Archive for January 27, 2015

M-Review: Horrible Bosses 2 (Come Ammazzare il Capo 2)

HB2

Il primo Horrible Bosses (il titolo italiano lo uso solo per l’indicizzazione) è uno di quei film che sono diventati un successo grazie al passaparola, cosa che capita soltanto quando il prodotto è degno di nota. Hollywood, però, continua a compiere il tremendo errore di voler dare un sequel anche a tutte quelle storie per cui non sarebbe necessario: d’altronde si rischia meno sull’usato sicuro che non sul nuovo, anche se le statistiche dicono che i seguiti che sono andati peggio dell’originale sono la stragrande maggioranza. Dopo essersi aiutati reciprocamente a vendicarsi dei propri datori di lavoro, i tre protagonisti, interpretati sempre dal trio Jason Bateman, Jason Sudeikis e Charlie Day, se la devono vedere questa volta con un malvagio duo padre/figlio, proprietari di un’azienda che vuole accaparrarsi il brevetto di una loro invenzione e che sfrutterà la loro ingenuità per fregarli. Inutile dire che, anche in questo caso, il terzetto dovrà darsi da fare per riportare la situazione a proprio favore.

Horrible Bosses 2 segue il detto “squadra che vince non si cambia“, almeno davanti alla macchina da presa, visto che il cast è praticamente quello del primo episodio, con l’aggiunta della coppia Christoph Waltz/Chris Pine, nel ruolo dei due villain. Sean Anders, sceneggiatore del film e di altre commedie come Scemo & Più Scemo 2 e We’re the Millers, prende invece il posto dell’esperto Seth Gordon dietro la camera. Ci si diverte a sufficienza, per carità, ma c’è qualcosa che non funziona più nel meccanismo che aveva portato l’originale a essere così esilarante e a ottenere i risultati che ha ottenuto. Il problema più grosso sta forse nel fatto che le brevi apparizioni di Kevin Spacey, Jennifer Aniston e Jamie Foxx sono molto più efficaci di quelle dei nuovi cattivi: Christoph Waltz è letteralmente sprecato, mentre Chris Pine si impegna un po’ di più, ma non riesce a convincere. Per il resto, le dinamiche nel trio di protagonisti sono esattamente le stesse del primo episodio, con Sudeikis e Day a gestire le gag principali (spesso poco divertenti) e Bateman a fare da contraltare semi-serio. Qualche idea di regia c’è, ma la sceneggiatura non brilla, i dialoghi e le situazioni divertono a sprazzi e il colpo di scena è esageratamente telefonato. Nel complesso, comunque, pur non convincendo del tutto, il film risulta godibile e riesce a strappare qualche risata, anche se qualcuno di voi potrebbe uscire dalla sala con l’amaro in bocca. Da vedere solo se siete grandi amanti del genere.

M-Review: American Sniper

AmericanSniper

Arrivato alla veneranda età di quasi 85 anni, il signor Clint Eastwood ha una prolificità dietro la macchina da presa che molti registi decisamente più giovani di lui gli invidiano. La scorsa estate era uscito il discutibile Jersey Boys e adesso, pochi mesi dopo, è arrivato in sala American Sniper. Il film è tratto dalla vera storia di Chris Kyle, ragazzone texano arruolatosi nell’esercito in tarda età e capace, nei pochi anni di attività durante la guerra in Iraq post-11 settembre, di uccidere più di 160 persone, tanto da essere soprannominato “Leggenda“. Bradley Cooper ha fortemente voluto interpretare questo ruolo e si è letteramente trasformato in Chris Kyle, mettendo su una ventina di Kg e parlando con un pesantissimo e strasicatissimo accento texano che lo rende quasi incomprensibile anche ai tanti che ormai sono avvezzi a guardarsi un film in lingua originale. Una combinazione di cose che, unita agli incassi record del primo weekend di programmazione negli USA, pari a 90 milioni di $ (mentre in Italia, con 15 milioni di Euro, ha già incassato più di qualsiasi altro film uscito nel 2014), fa nettamente salire le quotazioni di American Sniper e del suo protagonista nella corsa verso l’Oscar. E per quanto non sia il mio favorito (io farei una scelta di rottura, premiando The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson), è innegabile che sia il film che Cooper si meriterebbero la statuetta.

Come è facile immaginare, American Sniper è un film intriso di patriottismo e dal sapore fortemente propagandistico, elementi che non tenta di nascondere nemmeno un po’. Perché dovrebbe, viene da chiedersi, visto che si tratta di una storia vera, cominciata nel 2001 come quelle di tanti altri americani e in cui, a mio avviso, non c’è eccessiva drammatizzazione. Tutti coloro che si sono arruolati in quel periodo ci credevano davvero in quello che stavano facendo, nella necessità di andare in guerra per difendere i propri cari e impedire ai cattivi di compiere altri attentati negli USA. Il ritratto che Eastwood fa di Chris Kyle è quello di una persona che ha estremamente a cuore la sua famiglia (l’altro volto noto del cast è quello di Sienna Miller, che interpreta Taya, moglie di Kyle e madre dei suoi due figli), ma che allo stesso tempo sente una vocazione molto forte, quella di rischiare la sua vita per difendere la madre patria. C’è poi anche un lato western, quello del duello tra il cecchino americano e il suo omologo iracheno, in cui il buon vecchio Clint offre il meglio di sé. Certo, a un certo punto accade qualcosa che modifica sostanzialmente il messaggio del film, ma non voglio assolutamente spoilerare. E quel che avviene negli ultimi 20 minuti, ma soprattutto il finale, vi faranno riflettere parecchio. Dal punto di vista prettamente artistico, American Sniper è una pellicola solida, con scene di guerra di notevole valore (l’assalto finale in mezzo alla tempesta di sabbia è da applausi), interpretazioni competenti, un montaggio serrato e una regia efficace e priva di fronzoli. Mi è piaciuto, moltissimo, tanto che mi sono trovato a rivederlo per due volte nel giro di una settimana, una volta a casa (benedetti screener) e 7 giorni dopo al cinema in lingua originale. Se non siete ancora andati a vederlo, unitevi a tutti quelli che l’hanno già fatto e non esitate perché si tratta senza dubbio del miglior film presente in sala nel momento in cui scrivo (18 gennaio). Non perdetelo.

I miei hashtag del 2015

hashtag2015

Mi sembra giusto scrivere un post su quelli che saranno i miei hashtag di riferimento per questo 2015 appena cominciato:

#spendingreview: il re degli hashtag, l’immarcescibile e immortale. Visto che il 2015 sarà un anno in cui bisognerà cercare di mettere sempre più fieno in cascina, lo vedrete come al solito, forse addirittura più spesso.

#spendetelistisoldi: questo hashtag andrà ad accompagnare i miei consigli per gli acquisti, ossia tutto quello che secondo me è meritevole di acquisto da parte vostra (non mia, che devo fare la #spendingreview)

#cristidixit: accompagnerà tutte le mie massime o affermazioni meritevoli di essere tramandate ai posteri

#pagnottella: accompagnerà tutti i tweet, i post e le foto relative a donne che corrispondano ai miei ideali, ossia sotto l’1.60 di altezza e con le curve e la ciccetta nei posti giusti (Scarlett non è l’esempio più lampante di pagnottella, per meglio esplicare il termine vi posto un paio di foto di Jennette McCurdy).

Jennette McCurdy - #pagnottella

Jennette McCurdy - #pagnottella

Se ne potranno aggiungere di nuovi nel corso dell’anno, ovviamente, ma questi sono quelli di riferimento.