M-Review: Warm Bodies

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Con nostro grande sollievo, la saga dei Twilight è finita da qualche mese. Niente più Edward, niente più Bella, niente più Jacob, finalmente. Peccato che gli studios hollywoodiani siano già da qualche tempo alla ricerca di storie che possano sostituire quelle scritte da Stephenie Meyer nel cuore delle teenager di tutto il mondo e garantire gli stessi incassi che vampiri e lupi hanno portato nel corso di questi anni (mi riservo di fare una breve digressione su Twilight a fine recensione). Warm Bodies è uno dei tentativi che Summit Entertainment, la stessa casa produttrice della saga sopracitata, ha deciso di fare per conquistare quel pubblico che ha affollato le sale dal 2008 in poi. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Isaac Marion, palesemente ispirata a Romeo e Giulietta e ambientata in un mondo postapocalittico, è quella della strana love story tra “R”, zombie in cui albergano ancora sentimenti umani e Julie, bellissima ragazza figlia di uno dei membri più eminenti della resistenza anti-zombie.

Quando “R” mangerà, durante un attacco, il cervello del ragazzo della giovane, comincerà a sviluppare sentimenti sempre più forti, per un payoff finale che non vi sto a raccontare, ma che probabilmente avete già capito. Diversamente da tutti i Twilight, Warm Bodies è un bel film, piacevole e capace di intrattenere. Il suo punto di forza non è certamente la storia: troviamo una discreta sceneggiatura, con personaggi che si sviluppano coerentemente lungo tutta la pellicola, una buona regia di Jonathan Levine, lo stesso dei validi The Wackness e 50/50, ma soprattutto un ottimo cast, che trova in Nicholas Hoult e Teresa Palmer due protagonisti davvero forti. Che Hoult sarebbe diventato una star lo si era già capito ai tempi di About a Boy (Skins e X-Men First Class non hanno fatto altro che confermarlo), mentre la Palmer fino all’anno scorso era soltanto un bel visino (e un bel corpicino, aggiungerei), invece ora convince anche dal punto di vista recitativo. Tra i comprimari segnaliamo un divertito John Malkovich, nei panni del padre di Julie, e un Rob Corddry in un ruolo che non assomiglia a nessuna delle parti che ha interpretato finora. Mi sento di consigliare Warm Bodies proprio perché, pur essendo mirato a un pubblico specifico, può essere gradito anche da chi non fa parte di quella categoria. A me è piaciuto molto, credo si sia capito.

(La stessa serata in cui ho visto Warm Bodies, quella di San Valentino, ho deciso di vedere anche Breaking Dawn Part 2, ultimo episodio della saga di Twilight. Io davvero non riesco a capacitarmi di come una serie di film del genere, diretti male, sceneggiati e recitati peggio, ma in cui soprattutto non succede una ceppa per l’intera durata, riesca a portarsi a casa miliardi di dollari. Lammerda proprio).

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