Archive for April 29, 2013

M-Review: Iron Man 3

IronManHeader

The Avengers ha segnato la chiusura della cosiddetta Fase 1 dell’universo cinematografico Marvel: una serie di film, sei per l’esattezza, cominciati proprio con il primo Iron Man, che hanno portato alla più grossa reunion di supereroi di tutti i tempi. Se la Fase 1 è durata all’incirca 4 anni, la Fase 2 si risolverà nella metà del tempo. Tutte le pellicole che porteranno a The Avengers 2, in uscita a Maggio 2015, sono infatti già state delineate: il sequel di Thor arriverà a Novembre, mentre nel 2014 sarà la volta di un nuovo Captain America e della novità assoluta, Guardians of the Galaxy. Questa seconda fase comincia proprio come era cominciata la prima, da un Tony Stark profondamente cambiato, però, rispetto a quando lo abbiamo conosciuto per la prima volta. I fatti di New York hanno infatti avuto contraccolpi piuttosto pesanti sulla psiche del geniale miliardario proprietario delle Stark Industries, i cui nemici sono questa volta una figura proveniente dal suo passato, lo scienziato Aldrich Killen e un malvagio e spietato terrorista, chiamato Il Mandarino. Dopo il disastro, anche se non a livello di incassi, costituito da Iron Man 2, un bel colpo di coda era necessario per riportare le avventure cinematografiche di Tony Stark sulla retta via. La scelta di Shane Black come regista e co-sceneggiatore si è rivelata incredibilmente azzeccata.

Per chi non lo sapesse, il personaggio in questione, ai tempi giovanissimo, ha scritto i primi due Arma Letale, per poi proseguire con cose come Last Action Hero e L’Ultimo Boy Scout. Il suo primo film da regista, Kiss Kiss Bang Bang, risalente al 2005, che guarda caso aveva Robert Downey, Jr. come protagonista, è un gioiellino che gli amanti delle action comedy non possono assolutamente perdersi. Shane Black ci ha messo tantissimo del suo in Iron Man 3: il film è fondamentalmente una action comedy (molto meno dark e cupa di quanto viene venduto dai trailer), che alla fine si trasforma in un buddy movie alla Arma Letale, con una struttura molto simile alle pellicole sopraelencate. Non mancano ovviamente le sequenze d’azione spettacolari, dall’attacco a Casa Stark al salvataggio dei passeggeri dell’Air Force One, passando per il pirotecnico e affollatissimo finale con le mille mila armature diverse, ma l’assurdo è che conta molto di più tutto il resto rispetto a quei momenti in cui si vedono i 200 milioni di dollari messi in campo da Disney per imbastire questo sequel. La sceneggiatura unisce una trama che va avanti senza sosta e dialoghi brillanti con battute fantastiche a incomprensibili buchi logici su alcuni personaggi di contorno e colpi di scena telefonati all’inverosimile (vi anticipo che i fan del fumetto si incazzeranno a morte dopo aver visto la “trasformazione” del Mandarino, geniale, seppur supertelefonata, in questo contesto). Robert Downey, Jr. continua a gigioneggiare in quello che è probabilmente il personaggio che più gli appartiene nella sua storia d’attore, Gwyneth Paltrow ha qualcosa in più da fare rispetto al solito e Don Cheadle si comporta come il suo personaggio richiede. Ben Kingsley dà vita a un Mandarino credibile in qualsiasi cosa faccia, nel bene e nel male, mentre purtroppo Guy Pearce ha lo stesso appeal come cattivo del sottoscritto in mezzo a un harem di modelle. Non pervenuta, purtroppo, Rebecca Hall, bellezza affascinante e di gran classe, ma il cui personaggio, così come è messo in scena, non serve assolutamente a nulla. Gli effetti speciali, questa volta made in WETA Digital (e non più dalla “factory di casa” IL&M), sono davvero superlativi e lo stesso si può dire di tutta la parte tecnica. Iron Man 3 è un film che, nonostante i grossolani difetti di script, mi è piaciuto e mi ha divertito un sacco, tenendomi incollato alla poltrona per tutti i suoi 130 minuti di durata. La cosa triste è che potrebbe essere l’ultima avventura cinematografica, per un po’ di tempo, di Tony Stark. Vedremo se Marvel è così miope da lasciarsi scappare altre occasioni simili.

Oggi Cucino Io! #48: Gocce allo Zucchero di Canna

GocceLe ultime intensissime e lunghissime settimane lavorative mi fanno arrivare al weekend tremendamente spompato, molto più del solito (quando leggerete queste righe, per fortuna, MotoGP 13 sarà finito). Per questo motivo, preparo ricette semplici e veloci, che non mi facciano passare troppo tempo in cucina e mi permettano di dedicare più ore ai miei cani e a passeggiate all’aria aperta. Certo, anche cucinare mi rilassa, ma in questo periodo il resto mi rilassa molto di più. Queste gocce allo zucchero di canna sono davvero facili da realizzare. Gli ingredienti da usare sono:

  • 180 g di farina 00
  • 60 g di zucchero di canna
  • 60 g di zucchero semolato
  • 1 uovo
  • 125 g di burro
  • 4 g di lievito per dolci
  • Mezzo bastoncino di vaniglia
  • 1 pizzico di sale

Mescolate farina, lievito e sale in una terrina e mettete il burro (ammorbidito) e i due zuccheri nella planetaria.

Ingredienti

Impastate finché non avete ottenuto un composto cremoso, poi aggiungete la vaniglia e l’uovo, senza sbatterlo più di tanto e facendolo amalgamare al resto degli ingredienti.

Crema

A questo punto, aggiungete le polveri e continuate a impastare finché non avrete ottenuto qualcosa di denso e uniforme.

Impasto

Armatevi di sac à poche e, dopo aver rivestito uno stampo di carta forno, usate l’impasto per creare dei “bastoncelli” lunghi circa 3/4 cm.

Stampo

Una volta riempita la teglia, infornate per 15 minuti in forno ventilato a 180 °C. Tenete conto che i biscotti si appiattiranno e assumeranno la forma che avete visto all’inizio del post.

Stampo2

Avrete così ottenuto dei biscotti perfetti per la colazione, visto come si inzuppano bene nel latte.

Biscotti

Buon appetito! :)

M-Review: Attacco al Potere: Olympus Has Fallen

Olympus

Gli ultimi mesi hanno visto l’uscita di svariate pellicole action vecchio stile, da The Last Stand con Schwarzenegger a Bullet to the Head con Stallone (che purtroppo non sono riuscito a beccare al cinema), che però non hanno attirato molti spettatori in sala, nonostante siano prodotti di buona qualità. Vuoi per le tematiche che si collegano con la realtà molto più di quanto si sarebbero aspettati sceneggiatori e regista, vuoi per l’uscita avvenuta nel periodo perfetto, ma Attacco al Potere, oscida e anonima traduzione del più evocativo Olympus Has Fallen, dopo qualche settimana è riuscito a sorpassare agevolmente il suo budget di produzione. Il nuovo film di Antoine Fuqua (Training Day, Shooter, King Arthur) è la storia di un agente, ex-guardia del corpo del presidente americano, che anni dopo essere stato radiato, si ritrova a dover svuotare la Casa Bianca, attaccata e completamente invasa dal nemico, da un gruppo di violenti e preparati terroristi coreani (del nord?) che hanno come obiettivo quello di creare un po’ di morte e distruzione in giro per il mondo. Inutile dire che hanno fatto i conti con la persona sbagliata.

Il maggior problema di Attacco al Potere è che Fuqua vorrebbe fare il Michael Bay della situazione, ma purtroppo per lui non ne è in grado. A parte un paio di casi gestiti bene, le sequenze d’azione sono abbastanza mediocri e confusionarie, sia quando si tratta di semplici scene di combattimento che di attacchi dal cielo. Il cast fa ottimamente il suo lavoro, con un Gerard Butler che torna a essere un protagonista convincente a diversi anni da 300 e un cast di comprimari di altissimo livello, che comprende l’onnipresente Morgan Freeman, Aaron Eckhart, Angela Bassett e molti altri, oltre a un convincente Rick Yune nei panni del cattivo. La sceneggiatura è discreta, con buoni dialoghi, ma presenta alcuni giganteschi buchi a cui, però, a essere sinceri, non si fa eccessivamente caso, grazie al ritmo sostenuto e all’azione senza sosta. Nota di demerito per gli effetti visivi che, invece, non sono per nulla all’altezza (d’altronde il film è costato solo 70 milioni di dollari, da qualche parte bisognava risparmiare). Alla fine della fiera, non posso negare che il film mi abbia piacevolmente intrattenuto per due ore, ma devo ammettere che il risultato finale è inferiore a quello che si sarebbe potuto ottenere con un regista più capace e una sceneggiatura più attenta. Se volete passare due ore ricche di botti, esplosioni, morti e chi più ne ha più ne metta, Attacco al Potere farà al caso vostro, non resterete delusi.

Playground Sessions: imparare a suonare tra il serio e il faceto (da Wired.it)

Playground

Una delle maggiori rivoluzioni nel mondo della musica in questo ventunesimo secolo è stata portata dai videogiochi: titoli come i vari Guitar Hero e Rock Band, oltre a trovare un nuovo canale di vendita alle major discografiche, hanno avvicinato alla musica persone che non avevano mai preso in mano uno strumento. Dopo aver giocato, infatti, in molti hanno deciso di provare a suonare una vera chitarra o un vero pianoforte; per qualcuno i risultati sono stati incoraggianti, mentre altri hanno continuato soltanto a giocare, visto l’esito non troppo soddisfacente delle loro prove. Playground Sessions, una startup americana nata ufficialmente poche settimane fa, ma in incubazione ormai da tre anni, si propone come l’evoluzione seria di questi videogiochi.

Chris Vance, fondatore e CEO della società, ha dichiarato che i due titoli targati Activision ed Electronic Arts sono stati una delle fonti di ispirazione per il suo progetto…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/04/09/playground-sessions-startup-7826754.html.

Oggi Cucino Io! #47: Frollini all’Olio di Semi di Mais

FrolliniOlio

La pasta frolla all’olio di semi di mais è sicuramente un’alternativa più light alla classica frolla al burro. Sarà più leggera, ma è anche molto più unta, tanto che mi sembrava di maneggiare una piccola bomba all’olio pronta ad esplodere. Vabbè, l’importante è che la ricetta in questione sia venuta bene. Ecco gli ingredienti che ho utilizzato per questi frollini all’olio di semi di mais:

  • 300 g di farina 00
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di olio di semi di mais
  • 1 uovo
  • 7 g di lievito per dolci
  • Succo di mezzo limone

Cominciate unendo farina, zucchero, lievito e uovo e impastateli, a mano o con la planetaria, finché non si sono ben amalgamati.

Ingredienti

A questo punto, aggiungete gradualmente l’olio di semi di mais e il succo di limone e continuate a impastare finché non avrete ottenuto una palla di impasto morbida e compatta (oltre che tremendamente unta).

Impastando...

Stendete quindi la pasta con il mattarello su un foglio di carta forno, cercando di lasciarla abbastanza spessa, visto che se è troppo sottile tenderà a non mantenere le forme che gli darete.

Pasta e stampini

Io ne ho approfittato per utilizzare svariati stampini che ho trovato nella confezione da 100 (marchiata Zenker) trovata in mattinata in un Ipercoop al convenientissimo prezzo di 12,90 €. Come dite? Son tutte forme per bambini? Quindi?

Stampati

Tagliate i biscotti, poi infornate come al solito a 180 °C per 15/20 minuti (più i biscotti sono spessi, più ovviamente ci vorrà tempo) in forno ventilato.

Stampo

Otterrete così dei biscotti compatti e gustosi, perfetti da intingere nel latte o nel the.

Frollini

Buon appetito! :)

M-Review: Come un Tuono

Poster

Le stranezze della distribuzione italiana: Blue Valentine, stupenda opera prima di Derek Cianfrance, con Ryan Gosling e una Michelle Williams addirittura candidata agli Oscar, ci ha messo più di due anni ad arrivare nelle nostre sale. Una cosa davvero triste, c’è poco da dire. In compenso, il secondo film di Cianfrance, Come un Tuono (imbarazzante adattamento dell’originale The Place Beyond the Pines) è invece uscito in Italia una manciata di giorni dopo la release americana. Non facciamoci ulteriori domande e parliamo della pellicola, un “modern epic” che racconta la contrapposizione tra due personaggi, un motociclista padre per caso (Ryan Gosling) che diventa ladro di banche per necessità e un poliziotto (Bradley Cooper) che si batte per eliminare la corruzione imperante che caratterizza il suo ambiente lavorativo. I due saranno coinvolti in un evento che cambierà profondamente le loro vite e che avrà conseguenze devastanti su quelle dei loro figli, quindici anni dopo. Parlare della trama senza trattare il colpo di scena che si verifica nella prima ora è piuttosto difficile, ma ce l’ho fatta.

Gosling interpreta una figura che sembra direttamente uscita da Drive, mentre Cooper dà vita a un personaggio piuttosto inedito per le sue corde. Ciò che conta, però, è che entrambi se la cavano davvero bene. Anche il resto del cast, di cui fanno parte Eva Mendes, Rose Byrne, Ray Liotta e diversi altri volti noti, fa ottimamente il proprio mestiere. Il film di Cianfrance cattura per la storia, per il modo in cui si evolvono i personaggi e per come tutto si chiude, in maniera quasi circolare, alla fine. Tra le altre cose da segnalare, la stupenda colonna sonora di Mike Patton, l’ex-frontman dei Faith No More e le ambientazioni da provincia americana, rese in maniera perfetta dal regista. Le uniche sbavature sono relative alla durata, 2 ore e 20 minuti, che rendono il tutto eccessivamente lento in alcuni frangenti. Nel complesso, Come un Tuono è davvero un bel film e una delle migliori proposte di questo periodo nelle sale cinematografiche. Per me, ultraconsigliato.

Prove di GoPro

Prove di GoPro

Questo è uno di quei post che si fanno in quei periodi quando si ha poco tempo per scrivere perché gli impegni di lavoro monopolizzano completamente la mente e le braccia. Per fortuna, il periodo in questione sta per finire. Comunque, qualche settimana fa, ho sfruttato una GoPro che mi è stata prestata per provare a mettere insieme una videoricetta. Il video che vedete qua sotto è il risultato di una serie di riprese totalmente improvvisate e realizzate senza pensarci molto. Anche il montaggio soffre degli stessi “problemi“. Inutile dire che eventuali videoricette realizzate per il blog, se decidessi di produrle seriamente, sarebbero molto più curate e particolari.

Che ne dite? Me la regalo per il compleanno? Mancano pochi giorni ormai (è il 20 Aprile, questo Sabato). :)

Oggi Cucino Io! #46: Bastoncelli con Birra e Albicocche

Bastoncelli

Dopo due settimane passate lontano da casa per lavoro, tra Spagna e Milano, ho approfittato del lungo weekend pasquale per riposarmi e rilassarmi. Non ero mai stato più di 5 giorni via da casa, questa volta ne sono trascorsi ben 11 e devo dire che è stata un’occasione per mettermi alla prova. Non è stato facile, ma è passata, nonostante questa assenza prolungata mi abbia spossato molto più di quanto mi aspettassi. Tornato a casa, ho scelto di provare una ricetta piuttosto facile, perché con la stanchezza accumulata, son sincero, non avevo granché voglia di cucinare. Mi rifarò nei prossimi fine settimana. Nel frattempo, eccovi gli ingredienti per questi bastoncelli con birra e albicocche:

  • 325 g di farina 00
  • 125 g di burro
  • 200 g di zucchero
  • 6 cl di birra chiara
  • 50 g di albicocche essiccate

Sminuzzate le albicocche, poi mettetele a inumidire in una tazza in cui avete precedentemente versato la birra. Mi raccomando, che sia chiara e piuttosto dolce, se non volete che il risultato finale tenda all’amarognolo.

Albicocche

Mettete quindi insieme farina, zucchero e il burro a pezzetti, per poi cominciare a impastare. (io, questa volta, ho impastato a mano) Aggiungete gradualmente la birra e le albicocche.

Ingredienti

Impastate finché il composto non sarà diventato compatto ed elastico, poi appiattitelo in mezzo a due fogli di carta forno e fatelo riposare in freezer (per al massimo 20 minuti) o in frigo (per 1 ora).

Appiattito

A questo punto, create dei bastoni da circa 20 cm di lunghezza e 1 cm di diametro e tagliateli in 4, poi dategli una forma a ferro di cavallo. In molte ricette, i bastoncelli del nome sono in stile “candy cane“, ma personalmente ho preferito fare dei ferri di cavallo perché ce ne fossero di più, come numero, alla fine.

Ferri

Infornate a 180 °C per circa 12 minuti in forno ventilato. Se volete, usate un po’ di zucchero di canna per “dorare” i bastoncelli e renderli più croccanti.

Biscotti

Buon appetito! :)

M-Review: Hitchcock

HitchcockHeader

Verso la fine del 2012 sono usciti ben due film in cui la figura di Alfred Hitchcock riveste un ruolo centrale. Il primo, The Girl, è stato realizzato dalla HBO, quindi per il mercato televisivo, mentre il secondo è Hitchcock, oggetto di questa recensione, che esce in Italia ben cinque mesi dopo la poco fruttuosa release americana. Un film che, ad essere proprio onesti e sinceri, avrebbe potuto evitarsi l’uscita in sala, nonostante il cast di peso, per passare direttamente su uno dei prestigiosi canali via cavo americani. Non è un brutto film, intendiamoci, ma non è esattamente quel tipo di pellicola per cui si è spinti a spendere qualche Euro per vederselo al cinema. Il film di Sacha Gervasi, sceneggiatore di The Terminal, è tratto da un libro uscito qualche anno fa ed è incentrato sul rapporto tra il celebre regista e la moglie Alma Reville e tutti i problemi che hanno dovuto affrontare durante le riprese di Psycho (tra l’altro, da qualche settimana è cominciata Bates Motel, serie TV che riprende il personaggio di Norman Bates rivisitandolo in chiave moderna).

La pellicola è assoluto dominio della coppia di protagonisti: un Anthony Hopkins truccato in maniera tale da essere il sosia spiccicato del maestro (e va segnalato anche l’ottimo lavoro sulla voce, in versione originale) e una Helen Mirren sempre posata ed elegante. Il resto del cast, come anticipato prima, presenta svariati nomi di un certo spessore, che hanno però parti piuttosto brevi: da una Scarlett Johansson tremendamente sexy nei panni di Janet Leigh a una Jessica Biel trasformata in Vera Miles, passando per Toni Collette, Michael Wincott, Danny Huston e molti altri. Il maggior problema di Hitchcock è che non è né carne né pesce e non si capisce se l’intento dei creatori sia stato quello di mettere in scena qualcosa di tendente alla commedia o quello di analizzare realmente il rapporto tra i due coniugi. Quel che è sicuro è che la regia priva di personalità di Sacha Gervasi (che comunque un merito nella vita ce l’ha, quello di aver messo incinta Geri Halliwell) fa perdere diversi punti al film, portando al giudizio di cui sopra. Una pellicola che, per quanto ampiamente sufficiente, rappresenta anche, per il sottoscritto, una grossa occasione mancata.

I costi (nascosti) di produzione di un videogioco (da Wired.it)

SkullgirlsQualche settimana fa, il mondo del crowdfunding è stato scosso da un avvenimento piuttosto particolare. Su Indiegogo – altro popolare sito appartenente alla categoria di Kickstarter, sul quale gli utenti possono finanziare i loro progetti preferiti – compare una campagna relativa a Skullgirls, un divertente picchiaduro 2D già inserito tra i videogiochi invisibili del 2012. Gli sviluppatori di Lab Zero Games hanno deciso di richiedere ben 150mila dollari per la semplice aggiunta di un nuovo personaggio al gioco. Il target viene raggiunto piuttosto velocemente, nel giro di un paio di giorni, mentre nei successivi non fa altro che aumentare per giungere a una cifra più che doppia rispetto a quella originaria.

Nel frattempo, in Rete si è scatenata la polemica: “Come è possibile che l’inserimento di un solo personaggio costi più di casa mia?”

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/03/18/costi-skullgirls-produzione-67526578.html.