Archive for January 30, 2013

M-Review: The Impossible

TheImpossiblePoster

Quando si parla di eventi dolorosi come lo tsunami nel sud-est asiatico del 2004, il rischio di cadere nella retorica è sempre molto alto. Il cinema si era già ispirato a questo disastro qualche anno fa, in una delle storie di Hereafter di Clint Eastwood. Forse perché il film in questione trattava temi soprannaturali, forse perché la precedente opera del regista Juan Antonio Bayona era un horror soprannaturale, pensavo che The Impossible contenesse molti elementi di questo tipo. Per fortuna, mi stavo sbagliando totalmente. La nuova pellicola del regista spagnolo è infatti ispirata a una storia vera, quella di una famiglia del suo stesso paese che, nel 2004, durante lo tsunami, si è trovata separata dopo l’ondata assassina e, in modo davvero incredibile, è riuscita a ritrovarsi dopo qualche giorno. L’impossibile (da qui il titolo del film) che si realizza, appunto. Per ragioni cinematografiche la famiglia è diventata inglese, con Ewan McGregor e Naomi Watts a interpretare marito e moglie.

I due attori, indiscussi protagonisti della pellicola, danno vita a due interpretazioni davvero straordinarie. Soprattutto la Watts (che nonostante l’età, per me rimane una delle donne più belle dell’universo), che si è beccata una meritata nomination all’Oscar come migliore attrice, quasi 10 anni dopo 21 Grammi. Anche se in alcuni frangenti il film fa il furbetto cercando la lacrima facile, il risultato finale è davvero ottimo. Bayona dirige infatti con piglio alquanto sicuro, tirando fuori il meglio possibile dai due protagonisti, supportati anche da una sceneggiatura molto valida. Poi, la scena in cui lo tsunami distrugge il resort thailandese nel quale la famiglia si trova in vacanza è davvero realistica, grazie a effetti speciali davvero da applausi, che paiono ancora più convincenti se si considera che sono stati realizzati da uno studio spagnolo con un budget piuttosto risicato. The Impossible è uno di quei film che emoziona e smuove l’animo, oltre a tenere incollati allo schermo. Certo, è tutt’altro che leggero ed è meglio evitarne la visione se l’umore non è il massimo, ma in caso contrario, preparatevi ad assistere a una delle migliori pellicole di questo inizio 2013.

Ruzzle, SongPop! e gli altri giochi in multiplayer asincrono (da Wired.it)

Ruzzle

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Giovedì 10 Gennaio su Wired.it. Lo trovate anche all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2013/01/10/ruzzle-songpop-68927.html.

Chi ha un buon numero di contatti su Twitter o su Facebook avrà notato, nelle ultime settimane, la comparsa di un sacco di tweet e di notifiche relative a un certo Ruzzle. Ma di che si tratta? Questo gioco mobile, per iOS e Android, non è altro che una specie di clone di Il Paroliere, celebre gioco in scatola targato Hasbro (il cui titolo originale è Boggle e di cui esiste unapplicazione ufficiale, realizzata da Electronic Arts): quasi sicuramente chiunque sia nato entro la prima metà degli anni ‘80 lo nasconde, magari impolverato, in qualche armadio di casa. Un concept molto semplice, per un gioco, prima produzione indipendente degli svedesi di MAG Interactive, che dopo una lenta progressione nel corso degli scorsi mesi è letteralmente esploso a dicembre, giungendo a circa 7 milioni di utenti totali e 2 milioni di utenti mensili attivi, cifra in costante crescita.

Ruzzle non è altro che l’ultimo esponente di una categoria di videogiochi che sta pian piano rimpiazzando i social game classici stile Farmville e simili, con una Zynga, tanto per citare l’azienda che si è arricchita di più in questi ultimi anni, in lento e inesorabile declino. Vengono chiamati “asynchronous multiplayer games”, giochi in multiplayer asincrono e possono essere definiti come una versione evoluta (molto) dei vecchi giochi per corrispondenza. Si gioca a turni, uno per uno, spesso uno contro l’altro. Un giocatore completa il suo turno e poi passa la palla, con conseguente invio di notifica push, all’altro o agli altri giocatori.

Sono diventati così popolari in pochissimo tempo probabilmente per un paio di motivi: il primo è che sono perfetti per essere giocati mentre si è in metro, si sta aspettando il treno/bus o si è spaparanzati in poltrona davanti alla TV, caratteristiche fondamentali nei giochi mobile; il secondo è che non sono altro che versioni rivedute e corrette, ma nemmeno troppo, di grandi classici del passato, quindi di giochi che la gente conosce molto bene. Il plus più grosso, poi, sta nel poter sfidare direttamente i propri amici e si sa quanto sia divertente riuscire a vincere contro chi conosciamo.

Tutto è cominciato all’inizio dell’anno con l’acquisizione da parte di Zynga di un’azienda chiamata OMGPOP e del suo Draw Something, vero e proprio clone di Pictionary, per una cifra vicina ai 200 milioni di dollari. Il gioco era arrivato a un picco di circa 33 milioni di utenti attivi al mese, ma dopo che Zynga ci ha messo le mani sopra, la comunità dei giocatori ha deciso di abbandonarlo in massa, tant’è che a dicembre gli utenti erano arrivati a soli 9 milioni. La quasi totalità degli sviluppatori pagherebbe oro per avere un numero simile di giocatori, ma per come si erano messe le cose all’inizio, motivo per cui Zynga aveva sborsato quell’impressionante quantitativo di bigliettoni, si è giunti a un finale abbastanza disastroso.

Words with Friends è invece Scarabeo (o Scrabble, che dir si voglia). Il gioco è ancora di Zynga, che ha comunque dimostrato un certo acume strategico, spostando parte delle sue attività su questo genere di titoli e continua ad avere quasi 15 milioni di utenti attivi al mese. Qui in Italia, però, non troverete molte persone che ci giocano, visto che la quasi totalità dei giocatori si trova tutta oltreoceano. Dalle nostre parti funziona piuttosto bene un altro clone di Scarabeo, chiamato Angry Words, sviluppato dagli spagnoli di Etermax, che però raggiunge soltanto 1 milione di utenti attivi al mese. Per dovere di cronaca, va detto che Zynga ha tra le sue proposte anche un’alternativa a Ruzzle, intitolata Scramble with Friends, che però non riesce ad avvicinarsi nemmeno lontanamente, in quanto a successo, al titolo svedese.

Se avete sempre sognato di battere l’Uomo Gatto di Sarabanda!, invece, puoi lanciarti a capofitto su SongPop! Sviluppato dai newyorkesi di Freshplanet, il gioco ha cominciato a diffondersi velocemente qualche settimana dopo l’uscita grazie a un endorsement di Mark Zuckerberg (è infatti possibile giocarlo anche su Facebook), giungendo a un picco di circa 18 milioni di utenti attivi al mese a settembre, scesi negli ultimi tempi a 12 milioni. Il gioco sembra proprio la prova finale di Sarabanda!, in quanto si ascolta uno spezzone di canzone e bisogna indovinarla più velocemente del proprio avversario. Il numero di playlist disponibili è davvero sterminato e ce n’è per tutti i gusti, da quelle che contengono le ultime hit radiofoniche a quelle con pezzi che solo il vero appassionato sa riconoscere. Se volete sfidarmi, il mio nick è fabiocristi, ma troverete davvero pane per i vostri denti, sappiatelo (ho perso una decina di tornei su quasi mille giocati). La sfida è aperta!

Oggi Cucino Io! #34: Pastine all’Arancia e Albicocca

Pastine

Avete voglia di fare dei biscotti senza metterci troppo tempo, in meno di un’ora? Bene, questa è probabilmente la ricetta che fa per voi. Gustosi, agrumati (vista la presenza dell’arancia) e sempre soffici. Gli ingredienti che ho usato per queste pastine all’arancia e albicocca sono:

  • 300 g di farina 00
  • 90 g di zucchero semolato
  • 90 g di zucchero vanigliato
  • 70 g di burro
  • 8 g di lievito per dolci
  • Scorza di un’arancia
  • Succo di mezza arancia
  • 50 g di albicocche essiccate

Fate fondere il burro nel microonde, grattate l’arancia con una grattugia e spremetene mezza (l’altra mangiatevela 😀 ), tagliate le albicocche e poi mettete assieme tutti gli ingredienti, impastando tranquillamente a mano.

Mischione

Il risultato sarà un impasto piuttosto morbido, la cui consistenza, contrariamente a quanto vi dicono molte ricette presenti in rete, non lo renderà assolutamente adatto per il mattarello. Per fare i biscotti vi ci vorrà un sac à poche o la comodissima pistola sparabiscotti.

Impasto

La sparabiscotti va usata come al solito. Prendete uno stampo, non ricopritelo assolutamente di carta forno e cominciate a fare i biscotti. Se non volete dei biscottini da te, vi consiglio di fare ogni volta un doppio scatto. Con lo scatto singolo, infatti, vengono fuori dei biscottini.

Fiori

Mettete in forno per 10/12 minuti a 180 °C. Saranno sufficienti per cuocerli a dovere. Il lievito presente nell’impasto li farà aumentare, quindi in alcuni casi potrebbero non conservare la forma che avevano all’inizio.

Cookies

Buon appetito! :)

M-Review: Questi Sono i 40 (This Is 40)

Poster

La carriera di Judd Apatow assomiglia moltissimo a quella di tanti registi hollywoodiani. Un esordio come autore in TV, qualche sceneggiatura, la creazione di un paio di serie TV (cancellate dopo pochi episodi, magari, ma che diventano di culto) e, infine, il debutto sul grande schermo. Non posso dire nulla delle due serie in questione, Freaks & Geeks e Undeclared, perché non le ho mai viste, ma l’esordio cinematografico, 40 Anni Vergine, sembrava porre le basi di una carriera piena di grandi successi. Una commedia che mescolava perfettamente tante risate e qualche momento di riflessione, che ci ha messo pochissimo a entrare nei cuori degli spettatori. Il problema è che il buon Judd, dopo, ha cominciato a diventare un po’ troppo autoreferenziale e ha perso quella verve che gli aveva permesso di tirare fuori un’ottima opera prima. Sia Molto Incinta che Funny People, infatti, erano decisamente inferiori e Questi Sono i 40, “seguito” non ufficiale del primo film citato, prosegue su questa china discendente.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=i9Vt9sP8OY8]

La storia è quella di una coppia vicina ai 40, interpretata da Paul Rudd e da Leslie Mann, moglie del regista (sono gli stessi personaggi che interpretavano in Molto Incinta, ma qui non ci sono né Seth RogenKatherine Heigl), in preda a una crisi, di mezza età e di matrimonio. Apatow vorrebbe essere il John Hughes dei suoi coetanei e della sua generazione, ma manca completamente il bersaglio. Qualche dialogo carino c’è, qualche situazione divertente anche (la parola magica è Lost), ma il tutto risulta, come nei suoi ultimi due film, eccessivamente blando. Se poi ci aggiungiamo che la pellicola (ma questo è un suo marchio di fabbrica) dura nuovamente più di due ore, capiamo perché la noia comincia a serpeggiare molto presto. Sì, se siete maschi avrete un momento di improvviso vigore alla comparsa sullo schermo di Megan Fox (vedi sotto), ma capite anche voi che si tratta di ben poca cosa nell’insieme. Ritengo che Judd Apatow debba tornare alla commedia tradizionale, che forse è molto più nelle sue corde di queste produzioni finto-divertenti e vagamente malinconiche, che vorrebbero essere ritratti generazionali, ma sono quanto di più annacquato Hollywood potrebbe proporre. Questi Sono i 40 esce nelle sale italiane il 7 Febbraio: personalmente ve lo sconsiglio, ma se avete apprezzato i titoli sopracitati, probabilmente riuscirete a gradirlo.

P.S.: La foto che chiude questo post ha due scopi. Il primo è per vedere se fa comparire quella nell’anteprima del post (attirando quindi gente), il secondo è per farvi un piacere (e non dite che non penso a voi lettori 😀 ).

Le tette di Megan

Le sorprese videoludiche del 2012 (da Wired.it)

Sorprese 2012

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Lunedì 31 Dicembre su Wired.it. Lo trovate anche all’indirizzo: http://gadget.wired.it/reviews/videogiochi/2012/12/31/videogiochi-le-sorprese-del-2012-123456.html.

La fine dell’anno è il momento più adatto per fare un bilancio di quanto è accaduto nei precedenti 12 mesi. Non sempre le cose vanno come previsto: a volte vanno peggio, mentre a volte per fortuna vanno molto meglio. Abbiamo così passato in rassegna tutto quel che è uscito nel 2012 e abbiamo individuato i titoli più interessanti tra quelli che, inaspettatamente, hanno avuto successo.

Dragon’s Dogma (PS3/X360)
Chi dice che creare nuovi IP alla fine del ciclo di vita di una console non conviene, dovrebbe chiederlo a Capcom, che si è presa incredibili rischi mettendo a lavorare su questo RPG in terza persona un team gigantesco, da 150 persone, per più di due anni. E questi sforzi, a quanto pare, hanno pagato, perché Dragon’s Dogma, Rpg in terza persona, open-world, incentrato sull’ azione e con addirittura elementi da survival horror, è stato il titolo del suo genere più venduto dell’anno, superando il milione di copie tra PlayStation 3 e Xbox360. Una bella sorpresa, che nessuno al di fuori della software house nipponica si aspettava. Inutile dire che un sequel è già in produzione…

Sleeping Dogs (PS3/X360/Pc)
Solitamente, quando un gioco ha una lavorazione molto travagliata, il risultato finale non è mai dei migliori. Sleeping Dogs, action game in terza persona ambientato nel mondo delle triadi, nasce come True Crime: Hong Kong, terzo capitolo della serie targata Activision (i primi due episodi erano ambientati a Los Angeles e New York). La software house di Call of Duty decise però di abbandonare gli sviluppatori, United Front Games, a metà della realizzazione, nel 2011, costringendoli a cercarsi un nuovo publisher. Ed è a questo punto che entra in campo Square Enix, che si innamora del gioco e consente allo sviluppatore di terminarlo. Dalla sua uscita a fine estate, Sleeping Dogs ha anch’esso superato il milione di copie, diventando inaspettatamente uno dei titoli più venduti dell’ultima parte del 2012. Activision si starà probabilmente mordendo le mani.

Minecraft: Xbox 360 Edition (X360)
Che cos’è Minecraft lo sanno più o meno anche i muri. Per riassumerlo in poche parole, potremmo dire che se esistesse una versione online dei Lego, che permettesse di sbizzarrirsi in ogni tipo di costruzione, questa assomiglierebbe molto a quel che è stato creato dallo svedese Markus “Notch” Persson e che gli ha permesso di vendere quasi 10 milioni di copie della versione PC. Nel 2012 sono uscite anche le versioni mobile, sia per iOS che per Android, che hanno totalizzato, rispettando le previsioni, quasi 5 milioni di download. La vera sorpresa, però, è stata la versione uscita su Xbox Live Arcade, che è diventata in men che non si dica il gioco più venduto sul servizio online della console di casa Microsoft, raggiungendo una cifra di circa 4 milioni di download. Chi l’avrebbe mai previsto? Nel frattempo, con quasi 18 milioni di copie in giro per il mondo, il buon Notch e la sua Mojang sguazzano nell’oro.

Hotline Miami (Pc)
Una delle sorprese indie del 2012 ( qui trovi la recensione di Wired.it) è questo titolo sviluppato da Dennaton Games, un duo di talentuosi programmatori svedesi, dallo stile estremamente retrò, creato con GameMaker, software che parecchi indipendenti utilizzano per realizzare videogiochi. Ci troviamo di fronte a un violentissimo e sanguinario action game con visuale dall’alto e grafica pixellosa, difficile e molto divertente, che pare quasi la trasposizione videoludica di Drive, capolavoro cinematografico del 2011 di Nicolas Winding-Refn (ringraziato nei credits), con una spruzzata dei primi Gta. Uscito soltanto su PC, il gioco ha superato i 150 mila download, cifra che sta rendendo molto felici gli sviluppatori, che però lamentano anche un numero molto più alto di copie pirata in circolazione. Poco male, perché Hotline Miami potrebbe arrivare a breve su altre piattaforme e un sequel è già in lavorazione.

The Walking Dead: Season 1 (Psn/Xbla/Steam)
I ragazzi di Telltale Games non sono certo dei novellini: la software house specializzata in adventure è stata infatti fondata nel 2004 da un gruppo di ex-dipendenti Lucasarts, con un’esperienza decennale nel genere. Tutti i prodotti su cui avevano lavorato fino ad oggi, però, non si sono dimostrati entusiasmanti, per tutta una serie di ragioni, nonostante le licenze pesanti su cui erano basati, da classici Lucas come Monkey Island e Sam & Max a brand cinetelevisivi del calibro di Ritorno al Futuro, Jurassic Park, Law & Order e CSI. The Walking Dead è stato invece capace di passare il milione di download complessivo in meno di 20 giorni. Suddivisa in 5 episodi da un paio d’ore di gioco ciascuno, la prima stagione si è rivelata il miglior adventure uscito da un bel po’ di anni a questa parte, grazie ad azzeccate scelte di design e a un’ atmosfera che rispecchia perfettamente quella della serie TV. E proprio come in televisione, non vediamo l’ora di giocare alla seconda stagione.

Anna (Pc/Mac)
Una delle sorprese 2012, secondo noi di Wired.it, proviene dal nostro paese ed è un gioco che più italiano di così non si può. Si tratta di Anna, avventura horror in prima persona del team indie Dreampainters Software, dietro al quale si celano una manciata di veterani della game industry italiana. Il gioco, ambientato in Val d’Ayas, tra le montagne valdostane, non è al top dal punto di vista tecnico, ma è molto particolare e ha un’atmosfera che pochi altri titoli del genere possiedono. Tutte cose che hanno permesso ai Dreampainters di trovarsi un publisher estero (Kalypso Media) e al gioco di essere uno dei pochissimi titoli italiani a essere distribuito su Steam. Non è stato dichiarato il numero di copie vendute, ma aver superato il break-even di sei volte dà l’idea del successo ottenuto da Anna. Vedremo se Mater Obscura e Sine Requie, i due giochi su cui sta lavorando ora il team, sapranno confermare quanto di buono visto finora.

Oggi Cucino Io! #33: Margherite Ripiene di Mortadella e Formaggio con Funghi e Polvere di Pistacchio

Ravioli

Su questo blog ho sempre dedicato, colpevolmente, troppo poco spazio ai primi piatti, soprattutto perché, cucinando solo nei weekend, mi viene molto più comodo mettermi a cucinare dolci che non a sostituire mamma quando c’è da preparare pranzo e cena per la famiglia. Durante le ultime feste ho avuto modo di poter provare a fare qualche primo in più e queste margherite ripiene con funghi e polvere di pistacchio sono una delle prove più riuscite. Sono partito proprio dal fare la sfoglia, a mano, con questi ingredienti:

  • 390 g di farina 0
  • 4 uova

Qui c’è poco da dire. Mettete gli ingredienti in un recipiente e poi impastate, a mano o con l’impastatrice. Se non siete molto pratici, come il sottoscritto, l’impastatrice è la scelta migliore, altrimenti potete fare tranquillamente a mano.

Sfoglia

A questo punto, va preparato anche il ripieno. Io ci ho messo dentro:

  • 200 g di ricotta
  • 100 g di robiola
  • 100 g di mozzarella
  • 80 g di mortadella
  • Un po’ di noce moscata
  • Un po’ di scorza di limone
  • Parmigiano grattugiato q.b.
  • Pecorino grattugiato q.b.

Mettete ricotta e robiola in una terrina, poi aggiungete mozzarella e mortadella, non prima però di averle passate entrambe, una per volta, nel tritatutto. Mettete un po’ di noce moscata e scorza di limone, poi cominciate a mescolare. Parmigiano e pecorino servono per insaporirlo, quindi mettetene un po’, assaggiate e andate avanti finché non ha il sapore che desiderate.

Ah, ovviamente pasta e ripieno devono essere fatti riposare per qualche ora.

Ripieno

Stendete quindi la sfoglia, magari aiutandovi con una macchina per tirare la pasta. La sfoglia dovrà essere piuttosto consistente, perché deve contenere una discreta quantità di ripieno senza rompersi. Una volta tirata la pasta, prendete un sac à poche e riempitelo con il ripieno, per poi disporlo a distanza regolare sulla sfoglia: un paio di cm tra una pallotta e l’altra.

Sfoglia e ripieno

Usate un’altra sfoglia per ricoprire il primo strato e il ripieno e cercate di far aderire i due strati, usando la punta delle dita per eliminare l’aria presente nel mezzo.

Sfoglia coperta

Con uno stampino a forma di fiore (io ne ho preso uno che uso di solito per i biscotti) create le margherite. Premete bene sulla sfoglia, in modo da staccarle facilmente e non rischiare di rompere i bordi. Con la pasta e il ripieno che ho fatto sono venuti fuori più o meno tre vassoi.

Margherite

Ho optato per un sugo piuttosto semplice, con un suo sapore preciso, ma che allo stesso tempo non coprisse quello del ripieno. Mettete un po’ di porro in una padella, lasciatelo per qualche minuto a passire in brodo o acqua, poi buttate dentro i funghi. Io ho usato un normalissimo misto funghi surgelato, ma nessuno vi vieta di usare quelli che preferite. Tagliateli a pezzi piccoli e poi buttate anche quelli in padella, facendoli andare per qualche minuto con un po’ d’olio.

Funghi

Quando l’acqua per cuocere la pasta sarà pronta, salatela e poi buttate dentro le margherite. Noi, in quattro persone, ne abbiamo mangiate all’incirca 600 grammi. Lasciatele cuocere per qualche minuto, finché non sono venute tutte su.

Pentola

Usate un mestolo forato o equivalente per buttarli nella padella con i funghi, sotto cui avete acceso il fuoco (lento) da un paio di minuti, lasciando scendere anche un po’ di acqua di cottura. Saltate la padella in modo che le margherite prendano bene il sugo e preparatevi a servirle.

Padella

Impiattate e poi spolverateli con la polvere di pistacchio, tritata quanto più finemente possibile.

Piatto

Buon appetito! :)

M-Review: Django Unchained

Django

Sono pochi i registi ad amare il cinema quanto lo ama Quentin Tarantino. E questo amore lo si nota in tutti i suoi film, anche in quelli insopportabili per lo spettatore medio e non solo (vedi alla voce Death Proof, pura masturbazione cinematografica che anche molti cinefili detestano oltre ogni limite). Django Unchained sta al western quanto Kill Bill stava ai film di arti marziali e Inglorious Basterds a quelli di guerra. La maggiore fonte di ispirazione è, anche in questo caso, il cinema di genere del nostro paese, come già era accaduto con la sua opera precedente (il cameo del Django originale, Franco Nero, è una di quelle strizzate d’occhio indimenticabili). Il genio di Tarantino, in questo caso, sta nell’aver ibridato la storia dello schiavo che viene liberato da un cacciatore di taglie di origini tedesche con l’Anello del Nibelungo, cosa che risulta in un western incredibilmente moderno che, per quanto ricco di sequenze che, in pura tradizione tarantiniana, mostrano la bravura del regista nello scrivere i dialoghi, non risulta mai noioso, pur durando quasi tre ore.

Jamie Foxx, nei panni del protagonista, è forse il meno convincente del cast. Christoph Waltz si conferma attore multiforme, Leonardo Di Caprio si diverte come un matto nei panni del cattivissimo schiavista Calvin Candie, ma a sorprendere è un incredibile Samuel L. Jackson, nei panni del capo degli schiavi di Candle, con un’interpretazione degna di un Oscar (è un peccato che sia stato nominato Waltz come attore non protagonista, per quanto molto meritevole, e non lui). Don Johnson, Walton Goggins e Kerry Washington completano la parte principale del cast, mentre ci sono una marea di volti noti (da Jonah Hill a John Jarratt, da Michael Parks a James Russo) che compaiono soltanto per pochi secondi (considerate che la prima versione del film durava cinque ore, quindi probabilmente molto del loro lavoro è stato tagliato). Gran colonna sonora, composta in parte da pezzi strumentali anni ’70 di produzione italiana, ma anche da svariati pezzi originali, su cui svettano l’accoppiata Morricone/Elisa con Ancora Qui e la meravigliosa Who Did That to You? di John Legend (prodotta da Paul Epworth, lo stesso della fantastica Skyfall di Adele). Django Unchained è un film epico, appassionante, avvincente. Correte a vederlo al cinema e non rimarrete delusi.

MotoGP 13 – Il videogioco #motogpvideogame

 MotoGP

Una ventina di giorni fa vi avevo aperto una finestrella sul mio lavoro (cosa che faccio raramente) e vi avevo parlato di MXM Project, il teaser site che abbiamo messo online per lanciare il nuovo progetto di Milestone.

Ebbene, il fatidico giorno, Lunedì 14 Gennaio 2013, è arrivato. Da oggi posso infatti orgogliosamente annunciare, da lead producer del gioco, che siamo al lavoro su MotoGP 13, la cui uscita su è prevista nel Giugno 2013 su quattro piattaforme (PS3, X360, PC, PSVita). Eccovi l’announcement trailer.

Per saperne di più, visitate il sito ufficiale oppure la pagina Facebook ufficiale.

Oggi Cucino Io! #32: Biscotti al Caramello

Biscotticaramello

Per Natale ho regalato a mia madre un libro del suo pasticcere preferito, Luca Montersino. Avendo un po’ più di tempo da dedicare alla cucina durante le ferie, mi sono preso la licenza di provare una delle ricette presenti sul volume, per fare qualcosa di dolce da portare al cenone di fine anno a casa di amici. Ho scelto questi biscotti al caramello, variando però la ricetta rispetto a quella del libro, perché in casa mancavano i due zuccheri di canna speciali usati dal pasticcere. Gli ingredienti che ho usato sono:

  • 275 g di farina 00
  • 175 g di burro
  • 230 g di zucchero di canna
  • 30 g di panna

Versate un cucchiaio di zucchero di canna in una casseruola, accendete il fuoco e attendete che si caramelli. Una volta che la prima cucchiaiata si sarà caramellata, andate avanti ad aggiungere cucchiai finché i primi 180 grammi di zucchero non saranno completamente caramellati.

Caramello

A questo punto, spegnete il fuoco, poi versate nella casseruola la panna, che avrete fatto precedemente bollire in un pentolino. Una volta mescolati zucchero e panna, cominciate ad aggiungere il burro a pezzi, continuando a mescolare finché il tutto non si è amalgamato a dovere.

Burro

Aggiungete quindi man mano la farina (setacciatela prima, fa sempre bene, perché evita la formazione di grumi) e i restanti 50 g di zucchero, continuando a mescolare finché non avrete ottenuto la frolla. Dopodiché, ricoprite una teglia di carta forno e stendete la pasta, mettendola poi in frigo a riposare per mezza giornata (sì, se coprite la teglia con l’alluminio, male non fa).

Teglia

Dopo la mezza giornata (io l’ho tenuta in frigo 18 ore, una volta tirata fuori ho dovuto aspettare una mezz’oretta perché fosse lavorabile. Appena fuori dal frigo era troppo friabile e risultava impossibile stenderla), stendete la pasta e usate gli stampini che preferite per fare i biscotti. Io ne ho scelto uno a forma di fiore, poi ho usato un beccuccio per fare un foro al centro.

Biscotti

Infornate per circa 12/14 minuti a 180 °C, poi tirate fuori la teglia dal forno e preparatevi a gustarli. Sono buonissimi!.

foto 3

Buon appetito! :)

M-Review: Dredd 3D

Dredd

Come i grandi successi, anche i flop possono essere meritati o immeritati. Nell’anno appena terminato sono diversi i film che hanno fatto una brutta fine al botteghino. Pellicole come Battleship e John Carter si sono probabilmente meritate l’insuccesso, ma ci sono altri esempi, come Cloud Atlas, da poco recensito, che non si meritavano la gogna come è invece accaduto. Dredd 3D è un film che rientra pienamente in quest’ultima categoria. Già vedendo il trailer, mesi fa, avevo espresso le mie buone impressioni, pur manifestando qualche dubbio sul possibile successo del film. Ovviamente, come capita sempre, ci ho preso in pieno. 😀 La pellicola diretta da Pete Travis, regista del discreto Prospettive di un Delitto, riesce nell’arduo compito di riproporre ottimamente le atmosfere del fumetto, diversamente da quanto era capitato nel mediocre adattamento del 1995 con Sylvester Stallone. In questa storia, il Giudice si ritrova a dover affrontare la perfidissima Ma-Ma, trafficante e ideatrice di una nuova droga chiamata Slo-Mo, che a Mega-City One va per la maggiore.

Comincia così la scalata da parte di Dredd e della giovane recluta Anderson verso il covo della perfida madama, che si trova in cima a un palazzo pieno zeppo di drogati violenti e altri pericoli. Karl Urban, che non si toglie mai il casco, proprio come nel fumetto, è un Giudice Dredd piuttosto credibile, imperturbabile e dal tono monocorde, ma deciso. Visti gli scarsi risultati al botteghino, però, il film non riuscirà a lanciarlo nell’Olimpo degli action hero hollywoodiani. Un vero peccato, perché l’attore australiano si meriterebbe un successo da protagonista. Sorprende Lena Headey come cattiva, mentre Olivia Thirlby, specializzata in pellicole indipendenti e in ruoli totalmente diversi, pare sempre piuttosto fuori parte. Travis e lo sceneggiatore Alex Garland hanno tirato fuori un film in cui la violenza è decisamente esplicita e sempre al centro dell’azione e il sangue scorre abbondante, proprio quel che capita nel fumetto. La regia non è eccezionale, ma fa adeguatamente il suo dovere, mentre dal punto di vista tecnico, pur essendo costata soltanto 45 milioni di dollari, la pellicola fa decisamente la sua porca figura, grazie agli ottimi effetti speciali e agli elevati valori in campo. E’ lo scarso appeal del personaggio ad aver purtroppo sancito l’immeritato flop, visto che il film è uno dei migliori comic-book movie che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Per me, promosso.