M-Review: Storia d’Inverno

StoriaInverno

Di questi tempi, se non si leggono recensioni di un film fino al giorno precedente la sua uscita in sala c’è qualcosa che non quadra, ancor più se nel cast ci sono Colin Farrell, Russell Crowe e Jennifer Connelly. Storia d’Inverno è stato venduto dai trailer come un puro film romantico, cosa suggerita anche dall’uscita avvenuta in tutto il mondo nel weekend di San Valentino. Si tratta dell’opera prima sul grande schermo di Akiva Goldsman, sceneggiatore che nella sua ventennale carriera ha alternato cose discrete (Il Cliente, A Beautiful Mind, Il Momento di Uccidere) a script da mani nei capelli (Batman & Robin, Lost in Space, Il Codice Da Vinci), oltre ad aver scritto e diretto alcuni dei migliori episodi di Fringe. La storia è quella di Peter Lake, un ladruncolo figlio di emigrati che nella New York di inizio 1900 si innamora di Beverly, ragazza bellissima e di famiglia ricca, ma gravemente malata. L’amore tra i due è ostacolato dal perfido Pearly Somes, che vorrebbe invece vedere morto il ragazzo. Dove sta il trucco? Beh, Peter possiede un cavallo alato, Pearly è un demone immortale e Beverly soffre di tubercolosi ed è costretta a vivere sempre “al fresco”, per tenere lontana la morte.

Tratto da un romanzo degli anni ’80, che Martin Scorsese aveva ritenuto infilmabile (già questo dovrebbe significare qualcosa), Storia d’Inverno è una delle cose più ridicole viste al cinema da parecchio. E’ chiaro che gli attori abbiano accettato di lavorare per Goldsman per amicizia, perché non posso credere che lo abbiano deciso sulla base della sceneggiatura. Ed è ancora più lampante che pure Warner Bros. abbia investito 60 milioni di dollari nella produzione del film soltanto come favore per tutto quello che il regista ha fatto per loro in passato. Tra cavalli bianchi che volano, gangster che ogni tanto perdono le staffe e assumono sembianze disgustose, ma soltanto per qualche frazione di secondo (probabilmente con gli effetti speciali avrebbero sforato il budget), personaggi che inspiegabilmente si risvegliano ai giorni nostri senza essere invecchiati di un solo giorno e Will Smith nei panni di un Lucifero in cuffie e maglietta (uno dei momenti più WTF della storia del cinema), si resta senza parole, ma per lo sconforto. L’unica cosa che si salva sono i due protagonisti, Colin Farrell e la giovane Jessica Brown Findlay (da Downtown Abbey), che sono davvero convincenti come innamorati. Il resto fa venire le lacrime, ma per la disperazione, non per la commozione. Il mio consiglio, comunque, è di recuperarlo quando uscirà in home video, perché è così brutto da diventare quasi sublime. Vorrei concludere questa recensione invitando Akiva Goldsman a darsi all’ippica, gli converrebbe…

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *