M-Review: Under the Skin

UnderTheSkin

Scarlett Johansson nuda. Basterebbero queste tre parole per convincere molti, soprattutto i fan della bellezza della fascinosa e sinuosa attrice americana, ad andare a vedere Under the Skin. E’ passato quasi un anno dalla sua premiere al Festival di Venezia e visto che la distribuzione italiana dorme (anche se mi giunge voce che BIM lo distribuirà a fine agosto), me lo sono recuperato in altro modo, da buon fan di Scarlett che si rispetti. Sarebbe molto ingeneroso nei confronti del regista Jonathan Glazer, che da buon clipparo ha sempre puntato tantissimo sulla forza visiva delle sue immagini, dire che la maggior attrazione del film sia quel paio di minuti di nudità celestiali. Under the Skin, tratto dall’omonimo romanzo di Michel Faber, è un lavoro per palati finissimi, un “character study” che ha pochi eguali negli ultimi anni e, soprattutto, un film che svela nuovi dettagli a ogni visione. Sono le immagini ad accompagnare lo spettatore nella storia di questa misteriosa creatura che, dopo aver spogliato un corpo di donna in un ambiente bianco e totalmente asettico, ne assume i panni e comincia a girare per la Scozia a bordo di un furgoncino dal quale ferma i passanti che poi seduce con il suo incredibile fascino. L’incontro con un giovane dall’aspetto mostruoso a causa di una grave malattia, la porteranno a riflettere su sé stessa e sulla sua condizione.

Il regista britannico sforna un film davvero unico, a metà tra la fantascienza e l’opera d’arte minimalista. Pochissimi dialoghi, ma immagini forti e ricche di significato, in un’ambientazione che riesce a intensificare il senso di solitudine provato dalla protagonista. Non sono chiare le motivazioni per cui seduca tutti questi uomini e nemmeno perché sia seguita da un uomo in motocicletta (l’ex-pilota di 500 e MotoGP Jeremy McWilliams), sempre col casco addosso. Le scene di seduzione sono davvero ipnotiche, grazie al fascino di Scarlett e all’inquietante colonna sonora di Mica Levi, che sembra provenire direttamente dagli anni ’50. La Johansson è l’unico volto noto presente nel film, che regge completamente sulle sue spalle: è una creatura che sembra sicura di sé, ma che rivela man mano le sue fragilità, per chiudere con un finale allo stesso tempo disperato e risolutivo. Come avrete capito, i due minuti in cui Scarlett Johansson si mostra come mamma l’ha fatta (tanti complimenti) sono solo la punta dell’iceberg di un film che ha tantissimo da offrire, ma che sicuramente è molto difficile e, va ribadito, non è per tutti. Se amate il buon cinema, Under the Skin non può mancare alla lista delle vostre visioni.

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