M-Review: The One I Love

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Consultando molti siti che parlano di cinema, a volte capita di leggere recensioni di piccoli film indipendenti, dalla distribuzione estremamente limitata, che però ottengono giudizi unanimemente positivi. Inutile dire che, da buon appassionato della settima arte, mi fiondo subito alla ricerca del film in questione, sia attraverso metodi legali (Netflix) che non. The One I Love è una stranissima commedia che ha come protagonista una coppia (Mark Duplass ed Elizabeth Moss) in crisi, a cui un terapeuta (Ted Danson, in un ruolo da un paio di minuti) consiglia come cura quella di passare un weekend in un luogo ameno, dove i due potranno provare a riconciliarsi e rilanciare il loro matrimonio. Non posso raccontare nient’altro per una ragione ben precisa, cioè che il primo colpo di scena si ha dopo appena dieci minuti, quindi tutto quel che viene in seguito è assolutamente da scoprire.

Il film si regge interamente sulla coppia Duplass/Moss: lui ha partecipato a parecchie pellicole indie, lei la conosciamo soprattutto per Mad Men e per la bellissima miniserie Top of the Lake. Ci sono soltanto loro due in scena, a parte il brevissimo cameo di Ted Danson, per tutta l’ora e mezza di durata del film. I primi due atti sono perfetti, il mistero si infittisce sempre più, solo che nell’ultima mezz’ora tutto il castello di carte che è stato lentamente costruito crolla miseramente. C’è una spiegazione da dare, ma regista e sceneggiatore preferiscono lasciare al pubblico l’onere di capire i perché sono accadute certe cose. Per carità, ci può anche stare, ma a meno che non ti chiami David Lynch, che comunque dissemina l’intero film di indizi che possono portare a una soluzione più o meno credibile, chiunque altro non possa permettersi di farlo. Ed è per questo motivo che The One I Love, preso come puro divertissement, risulta una piacevolissima commedia, mentre come film va a sbattere contro gli iceberg che si è creato in modo totalmente autonomo. Faccio quindi molta fatica a comprendere le critiche positive: come detto, c’è un’ottima base, ma è la parte finale a fare acqua da tutte le parti.

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