Archive for June 26, 2014

M-Review: Blended: Insieme per Forza

Blended

Ho da sempre grandissime difficoltà a individuare il target delle commedie romantiche che hanno Adam Sandler come protagonista. Nonostante la critica lo detesti, l’ex-comico del Saturday Night Live non delude quasi mai al box-office. Personalmente lo apprezzo quando si dedica alla demenzialità pura (Little Nicky è un mio piccolo cult movie) o quando mostra di essere un vero attore (come in Ubriaco d’Amore o in Reign Over Me), mentre non lo digerisco nei ruoli romantici e nei film per famiglie, come i due Un Weekend da Bamboccioni. Blended, in italiano Insieme per Forza (da non confondersi col film con Michael J. Fox e James Woods di un paio di decenni fa), riunisce la coppia Sandler/Drew Barrymore a un po’ di anni da 50 Volte il Primo Bacio: questa volta tutto comincia con un appuntamento al buio tra i due, entrambi genitori separati, finito male, ma che sarà il preludio a un viaggio in un resort in Sudafrica con le loro famiglie, all’insaputa l’uno dell’altra, che finirà inevitabilmente come Hollywood ci ha insegnato.

Diretto da Frank Coraci, collaboratore abituale di Sandler, Insieme per Forza è di una piattezza estrema, prevedibile oltre ogni limite e in alcune situazioni molto meno sopportabile degli altri lavori del genere a cui ha partecipato l’attore americano. Oltre a lui e alla Barrymore nel cast, inevitabilmente, ci sono alcuni dei suoi “amici” come Kevin Nealon e due novità come la giovane disneyana Bella Thorne (#CBCR) e il massiccio Terry Crews, senza dubbio le cose migliori della pellicola. Nel piattume si distinguono un paio di idee carine, una delle quali è già stata rivelata dal trailer, ma che comprensibilmente sono davvero troppo poco per riuscire a rendere il film anche solo passabile. Si salva anche la colonna sonora, che contiene versioni rifatte di alcuni grandi successi del passato, che vengono presentate in maniera realmente divertente (non posso dire altro). Nel complesso, però, rimane davvero poco e non mi sento nemmeno di consigliarlo come film da andare a vedere assieme alla ragazza. Pollice verso.

The Cooking Games: il mio nuovo foodblog

thecookingames.com

Arriva l’estate e arriva anche un nuovo foodblog in rete. Era da tempo che pensavo che sarebbe stato il caso di scorporare le ricette da questo blog, visto che non c’entrano una mazza con tutto il resto e, alla fine, l’ho fatto.

Certo, il dominio era stato comprato più di un anno fa e per tutta una serie di motivi (leggasi: avevo poca voglia) era rimasto parcheggiato in attesa di tempi migliori.

Finalmente, quindi, The Cooking Games ha aperto. Potete accedervi sia dall’indirizzo “ufficiale” http://www.thecookingames.com che da quello “secondario” http://www.giochiincucina.com.

Siccome sono state tutte spostate di là, le vecchie ricette saranno man mano rimosse da questo blog, per evitare problemi di contenuti duplicati ed essere penalizzati in fase di ricerca da Google e affini.

Quindi, buon appetito e buona lettura! :)

M-Review: Maleficent

Maleficent

Per la Disney, quello delle favole live-action è l’ennesimo filone d’oro. L’immeritato successo planetario di Alice, diretto da un irriconoscibile Tim Burton e i buoni risultati del Grande e Potente Oz targato Raimi, hanno convinto la House of Mouse a rivisitare La Bella Addormentata nel Bosco, raccontando la popolare favola dagli occhi del suo villain. Scopriamo così che è stato un amore finito male, quello per il Re Stefano, a trasformare Malefica, la fata più potente della brughiera nella cattiva che tutti conosciamo, la responsabile dell’incantesimo che farà cadere la giovane principessa Aurora, al compimento del 16° anno di età, in un sonno simile alla morte. Senza svelare troppi dettagli, è questo l’antefatto alla base dei 100 minuti di Maleficent, che mantiene alcuni degli elementi più noti della fiaba, ma ne modifica altri, spesso piuttosto significativi. Una Angelina Jolie magnetica come in poche altre occasioni, sembra davvero nata per interpretare questo ruolo ed è forse una delle poche attrici a essere in grado di gestire il modo in cui il personaggio evolve nella storia.

La Jolie è, però, anche una delle poche cose positive del film, ancora più disastroso, se vogliamo dirla tutta, rispetto alle precedenti esperienze favolistiche di casa Disney. La scelta di affidare la regia al debuttante Robert Stromberg, esperto scenografo, ha pagato molto dal punto di vista delle ambientazioni e della direzione artistica, ma per il resto non convince molto. Anche la sceneggiatura, decisamente didascalica e piuttosto discutibile in alcuni passaggi, non gli dà una grossa mano. Il problema maggiore è che quelli che dovrebbero essere momenti di pathos, quelli più significativi della trama, vengono trattati con freddezza, mentre i colpi di scena sono telefonatissimi. Magari le intenzioni erano buone, ma questo non traspare affatto dalla messa in scena. Anche il cast, a parte la Jolie e Sam Riley, corvo trasformato in uomo e schiavo di Malefica, a cui però non viene dato molto spazio, non è proprio al meglio. Elle Fanning sembra perennemente fatta, Sharlto Copley è in modalità standard “cattivo” sin dal primo istante e le tre fatine (tra cui la mia amata Juno Temple), sia quando sono CG che live action sono a dir poco insopportabili. A quanto pare, però, il pubblico sta apprezzando molto Maleficent, che si preannuncia come uno dei maggiori successi dell’estate e come il miglior incasso di sempre per la Jolie. Come avrete capito, non ho assolutamente apprezzato il film: l’idea di base era buona, la tecnica è ovviamente sopraffina, ma l’esecuzione è davvero mediocre. Per me, è un no.

I 10 giochi che avremmo voluto seppellire con E.T. nel deserto del Nevada (da Wired.it)

Rambo

Qualche settimana fa, una delle più popolari leggende metropolitane legate ai videogiochi è stata confermata: grazie a Microsoft, che ha finanziato un documentario dedicato a questa operazione, abbiamo scoperto che Atari aveva davvero seppellito delle cartucce di E.T. e di altri suoi dimenticabili giochi dei primi anni ‘80 sotto il deserto del Nevada. Ci siamo quindi divertiti a pensare quali titoli dei decenni successivi avrebbero meritato di essere sotterrati in mezzo al deserto.

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/videogiochi/2014/05/09/i-10-giochi-che-avremmo-voluto-seppellire-assieme-e-t-nel-deserto-del-nevada/.

Oggi Cucino Io! #123: Ciliegiotti allo Zucchero di Canna

Ciliegiotti

Quando torno a casa da Milano nei weekend, il tempo è sempre più tiranno, tra una cosa e l’altra, quindi devo trovare delle ricette veloci e quanto più possibile sane (per perseguire i miei obiettivi di dimagrimento) da fare, per portarmi poi dietro i miei “prodotti” la settimana successiva. I biscotti in questione sono davvero rapidi da realizzare e molto sani, visto che non contengono né uova, né burro. Per questi ciliegiotti allo zucchero di canna ho usato:

  • 300 g di farina 00
  • 80 g di zucchero semolato
  • 30 g di zucchero di canna
  • 80 g di olio di semi di mais
  • Ciliegie sciroppate q.b.
  • 1 pizzico di sale

Mettete insieme la farina, lo zucchero semolato, l’olio e il sale e cominciate a impastare, poi aggiungete le ciliegie, tagliate in quarti, assieme al loro sciroppo, che vi servirà per inserire liquido nell’impasto e renderlo più uniforme e compatto. Dovesse diventare troppo molle, visto che le ciliegie hanno un elevato contenuto d’acqua, aggiungete un altro po’ di farina.

Impasto

Formate dei pezzettini di impasto dal peso di circa 16/18 g l’uno, poi appallottolateli e avvolgeteli con lo zucchero di canna.

Pallotta

Quindi, appiattiteli leggermente prima di disporli sullo stampo.

Stampo

Infornate a 180 °C in forno ventilato per circa 30 minuti, poi lasciateli raffreddare e gustateveli, magari assieme a una tazza di té verde.

FInale

Buon appetito! :)

M-Review: Edge of Tomorrow: Senza Domani

EdgeofTomorrow

Spesso sono le cose per cui non nutri grosse aspettative quelle che ti sorprendono maggiormente. Dai trailer, Edge of Tomorrow mi pareva un bel mix di fantascienza e azione delle premesse interessanti, girato con criterio, in grado di interessare soprattutto gli appassionati del genere, ma nulla di più. Ma in un mondo in cui la maggior parte dei trailer mostra praticamente tutto quel che c’è nel film, un marketing mirato a celare gli elementi più interessanti rischia di non essere efficace. Edge of Tomorrow è stato definito la versione sci-fi di Ricomincio da Capo, con Tom Cruise nei panni di un ex-pubblicitario inviato in Europa come consulente dell’esercito e inviato senza possibilità di rifiuto dai suoi nuovi superiori sul campo di battaglia, senza però mai aver combattuto prima. Qui, però, succede l’incredibile: dopo aver ucciso una delle creature aliene, chiamate Mimic, l’uomo acquisisce la capacità di poter rivivere lo stesso giorno, ogni volta che muore. Solo una persona gli crede, Rita Vrataski, la “poster girl” dell’esercito, che aveva ricevuto il potere in passato, perdendolo successivamente. E sarà proprio questa la chiave di volta per sconfiggere gli alieni.

Sono ormai vent’anni che si realizzano film tratti da videogiochi, con risultati sempre piuttosto discutibili. Edge of Tomorrow riesce nel miracolo, perché pur non essendo basato su un videogioco (ma su una graphic novel giapponese), mostra meccaniche prettamente videoludiche, perfettamente integrate nella sceneggiatura e funzionali alla storia. Sembra quindi di assistere a un videogioco non interattivo, in cui sono gli errori a far capire ai protagonisti come devono proseguire nella loro “avventura”. Le morti, poi, che avvengono nei modi più disparati e divertenti, rispecchiano proprio quanto accade in questi prodotti. Tutto funziona perfettamente (tranne che nei 5 minuti finali, in cui è chiaro che gli sceneggiatori sono stati posseduti dalla locura) e il risultato è davvero piacevole e avvincente. Doug Liman dirige le sequenze d’azione con molta più personalità rispetto ai disastri del passato, Bourne Identity e Jumper in primis e c’è un gran bel lavoro dal punto di vista visivo, soprattutto per quanto riguarda alieni ed esoscheletri. Cruise è un action hero alquanto affidabile, ma la vera sorpresa è Emily Blunt, tremendamente affascinante e di classe anche in versione soldatessa di ferro. Edge of Tomorrow è davvero il film che non ti aspetti, visto che unisce azione, fantascienza e commedia, in un mix davvero riuscito che lo rende la cosa migliore di questa prima parte della stagione cinematografica estiva. La mia paura, confermata da molti analisti (sto scrivendo prima dell’uscita americana), è che il film incasserà molto meno rispetto a quello che si meriterebbe, nonostante non ci sia praticamente mezza recensione negativa in giro. Se non andate a vederlo, vi meritate altri vent’anni di cinepanettoni.

Vademecum semiserio sulle piste ciclabili al mare in estate

CerviaCiclabile

Uno dei motivi per cui amo tanto l’estate, oltre al caldo, è per la possibilità di fare lunghe pedalate in bicicletta (sfiga vuole che quest’anno stia passando il primo weekend davvero estivo a letto con la febbre, ma vabbé). Una delle cose per cui siamo molto fortunati al mare è la presenza di numerose piste ciclabili da percorrere, evitando così di stare in strada alla mercé del traffico.

Nei weekend e nelle due settimane centrali d’agosto, il mare diventa più incasinato e caotico di una metropoli, con orde di turisti impazziti che si muovono generando entropia, fottendosene bellamente di qualsiasi norma di comportamento civile soprattutto quando si trovano su una pista ciclabile.

Eppure non è che ci voglia molto: come dice il termine stesso, la ciclabile è un percorso fatto apposta per il transito delle biciclette, su cui dovrebbero essere seguite le stesse norme di comportamento valide per strada. Peccato che, invece, sia una specie di zona franca, dove a subire i maggiori disagi sono proprio i ciclisti che si comportano civilmente.

E a quelli che dicono “Eh, visto che la ciclabile è così, stai in strada”, io rispondo “No cari, in un paese civile le cose dovrebbero funzionare diversamente, non sono io che devo andarmene via visto che è mio diritto passare di lì, ma quelli che non si comportano come si deve”.

Ci sono varie tipologie di personaggi a cui andrebbero insegnate un bel po’ di norme di comportamento. Anche qui, come per strada, dovrebbero fioccare multe se ci si comporta in modo incivile, ma mi rendo conto che è davvero un’utopia.

  • Quelli che procedono uno a fianco all’altro, occupando interamente la ciclabile e impedendo il passaggio a chi arriva più velocemente alle loro spalle. Capisco che vogliate parlarvi, capisco che siate in relax, però l’altra corsia deve essere libera, come accade per strada. Alcuni capiscono che c’è qualcuno in arrivo e si spostano per tempo, ma la maggior parte proprio se ne frega, anzi, sembra addirittura scocciata da chi ha turbato la loro tranquillità.
  • Gli insicuri. Sono quelli che salgono in bicicletta soltanto nella settimana (o più, se sono fortunati) che passano al mare, e si nota subito. Sembra che facciano fatica ad andare avanti, spesso si muovono a zig zag e sono dei veri pericoli pubblici, perché mentre sorpassate c’è il rischio che si spostino verso di voi e, involontariamente, vi facciano cadere. Già accaduto, non è piacevole.
  • I testardi (andrebbero chiamati in un altro modo, ma pazienza). Sono quelli che se ne stanno nel bel mezzo della ciclabile e non si spostano nemmeno se scampanelli continuamente. Non capitano spesso, ma se ne incontrano almeno cinque o sei nel corso di un’estate. Bisogna mettersi in scia e superarli di prepotenza come Marquez in MotoGP, a gomiti larghi se ce n’è bisogno, visto che per qualche strano motivo saranno sempre portati a chiudervi la strada.
  • Gli invorniti. Sarà il fatto di essere in vacanza, non lo so, ma sembra che non appena la gente mette piede sulla ciclabile, manda il cervello in stand-by e non risponde più di quello che fa. Attraversano la strada, poi varcano la ciclabile e improvvisamente non guardano più se sta arrivando qualcuno, magari fermandosi proprio in mezzo, costringendo chi la sta percorrendo a frenare di botto per non investirli. Vi posso assicurare che la maggior parte delle persone che attraversano si comporta così, tanto che quando passo davanti alla zona dei bagni, sia a Cervia che a Valverde/Villamarina di Cesenatico, metto in conto almeno una decina di inchiodate come si deve per non centrare in pieno questa gente che perde improvvisamente l’uso delle proprie capacità mentali.
  • Gli attraversatori. Sono come gli invorniti, con l’unica differenza che non sono a piedi, ma si muovono in bicicletta, in scooter o in moto. Però hanno lo stesso comportamento: appena mettono una ruota del loro mezzo sulla ciclabile, si dimenticano improvvisamente di tutto quel che gli sta capitando attorno, costringendovi all’immancabile frenata con inchiodata per non andargli addosso. Ogni tanto, ma raramente, qualcuno si accorge di aver fatto una cazzata, ma sempre all’ultimo momento, cosa che li porta a pronunciare un flebile “Scusa/Scusi” perché si rendono conto di essere nel torto. Però la volta successiva si comporteranno esattamente allo stesso modo.
  • Gli abusivi. Sono quelli che, nonostante ci sia il marciapiede a fianco completamente libero camminano comunque sulla ciclabile. La cosa si commenta da sé.

Non credo che in nord Europa, dove le ciclabili sono molto diffuse, la gente si comporti in questo modo. Non ci vuol molto a essere civili, sul serio.

Anche voi durante le vostre pedalate estive sul lungomare avete incontrato fauna simile? :)

Oggi Cucino Io! #122: Taralli Dolci alla Birra

TaralliI taralli dolci sono biscotti genuini e semplici da realizzare. La ricetta originale, in questo caso, prevedeva l’uso del vino, ma come mi è già capitato in passato per altre ricette, ho deciso di sostituirlo con la birra (in questo caso una Poretti 4 Luppoli). In entrambi i casi il risultato finale è comunque molto valido. Per i taralli dolci alla birra ho usato questi ingredienti:

  • 250 g di farina 00
  • Mezzo bicchiere di zucchero semolato
  • Mezzo bicchiere di birra (Poretti 4 Luppoli)
  • Mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva
  • Mezza bustina di lievito per dolci

Mettete insieme birra e olio e mescolateli con un cucchiaio, poi continuando a mescolare, aggiungete lievito, zucchero e infine la farina.

Prep

Impastate finché non si è creato un panetto morbido e asciutto, che dovrete poi lavorare con le mani.

Impasto

Bagnate un foglio di carta forno e poi strizzatelo, quindi stendetelo su uno stampo.

Stampo

Formate dei salsicciotti di peso pari a circa 10 g l’uno e poi chiudeteli a tarallo, passandoli prima in una ciotola contenente altro zucchero e poi disponendoli sullo stampo che avete preparato.

Stampo2

Infornate in forno ventilato a 170 °C per circa 20 minuti, poi sfornateli, staccateli immediatamente dalla carta e lasciateli raffreddare.

Finale

Buon appetito! :)

M-Review: X-Men: Giorni di un Futuro Passato

XMen

X-Men: L’Inizio ha rappresentato la volontà di Fox di far ripartire da zero la sua saga fumettistica più prestigiosa, dopo due ottimi film iniziali e un altro paio di pellicole assolutamente disastrose. Nonostante ci sia un secondo (francamente evitabile) Wolverine di mezzo, X-Men: Giorni di un Futuro Passato è il sequel diretto del reboot, ispirato a un albo molto amato dai fan della serie, che funge da occasione per un vero e proprio passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo cast (un po’ come era successo per Star Trek con il mai dimenticato Generazioni). In un futuro alquanto cupo, in cui i mutanti vengono eliminati senza pietà dalle mostruose Sentinelle, gli X-Men sopravvissuti decidono di mandare Wolverine indietro nel tempo, agli anni ’70, per impedire a Mystique di uccidere lo scienziato Bolivar Trask, responsabile del programma di sviluppo di questi robottoni. Dopo aver abbandonato sciaguratamente la serie poco meno di un decennio fa ed essersi dedicato a pellicole piuttosto mediocri, Bryan Singer torna alla regia della saga, ma il suo lavoro risulta troppo discontinuo, soprattutto a causa di una sceneggiatura piuttosto traballante, che alterna momenti azzeccati a intere sequenze completamente prive di senso.

La scena che ha come protagonista Quicksilver, personaggio che nei fumetti è figlio di Magneto (c’è una battuta molto divertente rivolta ai fan), è girata in modo fantastico, ma il suo mood scanzonato stona completamente rispetto al resto del film, che si prende invece parecchio sul serio. Tutta la parte finale, per esempio, è un gigantesco WTF, in cui il bisogno di creare qualcosa di spettacolare che giustifichi il budget speso cozza pesantemente con la coerenza della storia. Certo, sarà questa d’ora in poi la nuova timeline, ma forse andare a distruggere eventi così importanti raccontati in passato non è stata la scelta più saggia. Il villain, Bolivar Trask, interpretato al suo meglio da Peter Dinklage soffre dello stesso problema della maggior parte dei villain fumettistici degli ultimi anni: non incute alcun timore. Per il resto, nulla da dire sul cast, sia per quanto riguarda i vecchi che per i giovani: Stewart e McKellen sono sempre un piacere, Ellen Page trasforma sempre i miei occhi in cuoricioni (nonostante il coming out), Hugh Jackman recita col pilota automatico, mentre il trio Lawrence/Fassbender/McAvoy è impossibile da mettere in discussione (e Nicholas Hoult sembra un po’ più sicuro e convincente rispetto all’altra volta). Anche i nuovi mutanti introdotti sono aggiunte molto interessanti, ma temo siano un capitolo chiuso, vista l’evoluzione della trama. Per il sottoscritto, X-Men: Giorni di un Futuro Passato è una gigantesca occasione mancata: da una parte ci sono un cast da sogno e una tecnica eccelsa, dall’altra una sceneggiatura sotto le aspettative e una regia che avrebbe potuto risolvere parecchi problemi dello script senza però farlo. Delusione.

La playlist dell’estate 2014

SamSmithPlaylist2014

Pensavo in questi giorni che, nei quasi tre anni del nuovo blog, non ho mai dedicato un post alle mie playlist musicali. Sono un notevole consumatore di musica, ma non l’ho mai condiviso in modo organico con voi lettori.

Eccovi quindi quella che sarà, a meno di improbabili sconvolgimenti musicali, la mia playlist per l’estate 2014. I pezzi sono in ordine crescente di gradimento, sono piuttosto variegati come generi e sono quelli che ascolterò maggiormente nei prossimi mesi. Spero di farvi fare qualche scoperta interessante. :)

12) Lady Antebellum – Bartender
Un po’ di country fa sempre bene alla salute. Visto che quest’anno non si può contare sui Rascal Flatts, che hanno sfornato il peggior album della loro carriera, fortuna vuole che i Lady Antebellum, a solo un annetto dal loro precedente lavoro, abbiano sfornato un nuovo singolo, decisamente più convincente dell’ultimo CD. Si intitola Bartender, è molto accattivante, ha un ritornello perfetto ed entra in testa al primo ascolto. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma se nella playlist deve essere presente un pezzo country, non può che essere questo.

11) Rixton – Me and My Broken Heart
In Gran Bretagna, sull’onda del successo degli One Direction, stanno venendo fuori una serie di band dalle sonorità brit-pop come i Lawson (sconosciuti qui da noi), i The Vamps, i 5 Seconds of Summer (sì, sono australiani, lo so) e i Rixton. Sono però questi ultimi ad avere in mano un pezzo che ti si stampa in testa e non se ne va più via, intitolato Me and My Broken Heart. Se i nostri discografici si svegliano, aspettatevelo in radio in autunno.

10) Pharrell Williams (ft. Daft Punk) – Gust of Wind
Caro Pharrell, ci hai ammorbato tutto l’inverno con la tua Happy (che non mi fece, va detto, una grandissima impressione quando la ascoltai la scorsa estate, ma tutti possono sbagliarsi), ma per fortuna te ne sei uscito con un album che non è niente male. Non condivido però la scelta del secondo singolo, perché al posto di Marilyn Monroe, avrei preferito di gran lunga questa Gust of Wind, che non avrebbe assolutamente sfigurato in un repack di Random Access Memories dei Daft Punk, vista la loro presenza. Lo stile è quello.

9) Cesare Cremonini – Logico #1
L’unica canzone italiana presente nella playlist viene da un artista che fino a qualche anno fa odiavo con tutte le mie forze (un giorno vi racconterò di quando litigai col suo bassista Ballo dopo che, con la sua ragazza di allora, passò più di un’ora a un videonoleggio automatico senza prendere niente, con me e altra gente in coda incazzati come coguari). Il buon Cesare è cresciuto album dopo album e Logico #1 ha sonorità che sembrano venire dalla perfida Albione e non dalla terra dei tortellini, delle torri e delle tet… ehm, oltre a un testo davvero bello. Coraggiosa la scelta di non realizzarne un video musicale, ma i risultati dicono che il pezzo è stato in grado di promuoversi da solo. Io però spero in un ripensamento dell’ultima ora…

8) One Direction – You & I/Little Mix – Good Enough
Queste due canzoni sono a parimerito perché condividono il genere (ballad) e in parte anche gli autori. La prima è l’ultimo singolo degli One Direction, contenuta in un album che, va detto, alla fine della fiera, è meglio di quanto avrei potuto immaginare, mentre la seconda è la traccia più struggente dell’ultimo lavoro delle mie adorate Little Mix, vincitrici dell’X-Factor inglese una manciata di anni fa. Non diventerà mai un singolo, ma è un pezzo davvero forte. Beh, lo sono entrambi.

7) Michael Jackson (ft. Justin Timberlake) – Love Never Felt So Good
Personalmente sono contrario agli album postumi, fatti di scarti di registrazione del passato, perché ritengo che se un artista, quando era in vita, ha rinunciato a pubblicare determinate canzoni avrà avuto i suoi motivi. Poi salta fuori un pezzo di 30 anni fa, scritto dal Re del Pop assieme a Paul Anka, che dopo una passata di bianco da parte di Timbaland, che non ne ha snaturato il groove originale, risulta incredibilmente più credibile e attuale di tutto ciò che hanno fatto i suoi epigoni (Bruno Mars e Pharrell in primis). La parte cantata da Justin Timberlake fa il resto. Instant classic.

6) MNEK – Ready for Your Love (Stripped Version)
Questo personaggio dallo pseudonimo degno di un codice fiscale è un ragazzone inglese di origini nigeriane che ha poco più di 20 anni, ma nonostante questo lavora in studio di registrazione da più di un lustro, cosa che gli ha permesso di mettere le mani su singoli di successo di girlband inglesi come Little Mix (Wings) o The Saturdays (All Fired Up). Dallo scorso anno si è anche messo a cantare come vocalist, per Ready for Your Love dei Gorgon City, pezzo EDM di cui è uno degli autori. Per far capire quanto è bravo, ha rilasciato una versione piano e voce della canzone, in cui sfoggia una voce davvero pazzesca. Il suo primo singolo ufficiale, Every Little Word, è molto bello, ma non è al livello del pezzo sopracitato. Però fidatevi, di MNEK nei prossimi mesi sentiremo parlare davvero molto…

5) Austin Mahone – Secret
Questo simil-Justin Bieber sponsorizzato da Lil’ Wayne ha tirato fuori un EP le cui sonorità arrivano dritte dalle boyband di fine anni ’90. Merito del suo produttore RedOne, che non convinceva così tanto dai tempi delle sue collaborazioni con Lady GaGa. Il singolo che dà il titolo all’EP si intitola Secret e sembra il sequel di Everybody (Backstreet’s Back) dei Backstreet Boys, cosa che lo rende irresistibile. Provare per credere.

4) Ricky Martin (ft. Jennifer Lopez & Wisin) – Adrenalina
Le canzoni ufficiali dei mondiali di calcio, quest’anno, sono tutte mediocri. We Are One di Pitbull non lascia nulla, come Vida (cantata dallo stesso Ricky), mentre Dare (La La La) di Shakira fa lo stesso effetto del noto yogurt che sponsorizza. La vera canzone di Brasile 2014 avrebbe dovuto essere Adrenalina, pezzo in origine dell’artista reggaeton Wisin, ma che nel resto del mondo, per ragioni discografiche, è diventato un pezzo di Ricky Martin in cui Wisin e Jennifer Lopez sono solo featured artist. Ciò non toglie che, in qualsiasi versione, il pezzo sia davvero una bomba. Nelle mie fantasie, mi sono immaginato un’eventuale versione italiana del pezzo, con Laura Pausini e Moreno a fare il featuring (pensateci, non è così campata in aria come idea).

3) Ed Sheeran – Sing
Avevo apprezzato molto X, il primo album di Ed Sheeran: testi intimisti e melodie semplici ma d’effetto. Da quanto ho avuto modo di ascoltare, anche il suo secondo album, Sing, presenterà molte canzoni di questo tipo, ma il singolo usato per annunciarlo è una gigantesca paraculata per impazzare in radio. Il binomio Sheeran-Pharrell sulla carta sembrava preannunciare il disastro, ma il risultato finale, come avrete notato, ha convinto tutti.

2) Ariana Grande (ft. Iggy Azalea) – Problem
Ariana Grande è l’ennesima teen actress prestata alla musica (nonostante sia uno scricciolo, mi fa un sangue tremendo), dopo i successi di Miley Cyrus, Selena Gomez e Demi Lovato. Ha già sfornato un album, andato abbastanza bene oltreoceano, di cui però io ho adorato soltanto Almost Is Never Enough, una ballad piano e voce davvero pregevole. La ragazza sembra molto più talentuosa delle sue tre colleghe, tanto che viene soprannominata mini-Mariah, per l’incredibile capacità vocale (ascoltate questa cover di Emotions per rendervene conto). Problem, prodotta da quel genio di Max Martin, che mischia sax anni ’80, parti sussurrate in stile Ying Yang Twins e un ritornello perfetto, la farà inevitabilmente esplodere a livello mondiale. Questo è davvero il singolo pop del 2014, non c’è molto altro da dire.

1) Sam Smith – Leave Your Lover
Abbiamo imparato ad apprezzare la particolarissima vocalità di Sam Smith la scorsa estate, in pezzi di altri artisti in cui faceva da vocalist, come La La La di Naughty Boy e Latch dei Disclosure. Poi sono arrivati i primi singoli da solista e, infine, l’album, In the Lonely Hour, il migliore del 2014 finora secondo me. Leave Your Lover è il singolo utilizzato per lanciare l’album, una struggentissima ballad con un testo incredibile, che non ci si stufa mai di ascoltare. Il video, oltre ad avere come protagonista femminile quella patata astronomica di Daisy Lowe, è molto ambiguo, tale da lasciare spazio a molteplici interpretazioni (chiarite però dall’artista, che ha fatto ufficialmente coming out qualche giorno dopo). Sam Smith ha davanti a sé un futuro davvero radioso e se lo merita assai.

Per comodità, vi ho fatto anche una playlist Spotify, in cui purtroppo però non compaiono Bartender, Ready for Your Love e Leave Your Lover in quanto non presenti su Spotify (non c’è nemmeno l’album di Sam Smith, senza parole).

Buon ascolto! :)