M-Review: Wolverine: L’Immortale

Wolverine

Se non fosse per l’estremamente sottovalutato X-Men: L’Inizio, l’ultimo decennio cinematografico dei mutanti targati Marvel sarebbe stato molto triste. Sia il terzo capitolo della serie “originale” che il primo film dedicato all’uomo dagli artigli di adamantio si sono dimostrati pessimi, mentre il ritorno alla regia di Bryan Singer per Days of Future Past, in uscita nel 2014, fa decisamente ben sperare. Nel mezzo, però, c’è Wolverine: L’Immortale, secondo episodio stand-alone per il personaggio interpretato da Hugh Jackman, liberamente ispirato alla serie di fumetti scritta da Frank Miller e Chris Claremont e ambientata in Giappone. Questa volta, Logan viene richiamato nel paese del Sol Levante da Yashida, vecchio e ricchissimo industriale in punto di morte, a cui il nostro eroe aveva però salvato la vita diversi anni prima, impedendogli di morire dopo l’esplosione dell’atomica a Nagasaki. La mortalità per Logan in cambio della vita eterna per l’uomo: un’offerta rifiutata, ma che metterà in moto tutta la storia.

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I trailer del film diretto da James Mangold, la cui sensibilità registica si nota comunque in diversi momenti, lasciavano presagire una pellicola decisamente migliore del ridicolo primo episodio. Peccato che, alla fine della fiera, questo sequel si sia rivelato davvero blando, inutilmente complicato e totalmente privo di momenti che si lasciano ricordare. Le sequenze action sono poche e piuttosto dimenticabili, mentre la sceneggiatura è zeppa di problemi e di momenti WTF. Qualche nota positiva c’è: Jackman ormai interpreta Wolverine con il pilota automatico, gli effetti speciali sono eccellenti e le due giovani co-protagoniste giapponesi, al loro esordio, dimostrano di avere la possibilità di puntare a una bella carriera. Il momento più alto del film, però, resta la sequenza in mezzo ai titoli di coda, che funge da ponte con X-Men: Days of Future Past e può contare sulla partecipazione di due volti che non vedevamo più assieme da un bel po’ di tempo. Wolverine: L’Immortale è l’ennesima occasione mancata per una serie che al di fuori dei suoi film “canonici” non riesce a esprimere le incredibili potenzialità su cui può contare. Diludendo, grande diludendo (cit.).

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