M-Review: Pain & Gain

Pain&Gain

Leggere “Michael Bay” e “film personale” nella stessa frase pare quasi un ossimoro, ma dopo anni di blockbuster costosissimi, in cui esplosioni e distruzioni la facevano da padroni, il regista americano ha deciso, dopo svariati rinvii, di provare qualcosa di diverso. In realtà, Pain & Gain è un film in cui l’unica cosa diversa è il budget, pari a soli 26 milioni di dollari (con cui di solito Bay gira dieci minuti di un qualsiasi altro film), visto che lo stile del regista di The Rock e dei tre Transformers resta intatto e intonso dalla prima all’ultima scena. La pellicola, ispirata a una storia vera, racconta in modo piuttosto grottesco di tre culturisti avidi di denaro per mantenere un certo stile di vita che, nella Florida degli anni ’80, rapiscono o ammazzano facoltosi ricconi per riuscire a portare a termine i loro obiettivi. Tutto questo, fino a quando una delle loro “vittime” decide di assoldare un investigatore privato per prenderli in castagna e assicurarli alla giustizia.

Mark Wahlberg e Dwayne “The Rock” Johnson riescono a risultare piuttosto credibili come idioti rincretiniti dagli steroidi e dalla mente semplice, mentre Anthony Mackie non può assolutamente competere con gli altri due. Nell’ampio cast di comprimari, svettano invece Rebel Wilson, Tony Shalhoub e la modella israeliana Bar Paly, bellezza piuttosto appariscente che riesce a far suo un personaggio non proprio facilissimo, mentre Ed Harris è un pochettino sotto tono rispetto al solito. Pain & Gain ha un solo e, purtroppo, grosso difetto, che risiede nella sceneggiatura. La scelta di utilizzare non una, non due, ma ben cinque voci fuori campo per narrare la storia, è un espediente davvero pessimo, che risulta spesso e volentieri fuori luogo. Nonostante questo, si tratta di un film che vi terrà incollati alla poltrona per le sue due ore e passa di durata e che è senz’ombra di dubbio il miglior lavoro targato Michael Bay dai tempi di The Island.

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