M-Review: Jersey Boys

JerseyBoys

Lo zio Clint che dirige un musical? Effettivamente è una cosa che non ci saremmo mai aspettati, anche se il fu ispettore Callaghan è pure uno stimato musicista che ha spesso collaborato alle colonne sonore dei propri film. Jersey Boys, tratto da un’opera teatrale che imperversa sui palcoscenici di Broadway e di molti paesi di lingua anglosassone dalla metà dello scorso decennio. Si tratta della storia vera, anche se un po’ romanzata, di un gruppo molto popolare negli USA, soprattutto negli anni ’60 e ’70, quello di Frankie Valli & The Four Seasons, ragazzi di umili origini di una cittadina del New Jersey, che grazie al talento del giovane Frankie (nato Francesco Castelluccio, di chiare origini italiane) e dell’autore e pianista Bob Gaudio, riuscirono ad affermarsi nelle radio e sui palcoscenici di tutti gli States, diventando delle vere e proprie superstar dell’epoca. Canzoni come Sherry, Big Girls Don’t Cry e Walk Like a Man (l’unica che conoscevo, perché usata in un film anni ’90 che adoro, 4 Fantasmi per un Sogno, con un giovanissimo Robert Downey, Jr.) portavano le giovani del tempo a livelli di isterismo raggiunti ai tempi soltanto dai Beatles e pochi altri.

Nonostante le origini italiane di tutti i componenti della band, i Four Seasons, fortemente radicati nella cultura americana (a inizio anni ’90 sono anche entrati nella Rock & Roll Hall of Fame) sono un gruppo praticamente sconosciuto dalle nostre parti. Va da sé che il coinvolgimento nella storia raccontata dal film sia decisamente minore di quello che possono provare al di là dell’oceano. Jersey Boys è un musical realizzato con competenza, in cui la musica è parte integrante della storia, ma allo stesso tempo lascia la possibilità al cast di recitare e dimostrare il proprio valore anche al di fuori delle parti cantate. Composto quasi esclusivamente da attori sconosciuti dal forte background teatrale (l’unico volto noto e realmente cinematografico è quello di Christopher Walken), molti dei quali riprendono il ruolo interpretato nella piece teatrale, il cast sembra andare avanti praticamente col pilota automatico, compensando le mancanze della regia di Clint Eastwood, stranamente anonima, senza particolari virtuosismi o idee (se non nel finale), ma totalmente al servizio della storia. Ed è proprio questo il maggior problema di Jersey Boys, quello di non avere nulla per riuscire a coinvolgere quella parte di pubblico che non conosce i Four Seasons e che quindi avrà il minimo interesse ad andarlo a vedere. Non è un brutto film, la sufficienza piena la raggiunge, ma gli manca quel “quid” che i film di Eastwood spesso hanno e qui proprio non c’è.

One comment

  1. […] registi decisamente più giovani di lui gli invidiano. La scorsa estate era uscito il discutibile Jersey Boys e adesso, pochi mesi dopo, è arrivato in sala American Sniper. Il film è tratto dalla vera storia […]

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