Ingress, la realtà è un videogioco (da Wired.it)

Nota bene: l’articolo è stato pubblicato Giovedì 22 Novembre su Wired.it. Lo trovate anche all’indirizzo: http://gadget.wired.it/news/applicazioni/2012/11/22/ingress-la-realta-e-un-videogioco-434567.html.

Gli alternate reality game, ARG per chi ama gli acronimi, esistono ormai da diversi anni, ma non sono mai riusciti a sfondare in ambito mainstream. Persino chi ama giocare e videogiocare, spesso e volentieri, fatica a valicare quella barriera che separa il gioco da tavolo/videogioco tradizionale, confinato a una stanza o semplicemente al dispositivo utilizzato, dalla realtà, il campo da gioco per tutti questi Arg. Finora, i prodotti più noti di questo tipo sono giochi creati con scopi promozionali: basta ricordare I Love Bees, nato per lanciare Halo 2, ma anche The Lost Experience, che si svolgeva in parallelo alla serie Lost, o quello realizzato da Warner Bros per The Dark Knight, cominciato al Comic-Con di San Diego ben un anno prima dell’uscita del film. In Italia abbiamo l’esempio CriticalCity, giovane startup che ha lanciato CriticalCity Upload, ARG che ha riscosso numerosi consensi, ma la cui user base è in realtà abbastanza limitata. Qualcuno ricorderà anche Majestic, che aveva dietro Electronic Arts, nato nel 2001, ma morto incerimoniosamente poco dopo (eh sì, forse era un po’ troppo avanti per i tempi).

Forse, però, siamo giunti al punto di svolta. Qualche giorno fa,  Google ha lanciato Ingress, il suo primo ARG. Ingress, la realtà è un videogioco vero e proprio: si tratta di un progetto nato da John Hanke, uno dei creatori di Google Earth, realizzato da Niantic Labs, una startup che lo stesso Hanke ha fondato all’interno della grande G. Un’applicazione Android,  disponibile sul Google Play Store (al momento niente iOS), costituisce l’hub per accedere al gioco, attualmente in beta e, quindi, utilizzabile da numero limitato di utenti. Qual è lo scopo? Niente di diverso da un comune GDR online: i giocatori sono divisi in due squadre, denominate The Resistance (i buoni) e The Enlightened (i cattivi), che devono recuperare unità di Xm in giro per il mondo, sfruttando questa energia in missioni a cui si accede tramite portali, che nel mondo reale non sono altro che luoghi specifici come biblioteche, musei, opere pubbliche e molti altri posti.

I viaggi da un luogo all’altro sono uno degli elementi chiave del gameplay e possono essere svolti con qualsiasi mezzo. Ci si può muovere a piedi, in bicicletta, in auto o nel modo che preferite. Non sorprende, poi, che il gioco integri una serie di marchi reali, con cui Google è riuscita a stringere accordi pubblicitari. Ci sembra quasi ovvio che, se la base utenti dovesse crescere, un sistema come AdSense o qualcosa di simile entrerà sicuramente nel mondo reale-virtuale dell’ARG.

Hanke vorrebbe che gli utenti aiutassero lui e il suo team a dare forma al gioco. Per questo motivo ha creato il sito Niantic Project, sul quale i giocatori possono esporre idee, fornire commenti e avvicinarsi al mondo di Ingress. Come tutti i prodotti in cui la geolocalizzazione la fa da padrona, sarà necessaria una certa massa critica di utenti in ciascuna zona per potersi divertire. Non dubitiamo che la cosa possa funzionare oltreoceano, ma siamo un po’ scettici su quel che può succedere dalle nostre parti. Personalmente, però, qui non si vede l’ora di poterci mettere le mani sopra.

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