M-Review: Noah

Noah

Il fatto che la recensione cinematografica che va online nella settimana del mio 33esimo compleanno (il giorno di Pasqua, che per uno che ha Cristi come cognome è proprio il colmo) sia quella di un film biblico è abbastanza casuale. Il fatto che Paramount abbia deciso di farlo uscire in concomitanza con questo periodo, beh, pare invece abbastanza palese. Noah è il modo in cui Darren Aronofsky ha deciso di far incazzare a morte tutti i credenti nella più grande storia fantasy di tutti i tempi, con una versione all’apparenza piuttosto personalizzata, ma che in realtà è abbastanza aderente alle scritture in quel che viene mostrato, se non per un paio di punti della trama che sono drammatizzazioni palesi e per le caratteristiche di alcuni personaggi, Noé in primis. E’ facile capire perché questa storia ha affascinato così tanto Aronofsky: il protagonista è uno psicopatico disadattato della peggior specie, che agisce interpretando segnali che potrebbero essere semplicemente frutto della sua immaginazione (sì, ho deciso di farmi dei nemici). Ci sono tante somiglianze tra Noé, la protagonista di Black Swan, Randy di The Wrestler e certi personaggi di Requiem for a Dream. Il punto è che il Noé della Bibbia non era così estremo nei suoi comportamenti e non era nemmeno vegano come il regista ha deciso di ritrarlo, ma la scelta narrativa è chiara.

Russell Crowe ha indubbiamente il physique-du-role per interpretare una figura così rassicurante e minacciosa allo stesso tempo e se il personaggio non scade nel ridicolo, nonostante le sue azioni lo siano, è in gran parte merito suo. Prova abbastanza di mestiere sia per Jennifer Connelly che per Emma Watson, mentre non ho apprezzato molto né i due giovani figli, né Anthony Hopkins (ormai abbonato ai ruoli da patriarca), né il villain Ray Winstone. Ho gradito invece tantissimo lo stile e le scelte di Aronofsky, dai Vigilanti che sembrano una via di mezzo tra i Transformers e Treebeard di LOTR al mix tra evoluzionismo e creazionismo che farà rizzare i capelli a tutti i credenti, dalla simbologia frequente e invadente ai coup du theatre inseriti nella sceneggiatura per giustificare le differenze con le sacre scritture. Gran lavoro della IL&M per quanto riguarda gli effetti speciali, anche se ci sono alcune scene in cui, per problemi di illuminazione, i personaggi ripresi dal vivo su green screen paiono completamente staccati dal fondale. Nulla di che, sia chiaro, ma nel 2014 mi aspetto di non vedere più cose del genere. Personalmente ho gradito molto Noah, nonostante il ritmo un po’ troppo discontinuo e la presenza di qualche scelta paradossale a livello di scrittura. Se non siete credenti e ritenete che la Bibbia sia la regina delle storie fantasy, lo apprezzerete come il sottoscritto, mentre in caso contrario potrebbe venirvi voglia di lasciare la sala in anticipo (stupidi, non sapete cosa vi state perdendo).

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