M-Review: Le Mappe dei Sogni (The Young and Prodigious T.S. Spivet)

Spivet

Ai miei registi preferiti (a parte Christopher Nolan) non è che stia andando proprio benissimo negli ultimi tempi. John Woo è svanito nel nulla, Oliver Stone è un decennio che fa cose dimenticabilissime e pure Baz Luhrmann non è riuscito a ripetersi molto dopo Moulin Rouge. Di questo quintetto fa parte anche Jean-Pierre Jeunet, che ho imparato come molti ad adorare con Il Favoloso Mondo di Amelie, recuperando in seguito tutta la sua filmografia passata (e, col senno di poi, ritengo che Alien Resurrection sia molto più furbo di ciò che sembra a prima vista). Un paio di settimane fa, per pura casualità, scopro che ha girato un nuovo film, a quattro anni dal folle L’Esplosivo Piano di Bazil. Il punto è che The Young and Prodigious T.S. Spivet, girato totalmente in inglese, è uscito solo in Francia lo scorso Ottobre e, per ora, in nessun altro paese al mondo. Il film non è andato benissimo al botteghino e la promozione è stata piuttosto scarsa, motivo per cui ho scoperto della sua esistenza attraverso, diciamo, “vie parallele“. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Reif Larsen, è quella di un bambino di 10 anni che vive con il padre cowboy e la madre scienziata in un ranch del Montana. Dopo aver inventato una macchina per il moto perpetuo viene invitato dallo Smithsonian Institute di Washington a ritirare un premio, cosa che lo porta ad affrontare, tutto da solo, un’incredibile avventura.

Se c’è una cosa che viene bene al regista francese, è quella di raccontare favole: tutti i suoi film a parte Delicatessen e Alien, in un certo modo lo sono. T.S. Spivet è una favola surreale, che solo Jeunet poteva raccontare al meglio. L’alienazione del protagonista è un altro degli elementi tipici della sua filmografia e qui è ancora meglio rappresentata grazie alla sua giovane età e dallo straniamento rispetto ai genitori (anche se un minimo di sintonia con la madre scienziata è presente). Il piccolo Kyle Catlett, che ricordete nei panni del figlio di Joe Carroll nella prima stagione di The Following, è davvero bravo nei panni del ragazzino e regge praticamente il film sulle sue spalle. Il bambino è affiancato da Helena Bonham-Carter e Judy Davis, oltre che da uno schizzatissimo Callum Keith Rennie nei panni del padre ritardato-cowboy. I marchi di fabbrica di Jeunet, dalle panoramiche ampie alla fotografia senza sbavature, sono tutti presenti. Non ci sono significati reconditi o morali da comprendere, basta lasciarsi trascinare da quel che accade sullo schermo. Speriamo che The Young and Prodigious T.S. Spivet arrivi velocemente in sala perché è ingiusto che per vedere un film simile si debba ricorrere a metodi illegali. A me è piaciuto davvero tantissimo. Straconsigliato.

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