M-Review: 300: L’Alba di un Impero

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L’esperienza insegna che quando passa troppo tempo tra l’uscita di un film e quella del suo sequel, solitamente non è buon segno. Se poi a questo si aggiunge un’uscita annunciata per l’estate 2013, successivamente rimandata fino al marzo 2014, allora diventa naturale insospettirsi. Stavolta, però, Warner Bros. ha giocato bene le sue carte e questo 300: L’Alba di un Impero è un film che, pur nelle mani di un nuovo regista (l’israeliano Noam Munro, un quasi cinquantenne veterano del mondo pubblicitario), rispetta lo stile stabilto da Frank Miller con la sua graphic novel e da Zack Snyder col suo adattamento cinematografico, riuscendo però a metterci comunque in mezzo qualche trovata che non fa assolutamente rimpiangere l’originale. Ispirato da un’altra graphic novel di Miller, intitolata Xerxes, che dovrebbe finalmente uscire quest’anno in libreria, il film non è altro che un’estensione della storia raccontata qualche anno fa, siccome le vicende narrate si svolgono prima, durante e dopo quanto visto nel primo 300. Il focus è tutto sui personaggi di Artemisia, astuta e fortissima guerriera di origini greche ma a capo della flotta persiana e Temistocle, valoroso combattente ateniese il cui carisma, purtroppo, è pari a quello di una sogliola.

Ed è proprio Sullivan Stapleton (Strike Back), che lo interpreta, il punto debole del film, soprattutto se paragonato a una Eva Green in stato di grazia: affascinante come sempre, ma con quel pizzico di follia e intelligenza che la rende a dir poco irresistibile. Aggiungiamoci una scena di sesso tra le più “hot” degli ultimi tempi, che pur mostrando nudità solo per qualche istante, riesce a essere incredibilmente erotica ed efficace (tranquilli, in quei pochi secondi in cui la Green mostra le sue grazie conferma ancora una volta di avere un fisico che rasenta la perfezione). Artemisia è uno dei migliori cattivi cinematografici da un po’ di tempo a questa parte, fidatevi. Dal punto di vista della confezione, Munro dimostra di non essere uno sprovveduto: sangue a fiumi (e in 3D rende straordinariamente), sequenze che sembrano prese pari pari da certi videogiochi di ultima generazione (e non è un male, ve lo assicuro) e una slow motion usata con criterio che riesce a non essere per nulla fastidiosa. Il risultato è un film leggermente inferiore all’originale per diversi elementi, ma che intrattiene, si lascia guardare piacevolmente e che, devo essere sincero, è molto meglio di quanto mi aspettassi.

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