M-Review: After Earth

AfterEarth

Chi non vorrebbe avere un padre come Will Smith? Se i nostri si limitavano a regalarci il motorino o la macchina, Big Willie ha addirittura regalato al figlio un film, da 130 milioni di $ di budget (mica cotica) di cui potesse essere protagonista. Sono queste le premesse da cui nasce After Earth, seconda pellicola che vede gli Smith padre e figlio come protagonisti, ma in ruoli ribaltati rispetto a La Ricerca della Felicità (il miglior film di Muccino, non sapete quanto mi costi ammetterlo), dove Will dava vita a una delle sue migliori interpretazioni, mentre Jaden esordiva sul grande schermo. La storia di questo sci-fi movie, pensato come tassello di una grande opera crossmediale (che, visti gli scarsissimi incassi, dubito seriamente sarà portata avanti), vede lo Smith piccolo nei panni di Kitai, wanna-be ranger e figlio del generale interpretato dal padre, Cypher Raige, eroe di guerra stimato e rispettato, la cui vita è stata segnata da una tremenda tragedia familiare. Durante un viaggio interspaziale, in seguito alla distruzione della loro astronave, i due si ritrovano catapultati sulla Terra, diventata luogo pericoloso e disabitato. L’unico modo per salvarsi è recuperare uno speciale segnalatore che è stato sbalzato a chilometri di distanza. Cypher si è rotto una gamba, quindi toccherà a Kitai, con l’aiuto del padre da “remoto”, andare a prendere l’oggetto sfidando feroci creature e dimostrando il suo reale valore.

After Earth è un film così sbagliato che non saprei nemmeno da dove cominciare per criticarlo. Beh, si potrebbe dire che Jaden Smith, come già mostrato nel remake di Karate Kid, per quanto sia fidanzato con la più piccola delle Kardashian, ha lo stesso carisma di una sardina, lontano anni luce da quello del più celebre papà. Il problema è che qui Will, auto-relegatosi a ruolo di comprimario, è fuori luogo come non accadeva dai tempi di Wild Wild West: il suo personaggio dovrebbe essere serio, compassato e ieratico, ma vuoi per i dialoghi atroci, vuoi per il contesto errato, l’effetto che suscita sullo spettatore è più o meno l’opposto. La sceneggiatura scritta da Gary Whitta, ex capo-redattore di PC Gamer (quindi c’è speranza anche per noi che scriviamo di videogiochi), parte da una base interessante, ma è il modo in cui è stata sviluppata dai successivi sceneggiatori, cosa tipica delle produzioni hollywoodiane, a far mettere le mani nei capelli. Non dimentichiamoci poi che il regista è M. Night Shyamalan, la più grossa truffa perpetrata da Hollywood negli ultimi 15 anni (un bel film: Unbreakable, uno guardabile: Lady in the Water, il resto inguardabile). Corre voce che, questa volta, si sia limitato semplicemente a portare a casa una cospicua paghetta, eseguendo pedissequamente le direttive del regista occulto del film, ossia Will Smith. Questo spiegherebbe l’ulteriore involuzione del suo stile, per cui non vale nemmeno la pena sprecare parole. Insomma, After Earth è davvero un film pessimo, probabilmente l’opera peggio riuscita di questa estate cinematografica 2013. Un flop meritato (anche se in Italia purtroppo non sta andando malaccio), da evitare come la peste. Siete avvertiti.

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