M-Review: Solo Dio Perdona

OnlyGodForgives

Nonostante la sua carriera più che decennale, Nicolas Winding-Refn si è fatto conoscere al grande pubblico soltanto due anni fa con Drive. Un film che mi aveva letteralmente sfolgorato, tanto da portarmi a vederlo per ben tre volte al cinema (un paio in lingua originale) e svariate altre volte a casa, anche se ho acquistato il BluRay soltanto qualche giorno fa. Inutile dire che, quando è stata annunciata la nuova collaborazione tra il regista scandinavo e Ryan Gosling, mi è salita una scimmia fortissima. La conferma che Solo Dio Perdona sarebbe poi uscito soltanto qualche giorno dopo la presentazione mondiale al Festival di Cannes e noi italiani saremmo stati tra i primi al mondo a vederlo era un’altra gran bella cosa. La storia, questa volta, è quella di Julian, un trafficante di droga sotto copertura che, in una Bangkok più scura e cupa che mai, si ritrova a dover affrontare il suo incubo peggiore, una madre con cui è sempre stato in conflitto che gli chiede di ritrovare il fratello, misteriosamente ucciso poco tempo prima.

La cifra stilistica di Winding-Refn è evidente sin dai primi minuti del film: pochissimi dialoghi, esplosioni di violenza improvvisa e lunghissimi silenzi in cui sono le immagini a raccontare e non le parole. Ryan Gosling interpreta un personaggio che, per certi versi, è parente di quello di cui vestiva i panni in Drive ma, mi vien da dire, molto meno efficace. Kristin Scott-Thomas, invece, dà vita a una dark lady spietata e senza cuore, piuttosto inedita per le sue corde, ma decisamente ben riuscita. Questa Bangkok degna di Lynch è senza dubbio la terza protagonista del film (assieme all’attore “indigeno” Vithaya Pansringarm), che con le sue atmosfere misteriose e inquietanti sembra quasi “inghiottire” i protagonisti. Se in Drive stile e sostanza davano vita a un mix perfetto capace di tenere incollati allo schermo, qui la sostanza è praticamente assente e l’esempio più lampante è sicuramente la storia, davvero risibile e spesso difficilissima da carpire. Solo Dio Perdona è una via di mezzo tra un mero esercizio di stile e un papocchio inguardabile che, nonostante i soli 90 minuti di durata, sembra andare avanti per un’eternità. Winding-Refn ha scelto un titolo profetico a quanto pare: solo l’altissimo potrebbe perdonarlo per un film così, noi proprio non ce la possiamo fare.

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