Archive for February 27, 2013

M-Review: Warm Bodies

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Con nostro grande sollievo, la saga dei Twilight è finita da qualche mese. Niente più Edward, niente più Bella, niente più Jacob, finalmente. Peccato che gli studios hollywoodiani siano già da qualche tempo alla ricerca di storie che possano sostituire quelle scritte da Stephenie Meyer nel cuore delle teenager di tutto il mondo e garantire gli stessi incassi che vampiri e lupi hanno portato nel corso di questi anni (mi riservo di fare una breve digressione su Twilight a fine recensione). Warm Bodies è uno dei tentativi che Summit Entertainment, la stessa casa produttrice della saga sopracitata, ha deciso di fare per conquistare quel pubblico che ha affollato le sale dal 2008 in poi. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Isaac Marion, palesemente ispirata a Romeo e Giulietta e ambientata in un mondo postapocalittico, è quella della strana love story tra “R”, zombie in cui albergano ancora sentimenti umani e Julie, bellissima ragazza figlia di uno dei membri più eminenti della resistenza anti-zombie.

Quando “R” mangerà, durante un attacco, il cervello del ragazzo della giovane, comincerà a sviluppare sentimenti sempre più forti, per un payoff finale che non vi sto a raccontare, ma che probabilmente avete già capito. Diversamente da tutti i Twilight, Warm Bodies è un bel film, piacevole e capace di intrattenere. Il suo punto di forza non è certamente la storia: troviamo una discreta sceneggiatura, con personaggi che si sviluppano coerentemente lungo tutta la pellicola, una buona regia di Jonathan Levine, lo stesso dei validi The Wackness e 50/50, ma soprattutto un ottimo cast, che trova in Nicholas Hoult e Teresa Palmer due protagonisti davvero forti. Che Hoult sarebbe diventato una star lo si era già capito ai tempi di About a Boy (Skins e X-Men First Class non hanno fatto altro che confermarlo), mentre la Palmer fino all’anno scorso era soltanto un bel visino (e un bel corpicino, aggiungerei), invece ora convince anche dal punto di vista recitativo. Tra i comprimari segnaliamo un divertito John Malkovich, nei panni del padre di Julie, e un Rob Corddry in un ruolo che non assomiglia a nessuna delle parti che ha interpretato finora. Mi sento di consigliare Warm Bodies proprio perché, pur essendo mirato a un pubblico specifico, può essere gradito anche da chi non fa parte di quella categoria. A me è piaciuto molto, credo si sia capito.

(La stessa serata in cui ho visto Warm Bodies, quella di San Valentino, ho deciso di vedere anche Breaking Dawn Part 2, ultimo episodio della saga di Twilight. Io davvero non riesco a capacitarmi di come una serie di film del genere, diretti male, sceneggiati e recitati peggio, ma in cui soprattutto non succede una ceppa per l’intera durata, riesca a portarsi a casa miliardi di dollari. Lammerda proprio).

Humble Bundle e gli altri (da Wired.it)

Limbo-Humble

Il marketing, spesso e volentieri, è l’anima del commercio. Nel mondo degli indie, che siano singoli sviluppatori o piccoli team, promuovere decentemente i propri prodotti è alquanto difficile, perché per farsi conoscere, al giorno d’oggi, sono necessarie parecchie risorse economiche. Le software house più blasonate o i grossi publisher non hanno di certo problemi di questo tipo, visto che i budget di cui dispongono coprono tranquillamente le loro esigenze, ma per gli indie è tutto più complicato.

Le vendite in bundle non sono certo una novità di questi tempi. Da sempre, mesi dopo l’uscita originaria…

Se volete leggere il resto dell’articolo, lo trovate su Wired.it all’indirizzo http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/02/15/humble-bundle-indie-327856.html.

Oggi Cucino Io! #39: Frollini Colorati

Frollini

Succede che un Sabato pomeriggio tu vada a una fiera gastronomica, riuscendo finalmente a trovare i coloranti alimentari in gel che cercavi da tempo a un prezzo tutto sommato accettabile. In fiera ci passi buona parte del pomeriggio e arrivi a casa tardi, con pochissimo tempo per farti i biscotti per la settimana. Quindi pensi a cosa poter fare piuttosto velocemente per sfruttare i tuoi nuovi acquisti e ti viene un’idea molto semplice. Una classica pastafrolla, colorata con blu, rosso e giallo, ma anche con un po’ di caffé. Gli ingredienti utilizzati per questi frollini colorati sono:

  • 300 g di farina 00
  • 150 g di burro
  • 120 g di zucchero a velo
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • 10 g di caffé solubile
  • Coloranti alimentari in gel (blu, rosso, giallo)

Si comincia con una frolla tradizionale. Mettete farina, burro, zucchero a velo, uovo e un pizzico di sale nell’impastatore/planetaria e fatela andare finché non si è formato un impasto bello compatto.

Impasto

A questo punto, dividete la pasta in quattro parti uguali. Aggiungete dalle 3 gocce di colorante in su a ogni pezzo, a seconda di quanto volete sia forte la colorazione (io ho messo soltanto 3 gocce di blu e la pasta non è diventata blu, ma verde acqua). Dovrete impastarla a mano un bel po’ perché il colore diventi uniforme.

Colori

Fate lo stesso col caffé, solo che vi ci vorranno almeno 10 grammi di quello solubile, sciolti in un goccio di latte, per ottenere l’effetto desiderato (attenzione, però, che questo pezzo di frolla sarà più molle degli altri, visto che avete aggiunto altro liquido). Appiattite quindi i rotolini e metteteli in freezer a riposare per circa 20 minuti.

Paste

Da questo momento in avanti è tutta questione di fantasia. Io ho steso un po’ di pasta di ogni colore, l’ho tagliata a strisce e poi le ho incollate l’una all’altra, usando poi una rotellina per fare dei biscotti rettangolari.

Rettangoli

Siccome non mi soddisfavano più di tanto, ho fatto un’altra prova. Ho steso di nuovo un po’ di pasta per ogni colore, ho messo uno strato sopra l’altro e li ho arrotolati, per poi tagliarli a coltello e creare dei rotolini multicolore.

Rotoli

Sì, c’è anche una specie di anello creato mettendo insieme pallotte di pasta di diverso colore. Infornate per 15 minuti a 180 °C (dovreste averlo imparato 😛 ) e poi tirate fuori questo tripudio di colori.

Colori 1

Colori 2

Buon Appetito! :)

M-Review: The Last Stand

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Poco meno di un decennio fa, Arnold Schwarzenegger lasciava il dorato mondo di Hollywood per dedicarsi a tempo pieno alla politica e diventare, qualche mese dopo, governatore della California. Era indubbio che, una volta tornato ad essere un normale cittadino, in seguito al doppio cameo nei due The Expendables, lo avremmo rivisto tornare in pianta stabile sul grande schermo. The Last Stand, il suo primo film da protagonista dopo tutti questi anni, è un divertente action movie, molto anni ’80 come stile, dalle atmosfere quasi western. La storia è quella di un vecchio sceriffo di una piccola cittadina dell’Arizona che, nel suo giorno libero, si trova ad affrontare una minaccia molto grande. Un pericoloso trafficante di droga è infatti evaso di prigione, fuggendo a bordo di una velocissima vettura e la sua città sarà il luogo d’incontro scelto dal criminale per incontrarsi con i suoi scagnozzi e attraversare la frontiera e scappare in Messico. Diretto dal genietto coreano Kim Ji-Woon, quello di Il Buono, il Matto e il Cattivo, al suo primo film americano, come detto prima, The Last Stand è una pellicola davvero godibile.

Merito di uno Schwarzenegger quasi malinconico, che regge molto bene la scena, ma anche di un cast davvero nutrito, composto da bravi caratteristi (Johnny Knoxville, Peter Stormare, Forest Whitaker, Harry Dean Stanton, Luis Guzman), giovani promesse (le bellissime Jaimie Alexander e Genesis Rodriguez, Zach Gilford) e un ottimo villain interpretato dallo spagnolo Eduardo Noriega (attore che abbiamo imparato a conoscere nei film di Amenàbar come Apri gli Occhi e Tesis) e che meriterebbe di essere usato più spesso a Hollywood. La sceneggiatura dosa azione e ironia, con scontri a fuoco e all’arma bianca degni di un western, sangue, pezzi umani che saltano per aria e pirotecniche sequenze di inseguimento in macchina girate con grandissima perizia dal regista coreano, a cui è stata inaspettatamente lasciata mano libera. Ed è un bene, perché in mano a qualsiasi altro regista “action” di stampo americano, The Last Stand sarebbe probabilmente uscito male. Così invece, risulta uno dei migliori film d’azione degli ultimi anni e il miglior possibile ritorno al cinema per il grande Arnie. Peccato davvero per il flop negli incassi, che assieme a quello del Bullet in the Head di Stallone, fa capire che il pubblico non è più abituato a vedere pellicole del genere sul grande schermo, ma a casa, nel comfort del proprio salotto. E, sinceramente, non lo considero un grosso male.

Global Game Jam, videogiochi e creatività (da Wired.it)

GGJ

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Martedì 5 Febbraio su Wired.it. Lo trovate anche all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/02/05/global-game-jam-videogiochi-28961.html.

Le game jam sono eventi in cui sviluppatori, artisti, designer e musicisti collaborano per creare veri e propri videogiochi, nati e realizzati sul momento, in un brevissimo periodo di tempo: solitamente due o tre giorni. Una versione moderna delle vecchie gathering, che negli anni ‘90, ma non solo, vedevano riunirsi i più bravi coder e smanettoni del momento, che si cimentavano nello sviluppo di demo ad alto contenuto tecnologico e a bassa occupazione di memoria. La più celebre tra le attuali jam è senza dubbio la Global Game Jam, nata nel 2008 e organizzata ogni anno in un weekend alla fine di gennaio. Si tratta di un evento globale, che si svolge contemporaneamente in numerosi Paesi.
La Global Game Jam 2013 ha visto partecipare ben 63 Paesi, con 321 location diverse impegnate a sviluppare circa 3mila videogiochi (tutti scaricabili dal sito ufficiale), ma non solo. Ogni anno, la GGJ ha un tema diverso, attorno al quale dovrebbero essere creati tutti i giochi: in questa edizione è stato Il battito di cuore a fungere da ispirazione per tutti i jammers. Nel nostro Paese, che ormai da un paio d’anni risulta molto sensibile a queste iniziative, grazie alla presenza di una folta comunità di sviluppatori indie, erano presenti tre sedi: Roma, Catania e Genova. Proprio durante l’edizione 2012 è stato infatti creato l’unico gioco italiano a essere diventato finalista all’Indipendent Game Festival 2013 di San Francisco, quel Mirror Moon realizzato in tandem dai talentuosi Santa Ragione (Fotonica) con il programmatore Paolo Tajé, alias BloodyMonkey.

Quest’anno, Roma è stata senza dubbio la location più produttiva, grazie all’elevato numero di partecipanti che, nei tre giorni della jam, hanno creato 19 giochi. Tra quelli realizzati, brilla The King Is Drunk, un divertente party game cooperativo che, pur essendo abbastanza fuori tema, ha convinto praticamente tutti quelli che lo hanno provato e, secondo noi, se ampliato e rifinito a dovere potrebbe avere ben più di una chance a livello commerciale. Heart Attack è invece un gioco multigiocatore che, nonostante la grafica angelica, è decisamente cattivo: un giocatore impersona un vecchietto che vuole solo riposare, mentre l’altro ha come obiettivo quello di fargli venire un infarto e ucciderlo. Tra gli altri giochi interessanti sviluppati a Roma meritano una segnalazione Visions of Eris, in cui la realtà aumentata la fa da padrona, il platform old-style My Ow Chest, lo stiloso puzzle-platform Steel Daddy, il terrorizzante I Am Fear, in cui il battito del cuore è lo strumento per trovare le proprie prede e Unisound, adattamento molto essenziale di un board game.

Animal Gym

Per quanto riguarda la jam di Catania, meritano una segnalazione il platform bidimensionale old style Kyle and the Crystal of Love, i combattimenti di Core Defenders e l’approccio salutistico di Heart Defence, in cui il giocatore interpreta l’ultimo linfocita rimasto all’interno di un corpo umano. Genova ha prodotto soltanto tre giochi, ma tutti di elevata caratura: con Animal Gym il giocatore deve mantenere stabile il battito cardiaco di un gruppo di animali, Anheuristic è un’affascinante visione su un mondo morente, mentre il terrorizzante Nighty Nighty Honey ti mette nei panni di un bimbo che deve dormire ma ha paura del buio.

Se dovessimo citare tutti i giochi realizzati nelle jam di tutto il mondo che abbiamo trovato interessanti potremmo scrivere un libro, motivo per cui ci limitiamo a segnalarvi quelli che ci hanno colpito di più. Surgeon Simulator 2013, una specie di versione inquietante dell’Allegro Chirurgo è uno di questi, come la discesa verso il cuore di un serpente nel sudamericano Sigurdrs Havoc. 1MinLife è un life simulator proveniente dall’Asia in cui il giocatore si ritrova a dover sopravvivere per l’arco di un’intera vita, You Have One Minute ti mette nei panni di un soldato che ha soltanto un minuto per salvare il mondo e 180 Beats, risultato del lavoro di un gruppo di ragazzi australiani, è un action con grafica dall’alto in cui il protagonista ha soltanto 180 mosse, pari a 180 battiti, da compiere prima di morire.

Chiunque sviluppi videogiochi dovrebbe provare a partecipare a una jam almeno una volta. Si tratta di un’esperienza davvero istruttiva, ma soprattutto creativa, elemento spesso mancante nel tradizionale game development che qui, per fortuna, continua a sopravvivere e prosperare. L’appuntamento, quindi, è alla prossima GGJ, che si terrà dal 26 al 28 Gennaio 2014.

Oggi Cucino Io! #38: Focaccia al Timo e Olive #casaAltoAdige

FocacciaE oggi, doppia ricetta! Non potevo, ovviamente, posticipare le castagnole, visto che sono un dolce carnevalesco, ma non potevo nemmeno aspettare troppo per scrivere dell’evento durante il quale ho avuto modo di preparare questa focaccia. La scorsa settimana sono stato invitato a un evento organizzato da Casa Alto Adige presso Dream Factory, una galleria d’arte nel cuore di Milano. Un appuntamento in cui ho avuto modo di mangiare piatti altoatesini particolari, buoni e gustosi, preparati dallo chef stellato Herbert Hintner del ristorante Zur Rose (trovate un po’ di foto sul mio Instagram, usando l’hashtag #casaAltoAdige), ma il cui cuore era costituito da un momento “operativo“, se così si può dire, in cui agli invitati è stato chiesto di mettersi a impastare.

La foto che non avreste MAI pensato di vedere

Sul tavolo al centro del salone del locale si trovavano gli ingredienti per fare una focaccia, dei grissini, del pane di frutta, del pane di patate e un altro prodotto tipico della tradizione altoatesina (che, ad essere sinceri, non ricordo in questo momento). Io mi sono fiondato sulla focaccia, che era quella che mi attirava di più tra tutti. Per fare questa focaccia al timo e olive servono:

  • 500 g di farina
  • 300 g di acqua
  • 100 g di olio extravergine d’oliva
  • 8 g di sale
  • 8 g di zucchero
  • 25 g di lievito di birra
  • Timo
  • Olive triturate

Il procedimento è molto semplice. Mettete la farina a fontana su un piano, poi aggiungete il lievito di birra spezzettato e cominciate ad amalgamare i due ingredienti.

Pani

A questo punto, aggiungete man mano l’acqua, impastando con un movimento rotatorio delle mani verso l’esterno, in modo che liquido e solidi si uniscano pian piano, poi fate lo stesso con l’olio. Aggiungete quindi sale e pochissimo zucchero, continuando a impastare vigorosamente, poi buttate dentro timo e olive e continuate a lavorare la pasta finché questi ultimi ingredienti non si saranno ben amalgamati con tutto il resto.

Impasto

L’optimum vorrebbe che abbiate a disposizione una bella teglia ricoperta d’olio o di carta forno su cui stendere la pasta per farla riposare a temperatura ambiente per diverse ore, in modo che lieviti a dovere. La realtà, invece, visto che l’evento è stato di Giovedì e io non ho un forno a disposizione fino al Venerdì sera, quando torno in Romagna, ha reso necessario avvolgere l’impasto nella pellicola. Questo è poi finito in frigo, dove ha lievitato un bel po’ e in un borsone, a bassa temperatura, dentro al quale è poi arrivato a destinazione.

Steso

L’impasto, che come potete notare è alquanto oleoso, è stato finalmente steso a mano sulla teglia, ma ho deciso di non farlo riposare ulteriormente e di metterlo subito in forno, visto che erano passate più di 24 ore da quando lo avevo fatto ed aveva già lievitato a sufficienza.

Infornare

Infornate per 20/30 minuti a 160 °C, tenendo costantemente d’occhio quanto sta accadendo nel forno. Il risultato finale sarà una focaccia bella gustosa e saporita, ottima da mangiare con qualche salume (non solo altoatesino, infatti l’ho mangiata con un salame e un lardo di cinta senese davvero fantastici, prodotti dall’Agriturismo Shakei di Grandate (CO)).

Figazza

Beh, che dire, l’evento è stato molto istruttivo e divertente e spero di poter partecipare ad altri appuntamenti organizzati dagli amici di Casa Alto Adige. La focaccia che ne è venuta fuori, poi, è venuta davvero bene, magari non così alta come mi aspettavo, ma visto quanto è gustosa non me ne faccio un grosso problema. Non mi resta quindi che augurarvi il mio consueto…

Buon appetito! :)

Oggi Cucino Io! #37: Castagnole di Carnevale

CastagnoleA Carnevale ogni scherzo vale, ma non in cucina, perché tra i fornelli si fa sempre sul serio. Lo scorso weekend ho deciso di provare a fare uno dei dolci tipici di questa ricorrenza, almeno da noi in Romagna, le castagnole (a Milano sono i tortelli milanesi, in altre regioni le zeppole). Non sono difficili da fare, la parte più complicata è senza dubbio la frittura, perché richiede estrema attenzione. Gli ingredienti da usare sono:

  • 250 g di farina 00
  • 100 g di zucchero semolato
  • 50 g di burro
  • 1 uovo intero e 1 tuorlo
  • 10 g di zucchero vanigliato
  • 4 g di lievito per dolci
  • 15 cl di liquore/passito
  • Scorza d’arancia
  • Olio di semi di arachidi q.b.

Fare l’impasto è davvero molto semplice. Mettete tutti gli ingredienti nella planetaria/impastatore e aspettate che il composto sia diventato compatto. Per quanto riguarda il liquore/passito, io ho usato un profumato moscato d’Asti.

Impasto

A questo punto, create delle palline di piccole/medie dimensioni e mettetele a riposare su un foglio di carta forno. E’ meglio prepararle tutte prima di cominciare a friggere.

Crude

Riempite di olio di semi di arachidi una pentola e accendete il fuoco, attendendo che la temperatura dell’olio salga fino a 160 °C. per poi cominciare a friggere.

Temperatura

Provate a buttare dentro qualche castagnola per capire quanto dovranno friggere una volta nell’olio. Nel mio caso, all’incirca un minuto e mezzo/due minuti.

Pentola

Attenzione alla quantità di zucchero che mettete nell’impasto. Eccedere anche solo di una decina di grammi porterà le castagnole ad annerirsi velocemente una volta nell’olio, questo perché lo zucchero tende a caramellare rapidamente.

Post-frittura

Una volta terminata la frittura passatele nello zucchero e preparatevi a finirle in un batter d’occhio (io sono stato capace di farne fuori più di 2 etti nel giro di poche ore).

Sugar

Buon appetito! :)

M-Review: Pazze di Me

Pazze di Me

Un paio di settimane fa, mi ritrovo indeciso su cosa andare a vedere al cinema durante l’unica serata che mi era rimasta libera da impegni. Indeciso perché avevo già visto tutte le cose più interessanti e mi restavano poche possibilità. Così, incuriosito anche dal simpatico trailer (che trovate qua sotto), ho deciso di pagare i miei 5 € per la visione di questa commedia italiana. Pazze di Me è l’ultimo film di Fausto Brizzi, regista di Notte Prima degli Esami e del suo sequel, oltre che di altre cose un po’ meno riuscite. Se c’è una cosa di cui bisogna dare atto al regista romano è che, nonostante abbia scritto svariati cinepanettoni, nelle sue prove dietro la macchina da presa ha cercato di proporre copioni più sofisticati e moderni, molto più vicini alle commedia americana che a quella classica italiana. Non è stato il solo a farlo, sia chiaro, ma è innegabile che Notte Prima degli Esami sia stato pioniere in questo. L’idea alla base di Pazze di Me, infatti, è un gioiellino dal punto di vista commerciale: un quasi trentenne, bruttarello e sfigato, la cui vita viene costantemente rovinata dalle sette donne che compongono la sua famiglia, dopo la fuga del padre avvenuta quando era bambino.

Il film, sorprendentemente funziona e, ancora più inaspettatamente, una delle cose che funziona di più è il Nongio protagonista. Sarà che ormai siamo abituati a vederlo quasi esclusivamente nei panni di Ruggero De Ceglie, ma il buon Francesco Mandelli riesce nella difficile impresa di reggere il film sulle sue spalle. Nel cast femminile, sia Loretta Goggi che Chiara Francini (che io sto rivalutando, anche dal punto di vista meramente estetico, film dopo film) hanno una marcia in più, mentre se la cava bene anche Valeria Bilello, ex-compagna di Mandelli nella vita reale, che qui interpreta proprio invece una delle sue fidanzate (e non vi dirò nulla della Bilello, se non che la trovo una delle donne italiane più belle in circolazione). Tanti i cameo celebri, da Flavio Insinna a Luca Argentero, passando per Fabrizio Biggio, l’altro Solito Idiota, che nonostante appaia solo in due scene (che hanno il merito di far tornare indietro la memoria alla MTV italiana dei primi anni 2000), ha un ruolo piuttosto importante nella storia. E quello che non ci si aspetta è anche un finale dal gusto decisamente malinconico, ben lontano dal positivismo imperante che ci si attenderebbe da film simili. Personalmente, Pazze di Me mi ha davvero convinto. Ci sono diversi difetti, che non sono stato a elencare, ma non ci farete molto caso e passerete il tempo a ridere di gusto.

V-Review: Guardians of Middle-Earth (PSN)

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Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Lunedì 21 Gennaio su Wired.it. Lo trovate anche all’indirizzo: http://gadget.wired.it/reviews/videogiochi/2013/01/21/guardians-of-middle-earth-9383674.html.

Che cos’è un MOBA? Significa Multiplayer Battle Online Arena e si riferisce a quel genere di giochi, nato con Defense of the Ancients (per gli amici DotA), mappa custom per Warcraft 3: Reign of Chaos, nel quale due squadre composte da un certo numero di personaggi ciascuna si scontrano con l’obiettivo di distruggere la struttura principale in possesso della squadra rivale. Nel farlo, vengono aiutati da gruppi di unità generati periodicamente dal computer, che si muovono verso la struttura avversaria seguendo percorsi predefiniti. Si tratta di un genere che mischia azione e strategia, visto che entrambe le componenti sono necessarie per vincere: non si attaccano quasi mai gli eroi avversari, ma sempre le loro strutture, mentre la coordinazione con il proprio team risulta fondamentale per portare a casa la vittoria.

Questo genere di giochi è nato e proliferato su PC, con titoli come League of Legends, nato nel 2009, che conta ben 32 milioni di iscritti e diversi milioni di giocatori ogni giorno, ma non era mai comparso su console. Guardians of Middle-Earth è il primo esempio di MOBA per PlayStation 3 e Xbox 360. Un esperimento davvero rischioso da parte di Warner Bros, che si è affidata ai veterani di Monolith (reduci da un altro prodotto online-only su licenza, lo sparatutto Gotham City Impostors) per tentare di portare questo genere sulle attuali console. Utilizzare una licenza pesante come quella del Signore degli Anelli, con Lo Hobbit nelle sale, è una scelta decisamente fuori dagli schemi, visto che di solito i prodotti legati ai film hanno come unico obiettivo quello di vendere il più possibile, seguendo il concetto del minimo sforzo, massimo guadagno. Warner Bros merita già di ricevere complimenti per aver evitato di realizzare un tie-in di Lo Hobbit, tentando qualcosa di più profondo e, soprattutto, innovativo.

L’unica via per riuscire a portare un genere simile su console era quella di semplificare le meccaniche di gioco e, da quanto visto, in Monolith ci sono riusciti in modo decisamente egregio. Per quanto riguarda i controlli, l’accoppiata mouse/tastiera che su PC garantisce precisione e velocità è stata sostituita con un sistema basato sulle aree di effetto, perfettamente controllabile via pad. Non servirà più mirare verso le strutture o i personaggi nemici, perché sarà sufficiente far entrare il bersaglio all’interno del raggio d’azione per riuscire a colpirlo. L’altra semplificazione riguarda la mancanza di un market interno, per acquisire nuove abilità per i propri guardiani, rimpiazzato da un più agevole e intuitivo sistema di upgrade automatico quando si sale di livello. Non aspettatevi di poter controllare tutti i personaggi fin da subito, però, visto che per farlo dovrete vincere battaglie su battaglie, guadagnando l’esperienza necessaria per poterli sbloccare.

Ci sono 20 guardiani disponibili al momento, con personaggi come Gandalf, Gollum e Legolas a guidare le fila, affiancati però da alcune creazioni totalmente inedite, che non stonano per nulla con l’atmosfera generale. Col passare dei mesi, gli sviluppatori inseriranno nuovi guardiani tramite DLC che potranno essere scaricati individualmente o attraverso il comodo Season Pass che permetterà di accedere a tutti i contenuti aggiuntivi disponibili. Se le abilità che caratterizzano ogni personaggio sono alquanto azzeccate, non si può dire lo stesso del bilanciamento generale, che soffre invece di qualche difetto di troppo. I ragazzi di Monolith hanno però promesso di tenere d’occhio la situazione e di aggiornare questi parametri costantemente, cosa che accade puntualmente quando si avvia il gioco (piuttosto naturale trattandosi di un titolo online).

Tra gli altri difetti da segnalare vanno citati la scarsità di mappe, che saranno sicuramente aggiornate man mano e il ritmo un po’ blando, molto meno frenetico di quello di un classico MOBA, un altro di quegli elementi di semplificazione che, però, in questo caso, non pareva così fondamentale. Il gioco, poi, soffre in questo periodo di qualche problema di connessione, ma vista la natura e la gioventù del prodotto, non ce ne stupiamo più di tanto. Graficamente, il titolo Warner se la cava abbastanza bene, pur non brillando particolarmente, mentre dal punto di vista sonoro la qualità generale è abbastanza buona.

Riassumendo, Guardians of Middle-Earth è probabilmente la miglior trasposizione possibile del genere MOBA su console: qualche difetto c’è, ma viene tranquillamente surclassato dai numerosi pregi che questo gioco possiede. Se avete giocato a League of Legends o volete sperimentare questi combattimenti online su console, lanciatevi senza esitare nella Terra di Mezzo.

Oggi Cucino Io! #36: American Cookies con Uva e Albicocche

Cookies

“Non si può far sempre colazione con biscotti al burro!“. Io non sono di quest’idea, ma il feldmaresciallo (a.k.a. mia madre) invece . Questo mi ha costretto ad andare alla ricerca di una ricetta in cui ci fossero meno grassi possibili e il dito è caduto su questi cookies all’americana che nella versione originale contenevano gocce di cioccolato, prontamente sostituite dal sottoscritto con frutta essiccata (non mi piace il cioccolato, dovreste ormai saperlo). Gli ingredienti da usare sono:

  • 300 g di farina 00
  • 60 g di olio di semi di mais
  • 50 g di zucchero
  • 2 uova
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • 50 g di frutta essiccata

Cominciate sminuzzando uva e albicocche. Potete farlo con un coltello, come ho fatto io, se volete pezzi un po’ più grossi oppure passarle in un tritatutto, se desiderate una purea. Nel primo caso, poi, il mio consiglio è quello di ammollarle con una spruzzata di vino dolce, che vi permetterà nel frattempo di aromatizzarle.

Frutta

Mescolate zucchero e uova, poi unite l’olio e, man mano, farina e lievito, continuando a mescolare. La frutta essiccata è l’ultima cosa che dovrà finire nell’impasto, che risulterà piuttosto compatto, anche se tendente ad attaccarsi alle mani (che siano sempre quanto più fredde possibili, mi raccomando).

Impasto

Il procedimento per fare questi cookies è alquanto semplice. Inizialmente, dovrete creare delle palline di pasta di un paio di centimetri di diametro.

Palline

Dopo averle disposte sulla teglia, schiacciatele una per una col palmo della mano, creando dei biscotti spessi all’incirca mezzo centimetro.

Schiacciate

A questo punto, infornate a 180 °C per circa 20 minuti. Noterete che i biscotti si gonfieranno un po’, cosa dovuta alla presenza del lievito. Tirateli fuori dal forno e metteteli a raffreddare.

Biscotti

Buon appetito! :)