M-Review: Captain Phillips: Attacco in Mare Aperto

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Tra i registi emersi negli ultimi lustri, Paul Greengrass è senza dubbio uno di quelli che preferisco. Con la sua regia, è riuscito a trasformare la serie Bourne in una delle migliori trilogie action di sempre, dopo un primo episodio (diretto da Doug Liman) che personalmente ritengo sciapo e registicamente insufficiente. Anche Bloody Sunday e United 93 meritano una menzione di merito, mentre Green Zone, che lo ha visto riunirsi con Matt Damon a una manciata d’anni dall’ultimo Bourne, non mi ha convinto più di tanto. Captain Phillips: Attacco in Mare Aperto appartiene al genere che il regista inglese predilige, un dramma ispirato a fatti realmente esistiti in cui l’azione è parte integrante. Il film, infatti, racconta del dirottamento subito da un mercantile americano nel 2009 intorno al Corno d’Africa da parte di un gruppo di pirati somali, con conseguente cattura del capitano della nave, Richard Phillips.

Il personaggio, interpretato da Tom Hanks, sembra un’evoluzione del Chuck Noland di Cast Away, un operoso appartenente alla middle class americana abituato a lavorare lontano dalla famiglia, che l’attore di Philadelphia e Forrest Gump interpreta con la solita bravura. La vera sorpresa del film, però, è il giovane debuttante Barkhad Adi, nei panni del “capo” dei pirati, per cui si parla di possibile nomination agli Oscar, secondo me ampiamente meritata. Lo stile registico di Greengrass è inconfondibile: tanta camera a mano, montaggio frenetico e ritmo sempre alle stelle, per oltre due ore di durata che però scorrono alquanto veloci. Molto valido anche tutto il comparto tecnico, con montaggio e fotografia di altissima classe. Che dire, quindi? Il film mi è piaciuto e, se apprezzate il genere e riuscite ancora a trovarlo in sala, non vi deluderà.

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