M-Review: Sole a Catinelle

Sole

Il successo di Checco Zalone è senza dubbio uno dei più meritati dell’ultimo decennio. Qualcuno lo definisce volgare e scurrile, qualcun altro prende in giro la sua comicità all’apparenza pecoreccia, ma in realtà il buon Luca Medici è molto più intelligente e geniale del 99% dei comici italiani. Dopo il grandissimo e inatteso successo di Che Bella Giornata, maggior incasso della storia del cinema italiano, c’erano aspettative altissime per un nuovo film. Sole a Catinelle, nel momento in cui scrivo, ha polverizzato i precedenti record di incassi nel primo weekend di programmazione, superando i 16 milioni di € in quattro giorni e diventando il primo incasso dell’anno in Italia. Ma di cosa parla il film? La storia è quella di Checco, venditore di aspirapolveri porta a porta che, senza soldi per colpa della crisi e in via di separazione dalla moglie, promette al figlioletto di portarlo in vacanza se avrà tutti 10 in pagella. Inutile dire che ciò avverrà e che tutto ciò darà vita a un’avventura esilarante in giro per il belpaese.

ll critico cinematografico che è in me deve far notare che, a livello di tematiche e di qualità delle battute, il film è nettamente superiore agli altri due interpretati dal comico barese. Zalone prende in giro con incredibile efficacia tutte le abitudini dell’italiano medio (e non solo) in materia di soldi, dileggiando tutto e tutti in barba al politically correct. Il piccolo Robert Dancs, ragazzino di origini rumene, che interpreta il figlio, è dannatamente bravo e anche il resto del cast, dove spicca un inedito Marco Paolini (sì, proprio lui, uno dei migliori attori teatrali italiani) nei panni di uno spietato industriale, composto perlopiù da nomi sconosciuti, è davvero di alto livello. A tutto questo fanno purtroppo da contraltare una regia quasi assente, una tecnica degna di una fiction di basso livello e una sceneggiatura che spesso e volentieri si perde nel nulla. Cado dalle Nubi era più film, questo è un insieme di gag e di battute che si susseguono alla velocità della luce e non ti lasciano tregua. A questo punto, però, il critico analitico lascia la parola allo spettatore, che vi dice che era da tempo che non si divertiva così al cinema. Non ridevo così tanto con un film da Johnny Stecchino e Il Mostro, entrambi di e con Roberto Benigni. Lo dico sinceramente, ci sono alcuni momenti in cui ho letteralmente rischiato di soffocare dal ridere e sono uscito dalla sala con un paio di risate in gola che hanno continuato a farmi ghignare fino al parcheggio. Che poi alla fine è questo che conta, perché le analisi sociologiche de noantri lasciano sempre il tempo che trovano: se volete divertirvi, sono soldi ben spesi, forse i meglio spesi dell’anno.

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