M-Review: Cinquanta Sfumature di Grigio

FiftyShades

Ci sono film che sono predestinati al successo, indipendentemente dalla loro qualità. Era piuttosto facile prevedere che Cinquanta Sfumature di Grigio, considerato il suo background, quello di libro che ha venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo, avrebbe fatto sfracelli al botteghino. Un’altra cosa piuttosto facile da immaginare è che, vista la dubbia qualità del materiale di partenza, anche il film non sarebbe stato proprio indimenticabile. Tratto dal romanzo di E.L. James, nato come fan-fiction di Twilight, ma poi imprevedibilmente trasformatosi in un incredibile fenomeno letterario, Cinquanta Sfumature di Grigio racconta l’amore tra il giovane miliardario Christian Grey e l’innocente verginella Anastasia Steele. Ma non è una storia d’amore come tutte le altre, come ben sapete, perché il signor Grey è in realtà il protagonista di Cartoni Animati Giapponesi, mitica canzone degli Elio e le Storie Tese, in cui si recitavano le testuali parole “Pratico l’anal e l’arte del bondaggio, come si vede nel mio lungometraggio“. Scherzi a parte, la relazione malata che si crea tra Anastasia e Grey, vede lei tentare, dopo essere stata sverginata, di convertirlo a una vita più normale, mentre lui insiste nell’iniziarla all’amore sadomaso, sua unica fonte di piacere e di controllo nei confronti delle sue partner. Discutere la trama di Cinquanta Sfumature di Grigio è inutile, perché si tratta praticamente di un romanzo Harmony per le nuove generazioni (ma non solo). Quello su cui è giusto spendere qualche parola sono la messa in scena e tutti gli aspetti prettamente filmici.

A una Dakota Johnson piuttosto brava e credibile nella sua evoluzione da timida ragazzina a donna consapevole di se stessa fa da contraltare un Jamie Dornan legnoso e quasi svogliato, dall’accento indecifrabile e dal carisma degno di una sardina (ma nonostante questo ho sentito in sala giovani donne sospirare nelle sequenze a torso nudo). La regia di Sam Taylor-Johnson va un po’ a fasi alterne: se da un lato è apprezzabile la scelta di aver tentato di conferire un po’ di dignità alla trama, riducendo il sesso e cercando di rendere più credibili i suoi personaggi rispetto al libro, dall’altro ci sono scene di sesso schizofreniche, alcune girate con tatto e classe, altre in maniera parecchio discutibile (ci sarebbero parecchie cose da dire su quella che viene considerata la scena “clou” del film), lungaggini eccessive dove si poteva sfrondare qualcosa e un generale senso di vacuo e vuoto. Nota di merito alla colonna sonora, una delle migliori sentite negli ultimi anni. Certo, ci sono i temi strumentali di Danny Elfman, ma anche una serie di canzoni, che spesso fanno da sfondo alle scene più importanti, di artisti come Ellie Goulding, The Weeknd, Sia, Skylar Grey, Rolling Stones, Annie Lennox e altri. E poi ci sono i remix di due successi di Beyoncé: la già sensuale Haunted è resa più ariosa e ragginata, ma la trasformazione di Crazy in Love ad opera del produttore BOOTS, la rende la canzone scopereccia (pardon my french) con la S maiuscola (e riuscire a sfruttarla male nel film è una di quelle cose per cui si dovrebbe prendere la regista e impedirle di dirigere qualsiasi cosa, persino il traffico, per almeno un lustro). Cinquanta Sfumature di Grigio è l’equivalente di quello che era stato per noi uomini Basic Instinct all’inizio degli anni ’90. Ae vent’anni fa ci fiondavamo al cinema per ammirare la patata di Sharon Stone (trovando in aggiunta un film molto bello, un thriller dal sapore davvero hitchcockiano), adesso le sciure e le sciurette affollano i cinema per vedere le (poche, blande e alquanto caste) scene di dominazione, assistere a un film penoso e, soprattutto, immaginare di prendere il posto di Anastasia Steele. A ciascuno il suo.

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