M-Review: Il Grande Gatsby

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Ci sono pochi registi in grado di rendere un evento i film che dirigono: Baz Luhrmann è senza dubbio uno di questi. Il cineasta australiano è uno dei pochi che può ancora permettersi di dirigere due pellicole per decennio e disporre sempre di budget astronomici, godendo del pieno favore degli studios. Moulin Rouge è nella mia Top 10 cinematografica e anche Romeo + Giulietta, detestato in adolescenza per colpa del protagonista, non se ne sta troppo distante. Ho relativamente apprezzato anche Australia, che non è così tragedia come in tanti l’hanno definito. Sembra quasi inutile dire che le mie aspettative nei confronti del Grande Gatsby erano altissime, ulteriormente alimentate da tutti i trailer mostrati negli ultimi mesi. Tratto dal romanzo di Francis Scott Fitzgerald, il film narra la storia del miliardario Jay Gatsby e della sua impossibile storia d’amore con la bella Daisy Buchanan, tutto visto dagli occhi del vicino di casa Nick Carraway, che lo incontra per la prima volta all’inizio dei ruggenti anni ’20. Leonardo Di Caprio si dimostra per l’ennesima volta il miglior attore attualmente in circolazione (sì, era proprio lui che odiavo quando ero ragazzino), incarnando perfettamente il complesso protagonista.

 Peccato che, a livello recitativo, sia l’unico a salvarsi, perché tutti i comprimari, da Tobey Maguire a Carey Mulligan, passando per Joel Edgerton, Isla Fisher, Jason Clarke e l’algida e bellissima Elizabeth Debicki, vanno dal “non pervenuto” a “macchietta esagerata“. L’ipercinetico stile registico di Luhrmann trasuda da ogni scena, con il suo montaggio frenetico, le sue magniloquenti panoramiche e i suoi eccessi, ma quello che in Moulin Rouge funzionava perfettamente, qui invece non sta proprio in piedi. C’è proprio una distonia, a mio modo di vedere, tra la storia che dovrebbe essere rappresentata e il modo in cui il regista australiano ha deciso di rappresentarla. Tecnicamente, la pellicola è pazzesca, con costumi e scenografie (curati da Catherine Martin, moglie di Luhrmann) assolutamente spettacolari ed effetti speciali di altissimo livello. Anche la colonna sonora, come tradizione, è fantasmagorica (qua sotto ne potete ascoltare un assaggio): il produttore esecutivo Jay-Z ha messo insieme un roster di artisti che va dalla moglie Beyonce a Sia, passando per Lana Del Rey, Florence + The Machine e i The XX, tanto per citarne alcuni. Tantissimi pezzi originali e qualche cover, belli da ascoltare ma ancora più azzeccati nel contesto del film (l’utilizzo di Together dei The XX, per esempio, è davvero da #epicwin). Il problema è che, nonostante tutte queste cose belle, sia proprio il film a mancare, ciccando miseramente nel trittico regia, sceneggiatura e recitazione. Delusione, cocente delusione, almeno per me.

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