Archive for April 30, 2014

M-Review: The Amazing Spider-Man 2: Il Potere di Electro

ASM2

Con The Amazing Spider-Man, Sony era riuscita a dare un colpo di spugna all’insopportabile carrozzone targato Sam Raimi, conferendo un taglio più moderno e meno scanzonato alla storia di Peter Parker e del suo alter-ego in calzamaglia. Certo, non era affatto esente da difetti, in primis un villain minaccioso ma assolutamente bidimensionale, ma si lasciava guardare con piacere dall’inizio alla fine. Il film riscuote, ovviamente, un gran successo al botteghino e la major nippo-americana ne manda subito in produzione il sequel. Ciò che va detto fin da subito è che The Amazing Spider-Man 2: Il Potere di Electro soffre della classica maledizione del secondo capitolo, quella per cui deve essere messa tantissima carne al fuoco: il problema è che praticamente niente viene approfondito e il film sembra un semplice assemblaggio di pezzi messi uno dopo l’altro. Nonostante il chiaro ed esplicito intento della produzione sia quello di creare un universo analogo al Marvel Cinematic Universe, sfruttando tutti i personaggi legati a Spider-Man, si è perso il senso di una storia più ampia che trasudava dal primo episodio e tutti i rimandi al futuro (il film su Venom, quello sui Sinistri Sei e gli altri due sequel già previsti) avvengono attraverso easter eggs o brevi cameo che possono essere colti soltanto dagli appassionati. La scelta di tagliare la scena prevista nei titoli di coda (durante i quali vi troverete un breve clip di X-Men: Giorni di un Futuro Passato, dovuto a un accordo tra Sony e 20th Century Fox) e di tagliare un sacco di cose viste nei trailer o annunciate, come già era successo col primo film, è davvero inspiegabile, soprattutto considerando gli obiettivi di Sony.

E cosa abbiamo quindi in questi estenuanti 142 minuti? Tre villain, uno dei quali apre e chiude la pellicola, mentre per gli altri ci sono due origin story davvero deludenti e dozzinali (Electro è un mix tra L’Enigmista di Batman Forever e il Dr. Manhattan di Watchmen) e sequenze action anche spettacolari da vedere ma davvero povere di contenuti. L’assurdità, poi, è che il villain principale è Harry Osborn/Green Goblin, ma nel titolo viene celebrato Electro, che però ai fini della trama conta come il due di coppe. Tutte queste cose sono gestite così male che si prova molto più interesse nei confronti delle paturnie adolescenziali della coppia Peter Parker-Gwen Stacy, grazie all’incredibile intesa tra Andrew Garfield ed Emma Stone (teoricamente fidanzati anche nella vita reale, ma si sa che a Hollywood anche storie simili potrebbero essere state gestite a livello PR) che per qualsiasi altra cosa messa in scena. Jamie Foxx e Dane DeHaan se la cavano bene col pessimo materiale con cui devono lavorare, soprattutto il secondo, la cui lucida follia pervade anche le scene in cui non è ancora incominciata la sua discesa verso gli inferi. Paul Giamatti si limita a sbraitare con un pesante accento russo e a illudere gli spettatori che si troveranno di fronte a un sequel migliore del primo episodio (vorrei segnalare poi gli occhioni di Felicity Jones, che illumina lo schermo nelle due scene in cui compare e che speriamo di vedere, magari con addosso la tutina attillata di Black Cat, nel terzo episodio). The Amazing Spider-Man 2 è un film disastroso, che riporta questa nuova “serie” dell’Uomo Ragno ai pericolosissimi livelli della trilogia di Raimi. Per carità, i botteghini verranno nuovamente sbancati, ma visto come si erano messe le cose due anni fa, l’involuzione è stata davvero notevole. X-Men, salvateci voi!

V-Review: Joe Dever’s Lone Wolf – Act 2: Forest Hunt (da fuorigio.co)

Jlone

Il mix tra libro game e azione del primo capitolo di Joe Dever’s Lone Wolf, intitolato Blood On the Snow, ci aveva decisamente convinto ai tempi della sua recensione, alla fine dello scorso anno. Un’ottima versione moderna di questo genere che andava tantissimo in edizione cartacea negli anni ’80 e di cui Lupo Solitario era l’esponente più popolare. Forest Hunt è il secondo episodio di questa “prima” serie, disponibile via in-app purchase dalla app originale.

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Fuorigio.co all’indirizzo: http://fuorigio.co/2014/04/recensioni/joe-devers-lone-wolf-act-2-forest-hunt/21939/

Oggi Cucino Io! #116: Torta alla Birra e Spezie

TortaBirra

Le torte alla birra sono un dolce piuttosto diffuso al di là dell’oceano (soprattutto quelle di root beer, prodotto che da queste parti non si riesce a trovare) e nei paesi anglosassoni. Siccome non mi era mai capitato di utilizzare la birra in un dolce, ho voluto provare a vedere cosa veniva fuori unendola con qualche spezia. Il mio unico rammarico è quello di aver usato una normalissima birra chiara da pasto, con poco “corpo”, che non ha contribuito più di tanto al sapore della torta. Se volete preparare questo dolce, utilizzate una birra un po’ più corposa e dal gusto più deciso: il risultato finale sarà migliore. Comunque, gli ingredienti che ho usato per questa torta alla birra e spezie sono:

  • 200 g di farina 00
  • 220 g di zucchero di canna
  • 110 g di burro
  • 1 uovo
  • 250 ml di birra
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 cucchiaino di pimento
  • 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano
  • 1 cucchiaio di mirtilli rossi essiccati

Montate burro e zucchero, poi aggiungete l’uovo e continuate a montare finché i componenti non si sono amalgamati.

Crema

Nel frattempo, mettete le polveri, le spezie e i mirtilli in una terrina a parte, poi versatele man mano nella crema, assieme alla birra, continuando a mescolare finché il composto non è diventato uniforme.

Composto

Mettete tutto in una tortiera di quelle con cerniera, poi infornate a 190 °C, in forno ventilato, per 40/50 minuti.

Torta

Il mio consiglio è quello di servirla con una crema non troppo dolce. Io ho fatto una cremina di ricotta, montando con la frusta un po’ di ricotta e un cucchiaino di zucchero.

Ricotta

Buon appetito! :)

M-Review: Labor Day: Un Giorno Come Tanti

LaborDay

La distribuzione cinematografica italiana continua a non perdere certe brutte abitudini, come quella di annunciare la release di un film per poi farlo svanire nel silenzio più totale. Certo, capita molto meno che in passato e solo con prodotti di secondo piano, ma non è proprio il massimo della correttezza nei confronti di chi quel film sarebbe voluto andarlo a vedere. Sono stati probabilmente gli scarsi incassi e le recensioni non proprio favorevoli a spingere il distributore italiano a rinviare Labor Day: Un Giorno Come Tanti, nuovo film di Jason Reitman, dopo gli ottimi Thank You for Smoking, Juno e Tra le Nuvole e l’interlocutorio Young Adult. Il regista americano è passato dalla black comedy ironica al drammone stile anni ’50, tratto da un romanzo raccontando una storia d’amore piuttosto sui generis, tra un veterano del Vietnam dal passato oscuro e una donna che, assieme al figlio, viene rapita dall’uomo e, lentamente, si innamora di lui. Perché il tizio ha un cuore d’oro ed è anche un’ottima figura paterna, da sempre assente nella vita del ragazzo.

Bisogna applicare una notevole sospensione di incredulità per farsi coinvolgere dalla storia. Labor Day è un film dal registro inedito per Reitman ed è forse per questo motivo che la ciambella, stavolta, non è proprio venuta fuori col buco. I due protagonisti, Josh Brolin e Kate Winslet, sono molto bravi come sempre e lo stesso vale anche per il giovane Gattlin Griffith (era il piccolo Hal Jordan in Lanterna Verde). Il problema è che, come detto qualche riga di fa, sembra di stare in un feuilleton anni ’50, che riesce a essere cupo e pesante, ma allo stesso tempo estremamente zuccheroso. E’ difficile riuscire ad appassionarsi alle vicende dei personaggi, che restano bidimensionali nonostante ci sia tutto il tempo per svilupparli. E anche la narrazione, a opera di Tobey Maguire (che, non è uno spoiler, interpreta il figlio da grande), aggiunge pesantezza a pesantezza. Non sorprende che Labor Day abbia floppato e risultano un po’ più chiari i motivi di questo rinvio/annullamento nel nostro paese. Speriamo che Jason Reitman torni a fare quello che gli viene meglio e che questo frangente della sua filmografia sia velocemente dimenticato.

Ti stai lamentando! No, sto facendo una constatazione

Constatazione

Sono una persona abbastanza fumantina, lo devo ammettere. Ma tendo ad arrabbiarmi soprattutto quando qualcuno sostiene che io stia facendo qualcosa che, in realtà, io non sto assolutamente facendo.

Si dice spesso che io mi lamenti, quando in realtà non è così: io nella maggior parte dei casi faccio constatazioni. E visto che qui si continua a confondere constatazione con lamentela, provo a spiegare la differenza tra le due espressioni.

Constatazione -> “quell’aggeggio costa tanto”.
Lamentela -> “quell’aggeggio costa tanto, ladri di merda, non avrete mai i miei soldi” (e via dicendo).

La prima è un “fact“, una definizione asettica, mentre nel secondo caso ho aggiunto una mia considerazione personale, dovuta all’insofferenza e al fastidio nei confronti del prezzo.

Altro esempio:
Constatazione -> “sono single, non ho una donna”.
Lamentela -> “sono single, non ho una donna, me misero, me tapino, sono piccolo e nero, sono Calimero”.

Ogni tanto mi scappano anche frasi del secondo tipo, ma è raro, solo che la quasi totalità delle persone con cui parlo tende a vedere la lamentela anche nel primo tipo di frase, dove invece sto semplicemente indicando un fatto, senza fare altre considerazioni.

Certo, io affermo quasi sempre pensieri che da molti potrebbero essere visti come negativi. Sono molti di più i “non ho” rispetto agli “ho“, ma se nella mia vita capitano più cose relative alla prima categoria, che devo farci?

Nel 99% dei casi sono affermazioni asettiche, in cui non c’è nulla di positivo o negativo. Sto semplicemente dicendo “le cose stanno così“, sto esponendo un fatto e nulla più.

Sgretolare le convenzioni sociali è difficilissimo.

Oggi Cucino Io! #115: Ravioloni di Mela

RavioloniIo sono un grandissimo fan dei biscotti ripieni, perché sono pochi i tipi di dolcetti che danno una simile soddisfazione. Da tempo mi ripromettevo di voler fare qualcosa con le mele e così ho unito le due cose, preparando questi ravioloni di mela. Gli ingredienti che ho usato sono:

  • 220 g di farina 00
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di burro
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 2 mele
  • 1 cucchiaio di miele
  • Cannella q.b.
  • Scorza d’arancia q.b
  • Un goccio di rum
  • Zucchero a velo q.b.

L’impasto è una tradizionale frolla montata: usate un frustino elettrico per montare burro e zucchero, poi aggiungete l’uovo e, alla fine, farina e lievito. Impastate finché non avete ottenuto un bel panetto compatto, poi mettetelo in frigo a riposare per almeno mezz’ora.

Impasto

Nel frattempo, preparate le mele. Sbucciatele, togliete il torsolo e poi tagliatele a dadini molto piccoli, quindi mettetele a cuocere per qualche minuto in una padella antiaderente aggiungendo miele, scorza d’arancia, cannella e un goccio di rum. Al termine della cottura, fatele raffreddare.

Mele

Dovrete tirare due sfoglie di spessore diverso: quella più spessa (4 mm) costituirà la parte inferiore del biscotto, mentre quella più sottile (2 mm) sarà la parte superiore. Se disponete di un mattarello graduato, la cosa sarà ancora più facile.

Sfoglia

A questo punto, posizionate dei mucchietti di mela sulla sfoglia più spessa, poi ricopritela con quella più sottile, facendole aderire bene l’una con l’altra. Tagliate i biscotti con un coppapasta tondo.

Biscotti

Infornate a 180 °C in forno ventilato per 15/18 minuti, poi una volta cotti fateli raffreddare, cospargendoli alla fine di zucchero a velo.

Finale1

Buon appetito! :)

M-Review: Noah

Noah

Il fatto che la recensione cinematografica che va online nella settimana del mio 33esimo compleanno (il giorno di Pasqua, che per uno che ha Cristi come cognome è proprio il colmo) sia quella di un film biblico è abbastanza casuale. Il fatto che Paramount abbia deciso di farlo uscire in concomitanza con questo periodo, beh, pare invece abbastanza palese. Noah è il modo in cui Darren Aronofsky ha deciso di far incazzare a morte tutti i credenti nella più grande storia fantasy di tutti i tempi, con una versione all’apparenza piuttosto personalizzata, ma che in realtà è abbastanza aderente alle scritture in quel che viene mostrato, se non per un paio di punti della trama che sono drammatizzazioni palesi e per le caratteristiche di alcuni personaggi, Noé in primis. E’ facile capire perché questa storia ha affascinato così tanto Aronofsky: il protagonista è uno psicopatico disadattato della peggior specie, che agisce interpretando segnali che potrebbero essere semplicemente frutto della sua immaginazione (sì, ho deciso di farmi dei nemici). Ci sono tante somiglianze tra Noé, la protagonista di Black Swan, Randy di The Wrestler e certi personaggi di Requiem for a Dream. Il punto è che il Noé della Bibbia non era così estremo nei suoi comportamenti e non era nemmeno vegano come il regista ha deciso di ritrarlo, ma la scelta narrativa è chiara.

Russell Crowe ha indubbiamente il physique-du-role per interpretare una figura così rassicurante e minacciosa allo stesso tempo e se il personaggio non scade nel ridicolo, nonostante le sue azioni lo siano, è in gran parte merito suo. Prova abbastanza di mestiere sia per Jennifer Connelly che per Emma Watson, mentre non ho apprezzato molto né i due giovani figli, né Anthony Hopkins (ormai abbonato ai ruoli da patriarca), né il villain Ray Winstone. Ho gradito invece tantissimo lo stile e le scelte di Aronofsky, dai Vigilanti che sembrano una via di mezzo tra i Transformers e Treebeard di LOTR al mix tra evoluzionismo e creazionismo che farà rizzare i capelli a tutti i credenti, dalla simbologia frequente e invadente ai coup du theatre inseriti nella sceneggiatura per giustificare le differenze con le sacre scritture. Gran lavoro della IL&M per quanto riguarda gli effetti speciali, anche se ci sono alcune scene in cui, per problemi di illuminazione, i personaggi ripresi dal vivo su green screen paiono completamente staccati dal fondale. Nulla di che, sia chiaro, ma nel 2014 mi aspetto di non vedere più cose del genere. Personalmente ho gradito molto Noah, nonostante il ritmo un po’ troppo discontinuo e la presenza di qualche scelta paradossale a livello di scrittura. Se non siete credenti e ritenete che la Bibbia sia la regina delle storie fantasy, lo apprezzerete come il sottoscritto, mentre in caso contrario potrebbe venirvi voglia di lasciare la sala in anticipo (stupidi, non sapete cosa vi state perdendo).

Anki Drive, le macchinine che si guidano da sole (da Wired.it)

AnkiDrive

La commistione tra videogiochi e giochi “fisici” è uno di quei trend in costante crescita da qualche anno a questa parte. Skylanders, Disney Infinity, Cupets e compagnia cantante (ne avevamo parlato in estate su queste pagine) sono tra le varie declinazioni di questo mix, che da qualche settimana ha un ulteriore esponente chiamato Anki Drive. Si tratta del primo prodotto di un’azienda con sede a San Francisco, denominata proprio Anki, nata sei anni fa dagli sforzi di un trio di studenti di robotica alla Carnegie Mellon University, desideroso di veder applicata questa scienza anche sul mercato consumer, non solo in ambito industriale e militare…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://www.wired.it/gadget/accessori/2014/01/14/ces-2014-anki-drive/.

Oggi Cucino Io! #114: Biscotti alla Ricotta

Biscotti

Cosa fare quando nel frigo avete svariate ricottine perché erano in offerta al supermercato (oltre a mangiarsele da sole o fare una bella pasta, per esempio)? Preparare dei biscotti può essere un’ottima soluzione. La cosa bella di questi biscotti alla ricotta è che sono perfetti anche per gli amanti del mangiar sano, visto che non contengono né burro, né uova. Gli ingredienti che ho usato sono:

  • 200 g di ricotta
  • 150 g di farina 00
  • 130 g di zucchero
  • 4 g di lievito per dolci
  • Scorza di un limone
  • Sale q.b.
  • Latte q.b.

Mettete tutti gli ingredienti in una terrina. Il mio consiglio è quello di far asciugare la ricotta quanto più possibile prima di impastare, se non volete che l’impasto si ammorbidisca troppo e siate costretti a utilizzare il sac à poche. Io ho commesso questo errore (ma per fortuna i biscotti sono comunque buoni).

Ingredienti

Impastate, poi mettete l’impasto a riposare in frigo per almeno mezz’ora.

Impasto

Nel mio caso, ho dovuto prendere il sac à poche e creare questi bastoncelli lunghi 3/4 cm, che ho poi spennellato con il latte e spolverato con un po’ di zucchero semolato.

Stampo

Infornate a 180 °C per 15/20 minuti, poi una volta pronti, tirateli fuori e fateli raffreddare a dovere, altrimenti non riuscirete a gustarveli. I biscotti avranno l’esterno piuttosto croccante, ma l’interno sarà bello morbido.

Fine

Buon appetito! :)

M-Review: Le Mappe dei Sogni (The Young and Prodigious T.S. Spivet)

Spivet

Ai miei registi preferiti (a parte Christopher Nolan) non è che stia andando proprio benissimo negli ultimi tempi. John Woo è svanito nel nulla, Oliver Stone è un decennio che fa cose dimenticabilissime e pure Baz Luhrmann non è riuscito a ripetersi molto dopo Moulin Rouge. Di questo quintetto fa parte anche Jean-Pierre Jeunet, che ho imparato come molti ad adorare con Il Favoloso Mondo di Amelie, recuperando in seguito tutta la sua filmografia passata (e, col senno di poi, ritengo che Alien Resurrection sia molto più furbo di ciò che sembra a prima vista). Un paio di settimane fa, per pura casualità, scopro che ha girato un nuovo film, a quattro anni dal folle L’Esplosivo Piano di Bazil. Il punto è che The Young and Prodigious T.S. Spivet, girato totalmente in inglese, è uscito solo in Francia lo scorso Ottobre e, per ora, in nessun altro paese al mondo. Il film non è andato benissimo al botteghino e la promozione è stata piuttosto scarsa, motivo per cui ho scoperto della sua esistenza attraverso, diciamo, “vie parallele“. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Reif Larsen, è quella di un bambino di 10 anni che vive con il padre cowboy e la madre scienziata in un ranch del Montana. Dopo aver inventato una macchina per il moto perpetuo viene invitato dallo Smithsonian Institute di Washington a ritirare un premio, cosa che lo porta ad affrontare, tutto da solo, un’incredibile avventura.

Se c’è una cosa che viene bene al regista francese, è quella di raccontare favole: tutti i suoi film a parte Delicatessen e Alien, in un certo modo lo sono. T.S. Spivet è una favola surreale, che solo Jeunet poteva raccontare al meglio. L’alienazione del protagonista è un altro degli elementi tipici della sua filmografia e qui è ancora meglio rappresentata grazie alla sua giovane età e dallo straniamento rispetto ai genitori (anche se un minimo di sintonia con la madre scienziata è presente). Il piccolo Kyle Catlett, che ricordete nei panni del figlio di Joe Carroll nella prima stagione di The Following, è davvero bravo nei panni del ragazzino e regge praticamente il film sulle sue spalle. Il bambino è affiancato da Helena Bonham-Carter e Judy Davis, oltre che da uno schizzatissimo Callum Keith Rennie nei panni del padre ritardato-cowboy. I marchi di fabbrica di Jeunet, dalle panoramiche ampie alla fotografia senza sbavature, sono tutti presenti. Non ci sono significati reconditi o morali da comprendere, basta lasciarsi trascinare da quel che accade sullo schermo. Speriamo che The Young and Prodigious T.S. Spivet arrivi velocemente in sala perché è ingiusto che per vedere un film simile si debba ricorrere a metodi illegali. A me è piaciuto davvero tantissimo. Straconsigliato.