M-Review: Spring Breakers #figaamazzi

Spring Breaker HeaderLa coppia Larry Clark/Harmony Korine ha saputo descrivere, più di chiunque altro, la gioventù americana degli ultimi 20 anni. Sin dai tempi di Kids, di cui il primo era regista, mentre il secondo sceneggiatore, i due hanno illustrato con notevole realismo quella facciata dei giovani che tutti, a volte, fingiamo di non conoscere. Spring Breakers procede su questa linea e, nonostante la trama all’apparenza banale, ha al suo arco una serie di frecce di un certo peso. La storia è quella di un gruppetto di giovani e disinibite (oltre che stragnocche) studentesse universitarie che decidono di rapinare un fast food per potersi permettere di partecipare allo Spring Break, la settimana di puro divertimento e perdita di controllo, vero e proprio rito di passaggio all’età adulta per gli adolescenti americani. Il colpo di genio del regista sta nell’aver chiamato a interpretare le protagoniste tre starlette di casa Disney, che siamo solitamente abituati a vedere in tutt’altre vesti.

Se Vanessa Hudgens e la mia cotta personale Ashley Benson sono un po’ più smaliziate (ovviamente non vi linkerò gli autoscatti nudi della Hudgens, siete abbastanza grandi per trovarveli da soli), Selena Gomez invece dà vita a un personaggio molto più fragile ed è quella che ne esce meglio a livello di recitazione. C’è poi anche la giovane moglie del regista, Rachel Korine, che è alla fine l’unica delle quattro a mostrarsi come mamma l’ha fatta. James Franco dà vita a un’interpretazione quasi perfetta, con un personaggio che funge da catalizzatore della storia, oltre a essere protagonista della sequenza più bella del film, una cover al pianoforte di Everytime di Britney Spears, con una rapina sullo sfondo, a metà tra surreale e completa pazzia. Echi di Drive nello stile registico e un montaggio non cronologico sono gli elementi che risaltano di questo film, il cui maggiore problema è quello di suscitare nello spettatore, alla fine, un semplice “E quindi?“. Non si capisce dove voglia parlare il regista, non c’è una morale chiara. Per carità, Spring Breakers non è assolutamente un brutto film, solo che non si capisce dove vuole andare a parare e, purtroppo, questo è il suo limite maggiore. Da vedere, ma non aspettatevi nulla di straordinario.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *