Archive for November 29, 2013

Oggi Cucino Io! #82: Cantucci Napoletani

CantucciTitle

Sul tavolino del salotto era appoggiato da tempo un libro per pasticcieri, di quelli professionali, in cui le ricette sono molto essenziali, spiegano poco o nulla e si fa spesso riferimento ad accessori che sono difficilmente rintracciabili in una comune cucina. Mi sono così buttato su una delle ricette più “normali” presenti nel libro, quella per preparare dei biscotti chiamati Napoletani. La cosa bella è che però, in rete, se cercate “biscotti napoletani” troverete tutt’altro. Ed è per questo motivo che ho deciso di ribattezzarli cantucci napoletani, vista la loro somiglianza col celebre dolce senese. Questi sono gli ingredienti da usare:

  • 140 g di farina 00
  • 140 g di zucchero
  • 35 g di albume
  • 25 g di burro
  • 70 g di mandorle con pelle
  • 70 g di nocciole tostate tritate
  • 125 g di uva cilena/uvetta sultanina
  • 125 g di ciliegie/mirtilli/fragole essiccate

Mettete in una terrina zucchero, farina, albume e burro, mescolando e impastando finché non avete ottenuto un impasto bello compatto.

Impasto

Sminuzzate quanto più possibile l’uva e la frutta essiccata, per amalgamarle meglio, in seguito, all’impasto.

Tritata

Cominciate a incorporare, un po’ per volta, mandorle, nocciole e frutta, continuando a impastare.

Incorporare

Andate avanti finché non avete terminato tutti gli ingredienti e avete messo insieme un panetto bello compatto.

Panetto

A questo punto, create due salsicciotti di circa 2,5 cm di diametro, per poi mettere il tutto in forno per 15/20 minuti a 200 °C.

Salsicciotti

Una volta che li avrete tirati fuori dal forno, armatevi di coltello e tagliateli a fette.

Fette

Se li lascerete raffreddare subito, la consistenza del ripieno resterà comunque piuttosto morbida. Se li volete rendere più simili ai cantucci (quindi croccanti anche all’interno), come ho fatto io, metteteli ad asciugare in forno spento per qualche decina di minuti.

Finale

Buon appetito! :)

M-Review: Thor: The Dark World

Thor2

Il punto di forza e, allo stesso tempo, difetto della Fase 1 cinematografica targata Marvel era la mancanza di uniformità, a livello stilistico, tra i film che la componevano: l’ironia dei due Iron Man, l’avventura old-style di Captain America, l’action-fuffa di Hulk e il dramma shakespeariano di Thor. Poi è arrivato The Avengers, che con il suo incredibile successo ha resettato tutto e ha indicato a Marvel qual era la strada da seguire, stilisticamente parlando. Il maggior problema di Thor: The Dark World è proprio quello di avere un registro totalmente differente dal primo episodio, che per essendo tutt’altro che impeccabile, poteva contare su quella componente drammaturgica, merito della regia di Branagh, che lo faceva risaltare in mezzo al marasma della già citata Fase 1. Questa volta, il biondo e lungocrinito eroe di Asgard decide di tornare sulla Terra per salvare la sua amata Jane Foster, infettata dall’Aether, una potentissima arma ardentemente desiderata dagli Elfi Oscuri guidati dal perfido Malekith. Per salvare l’universo, Thor sarà costretto a chiedere aiuto al suo fratellastro Loki, incarcerato per i fatti di New York.

L’autorialità non è più una scelta possibile in casa Marvel Studios, motivo per cui è stato scelto Alan Taylor come regista. Un valido mestierante con tanta esperienza televisiva in casa HBO, ma con alle spalle soltanto un film (Palookaville) di quasi 20 anni fa. Il pathos e il dramma sono praticamente spariti, lasciando spazio a un’alternanza tra azione, sequenze spettacolari e momenti umoristici o divertenti, formula che funziona alla perfezione in The Avengers, ma che qui non è sempre la più azzeccata. Malekith è un villain un po’ deboluccio, che non viene mai approfondito e che, purtroppo, non sembra altro che un Teletubbie scuro e minaccioso. Chi porta a casa il risultato è sempre Tom Hiddleston, il cui Loki si meriterebbe un film a parte: la sua bravura è quella di renderlo un personaggio da cui ci si può aspettare di tutto in qualsiasi momento (evito di spoilerare). Tra le altre note positive, una René Russo che torna a menare le mani a 20 anni dall’indimenticabile Arma Letale 3, una Kat Dennings a cui viene finalmente dato molto più spazio (però non si può tenerla coperta e castigata per tutto il tempo, eccazzo) e le classiche scene nei titoli di coda (questa volta ce n’è una a metà, fondamentale, e una alla fine, altrettanto necessaria). Non vi annoierete, sia chiaro, ma il senso di insoddisfazione, se la vostra visione dell’universo Marvel è simile alla mia, sarà piuttosto forte.

Una visita all’EICMA 2013 #myEICMA

EICMA2013-VR46Car

Mi era già capitato di visitare EICMA nel 2011, per lavoro. Essendomi occupato quasi esclusivamente di giochi motociclistici negli ultimi due anni e mezzo della mia carriera lavorativa, la visita in fiera era praticamente una necessità: lo scopo della giornata, in quel caso, era quello di recuperare alcune reference fotografiche per MUD: FIM Motocross World Championship, titolo uscito nei primi mesi del 2012, di cui ero Assistant Producer. Ovviamente, non mi ero limitato a fare quello, ma avevo accompagnato tutto con un bel giro tra i padiglioni, ricchi di moto, belle ragazze e tanto altro.

Quest’anno ho invece deciso di accettare un bell’invito da parte di Microsoft per passare una giornata in fiera a Rho, con la possibilità di provare un Nokia Lumia 1020, il modello top tra gli smartphone prodotti dall’azienda finlandese, ormai di proprietà del gigante di Redmond.

Le foto che vedete nella gallery qua sopra sono tutte state scattate proprio con il Lumia, dotato di una fotocamera da 41 megapixel, capace di garantire un livello di dettaglio davvero impressionante in qualsiasi frangente. Per alcune delle fotografie è poi stata una delle funzionalità “smart” del software Nokia Camera, che permetteva di ottenere immagini ferme e senza sbavature anche quando il soggetto della foto era in movimento (vedi alla voce “moto che giravano su piedistalli”).

C’è poi stata la possibilità di scambiare due chiacchiere con Nico Cereghini, giornalista di Italia 1 che tutti gli appassionati di due ruote conoscono molto bene, il quale ha illustrato ai blogger presenti tutte le novità mostrate in fiera. Qualcuno del gruppo ha poi anche avuto la possibilità di farsi un giro su una Suzuki 750, ma non il sottoscritto, che è privo di patente e, soprattutto, non sale su due ruote motorizzate da tempo immemore (da quando mi sono fratturato un polso cadendo in scooter nel lontanissimo 1999). Nel complesso, una bella giornata, in cui mi ha fatto piacere soprattutto poter provare per qualche ora il Nokia Lumia, davvero un ottimo dispositivo. Se Microsoft saprà giocare bene le proprie carte, Apple e Google avranno filo da torcere.

Oggi Cucino Io! #81: Paella Mista di Carne e Pesce

Paella

Per una strana serie di coincidenze, il mese scorso mi sono ritrovato, dopo secoli, a mangiare paella, per ben due volte nel giro di pochi giorni: la prima in Spagna, la seconda a Milano in un ristorante spagnolo. Nessuna delle due mi ha soddisfatto eccessivamente, quindi mi sono messo in testa che avrei dovuto cucinarmene una appena avrei avuto tempo. E così è stato, perché la paella non è un piatto eccessivamente complesso, ma piuttosto lungo da preparare. Gli ingredienti (per 3 persone) usati in questa paella di carne e pesce sono:

  • 300 g di riso parboiled
  • 900 ml di brodo
  • 1 peperone
  • 50 g di fagiolini
  • 1 calamaro
  • 1 seppia
  • 5/6 cozze
  • 4 mazzancolle
  • 2 scampi
  • 1 salsiccia
  • 70 g di lonza di maiale
  • Porro q.b.
  • Due bustine di zafferano
  • Olio, sale, pepe q.b.

Cominciate tagliando il porro a fettine sottili, i fagiolini a pezzettini e i peperoni a tocchi di forma quadrata.

Verdure

Tagliate quindi sia la lonza che le salsicce a pezzetti, mentre calamaro e seppia dovranno essere tagliate ad anelli e strisce molto sottili.

CarnePesce

Nel frattempo, cominciate a preparare il brodo: io ho usato brodo di pesce a cui ho aggiunto qualche grammo di estratto di carne e, alla fine, zafferano per dargli colore. Il rapporto deve essere di 1:3 con la quantità di riso usata (quindi considerate 300 ml di brodo ogni 100 g di riso).

Brodo

A questo punto, fate passire il porro e poi saltate, separatamente, in una padella appena sporca d’olio, sia peperoni che fagiolini, da salare al termine della cottura.

VerdureSaltate

Fate quindi rosolare i pezzi di lonza e la salsiccia, senza farli arrivare a cottura completa (ci arriveranno assieme alla paella) e fate andare per un tempo molto breve gli anelli di calamaro e le seppie a strisce. Non dimenticatevi di condire ogni ingrediente a dovere.

RosolaPesce

Una volta pronti tutti gli ingredienti, prendete una pirofila da forno (sì, ho deciso di cuocerla in forno e non in padella) e metteteceli dentro uno dopo l’altro, distribuendoli uniformemente in tutto lo stampo.

Teglia1

Dopo le verdure, aggiungete carne e riso, quindi ricoprite il tutto con il brodo, cercando di sommergere completamente il riso. Il pesce andrà inserito a fine cottura.

Teglia2

Infornate per almeno 12 minuti a 180 °C. Più brodo c’è, più tempo dovrà passare la paella in forno per assorbirlo (dovrà uscire quanto più possibilmente asciutta).

Infornare

Nel frattempo, mettete a cuocere scampi e mazzancolle in una padella, magari bagnandole con un po’ di sherry, aggiungendo soltanto alla fine calamari, seppie e cozze, per un’altra scottata molto veloce.

Pesce

Tirate fuori la teglia dal forno quando il brodo è stato quasi completamente assorbito, quindi aggiungete molluschi e crostacei e infornate nuovamente per al massimo un paio di minuti.

Finale1

A questo punto non vi rimane altro che tirarla fuori dal forno definitivamente e servirla, magari accompagnandola con un bel vino tinto spagnolo (io ho bevuto un rosso gran riserva del 2007, comprato all’aeroporto di Barcellona).

InTavola

Buon appetito! :)

M-Review: Prisoners

Prisoners

Premessa: se siete molto appassionati di cinema, probabilmente sono anni che sentite parlare di Prisoners. E’ passato infatti ormai almeno un lustro da quando l’allora debuttante Aaron Guzikowski vendette a Warner Bros. per una cifra molto elevata la sceneggiatura del film, indicata allora come una delle migliori di quel periodo. Come spesso mi capitava allora, mi furono sufficienti un paio di minuti di ricerca approfondita in rete per recuperarla e leggermela. Giudizio? Una noia mortale, tanto da chiedermi se fossi io a non capire nulla o chi l’avesse acquistata (sì, lo so, non sono modesto). Fast forward allo scorso Settembre, in cui leggo recensioni entusiastiche della pellicola, che ha trovato cast e regista dopo anni di peripezie, in seguito alla sua premiere al Festival del Cinema di Toronto. Inutile dire che la curiosità è tantissima, quindi appena possibile, mi fiondo al cinema per vederlo. La storia è molto semplice: le bambine di due coppie di una cittadina della provincia americana vengono misteriosamente rapite durante il Giorno del Ringraziamento. Il padre di una delle due (Hugh Jackman) incolpa la polizia, guidata dal detective Loki (Jake Gyllenhaal) di non fare abbastanza e comincia un personale viaggio all’inferno alla ricerca delle piccole.

La realtà è che lo script di Prisoners era davvero difficile da trasporre, ad altissimo rischio di fallimento, con tutti i suoi silenzitempi dilatati e momenti riflessivi: col regista giusto, il canadese Denis Villeneuve (nominato all’Oscar tre anni fa per il suo Incendies), quel che è venuto fuori è un thriller che tiene incollati alla poltrona e, nonostante le sue due ore e mezza di durata, non provoca mai uno sbadiglio. L’attore australiano tira fuori quella che è probabilmente la sua miglior prova recitativa di sempre, dando vita a un padre che, dal rapimento della figlioletta, procede a tutta velocità su quella linea di confine tra il giusto e lo sbagliato (per evitare spoiler, non posso dire di più). Gyllenhaal sembra invece essere tornato attore dopo una serie di prove molto discutibili. I due sono comunque supportati da un cast di gente bravissima, che comprende Terrence Howard, Viola Davis, Maria Bello e Melissa Leo, oltre a una manciata di giovani molto meno noti. Da segnalare anche l’eccezionale fotografia di Roger Deakins, il preferito dai Coen, che trova il suo apice nelle meravigliose scene notturne. Prisoners è un film asciutto, dalle atmosfere rarefatte e sempre in tensione, dal primo all’ultimo minuto. Per me, assieme a Gravity (sempre di Warner Bros., tra l’altro le due pellicole sono uscite negli USA a una sola settimana di distanza l’una dall’altra), è uno dei migliori film dell’anno. Imperdibile.

T-Review: Sony MDR-XB910

MDR-XB910

Lo so, è raro vedere test di prodotti “tech” su questo blog, ma siccome ogni tanto mi capita di riceverne e di poterli provare, parlarne è quasi d’obbligo. Il prodotto in questione è un bel paio di cuffie, ricevuto questa estate (ci ho messo un po’ a scriverne, ok? Se non vi va bene, la porta è di là…), le Sony MDR-XB910. Il gigante giapponese descrive questo bel pezzo di accessorio, dal prezzo di listino di circa 200 €, come dotato di bassi eccezionali.

Sono cuffie, come si può notare dall’immagine, dalle dimensioni tutt’altro che ridotte, come vogliono i trend attuali (le Beats di Dr. Dre hanno, purtroppo, fatto scuola), quindi non esattamente consigliate a chi è abituato ad andare in giro con gli auricolari. Non si può però negare che, una volta in testa, siano davvero comode (pur essendo piuttosto pesanti, circa 300 grammi), grazie ai cuscinetti molto morbidi che andranno ad avvolgere i vostri padiglioni auricolari. Inutile dire che l’archetto superiore è regolabile, quindi potrete adattarlo facilmente a qualsiasi circonferenza cranica.

Un macrocefalo come il sottoscritto ha spesso difficoltà nel farsi stare un paio di cuffie in testa, ma queste superano la prova a pieni voti. Sono completamente snodabili e pieghevoli, quindi possono essere racchiuse in uno spazio piuttosto piccolo. Per quanto riguarda il cavo, Sony ha optato per una soluzione piatta, con l’obiettivo di evitare qualsiasi tipo di attorcigliamento, oltre a dare la possibilità di collegare all’accessorio anche un microfono, in modo da non dover cambiare cuffia quando magari le si sta utilizzando per ascoltare musica dallo smartphone e c’è una chiamata in arrivo.

Il suono è avvolgente e uniforme, con le cuffie capaci di isolarvi dal rumore circostante anche a volumi non troppo elevati. I bassi sono effettivamente molto potenti, ma questo è il massimo del giudizio “qualitativo” che posso darvi, visto che non sono un audiofilo, ma un semplice utilizzatore. Ah, volete sapere con cosa le ho provate? Sia con il mio iPhone 4S che attaccandole al MacBook Pro e confermo per entrambi i casi tutto quel che ho detto finora. Riassumendo, si tratta di un prodotto molto buono, ma che ha un prezzo tutt’altro che popolare (certo, Amazon le vende a 147 €, circa il 25% in meno del prezzo di listino, ma son sempre una bella cifra). A voi la scelta. :)

Oggi Cucino Io! #80: Mustaccioli al Cioccolato

Mustazzulle

E siamo alla terza ricetta contentente cioccolato delle ultime settimane. D’altronde, era l’unico modo per continuare a far biscotti, visto che di ricette senza cacao o frutta secca ce ne sono molte meno. Ho scelto di cucinare un dolce tipico del meridione, soprattutto della Puglia (li conosco perché mia madre se li portò a casa da una gita in Salento), ma diffuso anche nelle altre regioni del sud. Gli ingredienti usati per preparare questi mustaccioli al cioccolato sono:

  • 300 g di farina
  • 125 g di zucchero
  • 65 g di nocciole
  • 2 cucchiai di cacao amaro
  • 100 ml d’acqua calda
  • 3 g di carbonato di ammonio
  • 5 g di spezie (chiodi di garofano, cannella, noce moscata)
  • 1 clementina
  • 2 cucchiai di marmellata di albicocche
  • 30 g di zucchero a velo
  • 100 g di cioccolato fondente

Cominciate versando in una terrina farina, zucchero, nocciole (tritate), cacao, carbonato di ammonio e le spezie, anch’esse finemente tritate. Grattugiate poi la buccia di una clementina o di un’arancia.

Polveri

Aggiungete quindi il succo d’arancia e l’acqua calda, poi cominciate a impastare.

Impasta

Una volta completato l’impasto, lasciate riposare il panetto per una decina di minuti.

Panetto

Tirate la sfoglia col mattarello, poi usate un coltello o una rotella da pizza per creare delle strisce di qualche cm di larghezza, che dovrete poi tagliare in diagonale per creare delle specie di rombi, come potete vedere nella foto qua sotto.

Rombi

Metteteli su uno stampo ricoperto di carta forno e infornate per circa 15 minuti a 180 °C (in forno ventilato), poi una volta tirati fuori, lasciateli raffreddare in modo da renderli più secchi.

Raffreddare

E’ venuto il momento della glassa. Mettete in un pentolino due cucchiai di marmellata di albicocche, un cucchiaio di zucchero a velo e mezzo cucchiaio d’acqua, poi mescolate a fuoco lento per qualche minuto.

Marmellata

Mettete il cioccolato fondente nel microonde per un paio di minuti, così da farlo sciogliere, poi aggiungete un po’ di zucchero a velo e mescolate.

Fondente

A questo punto, prendete i biscotti e spennellateli creando un sottile strato di marmellata.

Sottile

Dopodiché, immergeteli nel fondente e ricopriteli completamente, poi metteteli a solidificare su uno stampo o su una gratella.

Ricoprire

Il risultato finale saranno dei corposissimi mustaccioli cioccolosi che potrete gustarvi in tutta tranquillità.

CioccBuon appetito! :)

Oggi Cucino Io! #79: Panissa Vercellese

Panissa

Come molti di voi sanno, pur vivendo in Romagna da quasi 20 anni, ho origini piemontesi. Sono nato a Vercelli e ho vissuto a Trino Vercellese per i primi 14 anni della mia vita e quindi, durante l’infanzia, ho mangiato tantissimi piatti tipici della zona, che in alcuni casi ho continuato a mangiare anche successivamente. Uno di questi è la classica panissa vercellese, che ho preparato usando questi ingredienti (per tre persone):

  • 250 g di riso Carnaroli
  • 150 g di fagioli borlotti
  • 100 g di salsiccia
  • 40 g di pancetta (da griglia)
  • 1 scalogno
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • Carote, sedano, porro, dragoncello, pepe nero in grani q.b.

Mettete a cuocere, per circa 90 minuti, i fagioli in una pentola piena d’acqua con carota, sedano, porro, dragoncello e 4/5 grani di pepe nero.

Fagioli

Nel frattempo, tagliate finissimo lo scalogno e la pancetta, trattandola come se fosse un battuto di carne. Usate una forchetta per rendere poltiglia le salsicce.

Taglio

Mettete un po’ di brodo di cottura dei fagioli in una padella e fatela scaldare, poi buttateci dentro lo scalogno e, se volete, la carota che avete utilizzato in precedenza (anch’essa deve essere ridotta in poltiglia). Dopo un po’ aggiungete anche la pancetta, che dovrà cominciare a rosolare.

Pancetta

Buttate poi dentro anche la salsiccia, sfumando un paio di volte con un po’ di vino rosso (sono stato costretto da mia madre a dealcolarlo, perché lei si lamentava di sentire l’acido del vino nel caso questa operazione non venga fatta… voi andate tranquilli, è una cosa che il 99,9% della gente non percepisce) e fate rosolare per qualche minuto.

Rosolare

Prendete una casseruola e accendete il fuoco sotto di essa, fatela scaldare un po’ e poi gettate dentro il riso.

Casseruola

Quando avrete tostato il riso, quindi sarà caldo anche in superficie (dovrete sentirlo con la mano), versate dentro qualche mestolo di brodo e il vino, poi cominciate a mescolare.

Brodoso

Il riso dovrà cuocere per circa 15/18 minuti. Mi raccomando, se vedete che si sta asciugando, versate altro brodo e mescolate con vigore, in modo da smuovere l’amido interno a ogni chicco e rendere il tutto più cremoso.

Sarciccia

Aggiungete man mano la salsiccia e i fagioli, continuando comunque a versare brodo quando serve e a girarlo. Una volta giunto a cottura, aggiungete olio extravergine d’oliva e poi mescolate vigorosamente, ancora più di prima, per mantecare. A questo punto, non vi resta altro che servire la panissa, magari accompagnata dallo stesso vino rosso fermo (io ho usato un Merlot friulano, ma qualcuno consiglia vini piemontesi come il Barbera) che avete usato per prepararla.

Mantecare

Buon appetito! :)

M-Review: Sole a Catinelle

Sole

Il successo di Checco Zalone è senza dubbio uno dei più meritati dell’ultimo decennio. Qualcuno lo definisce volgare e scurrile, qualcun altro prende in giro la sua comicità all’apparenza pecoreccia, ma in realtà il buon Luca Medici è molto più intelligente e geniale del 99% dei comici italiani. Dopo il grandissimo e inatteso successo di Che Bella Giornata, maggior incasso della storia del cinema italiano, c’erano aspettative altissime per un nuovo film. Sole a Catinelle, nel momento in cui scrivo, ha polverizzato i precedenti record di incassi nel primo weekend di programmazione, superando i 16 milioni di € in quattro giorni e diventando il primo incasso dell’anno in Italia. Ma di cosa parla il film? La storia è quella di Checco, venditore di aspirapolveri porta a porta che, senza soldi per colpa della crisi e in via di separazione dalla moglie, promette al figlioletto di portarlo in vacanza se avrà tutti 10 in pagella. Inutile dire che ciò avverrà e che tutto ciò darà vita a un’avventura esilarante in giro per il belpaese.

ll critico cinematografico che è in me deve far notare che, a livello di tematiche e di qualità delle battute, il film è nettamente superiore agli altri due interpretati dal comico barese. Zalone prende in giro con incredibile efficacia tutte le abitudini dell’italiano medio (e non solo) in materia di soldi, dileggiando tutto e tutti in barba al politically correct. Il piccolo Robert Dancs, ragazzino di origini rumene, che interpreta il figlio, è dannatamente bravo e anche il resto del cast, dove spicca un inedito Marco Paolini (sì, proprio lui, uno dei migliori attori teatrali italiani) nei panni di uno spietato industriale, composto perlopiù da nomi sconosciuti, è davvero di alto livello. A tutto questo fanno purtroppo da contraltare una regia quasi assente, una tecnica degna di una fiction di basso livello e una sceneggiatura che spesso e volentieri si perde nel nulla. Cado dalle Nubi era più film, questo è un insieme di gag e di battute che si susseguono alla velocità della luce e non ti lasciano tregua. A questo punto, però, il critico analitico lascia la parola allo spettatore, che vi dice che era da tempo che non si divertiva così al cinema. Non ridevo così tanto con un film da Johnny Stecchino e Il Mostro, entrambi di e con Roberto Benigni. Lo dico sinceramente, ci sono alcuni momenti in cui ho letteralmente rischiato di soffocare dal ridere e sono uscito dalla sala con un paio di risate in gola che hanno continuato a farmi ghignare fino al parcheggio. Che poi alla fine è questo che conta, perché le analisi sociologiche de noantri lasciano sempre il tempo che trovano: se volete divertirvi, sono soldi ben spesi, forse i meglio spesi dell’anno.

Oggi Cucino Io! #78: Frollini all’Olio di Riso e Porto

Cuori

Dopo aver mangiato per mesi a colazione ciambelline al vino, avevo la necessità di trovare un nuovo tipo di biscotti di cui cibarmi appena sveglio. Unico obbligo imposto dall’alto: il burro è proibito e la ricetta deve essere tendenzialmente light. Ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato un impasto privo di burro e uova, a cui ho apportato delle piccole varianti, sfornando dei frollini all’olio di riso e porto, facili e velocissimi da prepare. Questi sono gli ingredienti che ho usato:

  • 270 g di farina 00
  • 100 g di zucchero semolato
  • 8 g di lievito per dolci
  • 90 g di olio di riso
  • 80 g di porto
  • 40 g di mirtilli rossi essiccati

Unite in una terrina le polveri e l’olio di riso, mescolate un po’, poi aggiungete il porto e i mirtilli, impastando a mano finché l’impasto non è bello compatto e pronto per essere lavorato a mattarello.

Impasto

Lo spessore della sfoglia deve essere di circa 4/5 mm. Tiratela a mattarello finché non ha raggiunto quella misura, poi usate degli stampini per ricavare i frollini, che dovrete disporre, come al solito, su uno stampo ricoperto di carta forno.

Stampo

Mettete in forno ventilato per circa 15 minuti a 170 °C, poi sfornate e fateli raffreddare per gustarli al meglio.

Fine

Buon appetito! :)