M-Review: Oblivion

Oblivion

Non sono molti i registi che riescono a passare senza problemi dal mondo della pubblicità e dei video musicali a quello del cinema. Per ogni Ridley Scott, David Fincher e Michael Bay ci sono diverse decine di nomi che non ce la fanno e dopo aver provato al massimo un paio di film vengono rispediti dove hanno dimostrato di saperci fare. Non è fortunatamente questo il caso di Joseph Kosinski, che con Tron Legacy, sua pellicola d’esordio, non ha certo confezionato un’opera prima perfetta, ma ha dimostrato di cavarsela dignitosamente con qualcosa di molto più complesso di uno spot pubblicitario (ma andatevi a vedere i due spot che il regista aveva girato per Halo 3 e Gears of War, davvero pazzeschi). Grazie alla credibilità ottenuta con questo sequel, Kosinski è riuscito in un’impresa davvero difficile di questi tempi, ossia quella di realizzare un film di fantascienza che non è né un sequel né un reboot, interpretato da una star di prima grandezza e con un budget di un certo livello. Oblivion è tratto da una graphic novel, scritta dallo stesso regista, mai uscita ufficialmente, ma che è riuscita nel difficilissimo compito di convincere i boss della Universal a tirare fuori 120 milioni di dollari (più marketing) per farne un film.

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La storia è quella di Jack, uno degli ultimi sopravvissuti alla catastrofe che ha segnato l’universo, incaricato da una strana organizzazione di estrarre le ultime risorse rimaste sulla terra in collaborazione con Victoria, misteriosa donna con cui fa squadra. La comparsa nella sua vita di un’affascinante sconosciuta, con cui in realtà ha un legame molto forte, comincerà a provocargli forti dubbi sulla sua missione e su chi egli sia in realtà. Oblivion è un film con un primo tempo atipico e quasi perfetto, in cui pur essendoci soltanto tre personaggi in scena, la storia va avanti senza problemi e cali di ritmo, mentre tende ad avvitarsi su sé stesso nella seconda parte, giungendo a un finale piuttosto deludente e scontato. Dal punto di vista visivo, il lavoro fatto a livello di scenografie, ambientazioni ed effetti speciali è davvero di prim’ordine, nonostante vada pesantemente a pescare, come la sceneggiatura, dalla fantascienza degli ultimi trenta anni. Ed è questo, probabilmente, il maggior problema del film di Kosinski: gli mancano idee originali e colpi di scena credibili, elementi a mio modo di vedere necessari per riuscire a creare un nuovo classico sci-fi. Per il resto, Tom Cruise è sempre molto convincente, Morgan Freeman fa quello che gli riesce meglio, mentre la giovane Andrea Riseborough (vista in W.E. di Madonna) dà vita a un personaggio algido e magnetico, forse il migliore della pellicola. Olga Kurylenko, invece, dimostra ancora una volta di essere soltanto un bel viso e un bel fisico, ma nulla più. Alla fine della fiera, Oblivion, comunque, non è un brutto film. Certo, ha difetti piuttosto macroscopici, ma merita la visione, magari su uno schermo grande a sufficienza per cogliere la magnificenza del mondo desolante e desolato che il regista ha creato. E per un genere bistrattato come la fantascienza, credetemi, è davvero molto di questi tempi.

One comment

  1. palka says:

    In tutto e per tutto d’accordo con questa recensione! Primo tempo praticamente perfetto, poi si perde. Resta un bel film, ma anche una bella occasione sprecata :S

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