da Paul Bettany a Olivia Munn, se la cavino tanto meglio, in quanto danno l’impressione di essere lì dentro soltanto per la paga e nulla più. Non si salva nemmeno la regia dell’esperto David Koepp, evidentemente più a suo agio quando scrive (e questo non è il caso, visto che la sceneggiatura è opera di altri) che quando si trova dietro alla macchina da presa. Non vale la pena di spendere altre parole su Mortdecai, se non che si tratta di un qualcosa da evitare come la peste, a meno di non voler provare la sensazione di aver buttato due ore di vita (e qualche Euro) giù per lo scarico del gabinetto.

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