Storia di un uomo e dei suoi cani #ilmesedelcucciolo

Ci credete che io, fino a qualche anno fa, avessi paura dei cani? In realtà, il mio terrore si estendeva a tutti gli animali in generale, che è un po’ assurdo, visto che non sono mai stato morso e non mi è mai successo nulla. E’ che non avendone mai avuti in casa, partivo prevenuto.

Poi, a inizio 2006, mio padre va in pensione e decide di togliersi una soddisfazione che non si era mai tolto, quella di avere un cane. Un amico di famiglia ha da poco aperto un allevamento di Golden Retriever e lui ha deciso che è quello il cane che vuole avere a casa. Non l’avrebbe mai fatto prima perché, per lui, l’animale va accudito tutto il giorno, non lo si può mai lasciare da solo, quindi lavorando non sarebbe stato possibile dargli tutta l’attenzione che merita. Tentativo fallito, perché mia madre si mette di traverso (e nemmeno io sono così convinto, ma questo è il minore dei problemi).

Due anni dopo, in estate, ci riprova. Mia madre continua a non essere d’accordo perché non vuole animali in casa, in quanto sporcherebbero troppo. Ma questo a mio padre non interessa perché intanto è convinto che lei cambierà idea. Rimango solo da convincere io, con la mia paura. E così, a fine luglio, vengo portato in allevamento a vedere la cucciolata da cui sarebbe stato preso il cane da portare a casa. E’ davvero un colpo basso, perché quella dozzina di cuccioli è troppo bella da vedere e tutti, nessuno escluso, vogliono prendersi le coccole. Ma ce n’è uno che insiste più degli altri e che fa di tutto per farsi volere bene.

Bon, scelta fatta. Io ho ancora paura, ma quei batuffoli di pelo sono talmente teneri e affettuosi, che sono convinto che mi passerà. Venti giorni dopo (al ritorno dalla mia unica vacanza negli ultimi 20 anni: 3 giorni a Barcellona), si torna in allevamento, all’insaputa di mia madre, per prenderlo e portarlo a casa. Mi viene data la possibilità di dargli il nome: scelgo Mac, perché ai tempi ero un Microsoft-lover e dicevo che l’unico Mac che poteva avere una persona come me era un cane. Non prevedevo quanto mi sarei affezionato al mio pupo grande. E così, il 19 agosto…

Mia madre si incazza come una biscia, ma dopo qualche minuto di coccole da parte di Mac, non ci pensa più. Passiamo le nostre prime ore con lui, poi lo mettiamo a dormire nello spazio che gli avevamo preparato. In pochi minuti, ovviamente si mette a piangere, provocando la reazione di mia madre che, rivolta a mio padre, dice: “Ma non possiamo farlo dormire qui a letto con noi?” Bon, andata anche qui.

Mac è sempre stato trattato come un figlio, anzi, forse pure meglio. In 5 anni e mezzo che è con noi ha passato in tutto una manciata di ore lontano da qualsiasi membro della famiglia. Se ci muoviamo noi, si muove anche lui. E’ un cane dal carattere mansueto e affettuosissimo, giocherellone e intelligente. E’ stato educato fin da piccolo a ubbidire (e anche a fare il buffone, sì, bisogna ammetterlo, che è la cosa che fa più ridere quando è in mezzo alla gente) ed è stato tenuto sempre sotto controllo anche dal punto di vista medico, con visite dal veterinario ogni volta che c’era bisogno, radiografie per verificare che non fosse displasico e via dicendo (che è quello che ogni possessore di cucciolo dovrebbe fare, come già detto un mesetto fa su questo blog e ribadito dall’iniziativa Il Mese del Cucciolo di Purina). E’ allergico a parecchi cibi e può mangiare soltanto riso, soia e alimenti monoproteici: ha avuto problemi di peso per diverso tempo, ma una volta scoperto cosa aveva e preso provvedimenti, si è rimesso in forma in men che non si dica.

Mac è quello che sento davvero “il mio cane”, forse perché è il primo, forse perché l’ho visto crescere giorno dopo giorno nei primi due anni e mezzo della sua vita, prima di andare a lavorare a Milano. Poi, ad aprile del 2011, è arrivata Mia…

Con lei le cose sono state un po’ diverse, vuoi per il fatto che sia femmina, vuoi per un carattere grintoso e testardo che è esattamente l’opposto di quello di Mac, vuoi perché non si è riusciti a educarla (più per mancanza di volontà che per altro, visto che sarebbe stato necessario tenerli separati per farlo e ai miei è passata la voglia). Quattro giorni dopo essere stata portata a casa si è fatta mordere da una processionaria dei pini, facendo passare momenti drammatici ai miei genitori, visto che io purtroppo ero a Milano (vedersi un cane semi-esanime davanti agli occhi nel giardino di casa è un’esperienza che non raccomando a nessuno). Ha questa tendenza a fare le cose per istinto, prima di pensarci: lei arriva con la lingua, poi al massimo sputa e la paura che per sbaglio ingoi un boccone avvelenato quando si è al parco o in pineta, cosa piuttosto frequente in zona da queste parti, è moltissima.

Dal punto di vista sanitario è sempre stata tenuta sotto controllo, anche perché purtroppo soffre di problemi ormonali: ha avuto tre gravidanze isteriche su tre calori e rischia di essere sterilizzata se il problema dovesse persistere. Non sono legato a Mia quanto sono legato a Mac, perché il suo arrivo è coinciso con la mia partenza per Milano: per due anni e mezzo l’ho vista solo nei weekend e durante le ferie. Di conseguenza, è molto meno affettuosa con me di quanto lo sia con i miei genitori, a differenza di Mac, per le ragioni descritte sopra. Nonostante questo, è la mia bimba piccola, mentre Mac è il mio bimbo grande. E non sopporto quelli che trovano assurdo che io li definisca “bimbi” perché sono cani. Difficilmente potrò mai avere una famiglia, quindi condenso il mio affetto su di loro. E il modo in cui i cani ricambiano, spesso, è superiore a quello di qualsiasi essere umano.

La cosa più bella, però, è il rapporto che c’è tra i due. Mac è stato letteralmente una figura paterna per Mia quando era piccola: se stava da sola piangeva, se si addormentava addosso a Mac no. E come si nota dal filmato più in alto, però, è sempre stata anche dominante e nei giochi tra i due, Mac è quello che ha la peggio nella maggior parte dei casi. Lei lo tortura, lui sopporta e non dice nulla. Speriamo prima o poi di poterli far figliare, perché i loro cuccioli sarebbero davvero stupendi.

Come avete capito, sono passato dalla paura a non poter fare a meno di loro. Sono i miei bimbi, i figli che non avrò mai e sono stati praticamente l’unica ragione per cui nel mio periodo milanese mi facevo 600 Km A/R tra Venerdì sera e Lunedì mattina per tornare a casa e stare con loro. E se penso che rischio di dover andare a lavorare ancora più lontano dopo questo periodo di “riposo” autoimposto e, quindi, tornare a casa molto meno di prima, mi viene il magone.

Vabbè, l’elegia è finita, andate in pace. :)

2 comments

  1. alex says:

    ma la processionaria dei pini non è velenosa. Non è che l’abbia morsa qualche altro insetto?

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