M-Review: Pacific Rim

PacificRim

Adoro Guillermo del Toro, lo ritengo uno dei pochi registi in circolazione dotato di una creatività fuori dal normale, capace di trasformare sceneggiature orribili (vedi alla voce Blade II) in film che meritano di essere visti e rivisti. Il Labirinto del Fauno e i due Hellboy, per quanto il secondo non sia al livello degli altri lavori citati, sono dei capolavori visionari, che in mano ad altri si sarebbero trasformati in film ultrapacchiani, ma con lui come nume tutelare sono diventati veri e propri classici. In una stagione cinematografica composta perlopiù da sequel o adattamenti di IP già esistenti (se si eccettua lo scandalosamente brutto After Earth), il lancio di un nuovo franchise è pura aria fresca e Pacific Rim dimostra di avere tutte le potenzialità per avere successo. In un futuro prossimo, una breccia si è aperta nell’oceano nelle vicinanze di San Francisco, dalla quale sono fuoriusciti dei Kaiju, gigantesche creature mostruose che hanno cominciato a distruggere città su città. Per fronteggiarle e ucciderle, i governi hanno autorizzato la costruzione dei Jager, enormi robot controllati in cooperativa da due soldati iperaddestrati e interconnessi fra loro. Il film è  l’atto d’amore di Guillermo del Toro nei confronti degli anime giapponesi anni ’80, da cui attinge a piene mani, sia nella trama che nello stile.

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Un sceneggiatura leggermente più approfondita rispetto al classico blockbuster è sicuramente uno dei punti di forza della pellicola. A parte alcuni personaggi di contorno, sono infatti chiare sia le origin story che le motivazioni di tutti i protagonisti. Aggiungiamoci una storia d’amore (per fortuna) solo abbozzata e una forte enfasi sui legami familiari, cose che fanno capire quanto Del Toro abbia personalizzato il soggetto originale di Travis Beacham (il cui unico precedente credit è il remake di Clash of the Titans, per dire). E’ proprio il protagonista Charlie Hunnam a non brillare particolarmente, mentre se la cava abbastanza bene il resto del cast, dalla giapponesina Rinko Kikuchi a un Idris Elba fermo e deciso, passando per gli svitati Charlie Day e Burn Gornam e l’ottimo Ron Perlman, attore feticcio del regista messicano e un po’ più defilato del solito. La vera star del film, però, sono gli effetti speciali, targati Industrial Light & Magic, assolutamente di prima categoria e che riescono nell’arduo compito di far risultare verosimile quanto vediamo sullo schermo. La percezione che si ha, infatti, è quella che gli scontri tra Jager e Kaiju siano veri e non tra creature completamente generate al computer (a differenza di quanto accade in un qualsiasi Transformers, ad esempio). Nonostante non sia stato girato nativamente in 3D, il film dà la paga a qualsiasi altra pellicola “riconvertita” vista finora, grazie al budget speso in questa operazione, ma anche alla regia di Del Toro, che sembra quasi pensata per l’aggiunta della terza dimensione. Se poi avete la possibilità di gustarvelo in IMAX, fatelo di corsa (il sovrapprezzo, in questo caso, è assolutamente giustificato). Insomma, Pacific Rim mi ha divertito come pochi altri blockbuster negli ultimi anni, anche se la sensazione generale è quella di un film che non riuscirà a essere apprezzato dalle masse, ma soltanto da una nicchia di persone. Spero di sbagliarmi, non sapete quanto…

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