Archive for February 28, 2014

Oggi Cucino Io! #106: Cantucci Salati con Mandorle, Semi di Zucca e Girasole, Polvere di Olive Taggiasche, Pistacchio e Pinoli

Cantucci

In questo periodo, la cosa che mi piace più cucinare sono degli snack da sgranocchiare mentre lavoro davanti al monitor. Per non fare le solite cose alla pasta di pane, ho deciso di provare la versione salata dei cantucci (qui trovate la ricetta per quelli classici, dolci), arricchita da un bel po’ di frutta secca e aromi vari. Questi sono gli ingredienti che ho usato:

  • 200 g di farina 00
  • 40 g di burro
  • 50 g di latte
  • 1 uovo
  • 4 g di sale
  • 2 g di lievito istantaneo
  • 30 g di mandorle tostate
  • 15 g di polvere di olive taggiasche
  • 15 g di semi di girasole
  • 15 g di semi di zucca
  • 10 g di polvere di pistacchio
  • 10 g di polvere di pinoli

Cominciate tritando grossolanamente le mandorle. Non vi consiglio di tenerle intere per una sola ragione: potrebbero incastrarsi nel foro del sac à poche.

Mandorle

A questo punto, preparate l’impasto. Mettete assieme tutti gli ingredienti e cominciate a impastare. Il risultato sarà un composto denso e colloso, perfetto per essere lavorato col sac à poche.

Impasto

Usatelo senza bocchetta e create un unico filone su uno stampo ricoperto di carta forno.

Filone

Infornate in forno ventilato a 200 °C per circa 20 minuti, poi tiratelo fuori e lasciatelo raffreddare un attimo.

FiloneCotto

Il procedimento è lo stesso dei cantucci classici. Tagliate il filone a fettine con un coltello e mettetele a dorare in forno, per circa 10 minuti a lato, a 160 °C.

Fette

Una volta pronti, lasciateli raffreddare e preparatevi ad assaggiarli.

FetteTostateBuon appetito! :)

M-Review: RoboCop

RoboCop

Per noi che siamo nati negli anni ’80, RoboCop è quello che può essere definito “film seminale“. Esordio hollywoodiano di Paul Verhoeven e produzione indipendente della celebre Orion Pictures, purtroppo fallita pochi anni dopo, era un misto di azione, ultraviolenza e satira, che ha smesso di funzionare nel momento in cui a Hollywood hanno cercato di lucrare sul personaggio, con sequel terribili e una serie TV da dimenticare (nota a margine: nelle scorse settimane li ho rivisti, tanto per rinfrescare la memoria). Il parallelismo più grosso tra il reboot e l’originale è che si tratta sempre di un esordio registico hollywoodiano, quello del brasiliano Jose Padillha (autore dei due bellissimi e brutali Tropa de Elite, che vi invito a recuperare), che però alla fine della fiera risulta molto più annacquato, a causa della necessità di rendere il nuovo RoboCop un film per un pubblico molto più ampio. La storia di Alex Murphy è più o meno la stessa, ma viene raccontata in modo completamente diverso. Lo svedese Joel Kinnaman, noto per la serie The Killing, riesce a umanizzare il personaggio quando ce n’è bisogno e risulta credibile, allo stesso tempo, quando invece l’umanità si ritrova a perderla. Il nuovo RoboCop, nell’intenzione degli sceneggiatori, è una specie di Captain America futuristico, a metà tra marketing e necessità di lottare contro il crimine. L’elemento satirico e di critica è proprio legato a questo aspetto ed è impersonificato dal conduttore di talk show interpretato da Samuel L. Jackson, favorevole ai robot a differenza di gran parte dell’opinione pubblica e del governo.

Abbiamo poi una moglie (Abbie Cornish) e un figlio, visti soltanto di sfuggita nell’originale ma qui centrali alla trama, a differenza del collega detective (Michael K. Williams), finito invece nelle retrovie. Il dottor Norton di Gary Oldman è un altro personaggio pieno di dubbi, a differenza di quanto accadeva al suo corrispettivo originale. Michael Keaton è un villain molto meno minaccioso di quelli del 1987: un update contemporaneo, si potrebbe dire, privo però di quella malvagità caricaturale che sarebbe perfetta in questi casi. Lo stesso Murphy subisce una parabola molto differente: se nel film di Verhoeven il personaggio scopriva pian piano di essere ancora umano, qui invece viene progressivamente disumanizzato (anche se nel finale comincia pure lui a nutrire dubbi sulla sua vera essenza). Questo nuovo RoboCop è un film che, pur funzionando abbastanza per un’ora e mezza, nonostante la scarsità d’azione e i cattivi all’acqua di rose, degenera nel finale, quando le cose prendono improvvisamente una piega abbastanza ridicola, rovinando quanto di buono si era visto in precedenza. Se Padillha avesse avuto la libertà avuta da Verhoeven 27 anni orsono, sono convinto che avremmo avuto un film molto diverso, ma la necessità del PG-13 e, quindi, di ampliarne il potenziale pubblico, ha avuto la meglio. Sia chiaro, non è un brutto film, ma è molto peggio di quel che sarebbe potuto essere.

Una relazione complicata (a.k.a. Io e il vil denaro)

Money

E così, come promesso qualche settimana fa nello State of the Union 2013, è venuto il momento di parlare di quello che è forse il rapporto più irrisolto e complicato della mia vita, quello con il vil denaro.

Ho pubblicato il post sul mio Tumblr qualche settimana fa. Se vi interessa (attenzione, è lunghissimo), gli potete dare un’occhiata qui: http://mcclanelivefree.tumblr.com/post/75629820886/una-relazione-complicata-a-k-a-io-e-il-vil-denaro :)

Oggi Cucino Io! #105: Baci alla Marmellata di Frutti di Bosco

BaciMarmellata

I baci sono dolcetti veloci da realizzare che, con la farcitura giusta, diventano anche estremamente gustosi. L’unione tra il forte sapore delle mandorle e quello acidulo dei frutti di bosco risulta davvero azzeccata. Per preparare questi baci alla marmellata di frutti di bosco ho usato:

  • 150 g di farina 00
  • 150 g di burro
  • 150 g di farina di mandorle
  • 100 g di zucchero
  • Scorza di 1 arancia
  • 3 cucchiai d’acqua
  • Marmellata ai frutti di bosco q.b.

Per preparare l’impasto, mettete insieme in una terrina le due farine, la scorza d’arancia, il burro e lo zucchero. Impastate a mano, non dovrebbe essere un problema. Una volta ottenuto un panetto compatto, dividetelo a metà e mettetene una parte in frigo a riposare per almeno mezz’ora.

Impasto

Aggiungete 3 cucchiai d’acqua all’altra metà dell’impasto, con l’obiettivo di renderlo più molle. La prima metà vi servirà per la parte inferiore del bacio, questa per la parte superiore. Una volta impastato, mettete la poltiglia a riposare in frigo per lo stesso tempo.

Poltiglia

Prendete il primo panetto e dopo averlo lasciato riposare e tirate una sfoglia spessa 4 mm.

Sfoglia

Usate un coppapasta di dimensioni abbastanza piccole per tagliare i baci, poi metteteli su uno stampo rivestito di carta forno e, infine, con il pollice create un piccolo incavo, che vi servirà per farci stare meglio la marmellata.

Baci1

Per la parte superiore dei baci, prendete la poltiglia dal frigo, mettetela in un sac à poche (usando un beccuccio abbastanza largo) e create degli spuntoni col fondo di dimensioni simili a quelle della parte inferiore.

Baci2

Infornate per 15/20 minuti a 180 °C in forno ventilato, poi tirate fuori gli stampi dal forno e lasciateli raffreddare.

Sfornati

Una volta raffreddati, mettete mezzo cucchiaino (da the) di marmellata sul biscotto “tondo” e copritelo con lo spuntone. Lasciateli riposare qualche decina di minuti prima di mangiarli.

Fine

Buon appetito! :)

Storia di un uomo e dei suoi cani #ilmesedelcucciolo

Ci credete che io, fino a qualche anno fa, avessi paura dei cani? In realtà, il mio terrore si estendeva a tutti gli animali in generale, che è un po’ assurdo, visto che non sono mai stato morso e non mi è mai successo nulla. E’ che non avendone mai avuti in casa, partivo prevenuto.

Poi, a inizio 2006, mio padre va in pensione e decide di togliersi una soddisfazione che non si era mai tolto, quella di avere un cane. Un amico di famiglia ha da poco aperto un allevamento di Golden Retriever e lui ha deciso che è quello il cane che vuole avere a casa. Non l’avrebbe mai fatto prima perché, per lui, l’animale va accudito tutto il giorno, non lo si può mai lasciare da solo, quindi lavorando non sarebbe stato possibile dargli tutta l’attenzione che merita. Tentativo fallito, perché mia madre si mette di traverso (e nemmeno io sono così convinto, ma questo è il minore dei problemi).

Due anni dopo, in estate, ci riprova. Mia madre continua a non essere d’accordo perché non vuole animali in casa, in quanto sporcherebbero troppo. Ma questo a mio padre non interessa perché intanto è convinto che lei cambierà idea. Rimango solo da convincere io, con la mia paura. E così, a fine luglio, vengo portato in allevamento a vedere la cucciolata da cui sarebbe stato preso il cane da portare a casa. E’ davvero un colpo basso, perché quella dozzina di cuccioli è troppo bella da vedere e tutti, nessuno escluso, vogliono prendersi le coccole. Ma ce n’è uno che insiste più degli altri e che fa di tutto per farsi volere bene.

Bon, scelta fatta. Io ho ancora paura, ma quei batuffoli di pelo sono talmente teneri e affettuosi, che sono convinto che mi passerà. Venti giorni dopo (al ritorno dalla mia unica vacanza negli ultimi 20 anni: 3 giorni a Barcellona), si torna in allevamento, all’insaputa di mia madre, per prenderlo e portarlo a casa. Mi viene data la possibilità di dargli il nome: scelgo Mac, perché ai tempi ero un Microsoft-lover e dicevo che l’unico Mac che poteva avere una persona come me era un cane. Non prevedevo quanto mi sarei affezionato al mio pupo grande. E così, il 19 agosto…

Mia madre si incazza come una biscia, ma dopo qualche minuto di coccole da parte di Mac, non ci pensa più. Passiamo le nostre prime ore con lui, poi lo mettiamo a dormire nello spazio che gli avevamo preparato. In pochi minuti, ovviamente si mette a piangere, provocando la reazione di mia madre che, rivolta a mio padre, dice: “Ma non possiamo farlo dormire qui a letto con noi?” Bon, andata anche qui.

Mac è sempre stato trattato come un figlio, anzi, forse pure meglio. In 5 anni e mezzo che è con noi ha passato in tutto una manciata di ore lontano da qualsiasi membro della famiglia. Se ci muoviamo noi, si muove anche lui. E’ un cane dal carattere mansueto e affettuosissimo, giocherellone e intelligente. E’ stato educato fin da piccolo a ubbidire (e anche a fare il buffone, sì, bisogna ammetterlo, che è la cosa che fa più ridere quando è in mezzo alla gente) ed è stato tenuto sempre sotto controllo anche dal punto di vista medico, con visite dal veterinario ogni volta che c’era bisogno, radiografie per verificare che non fosse displasico e via dicendo (che è quello che ogni possessore di cucciolo dovrebbe fare, come già detto un mesetto fa su questo blog e ribadito dall’iniziativa Il Mese del Cucciolo di Purina). E’ allergico a parecchi cibi e può mangiare soltanto riso, soia e alimenti monoproteici: ha avuto problemi di peso per diverso tempo, ma una volta scoperto cosa aveva e preso provvedimenti, si è rimesso in forma in men che non si dica.

Mac è quello che sento davvero “il mio cane”, forse perché è il primo, forse perché l’ho visto crescere giorno dopo giorno nei primi due anni e mezzo della sua vita, prima di andare a lavorare a Milano. Poi, ad aprile del 2011, è arrivata Mia…

Con lei le cose sono state un po’ diverse, vuoi per il fatto che sia femmina, vuoi per un carattere grintoso e testardo che è esattamente l’opposto di quello di Mac, vuoi perché non si è riusciti a educarla (più per mancanza di volontà che per altro, visto che sarebbe stato necessario tenerli separati per farlo e ai miei è passata la voglia). Quattro giorni dopo essere stata portata a casa si è fatta mordere da una processionaria dei pini, facendo passare momenti drammatici ai miei genitori, visto che io purtroppo ero a Milano (vedersi un cane semi-esanime davanti agli occhi nel giardino di casa è un’esperienza che non raccomando a nessuno). Ha questa tendenza a fare le cose per istinto, prima di pensarci: lei arriva con la lingua, poi al massimo sputa e la paura che per sbaglio ingoi un boccone avvelenato quando si è al parco o in pineta, cosa piuttosto frequente in zona da queste parti, è moltissima.

Dal punto di vista sanitario è sempre stata tenuta sotto controllo, anche perché purtroppo soffre di problemi ormonali: ha avuto tre gravidanze isteriche su tre calori e rischia di essere sterilizzata se il problema dovesse persistere. Non sono legato a Mia quanto sono legato a Mac, perché il suo arrivo è coinciso con la mia partenza per Milano: per due anni e mezzo l’ho vista solo nei weekend e durante le ferie. Di conseguenza, è molto meno affettuosa con me di quanto lo sia con i miei genitori, a differenza di Mac, per le ragioni descritte sopra. Nonostante questo, è la mia bimba piccola, mentre Mac è il mio bimbo grande. E non sopporto quelli che trovano assurdo che io li definisca “bimbi” perché sono cani. Difficilmente potrò mai avere una famiglia, quindi condenso il mio affetto su di loro. E il modo in cui i cani ricambiano, spesso, è superiore a quello di qualsiasi essere umano.

La cosa più bella, però, è il rapporto che c’è tra i due. Mac è stato letteralmente una figura paterna per Mia quando era piccola: se stava da sola piangeva, se si addormentava addosso a Mac no. E come si nota dal filmato più in alto, però, è sempre stata anche dominante e nei giochi tra i due, Mac è quello che ha la peggio nella maggior parte dei casi. Lei lo tortura, lui sopporta e non dice nulla. Speriamo prima o poi di poterli far figliare, perché i loro cuccioli sarebbero davvero stupendi.

Come avete capito, sono passato dalla paura a non poter fare a meno di loro. Sono i miei bimbi, i figli che non avrò mai e sono stati praticamente l’unica ragione per cui nel mio periodo milanese mi facevo 600 Km A/R tra Venerdì sera e Lunedì mattina per tornare a casa e stare con loro. E se penso che rischio di dover andare a lavorare ancora più lontano dopo questo periodo di “riposo” autoimposto e, quindi, tornare a casa molto meno di prima, mi viene il magone.

Vabbè, l’elegia è finita, andate in pace. :)

Oggi Cucino Io! #104: Spatzle al Prezzemolo con Ricotta Affumicata, Bottarga e Cialda di Parmigiano e Semi di Papavero #mercatinialtoadige

Spaetzle

Tra fine Novembre e inizio Dicembre dello scorso anno, ho partecipato a un bellissimo blogtour in Alto Adige, alla scoperta dei tradizionali Mercatini di Natale e delle tradizioni gastronomiche altoatesine. Una delle due cene che abbiamo fatto si è tenuta nel ristorante stellato Kleine Flamme, a Vipiteno. Tra i piatti preparati quella sera dallo chef Burkhard Bacher mi hanno colpito soprattutto gli spatzle al prezzemolo con ricotta affumicata, bottarga e cialda di parmigiano reggiano e semi di papavero (nella foto linkata vedete il piatto mangiato quella sera). Un po’ per gioco, un po’ per scommessa, ho detto ai partecipanti alla cena che, appena possibile, li avrei cucinati. E così, qualche settimana fa ci ho provato. Cominciamo quindi con gli ingredienti da usare per gli spaetzle (per 2 persone):

  • 2 uova
  • 100 g di farina
  • 60 g di latte
  • Prezzemolo essiccato q.b.

Sbattete due uova in una terrina, poi aggiungete un po’ di prezzemolo e amalgamatelo sempre con il frullino.

Prezzemolo

Versate la farina un po’ alla volta e poi aggiungete il latte, quindi un altro po’ di prezzemolo e continuate a mescolare finché l’impasto non si sarà ben amalgamato e risulterà piuttosto denso.

Impasto

A questo punto, potete cominciare a preparare il resto.

  • Parmigiano reggiano q.b.
  • Semi di papavero q.b.
  • 30 g di ricotta affumicata
  • Bottarga di tonno q.b.

Per la cialda, grattate finemente il parmigiano, poi aggiungete i semi di papavero (più ne metterete, più la cialda risulterà amara, quindi non esagerate) e mescolate. Fate scaldare una padella antiaderente, poi con un cucchiaio spargete sul fondo il composto per formare un cerchio e attendete che si cuocia, rivoltandola appena uno dei due lati è pronto. Una volta cotta, mettetela subito a raffreddare su una ciotola per darle la forma necessaria.

Cialda

La ricotta (io ne ho usata una siciliana, dal sapore deciso) andrà invece grattata piuttosto grossolanamente, in quanto dovrà poi essere distribuita sul piatto.

Ricotta

Per gli spatzle, fate bollire una pentola d’acqua come per cuocere della normale pasta. Recuperate una grattugia per spatzle, poi con un mestolo versate parte del composto al suo interno, quindi muovetela su e giù per far cadere gli spatzle nell’acqua bollente, cuocendoli in 30 secondi circa. Una volta che saranno tutti pronti, metteteli in una padella e conditeli con olio extravergine d’oliva.

Cuocere

Mettete un filo d’olio sul fondo del piatto, poi versate gli spatzle al centro, cospargete di ricotta affumicata e bottarga e poi copriteli con la cialda. Et voila!

SpatzleFinal

Buon appetito! :)

Oggi Cucino Io! #103: Girelle di Pasta Matta al Sesamo

Girelle

La parola d’ordine di questo periodo è “snack“. Mi serve sgranocchiare qualcosa mentre lavoro a casa davanti al computer e il modo migliore per controllare quel che mangio è farmelo. Dopo i taralli, ho trovato queste girelle di pasta matta al sesamo che, secondo me, sono perfette anche se dovete organizzare un aperitivo casalingo con amici. Unica controindicazione: sono un po’ lunghe da preparare. Gli ingredienti che ho usato sono:

  • 300 g di semola rimacinata di grano duro
  • 135 g d’acqua
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 7 g di sale
  • Sesamo bianco q.b.

Impastate a mano la semola con olio e sale, aggiungendo gradualmente l’acqua finché non avrete ottenuto un impasto compatto ed elastico, che dovrà poi essere messo in frigo a riposare per almeno mezz’ora.

Impasto

Dividete la pasta in tre o quattro pezzi e stendetela molto sottile su vari fogli di carta forno, poi lasciatela riposare per un’altra decina di minuti.

Stendere

Con un coltello, tagliate delle strisce alte 2/3 cm.

Strisce

Spennellatele una a una con l’olio. Per formare le girelle dovrete attorcigliarle su loro stesse e poi unirle l’una all’altra. Una girella è composta da due strisce abbastanza lunghe.

Girelle1

Una volta pronte, spennellatele con l’olio e cospargetele di sesamo bianco, magari premendolo un po’ con le dita per far sì che non se ne vada per i cavoli suoi mentre cuociono.

Forno

Infornate a 200 °C per circa 20 minuti, poi lasciatele raffreddare e mettetele in un contenitore ermetico, dove potrete conservarle per giorni (o finirle in un weekend come ho fatto io).

GirellaFine

Buon appetito! :)

M-Review: Lei

Her

La tecnologia ha cambiato tantissimo il nostro modo di interagire con gli altri e di vivere rapporti e relazioni. E’ sufficiente questa brevissima introduzione per far capire quali sono le tematiche generali di Lei, il nuovo film di Spike Jonze, regista di pellicole come Essere John Malkovich e Nel Paese delle Creature Selvagge. La storia è quella di Theodore, uno scrittore solitario, recentemente lasciato dalla moglie, che si innamora di Samantha, la voce del sistema operativo del suo computer. Una trama che, nelle mani sbagliate, si sarebbe facilmente trasformata in qualcosa di ridicolo. La sensibilità e la poetica del cineasta americano rendono invece quasi naturale questa storia d’amore molto particolare, oltre a farci riflettere su quanto la tecnologia possa darci l’impressione di essere molto socievoli, quando in realtà siamo profondamente soli.

L’interpretazione di Joaquin Phoenix è davvero incredibile: si percepisce subito quanto Theodore sia smarrito e solo dopo la fine del matrimonio (la moglie, Rooney Mara, la vediamo solo in alcuni flashback) e quanto si senta sempre più coinvolto nella relazione che crea con il suo sistema operativo. Amy Adams è un’altra di quelle attrici che raramente sbaglia e la donna fragile che interpreta in questa occasione è letteralmente agli antipodi del suo personaggio in American Hustle. La bravura di un’attrice si vede anche da queste cose. Ma la vera sorpresa e il motivo per cui questo film non dovrebbe essere doppiato, in nessun modo, è Scarlett Johansson. O meglio, la sua voce, perché se anche fosse apparsa soltanto in foto, la forza della sua performance non sarebbe stata la stessa. Jonze è riuscito a convincere anche noi, grazie alla stupenda performance vocale della donna più bella del mondo (eh sì), come Theodore, dell’umanità di questa voce e dell’empatia che ha nei confronti del suo utilizzatore. Una metafora profondissima su come gestiamo le relazioni di questi tempi, nulla da dire. Da segnalare anche una stupenda fotografia, mentre la colonna sonora strumentale degli Arcade Fire non mi è sembrata nulla di che. L’uscita italiana è prevista per il 13 Marzo: se potrete vederlo in originale, fatelo, perché il doppiaggio italiano in questo caso è davvero un crimine (mi spiace, ma tra Scarlett e Micaela Ramazzotti c’è un abisso senza fondo).

Oggi Cucino Io! #102: Cookies con Banane Essiccate e Rum

Cookies

Da qualche settimana, in casa, è arrivato l’essiccatore. Quando mia madre compra qualcosa di nuovo, comincerà a usarlo in maniera quasi patologica per le settimane successive. Ha essiccato di tutto, dai capperi alle olive, dalla pelle di salmone ai pomodori, dalla mela alle banane. E sono proprio queste ultime che ho utilizzato per preparare questi cookies con banane essiccate e rum. Ecco gli ingredienti che ho usato:

  • 160 g di farina
  • 100 g di zucchero
  • 60 g di burro
  • 15 g di fecola di patate
  • 1 uovo
  • 3 g di lievito per dolci
  • 30 g di banane essiccate
  • 1 cucchiaio di rum
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 pizzico di sale

Montate burro e zucchero, poi aggiungete man mano tutti gli ingredienti.

Burro

Impastate finché non avete messo assieme un panetto dalla consistenza piuttosto compatta.

Parte2

A questo punto, ricavate dei pezzetti da circa 15 g l’uno, formate delle palline, poi avvolgetele nello zucchero e disponetele sul classico stampo ricoperto di carta forno, ma piuttosto distanti l’una dall’altra, visto che lieviteranno un po’.

Palline

Infornate a 180° C in forno ventilato per circa 15 minuti, lasciate raffreddare e poi gustatevi questi dolcetti morbidi dal sapore di banana.

Fine

Buon appetito! :)

Oggi Cucino Io! #101: Diamantini di Farina di Castagne con Confettura di Melagrana

Diamantini

Quest’anno, sembra che la personalizzazione (in cucina) sia diventato il mio mantra. Trovo ricette in giro e le modifico inserendo ingredienti che, secondo me, possono funzionare insieme. I diamantini di farina di castagne con confettura di melagrana presentati nelle prossime righe sono nati proprio in questo modo. Con le dosi seguenti ne verranno fuori all’incirca 45/50. Questi sono gli ingredienti che ho usato:

  • 120 g di farina 00
  • 80 g di farina di castagne
  • 75 g di burro
  • 60 g di zucchero
  • 1 uovo
  • Scorza di mezzo limone
  • 1 pizzico di sale
  • Confettura di melagrana q.b.

L’impasto non è nient’altro che una pastafrolla, quindi mettete insieme tutti gli ingredienti e impastate finché non avete tra le mani un panetto bello compatto.

Panetto

Create dei rotolini dal diametro di circa 1 cm, avvolgeteli ad uno ad uno nella pellicola e metteteli a riposare in frigo per almeno mezz’ora.

Pellicola

Tagliate dei pezzettini di impasto alti circa 1 cm.

Pezzetti

Riempite una ciotolina di zucchero e ripassate ogni diamantino al suo interno, per ricoprirne i lati.

Zucchero

Premete leggermente al centro di ogni diamantino per dargli la forma, poi disponeteli su uno stampo, quindi mettete un po’ di confettura di melagrana in una siringa per dolci (dotata di beccuccio molto piccolo) e fate un puntino di marmellata su ogni biscotto.

Puntino

Infornate a 180 °C per 10/12 minuti e, come sempre, una volta pronti, fateli raffreddare prima di mangiarli.

Finale

Buon appetito! :)