TV-Review: Selfie/A to Z

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Sembra che quest’anno i social network siano tra i temi preferiti dalle serie della nuova stagione TV americana, sit-com in primis. Selfie, come suggerisce il titolo stesso, è una rivisitazione moderna di My Fair Lady: la Eliza Doolittle del caso si chiama Eliza Dooley ed è la commerciale di un’azienda farmaceutica, ossessionata dai social e dal modo in cui appare agli altri, cosa che la rende incapace di avere reali relazioni interpersonali. Henry Higenbottam (l’Henry Higgins dei giorni nostri) è invece un consulente d’immagine, che accetta di seguire la ragazza per cercare di renderla una persona più vera. Creata da Emily Kapnek, creatrice della defunta Suburgatory, Selfie ha un pilot schizofrenico: odioso nella prima parte, antipatica quasi quanto la protagonista (una Karen Gillan più gnocca che mai, lontana anni luce dalla Amy Pond di Doctor Who), piacevole nella seconda, dove comincia a ingranare il rapporto tra Eliza e Henry, che ha invece il volto di John Cho (Sulu dello Star Trek di J.J. Abrams). Chi vive di social la amerà e anche gli amanti delle sit-com più sofisticate la faranno diventare uno degli appuntamenti fissi della settimana (ABC la manderà in onda a partire da  martedì 30 settembre), ma personalmente non riesco a vedermela oltre la prima serie, non tanto per un eventuale flop di ascolti, ma perché si rischia un salto dello squalo piuttosto anticipato, a meno di non rivoluzionarne la premessa. Chi vivrà vedrà.

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A to Z narra invece la storia d’amore tra Andrew, nerd e sognatore che lavora per un sito di dating online e Zelda, avvocatessa in carriera e donna molto concreta, che si incontrano per caso e, nonostante alcune divergenze iniziali apparentemente insanabili, si innamorano e cominciano a vivere la loro storia. I 22 episodi prenderanno i loro titoli proprio dalle lettere dell’alfabeto e seguiranno l’evolversi del rapporto tra i due giovani. Creata da Ben Queen, autore di una serie di cui credo essere uno dei pochi ad avere ricordi piacevoli (Drive, durata una manciata di episodi, annata 2007, con Nathan Fillion, Dylan Baker e una giovanissima e ancora sconosciuta Emma Stone), A to Z non sembra offrire nulla di nuovo nel genere: certo, i personaggi sono simpatici, i due protagonisti Ben Feldman (Mad Men) e Cristin Milioti (sì, la madre di How I Met Your Mother) sono quel che si definisce “likable” e anche l’idea del seguire l’alfabeto per narrare la storia del loro amore non è male. Il problema è che anche qui, come per Selfie, la struttura sembra funzionale soltanto per una prima serie. Dalla seconda in poi, in caso di rinnovo (che vedo molto improbabile, però, detto con grande sincerità), cosa succederà? Si adotterà l’approccio “dalla A alla Z” per il matrimonio, per la vita coi figli, per la vecchiaia, ecc.? Anche in questo caso, non si tratta di un brutto pilot, intendiamoci, ma della classica sit-com da network generalista che non rischia nulla e che ha un po’ rotto i cabbasisi. Nel caso vogliate vederla, la NBC la trasmetterà a partire da giovedì 2 ottobre.

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