M-Review: La Fine del Mondo

TheWorldsEnd

L’uscita di un film della coppia Edgar Wright/Simon Pegg è un piccolo evento. La Fine del Mondo lo è, in un certo senso, ancora di più, visto che si tratta del capitolo conclusivo della Trilogia del Cornetto, cominciata anni fa con Shaun of the Dead e proseguita successivamente con Hot Fuzz. Dopo aver rivisitato a suo modo gli horror con zombie e i polizieschi british anni ’70, il regista di Scott Pilgrim e del prossimo Ant-Man, questa volta ha preso di mira la fantascienza, narrando una storia che vede il suo attore feticcio nei panni di Gary, leader di un gruppo di amici che, 25 anni dopo una mitica serata passata a bere in ben 12 pub diversi, con rissa annessa, vuole provare a riproporla ai suoi sodali. Lui non sembra cambiato di una virgola, gli altri quattro, invece, si sono invece imborghesiti e hanno messo su famiglia. Gary riesce a convincerli, ma l’avventura si trasforma presto in qualcosa che non avrebbero mai immaginato e che, soprattutto, gli consentirà di combattere i propri demoni interiori.

Accompagnato dal fido Nick Frost e da un nutrito gruppo di volti noti tra cui Martin Freeman, Eddie Marsan, Paddy Considine e la sempre piacevole Rosamund Pike (c’è pure un cameo “bondiano“, ma non vi dico di più), Pegg interpreta il suo personaggio col pilota automatico, un pochino come tutti gli altri. Non che sia un male, anzi, perché è proprio questo senso di familiarità con i protagonisti rende migliore il film, che a mio modo di vedere funziona soltanto a metà: davvero divertente all’inizio, mentre tende a complicarsi inutilmente appena entrano in gioco gli elementi fantascientifici. Nonostante questo, si tratta di un film discreto, che riesce a divertire e che rappresenta una degna conclusione per questa ideale trilogia britannica. Promosso, anche se con qualche riserva.

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