M-Review: Prisoners

Prisoners

Premessa: se siete molto appassionati di cinema, probabilmente sono anni che sentite parlare di Prisoners. E’ passato infatti ormai almeno un lustro da quando l’allora debuttante Aaron Guzikowski vendette a Warner Bros. per una cifra molto elevata la sceneggiatura del film, indicata allora come una delle migliori di quel periodo. Come spesso mi capitava allora, mi furono sufficienti un paio di minuti di ricerca approfondita in rete per recuperarla e leggermela. Giudizio? Una noia mortale, tanto da chiedermi se fossi io a non capire nulla o chi l’avesse acquistata (sì, lo so, non sono modesto). Fast forward allo scorso Settembre, in cui leggo recensioni entusiastiche della pellicola, che ha trovato cast e regista dopo anni di peripezie, in seguito alla sua premiere al Festival del Cinema di Toronto. Inutile dire che la curiosità è tantissima, quindi appena possibile, mi fiondo al cinema per vederlo. La storia è molto semplice: le bambine di due coppie di una cittadina della provincia americana vengono misteriosamente rapite durante il Giorno del Ringraziamento. Il padre di una delle due (Hugh Jackman) incolpa la polizia, guidata dal detective Loki (Jake Gyllenhaal) di non fare abbastanza e comincia un personale viaggio all’inferno alla ricerca delle piccole.

La realtà è che lo script di Prisoners era davvero difficile da trasporre, ad altissimo rischio di fallimento, con tutti i suoi silenzitempi dilatati e momenti riflessivi: col regista giusto, il canadese Denis Villeneuve (nominato all’Oscar tre anni fa per il suo Incendies), quel che è venuto fuori è un thriller che tiene incollati alla poltrona e, nonostante le sue due ore e mezza di durata, non provoca mai uno sbadiglio. L’attore australiano tira fuori quella che è probabilmente la sua miglior prova recitativa di sempre, dando vita a un padre che, dal rapimento della figlioletta, procede a tutta velocità su quella linea di confine tra il giusto e lo sbagliato (per evitare spoiler, non posso dire di più). Gyllenhaal sembra invece essere tornato attore dopo una serie di prove molto discutibili. I due sono comunque supportati da un cast di gente bravissima, che comprende Terrence Howard, Viola Davis, Maria Bello e Melissa Leo, oltre a una manciata di giovani molto meno noti. Da segnalare anche l’eccezionale fotografia di Roger Deakins, il preferito dai Coen, che trova il suo apice nelle meravigliose scene notturne. Prisoners è un film asciutto, dalle atmosfere rarefatte e sempre in tensione, dal primo all’ultimo minuto. Per me, assieme a Gravity (sempre di Warner Bros., tra l’altro le due pellicole sono uscite negli USA a una sola settimana di distanza l’una dall’altra), è uno dei migliori film dell’anno. Imperdibile.

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