M-Review: World War Z

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Ci sono libri che sono predestinati a diventare film: World War Z, diventato Guida per Sopravvivere agli Zombi nella traduzione italiana, scritto da Max Brooks, figlio del grande Mel, è proprio uno di questi. D’altronde, quando il tema è quello di un’epidemia che ha reso zombi la quasi totalità della popolazione mondiale, Hollywood non può fare altro che sguazzarci. Un evento visto dagli occhi di Gerry Lane, ex-dipendente delle Nazioni Unite, richiamato in servizio per comprendere le cause di questa tremenda malattia, cosa che lo porterà a fuggire dagli USA per essere inviato prima in Corea del Sud, poi in Israele ed infine in Galles. Va detto, per dovere di cronaca, che l’unica cosa che film e libro hanno in comune sono il titolo ed il tema generale, visto che la struttura del romanzo, una specie di diario costituito da varie testimonianze “orali” di più personaggi, era difficilmente adattabile in un qualcosa di coerente, a livello narrativo. La pellicola ha avuto una genesi piuttosto travagliata, da una sceneggiatura riscritta più volte da mani diverse (la versione targata J. Michael Straczynski, datata 2007, uno dei migliori script che abbia mai letto, venne inspiegabilmente rifiutata da Paramount) a un terzo atto risceneggiato e completamente rigirato a pochi mesi dall’uscita, prevista inizialmente per fine 2012.

Nonostante questi presupposti facessero presagire il disastro totale, World War Z, grazie a un ritmo serrato, qualche sequenza ben riuscita, un protagonista carismatico e i suoi validi comprimari, riesce a salvarsi in calcio d’angoloBrad Pitt, anche produttore del film, si dimostra convincente anche in un ruolo abbastanza movimentato, cosa che non gli capitava da un bel po’ di tempo. Mirelle Enos, l’israeliana Daniella Kertesz e James Badge Dale sono i nomi noti del cast che compaiono per più di dieci minuti di film, visto che le apparizioni di David Morse e Matthew Fox (che era parte integrante del finale originale, rigirato in seguito) si limitano a comparire in una manciata di scene. Grazie al nuovo finale, però, il cast si è arricchito di nomi come Peter Capaldi, Moritz Bleibtreu, ma soprattutto Pierfrancesco Favino (#epicwin), unico attore di casa nostra in grado di partecipare a blockbuster hollywoodiani di peso. Marc Forster dimostra ancora, dopo quella tragedia di Quantum of Solace, di non essere adatto a girare film in cui l’azione è predominante. Lo script, che non c’entra un belino con il capolavoro di Straczynski di cui parlavo qualche riga più sopra, su cui hanno messo le mani Matthew Michael Carnahan e il duo lostiano Drew Goddard-Damon Lindelof (per il terzo atto) è degno di una pellicola di Roland Emmerich, in grado di alternare momenti assurdi e ridicoli a cose un pelo più sensate, che per fortuna, in questo caso, surclassano le prime. Niente di particolare da segnalare sotto il profilo tecnico, visto che è tutto molto valido (e per forza, con i 190 milioni di $ che hanno speso). World War Z è un buon prodotto di intrattenimento, spettacolare e divertente, che incolla alla poltrona per due ore, nonostante i tanti difetti. Se pensate sia un male, fidatevi, non lo è affatto.

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