M-Review: Labor Day: Un Giorno Come Tanti

LaborDay

La distribuzione cinematografica italiana continua a non perdere certe brutte abitudini, come quella di annunciare la release di un film per poi farlo svanire nel silenzio più totale. Certo, capita molto meno che in passato e solo con prodotti di secondo piano, ma non è proprio il massimo della correttezza nei confronti di chi quel film sarebbe voluto andarlo a vedere. Sono stati probabilmente gli scarsi incassi e le recensioni non proprio favorevoli a spingere il distributore italiano a rinviare Labor Day: Un Giorno Come Tanti, nuovo film di Jason Reitman, dopo gli ottimi Thank You for Smoking, Juno e Tra le Nuvole e l’interlocutorio Young Adult. Il regista americano è passato dalla black comedy ironica al drammone stile anni ’50, tratto da un romanzo raccontando una storia d’amore piuttosto sui generis, tra un veterano del Vietnam dal passato oscuro e una donna che, assieme al figlio, viene rapita dall’uomo e, lentamente, si innamora di lui. Perché il tizio ha un cuore d’oro ed è anche un’ottima figura paterna, da sempre assente nella vita del ragazzo.

Bisogna applicare una notevole sospensione di incredulità per farsi coinvolgere dalla storia. Labor Day è un film dal registro inedito per Reitman ed è forse per questo motivo che la ciambella, stavolta, non è proprio venuta fuori col buco. I due protagonisti, Josh Brolin e Kate Winslet, sono molto bravi come sempre e lo stesso vale anche per il giovane Gattlin Griffith (era il piccolo Hal Jordan in Lanterna Verde). Il problema è che, come detto qualche riga di fa, sembra di stare in un feuilleton anni ’50, che riesce a essere cupo e pesante, ma allo stesso tempo estremamente zuccheroso. E’ difficile riuscire ad appassionarsi alle vicende dei personaggi, che restano bidimensionali nonostante ci sia tutto il tempo per svilupparli. E anche la narrazione, a opera di Tobey Maguire (che, non è uno spoiler, interpreta il figlio da grande), aggiunge pesantezza a pesantezza. Non sorprende che Labor Day abbia floppato e risultano un po’ più chiari i motivi di questo rinvio/annullamento nel nostro paese. Speriamo che Jason Reitman torni a fare quello che gli viene meglio e che questo frangente della sua filmografia sia velocemente dimenticato.

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