M-Review: L’Uomo d’Acciaio

ManofSteel

La trilogia del Cavaliere Oscuro ha rappresentato un nuovo inizio per le versioni cinematografiche dei fumetti DC Comics. Una visione piuttosto diversa da quella tendenzialmente scanzonata di casa Marvel, che però ha dimostrato di essere molto efficace nei tre film diretti da Christopher Nolan. L’Uomo d’Acciaio è un film dalla doppia paternità: da una parte ci sono proprio il regista inglese e David S. Goyer, nelle vesti di produttori e sceneggiatori, dall’altra c’è invece Zack Snyder (che oltre a 300, Watchmen, Sucker Punch e il remake dell’Alba dei Morti Viventi ha diretto, ebbene sì, anche il famoso spot Citterio con Sly Stallone nei panni di “Bubi”). Quel che è giusto dire, senza scendere troppo in spoiler, è che questa origin story non è quella che avete visto un paio di volte negli ultimi trent’anni, visto che presenta diverse variazioni sul tema e, soprattutto, si prende dei rischi non banali lanciando ogni tanto qualche richiamo a vicende che chiunque si sarebbe aspettato di vedere nel film. Peccato che, nonostante il soggetto molto valido, la sceneggiatura non brilli particolarmente, ma di questo ne parliamo dopo.

Henry Cavill è un Superman (nome che non sentirete mai per intero nel film) meno carismatico di Christopher Reeve, ma adeguato ai tempi moderni, mentre Michael Shannon incarna un Generale Zod quasi più convincente del mitico Terence Stamp, oltre a essere uno dei migliori villain fumettistici visti al cinema da qualche tempo a questa parte. Tutto il resto del cast, da Amy Adams (quanto è bella) a Russell Crowe, passando per Kevin Costner, Diane Lane, Laurence Fishburne e tutti gli altri, se la cava decisamente bene, dimostrando che la recitazione non è più un optional in questo tipo di cinema. Anche il montaggio non lineare è un elemento che colpisce, alternando la parte più introspettiva e intimista della storia, nolaniana fino al midollo e alquanto ben riuscita all’azione sgarruppata e fracassona targata Snyder, il cui stile registico sta purtroppo subendo una profonda involuzione film dopo film. I combattimenti sembrano estratti direttamente da un picchiaduro 3D, per intenderci, tanto da aspettarsi la comparsa delle barre di energia sullo schermo da un momento all’altro. Il regista americano si redime parzialmente con le emozionanti sequenze di volo (mentre Krypton che sembra Pandora di Avatar, anche no), ma per il resto imprime un “boh” gigantesco sulle nostre fronti. La colonna sonora di Hans Zimmer è evocativa ed emozionale quanto basta, mentre dal punto di vista tecnico mi sarei aspettato effetti speciali (targati WETA) un po’ più curati in alcuni frangenti, ma nel complesso la qualità è piuttosto elevata. L’Uomo d’Acciaio è un film che alterna cose che mi sono piaciute tantissimo ad altre che ho trovato davvero terribili: alla fine della fiera, si tratta di due ore di entertainment di ottimo livello, che soddisferanno molti ma che, però, a me han lasciato un po’ di amaro in bocca.

One comment

  1. Simone says:

    Che ci fosse Zack Snyder dietro a Bubi è una perla che non conoscevo. Vado a rivedermi quello spot geniale.

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