M-Review: Thor: The Dark World

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Il punto di forza e, allo stesso tempo, difetto della Fase 1 cinematografica targata Marvel era la mancanza di uniformità, a livello stilistico, tra i film che la componevano: l’ironia dei due Iron Man, l’avventura old-style di Captain America, l’action-fuffa di Hulk e il dramma shakespeariano di Thor. Poi è arrivato The Avengers, che con il suo incredibile successo ha resettato tutto e ha indicato a Marvel qual era la strada da seguire, stilisticamente parlando. Il maggior problema di Thor: The Dark World è proprio quello di avere un registro totalmente differente dal primo episodio, che per essendo tutt’altro che impeccabile, poteva contare su quella componente drammaturgica, merito della regia di Branagh, che lo faceva risaltare in mezzo al marasma della già citata Fase 1. Questa volta, il biondo e lungocrinito eroe di Asgard decide di tornare sulla Terra per salvare la sua amata Jane Foster, infettata dall’Aether, una potentissima arma ardentemente desiderata dagli Elfi Oscuri guidati dal perfido Malekith. Per salvare l’universo, Thor sarà costretto a chiedere aiuto al suo fratellastro Loki, incarcerato per i fatti di New York.

L’autorialità non è più una scelta possibile in casa Marvel Studios, motivo per cui è stato scelto Alan Taylor come regista. Un valido mestierante con tanta esperienza televisiva in casa HBO, ma con alle spalle soltanto un film (Palookaville) di quasi 20 anni fa. Il pathos e il dramma sono praticamente spariti, lasciando spazio a un’alternanza tra azione, sequenze spettacolari e momenti umoristici o divertenti, formula che funziona alla perfezione in The Avengers, ma che qui non è sempre la più azzeccata. Malekith è un villain un po’ deboluccio, che non viene mai approfondito e che, purtroppo, non sembra altro che un Teletubbie scuro e minaccioso. Chi porta a casa il risultato è sempre Tom Hiddleston, il cui Loki si meriterebbe un film a parte: la sua bravura è quella di renderlo un personaggio da cui ci si può aspettare di tutto in qualsiasi momento (evito di spoilerare). Tra le altre note positive, una René Russo che torna a menare le mani a 20 anni dall’indimenticabile Arma Letale 3, una Kat Dennings a cui viene finalmente dato molto più spazio (però non si può tenerla coperta e castigata per tutto il tempo, eccazzo) e le classiche scene nei titoli di coda (questa volta ce n’è una a metà, fondamentale, e una alla fine, altrettanto necessaria). Non vi annoierete, sia chiaro, ma il senso di insoddisfazione, se la vostra visione dell’universo Marvel è simile alla mia, sarà piuttosto forte.

One comment

  1. […] dettaglierò per evitare spoiler, da mani nei capelli. Al suo secondo film ad altissimo budget dopo Thor: The Dark World (e qualche episodio di Game of Thrones), Alan Taylor continua a dimostrare di essere solo un valido […]

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